Cultura

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Articolo del dott. Alfio Fichera , apparso sulle colonne de “Il Popolo di Sicilia” del 09 febbraio 1933 anno XII, dove elogia la maestria degli artigiani della cartapesta veri protagonisti della manifestazione.

“…..Festeggiamenti carnevaleschi prepara dunque Acireale anche per quest’anno, che nulla avranno da invidiare a quelli degli anni scorsi, che sono lo sviluppo di un programma che ogni anno è più vario, più ricco, più geniale.

L’artigianato acese dimostra in questa occasione tutte le sue possibilità artistiche. Antica schiatta di lavoratori e di artisti, degni discendenti di quelli che potevano costruir regali da offrire ad imperatori e re, degni figli del glorioso artigianato acese che rese illustre la città nei secoli. 

Carri pazzi e numerosi, come dice  il programma, esasperazione del grottesco. Trionfo dell’artigianato, aggiungo io, ideatore e costruttore, che crea con limitatissimi mezzi delle vere opere d’arte, che non ha bisogno di progetto, ma trova nella sua vena inesausta l’idea geniale, il motivo arguto, la nota gaia.

Artigianato che trasforma la piazza settecentesca in elegante salotto, che dispone le luci in modo che i rilievi risaltino, che i chiaroscuri si accentuino, ed a te sembra entrare in ambiente di sogno ove  il barocco del palazzo di Città è cornice sontuosa e i pinnacoli svelti delle Basiliche anelito verso il cielo sempre azzurro….”

foto in mostra. Carnevale edizione 1932 carro “piatto con salsiccia” classificato al 4° posto

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Il Cav. Raffaele Di Maria nel suo libro di memorie “Acqua passata non macina più” edito dalla “Galatea” nel 1981 descrive la piazza dei Cappuccini agli inizi del 900′ :

La Piazza Cappuccini, nel lato tra la chiesa e l’inizio del viale Regina Margherita, era diversa da come la si vede oggi. Non esisteva nè il campo sportivo Casimiro Carpinati nè il bel piazzale con sedili costruito in tempi recenti. Al loro posto c’era un grande giardino di ortaggi che però, nel tratto verso la strada, non poteva essere coltivato, perchè dal basso muretto di cinta venivano rovesciati ogni tipo di rifiuti che , specie nei periodi in cui il caldo si faceva sentire, ammorbavano l’aria. Oltre alla scuola, il vecchio convento ospitava famiglie poverissime che, come può immaginarsi, quanto a pulizia lasciavano a desiderare. Come si accedeva alla scuola ed alle abitazioni del convento? Per quanti sforzi faccia non riesco a ricordare. Credo che tra l’orto e il convento ci fosse una piazzetta o un vicolo cieco.

Memorie del Cav. Raffaele Di Maria “Acqua passata non macina più” editrice Galatea 1981

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Acireale sta prestando attenzione alla letteratura italiana.
Dopo l’incontro su Pasolini, infatti , stasera è stata la volta di Luigi Pirandello, di cui c’è sempre qualcosa da dire.
Gli ex alunni del Gulli e Pennisi e la neonata associazione Sayamastra stasera hanno presentato scritti poco conosciuti del prestigioso scrittore girgentano, vincitore del Nobel della Letteratura.
Pirandello, l’autore siciliano forse più conosciuto al mondo, soprattutto per il suo teatro, ma anche artista poliedrico, essendo stato romanziere, autore di celebri novelle e poeta.
Pirandello e le sue contraddizioni: siciliano, ma che, forse per una sorta di esilio volontario, sceglie poi come residenza più o meno definitiva Roma, salvo poi chiedere espressamente che le sue ceneri possano essere sepolte nella sua terra, Girgenti, o meglio, quel luogo remoto, detto Caos, che gli diede i natali.
Pirandello che ha messo in scena meglio di chiunque altro le sofferenze dell’animo umano con le sue infinite maschere e le sue follie.
Insomma, una bella serata animata anche dalla lettura dei suoi scritti, tra inediti e celebri che ha denotato come Acireale abbia veramente sete di cultura e di appuntamenti del genere, possibilmente in sale più ampie e con più posti a sedere, visto il buon numero di partecipanti.
Avanti così, caro assessore Coniglio!
(valeriamusmeci e santodimauro)

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Il Cav.  Raffaele Di Maria acese trapiantato nella Venezia – Giulia, prima per servizio militare e poi definitivamente per ragioni di lavoro, nel suo libro di ricordi , “Acqua passata non macina più – Galatea editrice 1981”, descrive il dopoguerra nella zona di Trieste:

“Cessata la guerra ed il successivo periodo di tensione per i confini, con la restituzione di Trieste e la costituzione della zona del territorio libero, i rapporti con la Jugoslavia migliorarono al punto da far dire al maresciallo Tito che il confine Italo – Jugoslavo era tra i più aperti d’Europa. Ed invero, il traffico nell’uno o nell’altro senso è stato inteso a seconda della convenienza o meno nel cambio della moneta e, di tale traffico, città come Trieste e Gorizia ancor oggi ne vivono. Gli salavi immigrati, data la loro attitudine ad apprendere le lingue, parlano benissimo l’italiano. Radio Capodistria trasmette in italiano ed io l’ascolto quasi giornalmente, quando i programmi della nostra rete non mi soddisfano. 

