Arte

La Cattedrale di Acireale stasera ha ospitato il secondo incontro con il dottor Sandro Barbagallo, dopo la Cappella Sistina illustarata in tutti i suoi particolari e la sua storia, stasera è toccato ai Musei Vaticani.

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Presentatore d’eccezione il conduttore Salvo La Rosa, introduce la dotta illustrazione della storia e delle curiosità dei Musei Vaticani.
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Don Roberto Strano, arciprete parroco della Basilica Cattedrale dell’Annunziata, buon amico del dott. Sandro Barbagallo, è riuscito a creare questa linea diretta tra la Cattedrale e i Musei Vaticani, chi ha seguito le due serate, avrà da ora in poi un approccio diverso con quello che è lo scrigno dell’arte nello Stato della Chiesa.
Le iniziative che esaltano l’arte e la cultura sono le benvenute nella Città di Acireale dove gli stimoli culturali che la animavano un tempo sono assopiti.
La Cattedrale era piena, il pubblico ha seguito con interesse e appassionandosi.

Senza dubbio un ottima iniziativa.
(santodimauro)

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Leonardo Benevolo è spirato ieri a 94 anni. Gli dedico l’articolo scritto subito dopo la sua conferenza tenuta nel 1985 nella nostra Acireale, eravamo in centinaia ad ascoltarlo.

Leonardo Benevolo ad Acireale in occasione della conferenza-dibattito organizzata dall’Associazione ingegneri architetti sul tema “Strumenti urbanistici generali e attuativi”: un grande avvenimento. Un prezioso incontro tra una bella città che non sa ma deve decidere sul suo assetto urbanistico e il maggiore esponente dell’architettura italiana, una delle più vivide intelligenze del pensiero architettonico europeo. “Non presumiamo, Lombardi e io, di entrare nel merito delle questioni che riguardano Acireale. Abbiamo del materiale, abbiamo visitato la città, ma spetta a quelli che vivono sul posto, di farlo”, ha esordito Benevolo.
Quindi ha tracciato un profilo delle tendenze urbanistiche in Italia dal ’45 a oggi, sottolineando i caratteri assai formali della disciplina dei poteri dell’Amministrazione delineati con la legge urbanistica del ’42 mentre, di converso, in Inghilterra fin dagli anni ’30 l’Amministrazione è intervenuta negli interessi fondiari.
Negli anni ’40-‘50 si è avuto uno sviluppo insospettato della città italiana e i PRG hanno solo sancito dei fatti compiuti. Negli anni ’60 si è cercato di anticipare lo sviluppo prevedendo un accrescimento illimitato. Negli anni ’70 un ripensamento, che ha inizio a Bologna, ha ristretto le previsioni di fabbricabilità. È venuto così fuori il problema dei centri storici su cui intervenire non solo per la tutela ma anche con fini analoghi all’intervento nella periferia, urbanizzata con l’edilizia economica e popolare. Questo “anticipo” italiano – limitato però a zone dell’Emilia e della Lombardia- è stato riconosciuto valido per l’Europa e per città ispano-americane e musulmane.
Negli anni ’80 quando il quadro demografico è stabile, lo sviluppo edilizio si prevede che si arresti, in uno con l’arresto della crescita industriale. Anche l’industria ha così ceduto grandi aree caoticamente distribuite sul territorio,mentre il terziario che cresce presuppone un’organizzazione del territorio stesso. Entrando nel merito dei valori fondiari, Benevolo ha detto che non si può pretendere di applicare espropri irrisori ai valori agricoli: infatti, laddove l’amministrazione pubblica è più avanzata (Olanda) l’acquisto ha canoni tradizionali. Comprare le aree e costruirci i servizi e poi cederle ai privati caricate di queste spese è un’attività in pareggio. Benevolo ha portato gli esempi di Brescia e Modena (amministrate rispettivamente dalla Dc e dal Pci) dove ciò, grazie alla stabilità politica, si è potuto realizzare.
Ciò che resta da risolvere nei problemi di conversione e riurbanizzazione che oggi si pongono in Italia è l’organizzazione degli Enti locali. Catania e Roma hanno in questo senso problemi simili poichè la loro gestione accentrata impedisce il decentramento, la “molteplicità” degli interventi. Si potrebbe a tal punto
– e la Sicilia lo permette col vantaggio dell’”autonomia speciale”- fare esperimenti per accentuare la combinazione tra “unitario” e decentrato.
Ciò, a livello superiore.Per quanto concerne le amministrazioni locali, tenendo conto che per ribaltare lo stato di fatto occorrono circa 15 anni, è necessario l’accordo tra le forze politiche che porti all’unità preliminare già nel seno delle commissioni urbanistiche, ricordando sempre che il PRG è una “piccola Costituzione” che deve essere rispettata.
L’Amministrazione deve anche essere attrezzata tecnicamente. Benevolo ha ricordato che in una città tedesca più piccola di Acireale, da lui recentemente visitata, l’ufficio tecnico era composto di cento persone. Occorre costituire gruppi misti di funzionari e professionisti locali avendo ben chiaro che l’urbanistica fa parte della vita amministrativa e deve avere carattere di permanenza, non risolvibile con interventi episodici di progettisti esterni.
Bisogna fare –ha infine ricordato Benevolo – distinzione tra i piani generali e gli strumenti attuativi. Il PRG è di natura disciplinare, fissa le “regole del gioco”, mentregli strumenti particolareggiati (la cui durata dovrebbe essere ridotta dagli attuali 10 a 5 anni) devono essere fatti a queste condizioni: 1) quando l’mministrazione ha i soldi; 2)quando gli operatori privati hanno un programma specifico di lavoro.

