Monthly Archives: marzo 2017

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ACIREALE – L’attenzione sulle criticità che ancora insistono sulla città è un dato ed un atteggiamento che certamente non può e non sarà mai dismesso da parte di una società civile che cresce per sensibilità e per indignazione. La ZTL, la villa belvedere ancora chiusa, la difficoltà a nominare un assessore ai VVUU e prot. civile, l’ambiente da tutelare e valorizzare. Sono tante gli indici che devono essere migliorati.

Malgrado tutte le problematiche  non possiamo concordare con il famoso detto “si stava meglio quando si stava peggio”, non è così ed è facilemente smentibile. Ci siamo accorti, lo dicevamo già prima e lo abbiamo ripetuto per oltre dieci anni, che lo stato in cui la città ha affrontato le sfide sulla vivibilità nei due mandati della destra al governo cittadino, sono stati modi che hanno dimostrato che affrontare temi importanti ed epocali richiede impegno e una continuità progettuale. Non è stato così e i risultati di una non politica sulla viabilità, sulla differenziata, intorno ai temi della cultura e della qualità della vita sono la pesante eredità da cui è difficile districarsi.

Oggi, però, la destra torna a tuonare. Sarà l’aria pesante delle elezioni regionali, sarà che l’isolamento (per la prima volta nella nostra città) della destra non è per alcuni facilmente digeribile, sarà che vengono applauditi i comunicati di FN, sarà che al disfacimento totale della politica dei “berluscones” c’è chi non riesce proprio a farsene una ragione.

In questa ottica riusciamo a comprendere bene le difficoltà dell’assessore all’ambiente Fichera che prova a dimostrare che Acireale può diventare virtuosa ma si ritrova davanti un muro di gomma che dai rifiuti ne ricava formule politiche. In questo senso possiamo comprendere l’impegno dell’assessore alla cultura Coniglio che con un misero budget mette in piedi un mese di cultura in una città affamata di tutto e bisognosa di approfondimenti. Comprendiamo anche il disagio di chi si trova a governare delle liste litigiose e permalose e gelose. Comprendiamo che c’è un passato da dimenticare in fretta ed è necessario guardare in direzione opposta e contrario allo status quo che ha regnato per oltre mezzo secolo nella città dei cento campanili e dalle mille ipocrisie.

La destra sbraita, urla dall’alto del meno di niente che hanno lasciato sul territorio. L’amministrazione Barbagallo balbetta e procede con difficoltà ma grazie al cielo della destra è rimasta solo una insignificante frangia autoreferenziale.

(mAd)

 

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ACIREALE – Il consigliere comunale Giuseppe Musmeci eletto nella lista Acireale Futura lascia il gruppo e va ad ingrossare le fila dei Popolari per Acireale. Un passaggio che certamente non comporta un “salto” ideologico considerato che è davvero arduo individuare un minino di coesione ideologica tra le quattro liste che sostengono l’amministrazione Barbagallo. Passare, quindi, da un gruppo ad un altro non necessità certamente di analisi politica, al contrario possiamo certamente registrarlo con la classica formula delle “questioni personali”.

Il consigliere comunale Giuseppe Musmeci lascia, quindi, anche la presidenza della V° commissione e troverà collocazione nella IV Commissione – Lavori Pubblici, Verde Pubblico, Decoro Urbano, Cimitero. I componenti della IV° commissione sono: Presidente: Riccardo Castro; Vicepresidente: Gaetano Dimauro, Rosario Raneri (Presidente del Consiglio), Giuseppe Calì e Valentina Pulvirenti. Il presidente del consiglio Raneri lascia quindi il posto in commissione al nuovo arrivato Musmeci.

Movimenti dovuti, secondo il consigliere Musmeci, a fatti personale e di impegni lavorativi che non gli darebbe la possibilità di poter partecipare attivamente ai lavori della V° commissione di cui, al momento, è presidente.

Il passaggio, quindi, sembra essere assolutamente dovuto a “fatti personali” anche se ci chiediamo come mai questi fatti sono emersi solo ora dopo quasi tre anni di mandato. Nel gruppo Acireale Futura sembra proprio che la coesione non sia un dato da dare per scontato.