Gli Istriano di nazionalità italiana, che non si sono adattati al regime Jugoslavo (la stragrande maggioranza, se non la quasi totalità), hanno dovuto emigrare o nelle vicinanze di Trieste o in altre città della Penisola. E il nostro governo, uso a cedere solo ai ricatti degli scioperi, non ha avuto fondi fin qui per corrispondere ai nostri sfortunati fratelli, che hanno pagato gli errori di tutti, i modesti indennizzi per i beni abbandonati in Jugoslavia (mi si dice che le pratiche vanno ancora a rilento”.

Udine, aprile  1981

Cav Raffaele Di Maria “Acqua passata non macina più” galatea editrice 1981

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Nell’agosto del 1936 la Sezione della Lega Navale di Acireale dona la bandiera di combattimento al Regio Sommergibile Galatea , battello della Classe “Sirena”. Il dott. Alfio Fichera, puntualmente riporta la cronaca dell’avvenimento.

Nello specchio delle acque che si stende tra Capo San’Anna e Punta della Giumenta, il sottile naviglio che porta il nome della ninfa galatea riceverà domenica mattina, 30 corrente, in dono dalla Sezione della Lega Navale di Acireale, la bandiera di combattimento.

La terra di Aci s’incurva in quel sito ed accoglie nel seno ampio e sicuro l’onda azzurra, e Capo dei Molini, borgo marinaro, leva le sue casette basse dalle larghe arcate barocche, i ruderi dei suoi bastioni e dei suoi fortilizi, e Torre S.Anna veglia con la sua mole quadrata la riva e gli approdi. Altra Galatea oggi viene ed ha svelti fianchi e sottile la figura, ma non reca essa blandizie carenze per il suo amante pastore. Il suo nome è dato oggi ad un naviglio di guerra che vigila le sponde del mare un’altra volta imperiale, e nel suo seno c’e morte e terrore per chiunque osasse minacciare la Patria.

(Popolo di Sicilia 30 agosto 1936)

La Città di Acireale portò fortuna a questo battello, unico della sua classe che superò la guerra.

Il sommergibile di piccola crociera  , classe Sirena , varato nel 1936 entra in servizio nel giugno del 1934 sopravvisse alla guerra , fu radiato a Taranto nel 1948 e successivamente demolito.

Fonte e foto Wikipedia

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Nel 1913, nella città di Acireale, si preparano le elezioni politiche che vedono contrapposti il partito dell’ avv. Grassi Voces e quello del barone Pennisi. Il 07 di settembre viene negato , da parte dell’amministrazione ( Sindaco avv.Scaccianoce ) l’ uso del teatro Bellini per una manifestazione organizzata dal “Circolo interessi Acireale” presieduto dal Cav. Salvatore Badalà Grassi (futuro Sindaco). I manifestanti simpatizzanti Scioani si radunano al teatro “Eldorado” in Piazza Duomo stilando il seguente ordine del giorno.

il seguente documento pubblicato dal Dott. Gaetano Nicastro in Memorie e Rendiconti anno 1987:

Il popolo di Acireale, riunito in solenne comizio nel Teatro Eldorado

Considerato

che la Amministrazione ha ispirato ed ispira l’opera sua ai più evidenti criteri di tornacontismo elettorale e di opportunismo politico;

Ritenuto

che la concessione per la pubblica illuminazione elettrica costituisce un danno gravissimo per la finanza comunale, per tutte le modalità da cui l’appalto fu circoscritto e senza nessuna garenzia a salvaguardia dei più vitali interessi del Comune;

Ritenuto

che l’appalto dei dazi di consumo per un annuo canone irrisorio costituisce un provvedimento disastroso il quale strozza ogni progresso economico del paese e ogni miglioramento finanziario del comune e d’altra parte si risolve in una odiosa vessazione pei contribuenti;

Ritenuto

che la sovrimposta fondiaria di cui si tacque nella lettura del bilancio e che appare votata in seno al bilancio stesso in una seduta straordinaria d’urgenza mentre è l’indice sicuro delle condizioni tristissime in cui versa la finanza comunale in conseguenza dell’opera dilapidatrice della amministrazione al potere, d’altra parte pel modo proditorio con cui fu applicata costituisce un grave insulto alla dignità del consiglio e del paese;

Ritenuto

il completo abbandono in cui versano i pubblici servizi in generale e la riluttanza degli amministratori a porvi riparo e provvedere ai più urgenti bisogni cittadini;

Delibera

Di mantenere viva l’agitazione in paese fino a che non siasi adeguatamente provveduto allo scopo di arginare tanto pubblico danno.

Protestare contro questi vieti sistemi amministrativi interessando la locale autorità tutoria a cui sarà comunicato il presente ordine del giorno.

Comunicare la protesta al Prefetto della Provincia e a S.a E.a il Ministro dell’Interno.

Acireale  7 settembre 1913

il Presidente Avvocato Salvatore Badalà Grassi.

