Acireale – La città e l’anziano di Alfonso Sciacca

Acireale – La città e l’anziano di Alfonso Sciacca

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Leggo sul “Corriere” che le due città dove si attua meglio una politica a favore degli anziani sono Udine e Imperia. L’obiettivo è quello di vincere la solitudine degli anziani e favorire la loro socializzazione. In una delle due città, ad esempio, la durata del verde dei semafori è maggiore per consentire agli anziani di passare agevolmente da una parte all’altra della strada. Non so dove stanno le città del sud in questa graduatoria del rispetto degli anziani. L’altro giorno passavo sulle strisce pedonali in corso Sicilia ed una allegra signorotta mi ha addirittura suonato il clacson. Poveretta! Per non dire di quegli sconsiderati che non si fermano dinanzi alle strisce ma calcolano al millesimo il tempo esatto per passare senza travolgermi e senza fermarmi. Mi sfiorano appena. In farmacia, quasi tutte, i tempi di attesa sono lunghi. Non ci sono corsie preferenziali per gli anziani né sono previste delle sedie per attendere il turno, ce n’è una sola che ha delle belle poltrone. Ma in via Vittorio Emanuele. Troppo distante. Non esistono i luoghi d’incontro. IL verde pubblico è mal tenuto. La villa è desertificata e sporca.

Fino ad oggi sto bene. Mi nutro con giudizio, non fumo, mi muovo moltissimo, ho tanti interessi e il tempo non mi basta mai, ma la città non mi aiuta. L’anziano sembra essere costretto a passare le sue giornate nelle sale d’attesa del proprio medico per farsi scrivere le interminabili ricette. Essere arrivati a questa età per vivere nelle sale d’aspetto dei medici di base non è una bella consolazione, l’Anziano è una risorsa e la sua fragilità è ricca di spunti e di suggestioni. E così sia. A proposito: ma i vigili urbani non dovrebbero garantire che le strisce pedonali non siano occupate, neppure per un istante, dalle auto? Neppure i Vigili sostengono la fragilità. Neppure quando ci sono. Il disprezzo o l’indifferenza con cui la città (gli abitanti) guarda all’anziano è sintomo di ignoranza e di bestialità.

(Alfonso Sciacca)