(mAd)

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L’ottimismo è una forma di coraggio che dà fiducia agli altri e conduce al successo.
(Robert Baden-Powell)

Stanno arrivando le bollette della Tari.
La Tari è scesa del 30% in media.
E’ la prima riduzione di tasse: il Sindaco sta mantenendo la parola.
La differenziata è ancora all’inizio.

La scelta dell’ottimismo e del coraggio, di questa Amministrazione, sta dando i suoi frutti.

La sfida ora sarà far entrare a regime i quartieri popolari e popolosi.
Sorgerà qualche problema: si affronterà e si supererà.
Dopo le prime difficoltà nel Centro Storico, la percentuale tendenziale della differenziata raccolta è del 70%.

Malgrado qualche zuccone, qualche zozzone, qualche evasore totale,  qualche sabotatore e qualche … jettatore,  l’Acese medio sta facendo in modo corretto e scrupoloso la differenziazione dei rifiuti domestici.

I primi giorni, io per primo, abbiamo gridato all’inciviltà, ai porci, questi risultano marginali rispetto ai Cittadini che compiono il loro dovere.
E proprio perchè marginali, vengano emarginati affinchè escano allo scoperto: costringiamoli a percorrere la strada della civiltà.

I quartieri da dove sono stati tolti i cassonetti hanno guadagnato in salubrità e bellezza.

Strada ce n’è tanta da percorrere, si devono colmare i ritardi accumulati, i CCR da allestire al più presto ora sono una priorità assoluta.

Saremo da pungolo all’Amministrazione affinchè tutto il comparto della raccolta dei rifiuti raggiunga l’ottimizzazione: ciò significherebbe ulteriori e significativi ribassi per la Tari,  potendo valutare la possibilità di agevolare o addirittura esentare i soggetti e le famiglie svantaggiati.
Riconosciamo all’Assessore Francesco Fichera all’Ufficio Ambiente del Comune e alla Tekra di avere profuso il massimo impegno e dato massima disponibilità con i cittadini.

Chiudo invitando tutti i Cittadini a collaborare fattivamente, la Città pulita fa onore a tutti.

(santodimauro)

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Il movimento dei “Fasci Siciliani dei Lavoratori” fu un movimento di massa di ispirazione socialista, sviluppatosi in Sicilia negli anni tra il 1891 e 1894 e vide l’adesione della classe operaia. Il movimento fu soppresso dai militari su ordine del governo  presieduto da Crispi. Anche in Acireale fu promosso un Fascio dei Lavoratori capeggiato dal pittore Saru Spina e dal filosofo G.B. Grassi Bertazzi, il Fascio acese fu sciolto nel  febbraio del 1894.

Giovanni Battista Grassi Bertazzi fu uno dei promotori del Fascio dei Lavoratori di Acireale ( l’inizio dell’aggregazione nel dicembre del 1892) e uno degli organizzatori dell’inaugurazione riuscitissima del 19 marzo 1893, con la presenza del deputato Giuseppe De Felice Giuffrida (per i soci più che numerosi del Fascio di Catania fu approntato un treno speciale).giuseppe_de_felice_giuffrida

In questa cerimonia fu uno degli oratori con De Felice, che fu presentato da Saru Spina. L’avv. Grassi Bertazzi “parlò a lungo della storia di Acireale, e sull’odierno risveglio dei lavoratori. Applausi fragorosi allorché egli disse che sul vessillo dei lavoratori sta scritto Dio, Lavoro, Libertà!” Presidente del Fascio di Acireale fu eletto Saru Spina.

 

G.B. Grassi Bertazzi e i Fasci Siciliani – prof.  Sebastiano Catalano Memorie e Rendiconti

Foto autoritratto di Saru Spina e della moglie – Pinacoteca Zelantea

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Acireale – Giornate della cultura – Vie Traverse presenta: 1893 L’Inchiesta – Incontro con Nella Condorelli (autrice e regista)

(mAd)

