Cultura

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Con l’avvicinarsi delle truppe britanniche, la città di Acireale si spopola. Chi può si rifugia nelle case di campagne o presso amici, la stragrande maggioranza della popolazione si rifugia nelle campagne limitrofe di contrada Cervo nelle campagne di Piano d’api nella contrada Palombaro e presso il “Trafolu da rutta” ovvero le gallerie ferroviarie di Cipolletta. Si abbandonano le case e le attività ( molti negozi e il grande Albergo des Bains sono vittime degli sciacalli che in totale impunita arraffano quello che possono). La città dopo un mese di bombardamenti e allo stremo non c’e cibo, non ci sono medicinali e l’ospedale e’ al collasso. L’08 agosto i tedeschi sono arroccati al SS.Salvatore e aspettano le avanguardie britanniche pronte a dare battaglia. In questi anni sono stati pubblicati diversi libri che utilizzando molti diari e memoriali (scritti di Margherita Greco, Baronessa Agata Pennisi e del figlio Orazio e di recente le memorie del Prof. Leotta e le ricerche del dott. Lorenzo Bovi) si possono ricostruire le vicende della popolazione Acese alle prese con la fame, costretta a subire i bombardamenti ed abbandonare le case.

 

Foto IWM dal testo del Prof. A.Patane’ “Gli Alleati in Acireale 1943”

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Durante la II guerra mondiale le acque che vanno da Santa Maria la Scala al Capo dei Molini furono zona di caccia per i sottomarini britannici. Si tento di arginare il fenomeno con l’impianto di una postazione di artiglieria nel bastione del tocco e la costruzione di punti di osservazione nella Pietra Sappa alle Acque grandi e a Capomulini.

L’affondamento del mercantile “Terni”
Il “Terni” era una nave mercantile utilizzata dalla Regia Marina, nel corso del secondo conflitto mondiale, per il trasporto di materiali e viveri dal porto di Napoli verso i porti della Sicilia orientale. Prima di battere bandiera italiana la nave era appartenuta alla “Compagnie de Navigation Paquet” di Marsiglia ed era denominata “Azrou”. La società armatrice francese utilizzava l’Azrou sulla rotta Marsiglia – Libia – Marocco come nave mista, passeggeri e merci.

Il Terni viene colpito e affondato, al largo di Capo Mulini (CT), la sera del 16 giugno 1943 mentre è in navigazione verso il porto di Siracusa proveniente da Napoli, in servizio di spola per portare rifornimenti ai militari di stanza in Sicilia. Il sommergibile inglese “HMS Unison” (che aveva già in precedenza affondato altri due mercantili italiani, l’Enrichetta ed il Maria Foscarini) lancia un siluro da distanza ravvicinata che colpisce il Terni sulle mura di sinistra.
L’equipaggio, in un disperato tentativo di salvare la nave, dirige la prua verso la costa e fa appena in tempo a calare le ancore prima che il mercantile si inabissi definitivamente.

Oggi, ad un paio di chilometri dalla costa, con la chiglia rovesciata, giace su un fondale sabbioso quel che rimane di questa nave. Per raggiungere il relitto basterà ancorare in corrispondenza del rudere di una vecchia casa in pietra lavica, posta proprio alla base della parete rocciosa che costituisce parte de La Timpa. Quì il fondale è di appena tre metri. Una volta entrati in acqua si pinneggia per pochi metri finché il fondale forma uno scalino che precipita verticale fino a quaranta metri. La parete scende verticale, ma già verso i quindici metri di profondità si scorge l’inconfondibile sagoma della grande nave capovolta, con elica e timone rivolti verso l’alto.

La grande elica ed il timone chiaramente visibili costituiscono i primi elementi della nave con i quali si viene a contatto: costituiscono forse il punto d’immersione più suggestivo ed offrono una varietà di spunti fotografici che non stancherà mai chi sa sfruttarli al meglio. Successivamente si percorre la fiancata proprio in corrispondenza del punto in cui il siluro colpì la nave; da questo squarcio è possibile penetrare all’interno del relitto. La penetrazione è breve (7-8 metri al massimo) e sicura (si effettua in linea retta “da luce a luce”); è tuttavia raccomandato l’uso di una potente lampada in quanto l’oscurità all’interno è pressoché totale e si rischia di non vedere un granché senza.
Si fuoriesce da un altro squarcio in prossimità della prua, che è visibile nella sua interezza non essendo stata interessata da danni, e l’immersione prosegue lungo l’adiacente parete seguendo la grossa catena dell’ancora; anche quest’ultima è ricca di vita e di gorgonie rosse (Paramuricee), che ne impreziosiscono le grandi maglie adagiate sul fondo.

Oltre al già citato ingresso esiste tuttavia almeno un altro punto dal quale è possibile penetrare all’interno della nave ma ci sentiamo di sconsigliarlo vivamente sia per l’angustia dei locali che per la grande quantità di sedimento che ricopre il fondo degli stessi, che se disturbato potrebbe improvvisamente far calare a zero la visibilità; alcuni accessi sono addirittura senza sbocco.