IVAN CASTROGIOVANNI
(pubblicato su La Sicilia del 29 marzo 1985)

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Venerando Gangi oltre ad essere un valente poeta e favolista fu pure uno scultore, il padre era un artigiano vasaio. Nella nostra Pinacoteca Zelantea sono esposte alcune sue opere giunte sino a noi, tra cui un suo autoritratto. Nel basamento si puo ancora leggere in 4  targhette bronzee  “Eseguito dal medesimo Venerando Gangi”  , ” Di questo busto parla il Ragonisi nella sua prefazione al Gangi” , ” Venne questo busto busto conservato da Paolo Leonardi, donato all’Accademia nel 1886″ e infine ” Lo Illustrissimo favolista nacque in Acireale il 1748 , vi morì il 1816″. Il prof. Matteo Donato nel suo catalogo della Pinacoteca Zelantea descrive l’opera come “Un piccolo busto policromo, che in epoca successiva è stato utilizzato nel bozzetto per un monumento al favolista.

“La Pinacoteca Zelantea di Acireale” prof. Matteo Donato

 

Giuseppe Ragonisi fu il primo editore ed estimatore delle favole del Can. Venerando Gangi, nel 1816.

Dalla prefazione de’ Le favole di Venerando Gangi a cura dei “Quaderni di Zetesis” del Liceo Gulli e Pennisi

 

 

Il 26 giugno del 1988 cessava di vivere l’artista pittore Martino Pennisi di Floristella figlio del Cav. Giuseppe Pennisi Statella già podestà della città.

Vi proponiamo un breve profilo dell’artista, gentilmente reso disponibile dalla Fam. Pennisi di Floristella.

“Papà sei pazzo? Hai fatto i papaveri che volano?” così gli aveva detto uno dei suoi figli, bambino vedendo i suoi papaveri e così gli scriveva Maria Luisa Spaziani “ sono stata subito colpita dai suoi papaveri, dalla loro leggerezza di seta giapponese più sognata che toccata con le dita… e la sua discrezione nel mostrarmi altri aspetti della sua pittura mi ha lasciata con l’impressione che lei fosse una creatura ricca di vibrazioni fra un’alba e una luna”….Interprete d’eccezione della tecnica dell’acquarello non soltanto per la perizia con la quale, senza traccia di disegno sottostante, ma giocando esclusivamente col pennello,  sapeva figurare su grandi fogli le proprie calibratissime composizioni, ma anche per il raffinato gusto pittorico con cui sono eseguite tutte le sue opere che sono state esposte ad Acireale, Firenze, Palermo,  Reggio Calabria, Roma, Taormina, Torino, Milano e che si trovano in varie collezioni private tra cui quella del Maestro Ennio Morricone. Un acutissimo interprete del paesaggio siciliano , – una Sicilia conosciuta in diversi momenti della sua vita e revocata in una proustiana ricerca del tempo perduto –  che sapeva cogliere con un processo di sintesi portato quasi alle soglie dell’esasperazione ma bloccato nel momento esatto e realizzato approfondendo, attraverso l’imposizione a se stesso  di un rigore selettivo severissimo, un postulato che si intravvedeva già nelle sue prime opere.I suoi acquarelli, diceva Piero Cimatti, sono miraggi, esaltazioni paniche  il sogno di una Sicilia incantata, forse tracce di una  infanzia posseduta dalla passione della luce. Sgorgano dalla luce vibrando, l’ora e il luogo da cui sono generati scompaiono in un fulgore di miracolo religioso  per lasciare posto solo alla traccia essenziale della visione. Ha aggiunto qualcosa alla tanto varia iconografia siciliana e lo ha aggiunto togliendo, essenzializzando, rarefacendo fin quasi allo spegnimento del colore …ha aggiunto l’abisso bianco, una sorta di solarità lunare o lunarità solare che avvince come un viaggio di fantasia in una terra di pura fantasia.  Il tratto coraggioso di poche pennellate essenziali sul bianco immacolato della carta diventano ben presto la caratteristica della sua pittura. Gli bastava un segno, un’appena accennata stria di colore, una lieve campitura per evocare volumi, cieli, marine, aerei promontori, scogliere e soprattutto paesaggi del ricordo e del sogno, dove nulla è realisticamente disegnato, ma c’è tutto.  Sapeva anche però abbandonarsi al piacere di stesure minuziose, analitiche, dove ogni particolare è accuratamente dipinto, specialmente il gioco delle ombre e delle luci, le geometrie delle tegole sui tetti, il mattonato di un cortile o di un muro, le imposte delle finestre , ma non perciò la sua pittura perde lievità, essenzialità, eleganza.