1893. L’INCHIESTA- UN FILM DOCUMENTARIO SUI FASCI DEI LAVORATORI
Da qualche anno a questa parte l’associazione culturale Vie Traverse ci delizia con i suoi eventi culturali ben fatti ed estremamente interessanti, a cui, di recente, ha anche posto attenzione l’assessorato alla cultura di Acireale. L’ultimo, quello di ieri sera, ha messo in luce un capitolo della nostra storia spesso poco conosciuto e troppo poco approfondito nei libri di storia moderna, quello dei “Fasci Siciliani dei Lavoratori”. Attraverso la visione di un docufilm scritto e diretto dalla catanese Nella Condorelli (presente in sala) dal titolo “L’inchiesta” (tratto dall’inchiesta realizzata all’epoca da un giornalista veneto, Adolfo Rossi, che a dorso di un mulo “senza pregiudizi e senza censure”, raccolse le voci e le ragioni della lotta dei contadini, rappresentando, di fatto, l’unica testimonianza esistente) abbiamo avuto modo di scoprire come i siciliani, spesso dipinti come un popolo pusillanime, con la testa china verso il padrone di turno, siano stati, in realtà, i pionieri di un percorso di associazionismo moderno, antecedente a qualunque organizzazione sindacale.

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Trecentomila contadini e zolfatari, uomini e donne (alle donne veniva data la possibilità di partecipare attivamente) laceri e affamati tra il 1891 e il 1894, sfidarono uniti e organizzati la mafia dei feudi e il sistema di sfruttamento del lavoro dominato da latifondisti e gabelloti. Tuttavia, questo movimento viene stroncato nel sangue dalle truppe regie del governo del siciliano Francesco Crispi (colui che avrebbe dovuto rappresentare la voce dei siciliani) e dalla mafia, con centinaia di morti e feriti – tra loro anche bambini in braccio alle madri- con la dichiarazione dello stadio d’assedio in Sicilia, l’abolizione della libertà di stampa, i processi d’opinione ai capi e a semplici iscritti e simpatizzanti in tutta l’isola.
I Fasci Siciliani sono considerati dalla storiografia europea il più importante movimento sociale del XIX secolo, dopo la Comune di Parigi, e la prima grande rivolta popolare antimafia dell’Italia moderna e contemporanea.

(Valeria Musmeci)

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Non aiu cchiu nenti,
via l’uttima fidi e l’uttimi du pinnenti.

Da fidi, quarantanni na stu itu,
si ni iu tra lu chiantu, miu e di mo maritu.

Du pinnenti, di matri a matri, pa muri e pa paci
ora, oro scuagghiatu n’de stradi di Jaci.

Chianciunu l’occhi, non ci su cchiu fazzuletta,
nenti duttura, nenti rizzetta.

Tutti li jorna e tutti li matina,
senza lustru a spaccarimi la carina.

Dumani vulissi na fidi e la libertà,
dumani vulissi du pinnenti e…………. la dignità.

Petra Sappa

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Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio.
(Libro di Tobia 5,4)

Non ero mai entrato nella Chiesa dell’Arcangelo Raffaele.
A 54 anni, io morboso innamorato della mia Città ho visto una chiesa speciale, con tanto in poco spazio. Non è grande ma è ricca, di storia, di arte e di sacralità.
Padre Barbarino rettore con don Alfio co-rettore hanno fatto si che questa chiesa di proprietà dell’IPAB riprendesse a vivere.
Oggi, pur necessitando di interventi, è funzionante oltre ai riti Cattolici Latini, viene celebrata la messa per gli egiziani di rito Copto.

La presenza dell’Assessore Antonio Coniglio e di Sua Eccellenza il Vescovo Antonino Raspanti (un sodalizio che sembra prometta bene) ha dato il punto di vista sul futuro dei beni della Chiesa e quei beni che pur essendo ecclesiastici non sono di proprietà della Chiesa.

Sua Eccellenza ha poi spiegato il Libro di Tobia, con cenni storici, con quanto vi è contenuto e dell’insegnamento biblico.