La profondità è variabile tra i 30 ed i 38 metri, rendendo questa immersione di media difficoltà.

(dalla pagina web “Diving Sicily”)

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Sergente Pennisi Pasquale di Rosario Pennisi Calì dei baroni di Santa Margherita e Mena Nicolosi Calì, nato in Acireale il 17/ 07/ 1921. Sott’ufficiale del 4° reggimento bersaglieri di stanza in Croazia con compiti di presidio e antiguerriglia . Morto il 17 maggio 1942 e sepolto nel Campo Italiano del cimitero di Spalato.

il nome di Pasquale Pennisi è scolpito nella lapide commemorativa degli studenti e docenti caduti del Collegio Pennisi

Stemma della famiglia Pennisi Santa Margherita e Fogliarini nel palazzo di  Corso Savoia (foto Aurelio Grasso)

Per le informazioni si ringrazia l’Ing. Agostino Pennisi di Floristella per la consueta disponibilità

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Bersagliere Consoli Michele paternità Giuseppe nato in Acireale il 06 aprile 1919 effettivo nel 3° Reggimento Bersaglieri della 3a Divisione Celere, caduto l’ 11 novembre 1941 nella zona di Nikitovka.

Il 24 luglio 1941  il 3° reggimento viene inviato in Russia, facente parte del CSIR dove il 5 settembre del 1941 entrò in contatto con il nemico nella zona del fiume Dnieper. Il 28 settembre, partecipa alla prima battaglia combattuta e vinta da soli reparti italiani a Petrikovka, proseguendo verso il bacino del Donez in condizioni ambientali proibitive conquistando prima la testa di ponte di Uspenowka e il 20 ottobre il centro industriale e ferroviario di Stalino, precedendo la IV Divisione alpina tedesca, impadronendosi poi il 1º novembre del centro industriale di Rjkowo, con un ingente bottino di uomini e materiali. Successivamente l’11 e 12 novembre i bersaglieri XVIII e del XX battaglione si lanciarono in aiuto dell’80° reggimento fanteria, sottraendolo all’annientamento. Sul Fronte Russo il 3º Reggimento bersaglieri ha combattuto per quasi due anni dando prova di valore e di sacrificio. Il giorno di Natale 1941 i russi scatenarono una pesante offensiva, poi denominata Battaglia di Natale, che investì in pieno il 3º Reggimento bersaglieri, con un battaglione di bersaglieri accerchiato per dieci ore prima di riuscire a ritirarsi.

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Sottotenente Vincenzo Barbagallo Aita, nato in Acireale il 02 gennaio 1907, ufficiale del 1° reg bersaglieri , caduto in combattimento a Drenliodes sul fronte Greco – Albanese il 18 novembre 1940 .

Trasferito in Spe per merito di guerra, decorato con Medaglia d’argento al V.M.  e’ sepolto nel Sacrario dei Caduti di Acireale.

Il comune di Acireale gli ha dedicato una via nella frazione di Piano D’api

Offensiva Italiana sul fronte Greco – Albanese dov’era impegnato il 1° reg Bersaglieri

Il 17 e 19 novembre 1940, il I battaglione combatté a Basilican e a Mesarea, a fianco della “Julia”. Il 18-21 novembre, il 1° rgt. contrattaccò il nemico per riprendere le creste del Vrumbellake. Il 21 novembre, iniziò, per ordine superiore, un ripiegamento. Il I battaglione venne attaccato nella Valle di Pestan, subì poche perdite a Gostivishza. Il 29 novembre, la situazione fu ristabilita; si dovette comunque ripiegare, e al Col. Giovanni Guidotti, C.te del 1° reggimento, venne affidato il compito di presidiare il settore sinistro della Divisione “Vicenza” fra Lago Ocrida, q. 1.128 e M. Kalase.

 

Questo micro-racconto apparve sulla stampa locale il 14 settembre del 1983. Surrealistico ma non troppo (l’assessore regionale al beni culturali si chiamava Ordile, Pippo Baudo aveva una villa a santa Tecla, i milioni furono davvero 137), molti dei suoi protagonisti sono morti. Lo dedico all’assessore al turismo Antonino Coniglio, che voleva sapere qualcosa di più da me. Sappia solo, l’assessore, che fu eseguita tra l’81 e l’82 una impermeabilizzazione della Grotta e da quel momento sorsero i problemi di aerazione interna. Gli ho chiesto di affidarmene il restauro: per tutta risposta non si è fatto più sentire.
I.C.
IL PRESEPIO

