Daily Archives: Apr 11, 2017

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La traslazione del simulacro del Cristo morto, fino alla riforma liturgica operata dal Concilio, avveniva nel pomeriggio del Giovedì santo. Il Cav Raffaele De Maria nel suo libro “Fine ottocento ad Acireale” dedicava un paragrafo a questo rito e allegava una foto dell’odierno Viale Principe Amedeo con la processione del venerato simulacro. La foto è sicuramente posteriore al 1908 perchè l’attuale catafalco (che si vede nella foto) e’ stato scolpito da Sebastiano Gambino e indorato da Camillo Musmeci , dati scolpiti all’interno del catafalco, a spese della nobile Arciconfraternita del SS. Crocifisso in San Pietro custode del simulacro del Cristo e del catafalco.

Il Giovedì santo, nelle prima ore del pomeriggio, e prima dell’inizio della visita ai S.Sepolcri, come stabilito dal rito di allora, veniva trasportato il Cristo, disteso dalla Chiesa di San Pietro a quella del SS. Salvatore. Subito dopo, ai piedi del rialzo della nota piazzetta del Calvario, aveva luogo la predica fatta abitualmente dall’allora giovane e vigoroso sac. Giuseppe Messina (diventato in seguito parroco di Odigitria). Padre don Peppino ce la metteva tutta in quella predica: con voce tonante, parole roventi e grande gesticolazione (si dimenava tanto che qualche volta la corona di spine che portava sulla testa, gli si  metteva di traverso) dimostrava che a ridurre il Cristo in quello stato eravamo noi, proprio noi, con i nostri peccati, e con la protervia nel persistervi. Puntava il dito accusatore, come Fouquer Tinville davanti al Tribunale rivoluzionario sulla piccola folla presente, costituita in massima parte da comari e da ragazzi (gli uomini erano tutti al lavoro, chè allora non c’erano tutte le giornate festive di oggi), ed io, nel mio intimo, esploravo intimorito la mia coscienza, per considerare la mia parte di responsabilità col disobbedire, col dire bugie, e sopratutto col non studiare.

Con la conclusione della predica la chiesa si chiudeva e la solenne esposizione del simulacro del Cristo morto era rimandata all’indomani, Il Venerdì santo.

“Fine ottocento ad Acireale” di Raffaele Di Maria -Accademia degli Zelanti.

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L’ho detto altre volte: ma ora più convintamente. Questa mia città fa paura.

Perché? Viene progressivamente meno il «patto sociale» che costituisce la base della convivenza civile e umana. Il patto sociale è il rispetto delle regole. Gran parte dei cittadini ritiene di calpestare impunemente le leggi della città, e con ciò calpesta i diritti degli altri. Si posteggia, è l’esempio classico, ma non il solo, sulle strisce pedonali. Si fa prevalere il comodo proprio sull’interesse legittimo dell’altro. Oggi, poi, si è aggiunto il problema della spazzatura. Ecco perché la città mi fa paura. Ecco perché ritengo che si fa sempre più tenue il territorio morale che penso di avere in comune con gli altri.

A questo punto deve intervenire l’amministrazione. Maggiore vigilanza. Multe spietate, senza se e senza ma. Vigilanza attentissima. Mettiamo fuori tutti i vigili urbani in luogo di tenerli come suppellettile sopra i mobili. Mandiamoli con coraggio per le strade. Perché la dove c’è accondiscendenza, cresce il disprezzo delle regole. Le vigilesse mi sembra che siano più interessate a parlare al telefono, a parlare tra di loro che a svolgere il proprio compito.

L’amministrazione non solo deve amministrare. Ma ha il compito sublime ed ineffabile di educare alla paideia civile e sociale. Il Sindaco è il maestro dei cittadini. Esigente e comprensivo. Deve sapersi mettere di fronte ai bisogni collettivi dei cittadini. Deve ogni tanto passeggiare con il comandante della Polizia Urbana. Guardare in faccia la città, negli aspetti più minuti e più significativi.

Attendo che il Sindaco voglia fare ciò come un buon padre di famiglia quando si accorge che i figli non hanno più rispetto per le regole che tengono insieme la comunità familiare.