Il suo carattere precipuo resta sempre la gentilezza, la soavità, la delicatezza di un cromatismo lirico che rende tutto dolce, pulito e bello, che fa della realtà, un mondo di sogno amabilissimo e armonioso.

Aveva anche un inaspettato senso umoristico e satirico nascosto che viene fuori dai suoi disegni, dai suoi schizzi,  dalle sue caricature e quando si divertiva a raffigurare le differenti realtà siciliane e non , con  l’ironia graffiante delle sue dolenti accuse antimafiose .

 

Di lui hanno scritto:  Anna Bella, Santi Bonaccorsi, Toni Bonavita, Adele Menzio, Giorgio Borio, Pietro Cimatti, Franco Cortegiani, Mario Grasso,Maria Luisa Spaziani, Vito Librando, Carmen Martinelli, Laura Miceli, Enzo Mingiardi, Casimiro Nicolosi, Antonio Oberti, Giancarlo Pandini, Nello Pennisi, Rosario Pavone, Enrica Witch. Da alcuni di loro sono tratte queste righe.

Per le foto e l’articolo ringraziamo il figlio dell’artista il dott. Antonio Pennisi, Giustina Pennisi e L’ing. Agostino Pennisi per la consueta disponibilità

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Nato nel 1863 ad Acireale e morto a Catania nel 1948, all’età di 85 anni, fu allievo del Maestro-pittore napoletano Morelli . Scrive Frazzetto : ” Sciuti influenza non pochi pittori dell’ambiente etneo : ad esempio un altro morelliano, l’acese F. Mancini Ardizzone, ne riecheggia i modi nelle allegorie e nei lavori d’argomento sacro ” Scrive Matteo Donato su ” La Pinacoteca Zelantea di Acireale ” : “Dopo una prima educazione in patria presso il Bonaccorsi ,F. Mancini frequentò,a spese del Comune, l’Accademia di Belle Arti di Napoli ; ivi si formò sotto l’influsso di Morelli,Irolli ed Esposito ……In Acireale, tra le opere di maggior impegno ricordiamo gli affreschi della cupola e del transetto della Chiesa di San Sebastiano,i quattro riquadri per i tamburo della cupola della Cattedrale,ove affrescò pure le prime quattro lunette degli intercolumnii della navata centrale.Vanno ricordate altresì le seguenti pali d’altare : la Sacra Famiglia nella Chiesa dell’ Oratorio dei Filippini , il San Giovanni Battista nella omonima Chiesa di Acireale e la S. Lucia nella Chiesa Madre di Piedimonte Etneo . Ma dove meglio si rivela la sensibilità del Mancini è nelle piccole tele,allorchè ritrae la propria famiglia,gli amici a lui cari,le marine ed il paesaggio siciliano……. La vecchiaia nulla tolse alla operosità quotidiana di questo artista che rifuggì sempre da ogni forma di esibizionismo e che,lungi dalle contese,trovò nel lavoro il suo pieno appagamento ” .

dalla pagina galleriaroma.it

Foto autoritratto del pittore – Pinacoteca Zelantea Acireale

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Nato in Acireale nel 1789 è morto nel 1853, figlio del pittore Giuseppe Grasso detto Naso , allievo di Paolo Vasta, viene ricordato, soprattutto, per una nuova tecnica di affresco su tela e su tavola, famosa e la Madonna e S. Francesco dell‘abside della Madonna degli Angeli di Acireale del 1816  e autore di 58 tavole doppie, disegnate ad acquerello, raffiguranti piante e fiori tipici della sicilia, pubblicate nel 1811 nell‘“Acis Hortus Regius” e commissionate dal chimico ed intellettuale acese Giuseppe Riggio. Nella Pinacoteca Zelantea si conservano sue due opere che raffigurano le vedute di Acireale.

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La chiesa venne interamente riedificata dopo i danni del terremoto del 1783, sul progetto attuale. Il prospetto, in stile neoclassico, con pronao delimitato da un artistica recinzione in ferro battuto e timpano a forma triangolare, fu commissionato, dai cappellani di San Michele, all’architetto Stefano Ittar;  ultimata l’elaborazione dei relativi progetti, i lavori ebbero inizio nel 1791. Nei progetti, tuttavia, non era compresa la realizzazione dell’attuale torre campanaria. Le statue che raffigurano i tre Santi Arcangeli , Gabriele, Michele e Raffaele, ed adornano la parte superiore del frontespizio della chiesa sono dovute alla progettazione del pittore Michele Vecchio (nativo del quartiere) ed alla successiva esecuzione dello scultore siciliano Giuseppe Orlando. I lavori si conclusero agli inizi dell’800. La cupola è priva della parte sommitale: il lanternino, infatti è crollato, in seguito al violento terremoto del 1818.

La Chiesa Parrocchiale di “San Michele Arcangelo” di Nando Costarelli anno 2005

foto pagina Michelè Alì