137 milioni, decine di comparse, quattro anni di giramento, un cast eccezionale: trentadue pastori. La storia ha un epilogo truculento: i corpi dei pastori saranno dati alle fiamme, le loro teste avviate a un laboratorio di chimici nazisti per esperimenti di disidratazione, il loro misero speco trasformato in un “ Christo’s grill” per carovane di ospiti di “Domenica in…” in pellegrinaggio ai santuari baudiani. Peccato che non riusciremo a vederlo alla Mostra di Venezia! Lo sforzo organizzativi è immane, e il regista ha avanzato al Produttore richieste di nuovi assistenti e nuovi fondali.
L’idea nacque così, per caso, diciamo che fu Trovata alla fine del ’79 mentre alcuni amici (dai curiosi nomi di Arancio, Verdello, Manda-Rino) ascoltavano lo Schiaccianoci, il celebre balletto di Ciaikowskij : sarebbe stata la storia non di un solo pastorello (c’era già in circolazione “Padre padrone”, dei fratelli Taviani) ma di un intero gruppo di uomini e donne che fin lì aveva condotto vita promiscua con gli ovini e ne era ormai stufo. Allettati da un venditore di biancheria intima, avrebbero deciso di partire per la Gujana per coltivarvi intensivamente la manioca.
Gli amici decisero: Manda-Rino va a Palermo, si Ordisce un finanziamento e, finalmente, si gira. Avevano le idee chiare, ma erano digiuni di regìa. La loro scelta cadde ineluttabilmente su quel tipo con le folgorazioni Paoline, specializzato in opere di lungo respiro, che aveva come manìa quella di utilizzare immensi fondali scuri.
Così è iniziata l’attesa, l’attesa di una società che in quei pastori, in fondo, si riconosce.

Ivan Castrogiovanni

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Davide Fazzio,  21 anni, acese, pluripremiato in diversi in concorsi nazionali ed internazionali.
Laureatosi a 20 anni al conservatorio Arcangelo Corelli di Messina, frequenta attualmente il corso biennale di specialistica presso il Conservatorio V.Bellini di Caltanissetta. Ha partecipato a delle Masterclass di perfezionamento con vari maestri di spessore internazionale tra cui il M°Maurizio Colonna, m°Arturo Tallini e il M°Zuccarini ( direttore del conservatorio di Torino).
Il 3-4 di giugno a Lamezia Terme ha partecipato e vinto il primo premio assoluto della sua categoria in chitarra classica al 37° edizione del concorso A.M.A. Calabria, eseguendo i brani: Francisco Tarrega Capriccio Arabo  e J.S. Bach suite 997 preludio Sarabanda e giga.
Queste notizie fanno profondamente piacere, i nostri giovani che spesso critichiamo per la poca attenzione all’arte ed alla cultura spesso ci stupiscono.
Acireale ha sempre avuto un grande amore per la musica, una volta in ogni buona casa benestante, nobile o borghese, nel salotto campeggiava il pianoforte, ora campeggia il pc e fino a quando se ne fa buon uso vivaddio.
A Davide Fazzio facciamo i migliori auguri di una proficua carriera ricca di soddisfazioni; soddisfazioni che saranno sue e della sua famiglia ma anche di Acireale tutta.

santodimauro dottorziz

Riceviamo con immenso piacere una nota del Vicario Provinciale dei Camilliani Fratel Carlo Mangione.
A seguito di una decisione del Vescovo S.E.R. Mons. Antonino Raspanti il cappellano dell’Ospedale, il Camilliano Padre Giuseppe Iacona, veniva sostituito da Padre Paolo Giurato.
La decisione del Vescovo lasciava perplessi molti Acesi che, legati da un sentimento profondo di affetto e riconoscenza ai Camilliani, accoglievano non bene la scelta.
Il dibattito cittadino non vedeva la partecipazione dei Camilliani che con obbedienza avevano aderito alla decisione vescovile.
Oggi, il buon Fratel Carlo, conosciutissimo e amatissimo in Città, ha tenuto a precisare la posizione Camilliana anche dal blog di Fancity e di questo lo ringrazio.
santodimauro
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“Riguardo l’ avvicendamento dei religiosi camilliani con un sacerdote diocesano dal servizio spirituale-pastorale ai malati, familiari e operatori sanitari , dell’ ospedale Santa Marta e Santa Venera di Acireale, seppur con un po di dispiacere, accolgono con totale obbedienza e disponibilità questa decisione del nostro vescovo.
Ci dispiacciono l’ aggressività di alcuni commenti postati su facebook.
Ringraziamo il Signore per questi 97 anni di fecondo apostolato e siamo certi che lo Spirito di San Camillo continuerà ad animare il nuovo cappellano P. Paolo, i volontari e gli operatori sanitari. ”
Fratel Carlo Mangione Vicario Provinciale dei Camilliani

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Ieri sera, organizzata dall’ Associazione Costarelli, rivisitazione storica della Piazza Duomo e della Dolceria Costarelli attraverso foto e cartoline d’epoca. La relazione dettagliata e puntuale del  Prof. Francesco Calì, segretario dell’ Accademia degli Zelanti e collezionista di cartoline d’epoca acesi, ha fatto rivivere, al numeroso e qualificato pubblico, i fasti della nostra città che ha buon diritto era chiamata “La città degli studi”.