Acireale, 100 giovani rompono il silenzio. Intervista con Paolo Pennisi

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ACIREALE – “Un appello alla città”, 100 giovani acesi chiedono le primarie affinchè “la prossima squadra di governo venga scelta dal basso e non sia figlia delle proporzioni simmetriche di qualche alleanza sottobanco”.  Al salone Costarelli l’incontro ha sviluppato i tempi dell’impegno e della competizione elettorale. Abbiamo intervistato Paolo Pennisi promotore dell’iniziativa.

L’INTERVISTA

mAd:  Paolo Pennisi tanti giovani per chiedere cosa?

Paolo Pennisi: “L’intento principale è quello di portare una scossa a una città che oggi sembra troppo silente. “100 giovani rompono il silenzio ad Acireale” sono tante teste pensanti di età compresa fra i 18 e 36 anni di età fra neolaureati, lavoratori e disoccupati. In realtà siamo molti più di 100 fortunatamente, il titolo ci era sembrato più di impatto! Ecco che nel documento presentato oggi in conferenza stampa evidenziamo alcune delle tematiche “prioritari” che la futura amministrazione avrà bisogno di trattare, invitando le rappresentanze politiche locali ad aprire un dialogo con i giovani, le imprese, e le fasce più deboli della città. Una città che si svuota dei propri figli, costretti a migrare perché il tessuto sociale ed economico del territorio non gli concede di restare è una città che ancora non ha maturato uno sviluppo a lungo termine. Lanciamo una sfida concreta che non vuol essere solo una provocazione ma uno spunto di riflessione molto serio, parliamo di temi, di punti programmatici di inclusione sociale e di rigore nelle istituzioni pubbliche: esattamente tutto ciò che manca ad oggi in città in questo momento elettorale. Riteniamo infatti che bisogna allargare gli orizzonti, siglare un patto civico che anteponga i temi ai nomi, anche fuori dai partiti e dagli steccati ideologici. Servono dei meccanismi di selezione interni per la figura del Sindaco. Servono delle PRIMARIE aperte, alle aree civiche è progressiste, affinché la prossima squadra di governo venga scelta dal basso e non sia figlia delle proporzioni simmetriche di qualche alleanza sottobanco. Ed ecco allora che qualora ci sia un confronto aperto o delle primarie, mi candiderò a Sindaco con l’intento di apportare contributo alla mia città e alla mia generazione”.

mAd:  Il vostro incontro avviene praticamente in campagna elettorale possiamo prevedere una formazione giovanile che scende attivamente in campo per queste prossime elezioni amministrative?

Paolo Pennisi:  “Come detto in precedenza la questione non è da escludere. Di per se l’essere giovane induce inconsapevolmente un alto grado di umiltà, fattore che in politica dovrebbe essere maggiormente presente ma che purtroppo viene troppo presto dimenticato. Però non vogliamo essere fraintesi. Essere umili non vuol dire mostrare il fianco debole e questo lo dimostrano gli sforzi che facciamo a l’università , le idee che portiamo avanti, gli sforzi che facciano nel lavorare o nel cercare un lavoro; ecco che riusciamo a camminare con le nostre gambe e a testa alta. Siamo disposti a portare un contributo concreto qualora sia utile avere una candidatura a sindaco e delle primarie; nel contempo speriamo che si possa comunque aprire un tavolo di dialogo e di riflessione cittadina in cui i ragazzi , le idee non siano solo uno slogan ma parte fondante di un nuovo progetto di crescita. Candidare tanti giovani, e l ho detto più volte ai miei amici, non vuol dire dare loro una mano, vuol dire crearsi una cornice di utilità, vuol dire dare spazio per levarne. Candidare pochi ragazzi e aiutarli vuol dire favorire il ricambio. Essere giovane non è di per sé sempre un valore aggiunto. Infatti sono consapevole qualora mi debba candidare o si debba candidare qualcuno dei miei coetanei che servirà avere una responsabilità maggiore, nel rispetto della nostra generazione, delle famiglie e della comunità a cui apparteniamo

mAd:  A quale area politica vi riferite e cosa proponete per la città?

Paolo Pennisi:  “Beh, il nostro gruppo è un semplice gruppo di ragazzi. E così ci piace rimanere. Non ha bandiere politiche seppur ognuno di noi ha sicuramente maturato delle scelte o delle idee. Io ad esempio fin da molto giovane mi sono avvicinato a un gruppo giovanile politico in cui riuscivamo a farci sentire, e in cui sono riuscito autonomamente a maturare un pensiero politico. Si chiamava Sinistra Giovanile. Forse grazie alla mia famiglia sono cresciuto “con il pallino” dell’equità, della giustizia sociale, del rispetto delle diversità e del sostegno alle fasce sociali più deboli. Sicuramente i miei valori e i miei principi sono vicini al centro sinistra“.