Chiesa

Riceviamo con immenso piacere una nota del Vicario Provinciale dei Camilliani Fratel Carlo Mangione.
A seguito di una decisione del Vescovo S.E.R. Mons. Antonino Raspanti il cappellano dell’Ospedale, il Camilliano Padre Giuseppe Iacona, veniva sostituito da Padre Paolo Giurato.
La decisione del Vescovo lasciava perplessi molti Acesi che, legati da un sentimento profondo di affetto e riconoscenza ai Camilliani, accoglievano non bene la scelta.
Il dibattito cittadino non vedeva la partecipazione dei Camilliani che con obbedienza avevano aderito alla decisione vescovile.
Oggi, il buon Fratel Carlo, conosciutissimo e amatissimo in Città, ha tenuto a precisare la posizione Camilliana anche dal blog di Fancity e di questo lo ringrazio.
santodimauro
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“Riguardo l’ avvicendamento dei religiosi camilliani con un sacerdote diocesano dal servizio spirituale-pastorale ai malati, familiari e operatori sanitari , dell’ ospedale Santa Marta e Santa Venera di Acireale, seppur con un po di dispiacere, accolgono con totale obbedienza e disponibilità questa decisione del nostro vescovo.
Ci dispiacciono l’ aggressività di alcuni commenti postati su facebook.
Ringraziamo il Signore per questi 97 anni di fecondo apostolato e siamo certi che lo Spirito di San Camillo continuerà ad animare il nuovo cappellano P. Paolo, i volontari e gli operatori sanitari. ”
Fratel Carlo Mangione Vicario Provinciale dei Camilliani

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Tutti i nomi della Pace è una iniziativa dell’ associazione città domani in collaborazione con la Parrocchia di San Michele che segna l’ inizio dei festeggiamenti 2017 per la Madonna della Pace della quale apprezziamo il monumento nella omonima piazza nel quartiere di san Martino ad Acireale. Sarà una serata in cui vogliamo lanciare il messaggio della Pace attraverso la condivisione della musica, del canto, della Poesia grazie ai tanti artisti partecipanti e nell’ ambito della serata sarà assegnato il premio per il primo concorso ” Invochiamo la Madonna della Pace” aperto ai bambini della catechiesi con l’ esposizione degli elaborati inerenti il tema della Pace, da parte degli stessi davanti un’ apposita giuria. Vi sara spazio anche per la fiera gastronomica e tante sorprese per iniziare una festa tanto voluta dalla comunità e dal quartiere e che culminerà con la messa in piazza di giorno 31 alla presenza del simulacro della Madonna della Pace che rientrerà in chiesa attraverso la processione con fiaccolata per la pace nel mondo

La tradizione non si comprende come una continuazione di usanze, costumi, modi ed insegnamenti ma come trasmissione di vivo vissuto.
(Bartolomeo, Patriarca di Costantinopoli)

Ieri sera si è tenuta nell’aula magna una conferenza organizzata dall’associazione culturale Liceo Scientifico Archimede presieduta da Mario Pavone: ha introdotto il il presidente Michele Russo.

Antonio Trovato, scrittore, giornalista ed ex alunno del Liceo ha posto una domanda alla Città, alla Acireale detta delle Cento Campane: Che futuro hanno le tradizioni?
Tutto il bagaglio storico-culturale legato alle feste religiose che nei secoli si son celebrate nella Città andrà irrimediabilmente perso?

Aquilia (o Aci Aquilia, l’attuale Acireale) nasce con grandi ambizioni, alla intraprendenza commerciale dei cittadini si affianca anche la straordinaria religiosità.
La vita quotidiana, gli eventi, i commerci ed il lavoro venivano sempre affidati alla protezione di Santi che poi ricevevano il ringraziamento con la festa.
La festa anticamente, afferma Antonio Trovato, era uno dei pochi momenti di aggregazione.
Il giorno della festa si annunciavano il fidanzamento o la data delle nozze, un acquisto o una scelta importanti:
La festa o la messa domenicale era l’occasione per potere incontrare ed incrociare gli sguardi con la persona amata.
E Aquilia diventa davvero importante, dopo la sua rapida crescita che la fece diventare il primo di tutti i casali di Aci, quando riesce a portare al Piano dell’Annunziata la Fiera Franca e la Festa di Santa Venera.