(prof. Alfonso Sciacca)

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Oasi Cristo Re, una eutanasia programmata?
Lo stillicidio continua più di trenta mensilità indietro e malgrado i tentativi di racimolare qualche soldo al fine di alleviare la grande sofferenza, il problema, oramai cronico, dei lavoratori dell’Ipab Oasi Cristo Re è lontano dal risolversi.
Se da un lato il Sindaco ha favorito affinché si affrontasse un piano di risanamento, dall’altro la Presidenza della Regione poteva con un atto amministrativo cercare, sempre nell’ottica del risanamento, di offrire soluzioni dignitose, cominciando dallo stanziare una cospicua cifra per i lavoratori e per il rilancio.
Gli enti che hanno negli anni nominato gli amministratori dell’Ipab sono tutti parimenti responsabili della situazione odierna, nessuno escluso.
La politica, che con le sue scelte ha generato questo disastro, deve affrontarne le conseguenze.

Malgrado le difficoltà, l’Oasi Cristo Re offre un’assistenza di prim’ordine ai suoi ricoverati, pulizia e cura sono state e rimangono al primo posto.
E’ ammirevole il senso di dedizione dei dipendenti, che pur non ricevendo il salario, non abbassano di nulla la qualità delle prestazioni.

Le promesse, le parate davanti alla stampa, le riunioni “stagghiasangu”, le iniziative politiche devono avere un unico scopo, far rientrare delle spettanze arretrate e garantire un avvenire all’Ipab Oasi Cristo Re e ai suoi dipendenti.

Far morire una struttura così bella, utile e funzionante sarebbe l’ennesima merdata della politica.

Sempre sulla pelle dei lavoratori.

(santodimauro)

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ACIREALE – Dopo i tentativi da parte di numerose associazioni presenti nel territorio e con in testa l’Associazione Costarelli si è aperto un giusto dibattito intorno alla riapertura del parco delle terme di Acireale. Le terme, come è noto, sono sempre chiuse ed anche il parco segue lo stesso destino. Le associazioni chiedono la riapertura del parco e il sindaco Barbagallo risponde con una nota che va, a nostro avviso, letta con attenzione e analizzata in alcuni passaggi.

La nota inizia con: “Comprendiamo e condividiamo il rammarico della città e delle famiglie, privati di uno spazio verde meraviglioso come quello del Parco delle Terme.” Siamo certi che il sindaco comprende la necessità di mettere a disposizione dei cittadini spazi verdi ed allora ci chiediamo come mai la villa Belvedere è per metà chiusa e da quasi tre anni rappresenta l’esempio delle difficoltà e delle lentezze dell’amministrazione comunale? Perché ancora non si hanno notizie ufficiali intorno alla questione “pietrisco” e nuova pavimentazione?

(ph. Aci e Galatea alla villa Belvedere)

Prosegue il sindaco: “Ricordo tuttavia alle associazioni e al portavoce dell’Associazione Costarelli che il Comune non è proprietario dell’area e che il primo cittadino non ha alcuna giurisdizione…”

E’ vero, la questione dipende dalla Regione, quella stessa regione che non da risposte per l’ipab oasi Cristo re  e che è sostenuta all’ARS dal PD (parte dei dirigenti politici locali dell’amministrazione sono tesserati al circolo acese) e da Sicilia Futura con il segretario regionale on. Nicola D’Agostino. Insomma non crediamo possa essere così complesso risolvere la questione parco delle terme ed aspettarsi che la Regione dia la possibilità ai cittadini di fruire di quello spazio verde. Ma, a volte, si è vicini alle logiche regionali altre, invece, rappresentano ostacoli. Non crediamo sia così, al contrario siamo convinti che il passaggio “il Comune non è proprietario dell’area e che il primo cittadino non ha alcuna giurisdizione…” è solo un modo veloce per lavarsene le mani. Il primo cittadino potrebbe benissimo recarsi all’ARS ed esporre la questione parco delle terme e se proprio non vuole fare il viaggio a Palermo potrebbe chiedere all’on. D’Agostino di farsene carico e di portare la questione all’attenzione “regionale”.

