20 liste e 587 candidati in consiglio non sono democrazia, ma un modo per annullare il voto libero.

Torno sul tema della assoluta necessità di porre un freno al numero di liste e candidati in consiglio comunale, un modo subdolo per favorire chi dispone di un voto organizzato ai danni del voto di opinione. Proporre un parente un amico un vicino di casa riduce la possibilità di esprimere liberamente il voto scegliendo chi è più preparato ed adatto al ruolo di consigliere. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Per coloro che avessero ancora dubbi riporto cosa è successo nelle elezioni comunali del 2014.

587 candidati in 20 liste, 6 a supporto del candidato del PD Seby Leonardi, 5 a quello di centrodestra Michele Di Re, 4 per lo schieramento di Cambiamo Acireale di Roberto Barbagallo.

A fronte di questo sproposito di liste ben 11 sono rimaste fuori dal Consiglio. Liste che hanno raccolto 10.425 voti.

La lista dovrebbe rappresentare un’idea, un progetto comune, sbagliato considerarla un contenitore di portatori di voti. 

Il 31% dei voti degli acesi non sono rappresentati in consiglio. E’ democrazia questa?

Si è giocato d’azzardo, presentare più liste possibili per raccogliere il maggior consenso da trasferire al Sindaco. Addirittura il PD nel proliferare delle liste ha rischiato di non avere nessun rappresentante in consiglio.

Ed in questa spartizione dei voti degli acesi è evidente la pochissima influenza di tanti candidati. Dei 587 candidati ben 146 (il 25%) hanno ottenuto da 0 a 10 voti. Altri 196 (il 33%) fra 11 e 50 voti.

27 candidati hanno ottenuto 0 voti, neanche loro stessi si sono scelti. 

Se mettiamo assieme questo 58% di candidati raccolgono 5.999 voti che diventano assolutamente ininfluenti, bruciati.

La pendenza del grafico che segue riporta il numero di candidati per voti raccolti si vede come siano concentrati al di sotto dei 100 voti.Credo che di fronte all’esperienza vissuta nel 2014 ed anche negli anni precedenti non ci siano dubbi che è una assoluta esigenza limitare a non più di 2 liste per schieramento. E che gli elettori dovrebbero tenere conto di chi fa il furbo alle loro spalle.

(Stefano Alì)