Tanti sono i Santi che ad Acireale si festeggiavano:
Sant’Espedito protettore dei Commerci
San Francesco di Paola della gente di mare
Sant’Antonio Abate degli agricoltori

Santa Venera era considerata protettrice da tutti i malanni
Maria SS. del Rosario, San Sebastiano e San Rocco dalla peste
Sant’Apollonia per i denti, San Liborio per i reni, San Biagio per la gola e San Cristoforo per la morte improvvisa.
Aquilia doveva la sua prosperità in gran parte alla seta, ed ecco la devozione a San Felice di Cantalice.
Ne citiamo alcuni, per approfondire c’è un libro di Antonio Trovato che è ampiamente esaustivo sull’argomento.

Ad Acireale si contavano circa cento feste, considerando tridui, ottave possiamo dire che era sempre festa.
Ciò testimonia oltre la grande religiosità, l’opulenza e il senso di appartenenza di un popolo.

Il XX secolo e questo inizio di XXI hanno segnato un lento ed inesorabile declino.

Le maggior parte delle feste sono pressochè svanite o del tutto o resta qualche cerimonia ecclesiastica o una festa in tono minore.
Solo la tradizionale processione del Venerdi Santo e la festa di San Sebastiano sembrano non avere subito alcun calo evidente ed ancora mantengono l’affollamento e la devozione di un tempo.

Sulla festa di Santa Venera è stato invitato ad intervenire Fabio Grippaldi che regge da anni la Deputazione della Reale Cappella di Santa Venera, a lui, a don Roberto Strano, al compianto Giovanni Coco e a Luciano Scalia dobbiamo il tentativo di rilancio della Festa.
Anche Nino Leotta ha ricordato le cerimonie tradizionali in Cattedrale per la Santa Patrona e gli allestimenti (le 14 messe nei 14 altari).

La festa di Santa Venera, durante la quale in passato si svolgeva la Fiera Franca,  nei secoli ha testimoniato l’intima unione tra Santa Venera ed Acireale.
La storia della Città di Acireale non può prescindere da Santa Venera o Parasceve (secondo i bizantini) a cui è indissolubilmente legata.

Cosa sarà nel futuro, si riscopriranno le vecchie feste anche come esperienza culturale o cadranno definitivamente nell’oblio?
Sopravviveranno quelle poche Confraternite che sono rimaste?
La Pia Unione delle Guardie al Santo Sepolcro è ancora in buona salute e viene sempre rinvigorita da giovani leve.

Acireale riscoprirà le sue devozioni e le sue tradizioni o continuerà a sprofondare nell’apatia e nell’oblio?
La serata è stata conclusa dal poeta Nicola Raciti con la famosa poesia: Sammastianu Capitanu.

santodimauro
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In Cattedrale ultimo giorno della presenza delle reliquie di Santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes a cui apparì l’Immacolata Concezione tra il gennaio ed il luglio del 1858.
Ora Lourdes è diventata una importantissima meta di pellegrinaggi, all’acqua della fonte scavata dalla veggente è ritenuta taumaturgica.
La Chiesa ha riconosciuto la sovrannaturalità degli eventi di Lourdes così come gli analoghi in Portogallo a Fatima.
Oggi il popolo Cattolico e la Chiesa Cattolica sono dibattuti sulla veridicità dei fenomeni di Medjugorje.
Bernadette la veggente di Lourdes e Lucia di Fatima si ritirarono dal mondo chiudendosi in convento.
A Medjugorje dopo decenni di apparizioni e di messaggi (che sanno di ovvietà) i veggenti si sono dati al business nelle pause tra le apparizioni mistiche.
Il Vangelo di domenica scorsa recitava: “ beati quelli che non hanno visto e hanno creduto“.
Io credo e credo che la Chiesa debba essere estremamente prudente nell’affrontare la questione Medjugorje.
Io ammiro l’esempio di Bernadette e di Lucia che hanno servito Dio.
Io sono perplesso sui veggenti Bosniaci che pare servano anche mammona.
Non sono io che devo giudicare sui fatti ma chi sarà preposto dalla Chiesa ,  per la mia opinione personale,so che devo giudicare dai frutti.