Infine, la nota del sindaco si chiude con queste parole: ”La competenza è dei commissari liquidatori, che esorto anzi, per una questione di decoro, a far rimuovere tutti i rami degli alberi tagliati in occasione della riapertura e rimasti accatastati in prossimità di una struttura ricettiva”.

La competenza è dei commissari liquidatori che certamente non riusciamo a comprendere come potrebbero negare l’apertura del parco per la fruizione dei cittadini, ancora una volta mani lavate e linde. Il sindaco, inoltre, “esorta” i commissari liquidatori a far ripulire l’area dove sono stati deposti i rami “tagliati in occasione della riapertura” ma, insieme alla rimozione, perché non li esorta anche a riaprire il parco? Troppo difficile?

(mAd)

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ACIREALE – L’1 agosto 2016 dopo una mole enorme di polemiche e dibattiti sulla ZTL, una delegazione di cittadini “pro ztl” venne ricevuta dal sindaco Roberto Barbagallo per esporre quelle che erano e sono le motivazioni per chiudere una parte del centro storico alla viabilità veicolare privata. Il sindaco pochi giorni prima aveva sentito le ragioni di alcuni esercenti del centro storico e, successivamente, decise che era il caso di ascoltare anche le motivazioni dei cittadini.

Cosa si disse durante quell’incontro? Ecco una sintesi esatta. La delegazione dei cittadini chiese che venisse impegnata velocemente la cifra predisposta in bilancio per l’acquisto di arredo urbano. Panchine, pensiline per le fermate del bus, portarifiuti con portacicche, rastrelliere per le bici, fioriere, nuove tabelle per la pubblicità (non sono le vetrine dei negozi sfitti che possono e devono svolgere questa funzione), segnaletica stradale con indicazioni parcheggi e mappa della città. Insieme a queste richieste si è anche chiesto (indispensabile per un uso consapevole e sostenibile del centro storico) il potenziamento del servizio navetta (anche con un ticket “politico”) ed ancora l’intervento dell’Ente pubblico per mantenere in maniera dignitosa anche i negozi sfitti. Infine ma non per ultimo, velocizzare l’iter per la realizzazione della nuova illuminazione del centro storico e la rapida riapertura con la nuova pavimentazione della villa Belvedere.

Dopo quasi un anno sappiamo che la cirfra per l’arredo urbano non è stato impegnata per l’esercizio 2016 e che, quindi, si attende ancora che le somme previste nel bilancio di previsione 2017 siano presto impegnate. Ma il dato più significativo sta nella sterzata che l’amministrazione intende dare nella questione ultradecennale della ZTL.

Per l’estate 2017 dovrebbe essere chiusa al traffico piazza Duomo e piazza Vigo (comprese le stradine intorno che già sono chiuse al traffico veicolare), corso Umberto rimarrà aperto e coperto dalle polveri sottili e sarà chiuso solo per le occasioni e qualche festività. Corso Savoia sempre aperto al traffico veicolare che si incolonnerà fino a pochi metri dalla Cattedrale per poi risalire per corso Umberto o indirizzarsi nella zona alta di via Galatea. Insomma una ztl sempre attiva al Duomo e piazza Vigo e che, invece, riempirà di smog corso Umberto e corso Savoia. Da questa scelta si capirà chiaramente che la crisi del piccolo commercio cittadino non è certamente dovuta al traffico o meno ma ad altro e più complesso argomento.

Al centro storico di Acireale ci sarà quindi una situazione di perfetta invivibilità, con le autovetture incolonnate fino alla villa Belvedere e con l’aria assolutamente irrespirabile. D’altra parte per le famiglie, i bambini e i cittadini che vogliono camminare al centro senza essere assillati dalle autovetture in transito resterà solamente il Duomo e l’area intorno la splendida basilica di San Sebastiano.

Un passo avanti e due indietro e, siamo certi, in corso Umberto il livello di vivibilità sarà pari a quello di Mogadiscio o di qualche altro luogo senza governo.

(mAd)