Al via ieri sera la fase concertistica a Villa Pennisi con l’Opening Gala Concert

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“Aimez vous Brahms?” A giudicare dal vasto pubblico di ieri sera, direi proprio di sì!
Tante, tantissime persone hanno popolato l’incantevole giardino di Villa Pennisi, infatti, in occasione dell’Opening Gala Concert che ha introdotto la sei giorni concertistica di questa Summer School internazionale. Molti in piedi e altrettanti per terra, soprattutto fra i giovanissimi, molti dei quali frequentanti i masterclass e provenienti da ogni parte del mondo.
La serata si è aperta, per i più fortunati arrivati per primi, con l’omaggio di un calice di rosee, per festeggiare i dieci anni di questo evento, che noi acesi abbiamo la fortuna di ospitare, talvolta inconsapevolmente.
Ad allietare la serata le note di Brahms con la “Sonata n.2 in fa maggiore per violoncello e pianoforte, op.99” eseguita al pianoforte da Beatrice Rana e al violoncello dalla sorella Ludovica, e con il “Quintetto in fa minore per pianoforte e archi”, eseguiti al pianoforte sempre dalla maestra Beatrice Rana, dai violinisti Marlène Prodigo e David Romano (primo violino della Stradivari Orchestra, direttore artistico dell’evento, oltre che, permettetemi di dirlo, bravissimo mattatore e conduttore degli eventi), Raffaele Mallozzi alla viola e Diego Romano al violoncello.
Eccellente l’acustica, grazie al ReS (Resonant String Shell), un palco o meglio un padiglione temporaneo a forma di conchiglia che permette un’ottima acustica. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Villa Pennisi in Musica, ovvero il fatto che tra i vari laboratori (workshop), vi sia anche Arch Lab, un workshop di Architettura Temporanea, volta all’autocostruzione, l’illuminazione e la verifica acustica. Questa attività, che coinvolge docenti, allievi e tutor, rappresenta una sorta di ricerca sperimentale sui modelli di diffusione sonora di concerti all’aperto, per trovare il miglior equilibrio tra la forma e la qualità metrica della camera acustica. Secondo le parole, appunto, del maestro David Romano, il tutto viene costruito “pezzo per pezzo”, “perché quello che succede su questo palcoscenico possa essere il più simile possibile alla percezione di un concerto non all’aperto, non amplificato, un concerto anche illuminato in una maniera architettonica, in una maniera che non sia invasiva per noi che suoniamo e non sia invasiva per voi che guardate”. Ed era proprio così: anche chi stava all’ultima fila, a grande distanza dal padiglione, aveva la possibilità di godere di una buona acustica, dove il suono non veniva disperso, come può facilmente accadere in un concerto all’aperto.

(Valeria Musmeci)