Mt 7, 15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Santa Bernadette prega per Acireale e per la Santa Chiesa.

santodimauro
dottorziz

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Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio.
(Libro di Tobia 5,4)

Non ero mai entrato nella Chiesa dell’Arcangelo Raffaele.
A 54 anni, io morboso innamorato della mia Città ho visto una chiesa speciale, con tanto in poco spazio. Non è grande ma è ricca, di storia, di arte e di sacralità.
Padre Barbarino rettore con don Alfio co-rettore hanno fatto si che questa chiesa di proprietà dell’IPAB riprendesse a vivere.
Oggi, pur necessitando di interventi, è funzionante oltre ai riti Cattolici Latini, viene celebrata la messa per gli egiziani di rito Copto.

La presenza dell’Assessore Antonio Coniglio e di Sua Eccellenza il Vescovo Antonino Raspanti (un sodalizio che sembra prometta bene) ha dato il punto di vista sul futuro dei beni della Chiesa e quei beni che pur essendo ecclesiastici non sono di proprietà della Chiesa.

Sua Eccellenza ha poi spiegato il Libro di Tobia, con cenni storici, con quanto vi è contenuto e dell’insegnamento biblico.

Tema della serata sono stati i quattro quadri che narrano le vicende di Tobia negli episodi salienti del Libro.
I Proff. Alfonso Sciacca e Santo Castorina hanno fatto scoprire Matteo Desiderato, pittore, saccense di nascita, andato a bottega a Roma e poi venuto a Catania a realizzare opere di particolare pregio nella Città, ad Acireale, Aci Trezza, Aci Castello.
(santodimauro)
( P.s. Ringrazio per la collaborazione Agata Torrisi)

Venerdì 31, ore 17:30, presso la chiesa di Santa Maria dell’Odigitria, parliamo della iconografia nell’arte acese con Alfonso Sciacca.
Visto il rinvio dell’incontro con Achille Bonito Oliva di venerdì, il quale non potrà essere presente ad Acireale per sopravvenute ragioni personali, l’incontro sull’iconografia nell’arte acese, tenuto da Alfonso Sciacca, viene anticipato a venerdì 31, ore 17:30, presso la chiesa di Santa Maria dell’Odigitria .
tobia-1la partenza di Tobia

tobia-2episodio del pesce

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l’Arcangelo Raffaele caccia il demone Asmodeo

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la guarigione del padre cieco

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Interessante conferenza dal titolo “Un Vescovo nella bufera. Le elezioni politiche del 1913 ad Acireale” all’Oratorio dei PP. Filippini ieri sera.
Don Giovanni Mammino, Arciprete Parroco e docente di Storia della Chiesa e il Prof. Alfonso Sciacca già Preside del Liceo Classico Gulli e Pennisi, hanno rievocato un periodo estremamente “caldo” della storia Acese.
Le elezioni politiche del 1913 che contrapponevano Giuseppe Grassi Voces a Giuseppe Pennisi di Santa Margherita, in pieno periodo del “non expedit” papale, videro contrapporsi in due gruppi i cittadini acesi e dei comuni viciniori, in questo bailamme anche il potente clero Acese si spaccò in due.
Il Vescovo Giovanni Battista Arista che malgrado le proprie simpatie personali rimase schiacciato dalle opinioni ostili delle due fazioni, se da un lato gli scioani del Barone Santa Margherita gli rimproveravano di non essersi schierato al loro candidato più ligio ai dettami di Santa Romana Chiesa, dall’altro i baiocchi, sostenitori del Grassi Voces gli rimproveravano l’opposto. A pochi giorni dalle elezioni, l’esonero dal non expedit per il Santa Margherita avallò e ne confermò la schiacciante vittoria.
Sarà presto pubblicato un libro postumo di Pietro Pappalardo,  cameriere personale di Mons. Arista, con la biografia del secondo Vescovo di Acireale.

Non sono stato all’altezza dei due eccelsi oratori di ieri sera: personalmente ho finalmente capito fino in fondo questo capitolo di storia Acese che mi aveva sempre incuriosito ed avevo conosciuto in modo frammentario ed incompleto.

