BELLINI…MA UN PO’ CARI!

Con la delibera del Consiglio comunale n° 102 del 20/12/2018, pubblicata solo il 22/3/2019, è stato approvato il bilancio dell’esercizio  2017  della Fondazione Bellini di Acireale presieduta dal Prof. Rosario Faraci.

Non so per quale motivo una delibera di dicembre venga pubblicata a marzo, probabilmente si tratta di questioni tecnico amministrative che non conosco, ma dalla lettura della delibera e del relativo bilancio è possibile accennare alcune riflessioni, sulla “necessità” della Fondazione Bellini, nata per gestire due teatri chiusi, in una città in cui mancano le palestre nelle scuole e le sale per le conferenze, ma che abbonda di consigli di amministrazione e relativi consiglieri.

La Fondazione Bellini, non è una creatura di quest’amministrazione, bensì della precedente a guida Barbagallo, costituita il 20/11/2014 ha come obiettivi statutari la diffusione della cultura nella città di Acireale e la gestione dei due teatri cittadini;  il Bellini, distrutto da un incendio molti decenni addietro ed oggetto di una ricostruzione folle e mai completata, ed il Maugeri costruito nel 1952 (l’incendio del Bellini è del 1952)  ristrutturato sotto l’Amministrazione Garozzo nel 2009,  con una spesa consistente e mai riaperto al pubblico, per poi essere danneggiato dalla tromba d’aria che porta via, con molta facilità, la copertura lasciando l’edificio privo di protezione per molti mesi, al punto da essere nuovamente oggetto di un finanziamento pubblico per oltre un milione di euro, quindi nuovamente ristrutturato e mai aperto.

Letta così più che di  una fondazione per la gestione dei teatri, sarebbe stata più necessaria una commissione d’inchiesta, ma ad Acireale, citando Orwell, “ lo scopo non è la vittoria ma la continuità” ed ecco quindi una nuova Fondazione per la cultura, la politica ama molto le fondazioni, perché pur essendo formalmente soggette al controllo analogo, come qualsiasi municipalizzata, permettono una gestione più “leggera” e con vincoli amministrativi minori degli enti pubblici.

La conclusione infelice dell’amministrazione Barbagallo, ne ha provocato le dimissioni del cda, formato da molti parenti illustri, ed ha impedito qualsiasi attività ad eccezione dell’inaugurazione del foyer e qualche mostra fotografica fatta in casa.

L’amministrazione Alì , fresca di nomina, avrebbe potuto chiuderla senza troppi problemi in linea con le promesse elettorali di “dimagrimento” della macchina burocratica, invece rilancia nominando con determina del 9/8/2018, un nuovo cda più affollato del precedente e composto da 12 consiglieri ed un presidente, non sappiamo se l’analogia con il vangelo abbia avuto un ruolo nella scelta del numero dei consiglieri, di sicuro si tratta di persone scelte nel mondo delle professioni, dell’associazionismo e dell’istruzione, con una presidenza impegnata nei circoli del Lions club acese, è soprattutto ancora non ci sono traditori.

Il bilancio approvato di cui pubblichiamo brevi stralci, risalta subito per una strana anomalia, l’esercizio del 2017 prevede un attivo al netto della dotazione di partenza di soli 5000€, mentre le spese per i revisori dei conti ammontano a 6.583,00€ determinando un passivo di circa 1500€.

Praticamente approvare i bilanci con questo ritmo diventerebbe un problema, in quanto la Fondazione spende in commercialisti più di quanto guadagna, ma forse anche questa è una forma di “cultura”, le attività della nuova gestione sono ovviamente  modeste, vista la liquidità di cui dispone ed hanno riguardato la riapertura per qualche ora di alcune chiese minori, qualche incontro culturale e poco più.

Recentemente possiamo ricordare anche la raccolta fondi per la ricostruzione della statua di S.Emidio a Pennisi, distrutta dal terremoto  e per la quale  saranno spesi circa 5000 € , commercialista permettendo.

 A breve anche un evento sulla grande guerra con ticket annesso.

In attesa dell’arrivo di un lascito testamentario mai incassato, viene da chiedersi quale sia il senso di una Fondazione che, svolge un ruolo di organizzatrice di eventi culturali, alla stregua di molte associazioni acesi, che però lo fanno molto meglio e gratis.

Forse sarebbe stato meglio destinare i pochi fondi che Acireale spende in cultura alle Associazioni che con mille difficoltà e spesso senza sede, fanno cultura tutto l’anno senza cda, senza lanci di agenzia e con risultati decisamente migliori.

Associazioni come Eralavò, Vie Traverse, Costarelli, Impulso e tante altre di cui non ricordo i nomi, organizzano con budget insignificanti, eventi culturali importanti e con grande affluenza di pubblico, mentre una Fondazione che gestisce 5000€ ne spende 6.500€ per sapere a quanto ammonta il bilancio.

Peones Fabio D’agata