Tema della serata sono stati i quattro quadri che narrano le vicende di Tobia negli episodi salienti del Libro.
I Proff. Alfonso Sciacca e Santo Castorina hanno fatto scoprire Matteo Desiderato, pittore, saccense di nascita, andato a bottega a Roma e poi venuto a Catania a realizzare opere di particolare pregio nella Città, ad Acireale, Aci Trezza, Aci Castello.
(santodimauro)
( P.s. Ringrazio per la collaborazione Agata Torrisi)

Venerdì 31, ore 17:30, presso la chiesa di Santa Maria dell’Odigitria, parliamo della iconografia nell’arte acese con Alfonso Sciacca.
Visto il rinvio dell’incontro con Achille Bonito Oliva di venerdì, il quale non potrà essere presente ad Acireale per sopravvenute ragioni personali, l’incontro sull’iconografia nell’arte acese, tenuto da Alfonso Sciacca, viene anticipato a venerdì 31, ore 17:30, presso la chiesa di Santa Maria dell’Odigitria .
tobia-1la partenza di Tobia

tobia-2episodio del pesce

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l’Arcangelo Raffaele caccia il demone Asmodeo

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la guarigione del padre cieco

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ACIREALE – Inizia così la lettera aperta inviata dai Parroci di Acireale al presidente della Regione Sicilia Crocetta: “I parroci della Città di Acireale… esprimono la propria preoccupazione per i lavoratori dell’Ipab Cristo Re.. da  32 mesi privi del loto stipendio”.

Erano opere pie, ovvero quei luoghi delle varie Curie siciliane che si occupavano del sostegno ai più deboli e bisognosi. Erano, perché – strada facendo – alcune di queste Ipab, di fatto, hanno smesso di erogare servizi e sono rimasti immobili fatiscenti con un cda di nomina politica e curiale.  Ma dentro il disastro che produce la malapolitica quando mette le mani sulla gestione del sociale, ve ne sono alcune che, invece, hanno continuato a fornire servizi concreti ai meno abbienti. L’Ipab Oasi Cristo Re di Acireale è una di queste e, quindi il buon senso direbbe che andrebbe salvaguardata ma non è così. Ci accorgiamo senza stupore che sono proprio le Ipab “virtuose” che stanno pagando il prezzo più alto di una gestione fallimentare e, di fatto, i lavoratori che svolgono le loro mansioni sono quelli che hanno subito più di tutti. Lavorare e non ricevere salario va oltre l’insulto, è violenza.

Ed infatti nella lettera dei parroci acesi al presidente Crocetta si legge: “… vogliamo sollecitare il legittimo intervento da parte della Regione Siciliana, da Lei preseduta, perché “l’operaio ha diritto alla giusta mercede”, citando il vangelo di Luca cap. 10.

Altro dato che è emerso dal sit- in di ieri (28/03/2017) è la divisione e lo scoramento dei lavoratori della struttura acese. Pignoramenti, ritiro dei pignoramenti, attendere ancora? Questi sono gli interrogativi che dividono i lavoratori e sono divisioni e tensioni ovvie e “normali” perché dentro la disperazione non sempre si riesce a mantenere la calma e la giusta tensione. Del resto il concetto di “dividi et impera” è sempre una formula vincente per il potere che vuole, di fatto, confondere i lavoratori e promuovere se stesso.

Si attendeva una legge sul riordino delle Ipab promessa in campagna elettorale regionale, proprio ad Acireale, dal presidente Crocetta durante una mia intervista. Riordino delle Ipab possibile legge regionale che l’on. Foti ha elaborato e portato inutilmente al dibattito dell’ARS.

La vicenda, oggi, assume contorni kafkiani e il blocco della politica è tutto presente e potente. Nessuno vuole sulle spalle una struttura in passivo e così si scopre che si fanno analisi da ragionieri mentre continuiamo a spendere risorse imponenti per la gestione della “mala” sanità siciliana e per permettere alle strutture private di conquistare il mercato senza una seria e vera “concorrenza” pubblica.

Infine. Restiamo convinto che allo stato dei fatti l’unica soluzione possibile resta l’OCC. L’organismo di ricomposizione della crisi che valutando i bilanci e la situazione economica possa ripianare i debiti e dare ai lavoratori (che sono i primi creditori) gli stipendi che aspettano da troppo tempo. Dopo sarà necessario rivedere l’organico e fare di tutto per aumentare i posti letto.

In attesa di ulteriori passaggi di questa triste e squallida vicenda di politica siciliana, l’unico appello possibile è quello di indicare ai lavoratori unità di vedute e unità di lotta.

(mAd)