Restiamo in attesa della pubblicazione del volume: “Cenni Biografici di Mons. G.B. Arista d.O II Vescovo di Acireale”

(santodimauro)

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Dopo il trionfo del Congresso Eucaristico del giugno 1913, mons. Arista suo malgrado fu trascinato in una feroce polemica politica, causata dal sospensione dell “expedit” a favore del barone Giuseppe Pennisi nelle elezioni politiche dell’autunno 1913. Il presule, dopo un periodo di silenzio, scriveva una lettera pastorale al popolo acese.

Lettera pastorale di S.E. Rev.ma Mons. D. Giovanni Battista Arista Vescovo di Acireale per la Quaresima del 1914. Acireale, Tip. Orario delle ferrovie, 1914.

Ed ora, discendiamo dalle serene altezze ove i ricordi del Congresso ci hanno trasportato; e, pur restando ai piedi del Tabernacolo, rivolgiamo la nostra attenzione sull’altro avvenimento che commosse tanto la nostra città e diocesi, le elezioni politiche.

Mai come questa volta, a mia memoria, si era assistito nella nostra città ad una lotta così accanita tra due partiti avversi. Le avvisaglie cominciate da tempo andaron crescendo sempre più all’avvicinarsi delle elezioni; ed Acireale, tanto distinta per la sua moderazione, si vide trasformata in un vero campo di battaglia.

Io rifuggo da ogni apprezzamento, di partiti e più da ogni apprezzamento di persone; son ben’ altre le considerazioni che voglio proporvi.

Però, è necessario che io faccia alcuni rilievi, per quanto il farlo mi rinnovi amarezza nell’anima.

Voi sapete, come per le elezioni politiche in Italia vige una legge precisa data ai cattolici dalla S.Sede, per la quale il partecipare alle urne “non expedit”; formula che , secondo una dichiarazione autentica , contiene un vero divieto.

Questa legge, o questo divieto lega le coscienze; ed è vana cosa il cercar sotterfugi o ripieghi per credere altrimenti. La S.Sede, e la S.Sede soltanto, per ragioni altissime, che non e’ dato a noi scrutare e tanto meno discutere o censurare, può sospendere o modificare tale legge.

Orbene, è un fatto doloroso che l’ardore della lotta politica turbò talmente l’animo di tanti, che pur si riconoscono buoni cattolici, da far loro dimenticare questa legge; e furon molti e molti quelli che impigliati nella lotta, la disprezzarono.

Questo fatto sarebbe stato grave da per sè; ma si rese ancora più grave allora quando dall’Unione Elettorale Cattolica Nazionale, che è organo autentico della S.Sede, venne la designazione del candidato che si proponeva ai cattolici, con che, implicitamente, veniva loro a sospendersi il divieto di poter lavorare in favore di quel candidato, e quando poi venne la sospensione effettiva del non expedit, con che i cattolici si licenziarono alle urne, esclusivamente in favore del candidato proposto.

Non ho bisogno di ricordare quel che avvenne in quei giorni. La passione dell’animo dei dirigenti in lotta si trasfuse in quello delle masse popolari; e Acireale fu come invasa dallo spirito di parte, che , rompendo ogni misura, fece perdere anche a gente giudicata seria, ogni equilibrio nel pensare, nel dire, nel declamare, nello scrivere. E in quei giorni, sì che mi tornarono in mente quelle parole che tante volte mi ripeteva nei giorni del Congresso l’amabilissimo Mons. Arcivescovo Bignami: “attento Monsignore, che il demonio vorrà vendicarsi del trionfo che Acireale ha saputo preparare a Gesù Cristo Eucaristia; se l’aspetti qualche grosso guaio; ma quando sarà venuto, ne riconosca l’autore”.

E il guaio grosso che preparava il demonio contro Acireale e il suo Vescovo, come sfogo di sua vendetta pel Congresso Eucaristico, io l’ho riconosciuto in questo inferno suscitatosi in mezzo a noi in occasione delle ultime elezioni.

Chi avrebbe più riconosciuto il popolo devoto acclamante a Gesù in quelle moltitudini tulmultuanti col grido di viva o di abbasso, diretto a questo e a quel candidato contendente?

O il buon popolo mio! Io l’amo tanto, e conosco quanto grande sia la bontà del suo animo, quanto profonda la sua religiosità, quanto vero il suo rispetto pei sacerdoti, pel Vescovo, per la S.Sede, pel Papa.

