Breve riflessione di una mamma alla Notte Nazionale del Liceo Classico

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Ebbene, lo ammetto, ieri è stato il mio terzo anno da partecipante alla Notte Nazionale del Liceo classico (come mamma), dunque, ormai, da fine conoscitrice dell’evento e della sua organizzazione. Eppure, ammetto che mi emoziono sempre come se fosse la prima volta. E non lo dico da madre orgogliosa della performance della propria figlia, assolutamente no! Quella rappresenta una piccolissima parte delle mie emozioni. Lo dico perché, ogni anno, assistere ad un concentrato di attività diversissime fra loro e tutte estremamente interessanti, che nascono in pochissimo tempo (ricordiamoci che la scuola ha riaperto i battenti soltanto lunedì scorso) e che mettono insieme l’impegno dei ragazzi e il lavoro certosino dei loro docenti, in maniera quasi naturale e serena, senza l’ansia e lo stress che il ruolo dei docenti, normalmente, gioca nella concezione degli alunni, ma anzi con la voglia, da parte di questi ultimi, di mettersi in gioco e di poter mostrare ai propri docenti degli aspetti diversi di sé. Ebbene, tutto questo ha per me, qualcosa di straordinario!
Ma partiamo dall’inizio.
Sono passati cinque anni da quando questo evento vedeva la sua nascita, da un’intuizione (geniale, direi) del professor Rocco Schembra (docente di italiano, latino e greco presso il Liceo Classico “Gulli e Pennisi” di Acireale), il quale aveva capito che forse era arrivato il momento di aprirsi alla comunità, uscire da quell’autoreferenzialità che il liceo classico aveva sempre rappresentato e mostrare a tutti quanto le lingue classiche e lo studio del greco, in particolare, non fossero discipline anacronistiche, come negli ultimi anni si tendeva ad affermare. Perché in una società che richiede sempre più competenze in ambito scientifico-informatico e linguistico, la conoscenza delle lingue classiche può rappresentare un’ottimo punto di partenza. Perché possedere delle basi solide sulla cultura del proprio passato (e noi siamo gli eredi diretti di quella cultura classica, siamo i figli di Acie e Galatea, perbacco!)è il miglior modo per costruire qualunque tipo di conoscenza, soprattutto in un’epoca come la nostra, di imbarbarimento culturale.
In cinque anni sempre più licei classici di tutto il territorio nazionale hanno deciso, di anno in anno, di aderire all’iniziativa, portando quest’anno a 433 istituti partecipanti.
Come ogni anno, la notte nazionale sceglie un tema che verrà sviluppato da docenti e discenti nelle maniere più disparate. Il tema di quest’anno è stato “Il Dionisismo”, interpretato da performance diverse che, partendo, come è ovvio che sia, dal mondo classico (la nascita di Dioniso, ennesimo figlio di Zeus avuto dalla mortale Semele) arrivavano fino ai giorni nostri, attraversando letteratura, filosofia, arte, ma anche l’enologia moderna che ha permesso alle nostre uve di diventare ottimi vini conosciuti nel mondo. E poi, la musica, da quella classica a quella contemporanea, passando al jazz e al blues e infine, ovviamente, anche la danza, perché Dioniso era il dio del vino, ma anche dell’estasi e dell’ebbrezza. E la danza è ebbrezza dei corpi.
Tutte queste performance hanno avuto inizio con una sfilata con fiaccolata che da piazza Dante ha portato tutti i partecipanti a scuola. Poi, le varie performance hanno avuto luogo in corridoio, nelle varie aule della scuola e in palestra. Infine, come ogni anno, l’ultima ora della notte nazionale ci si è ritrovati tutti in aula magna, in un momento che vede tutti i licei partecipanti, in maniera quasi simultanea, dare vita ad una lettura drammatizzata di un’opera greca. Perché, come ci ha ricordato il professore Schembra, che è anche il coordinatore nazionale, è proprio lo studio del greco antico a caratterizzare, in maniera esclusiva, il liceo classico da qualunque altro liceo e di questa disciplina si deve essere orgogliosi. Così, dopo i saluti conclusivi di una dirigente scolastica, la professoressa Maria Castiglione, visibilmente emozionata, ma orgogliosa di tutto ciò a cui aveva preso parte, abbiamo potuto assistere ad un’interpretazione, decisamente alternativa ed originale, di un brano risalente al III secolo a.C, facente parte della raccolta dei “papiri di Ossirinco (ritrovati in Egitto), ovvero il “Lamento dell’Esclusa”. Il brano è stato rivisitato in chiave blues, da una studentessa -la cui voce blues negli anni abbiamo imparato ad apprezzare- un coro di studenti che declamava in greco antico e ne accompagnava il pezzo e un giovanissimo e talentuoso chitarrista e armonicista. Il tutto ha reso il momento assolutamente godibile, soprattutto da chi, come la suddetta, non ha mai studiato il greco antico. Anzi, ad un certo punto, probabilmente sotto l’ebbrezza ( per restare in tema con la serata) della musica, ci siamo sentiti, tutti noi facenti parte del pubblico, spinti naturalmente a battere il tempo, a lasciarci andare nei movimenti.
Chi l’avrebbe mai detto, a proposito di un testo del III secolo a. C?

(Valeria Musmeci)