Archivio storico di Acireale, sarà mai fruibile? A quanti acesi interessa realmente?

Giorno 20 Ottobre l’Associazione degli ex alunni del Gulli e Pennisi ha organizzato un interessantissimo dibattito con al centro il tema della cultura legandolo all’identità rappresentata dal patrimonio custodito nell’Archivio Storico.

L’incontro è stato molto interessante e stimolante, il professore Valastro, il preside Sciacca e l’assessore Coniglio hanno discusso di cultura, di identità di un territorio e del volano economico rappresentato dal patrimonio culturale.

Credo che ogni persona dotata di buon senso si riconosca nella necessità di trasferire il prezioso Archivio Storico, patrimonio di Acireale, attualmente ospitato in una ex scuola elementare di santa Maria Ammalati in un’adeguata struttura localizzata ne centro storico. Investendo anche sul personale che lo gestisce e sull’avvio di processi di digitalizzazione per una fruizione più ampia e completa.

Posto in un’adeguata sede, opportunamente strutturata, acquisirebbe sicuramente anche una valenza turistica. Sempre di più si sposano cultura e turismo, allargando anche l’offerta di Acireale, spesso sottovalutiamo ciò che abbiamo. Oggi l’Archivio Storico non rientra nell’offerta turistica di Acireale e non è neanche indicato sul sito del comune. Non è presente neanche su google map, peggio della più oscura attività commerciale.

Mi preme qui approfondire il tema trattato nella parte conclusiva del dibattito e cioè quale sede dare all’Archivio Storico.

La presenza dell’Assessore Coniglio ha permesso di avere alcune risposte, la principale è che dopo 3 anni e mezzo di governo della città l’amministrazione non ha alcuna idea in proposito.

L’Assessore con il garbo e lo stile che lo contraddistinguono si è detto entusiasta di sviluppare la scelta assieme all’associazione degli ex alunni ed a quella degli ingegneri e architetti acesi, con il supporto dei tecnici e dei consulenti del Comune.

Tale percorso seppure indicativo di buona volontà e di apertura verso le forze vive della città non mi sembra che possa dare risultati pratici.

La scelta non può essere guidata dall’iniziativa dei cittadini. La scelta dovrebbe rispondere all’idea di città che questa amministrazione ha indicato al momento di farsi eleggere alla guida della città. Per un’operazione di questo tipo vanno verificati sia gli aspetti tecnici, sia la fattibilità degli interventi legandoli ai fondi disponibili.  E soprattutto i tempi sono stringenti, si rischia di perdere la possibilità di fruire dei finanziamenti europei.

E’ significativo che nel piano triennale delle opere pubbliche non esista alcun progetto relativo alla rifunzionalizzazione di un edificio per adattarlo ad ospitare l’Archivio Storico, c’è di tutto, ma nulla al riguardo.

E già scaduto ad Agosto il primo bando che metteva a disposizione circa 600.000 € legati alla misura 9.6.6 “Interventi di recupero funzionale e riuso di vecchi immobili di proprietà pubblica” che vede Acireale come comune destinatario senza che la nostra amministrazione abbia avanzato alcuna proposta. In questa nota avevo già evidenziato questa opportunità.

Acireale ha un patrimonio immobiliare enorme, per la maggior parte inutilizzato. La scelta deve garantire sia locali adeguati ad ospitare lo stesso, sia una opportuna titolarità che permetta di attingere ai fondi europei sia un costo dell’intervento sostenibile e soprattutto inquadrarlo in un apposito contesto.

Già durante il dibattito sono state ventilate diverse ipotesi:

  • Prevederne la localizzazione nei locali ex tributi in via Filippini, su cui il Comune di Acireale condivide la titolarità con l’Oratorio, ma che sembra non siano adeguati, funzionalmente, ad ospitare un Archivio Storico. C’era anche un apposito capitolo di bilancio per trasferirlo in questi locali e nel 2015 fu fatto pure un impegno di spesa in proposito.
  • L’utilizzo dei locali del monastero dei Cappuccini in Piazza Impastato oggi sede dell’anagrafe, integrandoli nel progetto di riqualificazione della piazza retrostante, comprensivo anche di una fermata del treno.
  • L’utilizzo di uno dei beni delle IPAB, ad esempio il Santonoceto, ma su cui il comune oggi non ha alcuna titolarità.
  • L’utilizzo dell’ex Liceo Gulli e Pennisi, oggi però proprietà della Regione Sicilia. Questa scelta sarebbe sinergica alla Zelantea.
  • L’utilizzo del convento di San Rocco, ma su cui il comune non ha titolarità e sembra che sia in vendita.
  • L’utilizzo del convento del Carmine, di proprietà del Comune, ma che richiede interventi estremamente significativi.

La scelta deve essere fatta in tempi brevi, realizzando un progetto almeno definitivo che permetta di partecipare ai prossimi bandi della programmazione 2014-2020 con adeguate probabilità di successo.

Oltre all’immobile, la programmazione europea prevede risorse (la 6.7.1 e la 6.7.2) legate alla fruizione del patrimonio culturale, attività quindi legate ad esempio alla digitalizzazione. Ritengo assolutamente indispensabile utilizzarle.

Nota stonata la scarsissima partecipazione ad un incontro molto interessante e che affrontava il tema di uno dei possibili percorsi di sviluppo della città. Mi dispiace dover sottolineare che non c’era nessun consigliere comunale.