Eppure, debbo io ricordarlo?…NO. no, che tutto ho già dimenticato; e a me, anche ora, anzi, ora precisamente, piace proclamare ad alta voce che il mio popolo bisogna giudicarlo non dalle giornate di elezione, ma sì dalle giornate eucaristiche del Congresso.

E’ così, lasciate che dica tutto il mio pensiero, che sento risponde a verità. E il mio pensiero è questo: le agitazioni del popolo, gli eccessi dei capi che guidarono il popolo, e l’opera di coloro, che , o mascheratamente, o apertamente, seminarono con parole o stampe idee storte e sovversive nel popolo ( e sono costoro i veri responsabili!) dimostrano come sia penetrato anche fra noi quello spirito di insubordinazione e d’indipendenza che tenta scuotere la soggezione dovuta alle legittime autorità, nel che sta  risposta la nota dominante di quel modernismo condannato solennemente dal Papa

Sì, è penetrato fra noi!

Che direste voi di parole come queste, dette a me nei giorni turbinosi delle elezioni: ” che vuole, Monsignore; i tempi camminano, e camminano tutti… è legge cui sarebbe vano contrastare; anche il clero cammina coi tempi”.

Quali parole, mio Dio! Quasi che il progredire dei tempi abbia possa di cambiare la natura delle cose, o di mutare l’essenza delle virtù, o di scuotere le basi della gerarchia, o di rovesciare i diritti dell’autorità, e di quale autorità!… della Chiesa di Gesù Cristo.

E questo si chiama camminare coi tempi! Dunque non sarebbero ribelli coloro che volessero camminar così da trascinar dietro di sè e Vescovi e Papa, mal soffrendo che Papa e Vescovi pretendano ancora, mentre i tempi camminano, obbedienza e rispetto?

L’autorità della Chiesa!

Lasciate, lasciate che dai piedi del Tabernacolo ve la dica una parola, chiara e forte, come ha dovere il dirla un Vescovo, custode della verità. Chi è cattolico, apostolico, romano, non verbo neque lingua ma opere et veritate, riconoscere nell’autorità della Chiesa, Gesù Cristo medesimo, e come a Gesù Cristo obbedisce.

La Chiesa! Ma sarà forse un nome vano o di cosa astratta, cui non corrisponde persona viva che abbia voce da far sentire i suoi ordini? Ma è la Chiesa che parla quando parla il Papa, che della Chiesa è il capo venerato.

E parla il Papa, quando parlano gli organi ufficiali da Lui costituiti e preposti alla direzione di questo o di quel ramo di azione nella Chiesa Cattolica.

Chi ha dato a noi il diritto di misurare fin dove giunga l’autorità del Papa per limitare l’obbedienza che da noi gli è dovuta? Chi ha dato a noi il diritto di limitare al Papa la facoltà di costituire direzioni e presidenze, dicasteri e congregazioni nel regime così complesso e vario della chiesa cattolica? E che,? Forse possiamo noi dire al Papa: “Santo Padre, parlateci Voi quando volete da noi obbedienza; ma non ci parli alcuno in vostro nome, quand’anche l’aveste Voi rivestito di autorità”?  Ma non sapete che si mostra più devoto al Principe chi rispetta l’ultimo dei suoi vassalli e chi segue gli ordini da costui emanati in nome del Principe, anzichè quell’altro che non si piega  nè obbedisce, se non è il Principe in persona che direttamente gli dà i suoi ordini? Ma questa è cosa ovvia. anche nel regime di famiglia è così, I padri e le madri pretendono che i figli obbediscano anche ai servi quando ai servi lasciano ordini che riguardano i figli. Guai se dovesse essere altrimenti. La ribellione, il disordine, la disorganizzazione sarebbero inevitabili, E credete che possa concepirsi vera obbedienza al Papa, quando si dovesse ammettere la discussione sugli ordini che le autorità costituite dal Papa danno in nome del Papa?

Sentite: in una udienza particolare accordatami, il S.Padre mi domandò se il clero e il popolo della mia diocesi portassero rispetto e prestassero obbedienza al proprio Vescovo; e subito soggiunse: ” a me preme sapere questo perchè questo è l’indice più sicuro per conoscere se portano rispetto e prestano obbedienza al Papa. Il Papa sta tanto lontano…ed è facile dire: noi rispettiamo il Papa”.