Documentazione del  Dott. Gaetano Nicastro pubblicata su Memorie e Rendiconti anno 1987

foto archivio Michele Alì – Comizio del Barone Giuseppe Pennisi al Teatro Eldorado settembre 1913

La Cattedrale di Acireale stasera ha ospitato il secondo incontro con il dottor Sandro Barbagallo, dopo la Cappella Sistina illustarata in tutti i suoi particolari e la sua storia, stasera è toccato ai Musei Vaticani.

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Presentatore d’eccezione il conduttore Salvo La Rosa, introduce la dotta illustrazione della storia e delle curiosità dei Musei Vaticani.
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Don Roberto Strano, arciprete parroco della Basilica Cattedrale dell’Annunziata, buon amico del dott. Sandro Barbagallo, è riuscito a creare questa linea diretta tra la Cattedrale e i Musei Vaticani, chi ha seguito le due serate, avrà da ora in poi un approccio diverso con quello che è lo scrigno dell’arte nello Stato della Chiesa.
Le iniziative che esaltano l’arte e la cultura sono le benvenute nella Città di Acireale dove gli stimoli culturali che la animavano un tempo sono assopiti.
La Cattedrale era piena, il pubblico ha seguito con interesse e appassionandosi.

Senza dubbio un ottima iniziativa.
(santodimauro)

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Quarant’anni fa, primo commerciale, si presenta in un impeccabile clergy-man, rasatura sempre fresca: il mio professore di lettere al biennio del Commerciale era il famoso Padre Arcifa.
Rispettoso al massimo degli alunni, rigoroso nella didattica, innamorato della letteratura italiana. Sentirgli spiegare i Promessi Sposi con quell’enfasi che gli proveniva dall’ammirazione di Manzoni era una vivere nella Lombardia del 600 condividendo i sentimenti e le emozioni dei protagonisti.
Ci ha fatto apprezzare la letteratura italiana, da Buttitta a Leopardi, ci ha fatto allenare nella scrittura con il diario (tanto disprezzato dagli studenti).
Tanto rigoroso nella letteratura, tanto umano nel dialogo.
Ricordo come se fosse adesso, sono passati 40 anni, quando si commosse parlandoci della madre.

Non sono stato un alunno diligente, ero insofferente, distratto e non ho saputo trarre grandi benefici dalla fortuna di avere avuto un insegnante di tale livello.
I periodi brevi, quelli che uso per scrivere su blog, quelli che sono una peculiarità del mio scrivere, li devo a lui.
Mi invitava a fare periodi brevi, frasi brevi ed efficaci e non perdermi in mille rivoli.

Lo ritrovai come confessore, come guida spirituale, a San Paolo.
Il sabato sera la confessione da Padre Arcifa era un momento di contatto con Dio.
L’austero professore, ora, era un uomo di Dio, la luce di Dio si vedeva nei suoi occhi quando era il ministrante della Sua Misericordia.
Mai confessore mi ha fatto gustare la grazia della Riconciliazione con Dio, la bontà del Padre: lui ci riusciva sempre.

Poi la vita prende i suoi percorsi e ci allontana e ci fa percorrere nuove strade.
Ha scritto libri che non ho letto.
Sono sicuro che siano libri bellissimi, perchè Padre Arcifa era impeccabile nelle stile e nei contenuti.

Ora è al cospetto di Dio.

Arrivederci Padre Arcifa.

(santodimauro)

Ringrazio Don Roberto Strano per la gentile concessione della foto in copertina.

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L’insigne reliquia del “velo” di Sant’Agata viene ospitata nella Matrice di San Filippo d’Agira in Aci San Filippo. Il prof. Donato, nel suo libro dedicato alla Storia della Matrice di tutte le Aci  – anno 1995, annota l’evento:

la fonte è Bollettino Diocesano anno 1993.

“Grande evento e’ del febbraio 1993, allorchè, ricorrendo il terzo centenario del terremoto che sconvolse la Sicilia orientale, nella nostra chiesa è stata solennemente ricordata la processione di ringraziamento a S.Agata da parte degli scampati catanesi e acesi. Il solenne pontificale, che ha visto sull’altare maggiore il velo di Sant’Agata ed i bracci con le reliquie di S. Antonio Abate e di S. Filippo d’Agira, è stato celebrato dai vescovi di Catania, mons Bommarito, e Acireale mons. Malandrino, e dal clero delle due diocesi alla presenza dei sindaci dell’antica terra di Aci: eccezionale momento di ritrovata concordia di animi uniti nelle vicende della storia e più ancora nella fede”.

nel libro è pubblicata una foto che ricorda l’evento:

da sinistra sull’altare maggiore il braccio reliquiario di San Filippo d’Agira, al centro il velo, il braccio reliquiario di Sant’Antonio abate.

dietro l’altare da sinistra Sua Ecc. mons. Guglielmo Giombanco vescovo di Patti (allora segretario vescovile), il prevosto della matrice D. Giuseppe Catalano, Sua.Ecc. mons. Giuseppe Malandrino vescovo emerito di Noto (allora vescovo di Acireale), D.Alessandro Di Stefano prevosto della Matrice (allora vicario parrocchiale).