Così è, fratelli e figliuoli amatissimi; chi ama il Papa e al Papa presta obbedienza, riconosce il Papa, vuol dire l’autorità. Chi ama il Papa e al Papa presta obbedienza, non discute, nè tanto meno sottilizza, né tanto meno snatura gli ordini che dal Papa promanano. E l’obbedire a tali ordini antepone ad ogni interesse, ad ogni umano riguardo; poichè sopra gli interessi ed i riguardi umani c’è la coscienza che grida: chi è col Papa è con Dio.

Si lascino per carità, le recriminazioni e le accusa…quel volere ascrivere a raggiri indegni gli ordini della suprema autorità… quel voler mettere in evidenza la inopportunità degli ordini da essa emanati…e, lasciatemelo dire, quello screditare le altre autorità, forse pure quella del Vescovo, declamando che noi si vuol prestare rispetto all’autorità della S.Sede e del papa; ma che ne discutiamo e ne disprezziamo gli ordini, solo perchè li giudichiamo provocati da falsi informazioni.

No, no fratelli amatissimi, non è questo il rispetto che si  deve alle autorità. Ricordatevi; il S. Padre misura il rispetto e l’obbedienza che si porta al Papa dal rispetto e l’obbedienza che si porta al Vescovo, e così ad ogni altra autorità legittimamente costituita.

Non credo che pensiate che io voglia con ciò difendere la mia persona. So quel che valgo! Sono assai povero ed assai indegno del carattere episcopale che mi riveste e dall’altissimo ministero che mi è stato confidato. Ma son Vescovo! E se disprezzare in me il Vescovo sarebbe , senza meno, empietà.

Padre nostro è il Papa, e padre tenerissimo che vive di preoccupazioni e di pianto per guidarci a salvezza e per custodirci dai nemici – quanti nemici! –  che l’errore e col vizio tentano di trascinarci dall’ovile di Gesù Cristo.

E noi figli del Papa che ne ascoltiamo la voce e in ogni occasione gli protestiamo obbedienza e rispetto, ci lascerem trascinare dalla foga dei partiti per amareggiargli il cuore e spremergli dagli occhi nuove lacrime, dandovi nuovi dolori? Ma non sappiamo noi che per letiziare la Chiesa, nostra madre, bisogna obbedire al Papa, che è nostro padre: qui oboedit patrem, refrigerabit m<atrem. (Eccl, III. 7)?

Fratelli e figliuoli amatissimi, se vi ho parlato delle elezioni politiche, dopo di avervi parlato del Congresso Eucaristico, in questa mia lettera pastorale, non l’ho fatto senza riflessione. Egli è per dirvi: Gesù Cristo come è fondamento della nostra fede, così ha da esserlo la nostra vita. Chi vive di fede, e questa fede alimenta con l’Ostia di Gesù, non dimentica alcuno dei suoi doveri, anche nelle contingenze più difficili della vita privata e della pubblica.

E noi li abbiam forse dimenticato! Ebbene ritempriamola la nostra fede ai piedi di Gesù, e ricordiamoci che se il giusto vive di fede, ciò vuol dire che la vita del giusto deve essere e deve rivelarsi sempre ispirata e sostenuta dalla fede dalla fede medesima, deve essere e deve rivelarsi sempre ispirata e sostenuta dalla fede medesima.

Giovanni Battista Arista Vescovo +

Memorie e Rendiconti in mons. Arista, le “politiche” del 1913, i circoli, ad Acireale.

 

 

 

“Le giornate della Cultura”
Uno splendido marzo 2017 si presenta agli Acesi che ancora non hanno perso la speranza di vedere tornare la nostra Città la prestigiosa culla della cultura che è stata in passato.
Assegnare l’Assessorato alla Cultura ad Antonio Coniglio, come ebbi a a dire tempo fa, è stato come calare l’asso per questa Amministrazione.
Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, scrittori acesi contemporanei, storia, cinema, arte.
Un mese per capire se abbiamo davvero voglia di crescere.
La presenza di Adele D’Anna, che in qualità di Assessore alla Pubblica Istruzione, ha ribadito l’interessamento della politica affinchè anche gli studenti siano parte attiva di questo risveglio culturale in Città.

Con orgoglio e soddisfazione guardavo le brochures, due stemmi vicini, Città di Acireale e Jacien, Comune e Diocesi.
Quando appena nominato Antonio Coniglio, eravamo in procinto di riunirci per organizzare il Natale, disse: devo andare a parlare col Vescovo!
Da allora un rapporto si sta consolidando tra Curia e Amministrazione, un Assessore alla Cultura che ama ed è vissuto nella cultura ed un Vescovo di grande levatura intellettuale e culturale.
Prima non eravamo in clima di “non expedit” però ora l’aria è limpida e si possono programmare grandi cose.
La Città di Acireale deve tanto alla Chiesa e da essa non può prescindere se non snaturalizzando la sua identità.
Aquilia lottò con le altri Aci per legare le sue sorti ed il suo avvenire a Santa Venera e dai Padri dello Studio ai Padri scienziati della Societas Jesu del Collegio Pennisi, l’eco di Acireale città di cultura in passato era diffusa.

Godiamoci questo marzo e tutto quello che verrà.

(santodimauro)

 

La Cattedrale di Acireale stasera ha ospitato il secondo incontro con il dottor Sandro Barbagallo, dopo la Cappella Sistina illustarata in tutti i suoi particolari e la sua storia, stasera è toccato ai Musei Vaticani.

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Presentatore d’eccezione il conduttore Salvo La Rosa, introduce la dotta illustrazione della storia e delle curiosità dei Musei Vaticani.
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Don Roberto Strano, arciprete parroco della Basilica Cattedrale dell’Annunziata, buon amico del dott. Sandro Barbagallo, è riuscito a creare questa linea diretta tra la Cattedrale e i Musei Vaticani, chi ha seguito le due serate, avrà da ora in poi un approccio diverso con quello che è lo scrigno dell’arte nello Stato della Chiesa.
Le iniziative che esaltano l’arte e la cultura sono le benvenute nella Città di Acireale dove gli stimoli culturali che la animavano un tempo sono assopiti.
La Cattedrale era piena, il pubblico ha seguito con interesse e appassionandosi.

Senza dubbio un ottima iniziativa.
(santodimauro)

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Quarant’anni fa, primo commerciale, si presenta in un impeccabile clergy-man, rasatura sempre fresca: il mio professore di lettere al biennio del Commerciale era il famoso Padre Arcifa.
Rispettoso al massimo degli alunni, rigoroso nella didattica, innamorato della letteratura italiana. Sentirgli spiegare i Promessi Sposi con quell’enfasi che gli proveniva dall’ammirazione di Manzoni era una vivere nella Lombardia del 600 condividendo i sentimenti e le emozioni dei protagonisti.
Ci ha fatto apprezzare la letteratura italiana, da Buttitta a Leopardi, ci ha fatto allenare nella scrittura con il diario (tanto disprezzato dagli studenti).
Tanto rigoroso nella letteratura, tanto umano nel dialogo.
Ricordo come se fosse adesso, sono passati 40 anni, quando si commosse parlandoci della madre.

Non sono stato un alunno diligente, ero insofferente, distratto e non ho saputo trarre grandi benefici dalla fortuna di avere avuto un insegnante di tale livello.
I periodi brevi, quelli che uso per scrivere su blog, quelli che sono una peculiarità del mio scrivere, li devo a lui.
Mi invitava a fare periodi brevi, frasi brevi ed efficaci e non perdermi in mille rivoli.

Lo ritrovai come confessore, come guida spirituale, a San Paolo.
Il sabato sera la confessione da Padre Arcifa era un momento di contatto con Dio.
L’austero professore, ora, era un uomo di Dio, la luce di Dio si vedeva nei suoi occhi quando era il ministrante della Sua Misericordia.
Mai confessore mi ha fatto gustare la grazia della Riconciliazione con Dio, la bontà del Padre: lui ci riusciva sempre.

Poi la vita prende i suoi percorsi e ci allontana e ci fa percorrere nuove strade.
Ha scritto libri che non ho letto.
Sono sicuro che siano libri bellissimi, perchè Padre Arcifa era impeccabile nelle stile e nei contenuti.

Ora è al cospetto di Dio.

Arrivederci Padre Arcifa.

(santodimauro)

Ringrazio Don Roberto Strano per la gentile concessione della foto in copertina.