Chiesa

0 570

Interessante conferenza dal titolo “Un Vescovo nella bufera. Le elezioni politiche del 1913 ad Acireale” all’Oratorio dei PP. Filippini ieri sera.
Don Giovanni Mammino, Arciprete Parroco e docente di Storia della Chiesa e il Prof. Alfonso Sciacca già Preside del Liceo Classico Gulli e Pennisi, hanno rievocato un periodo estremamente “caldo” della storia Acese.
Le elezioni politiche del 1913 che contrapponevano Giuseppe Grassi Voces a Giuseppe Pennisi di Santa Margherita, in pieno periodo del “non expedit” papale, videro contrapporsi in due gruppi i cittadini acesi e dei comuni viciniori, in questo bailamme anche il potente clero Acese si spaccò in due.
Il Vescovo Giovanni Battista Arista che malgrado le proprie simpatie personali rimase schiacciato dalle opinioni ostili delle due fazioni, se da un lato gli scioani del Barone Santa Margherita gli rimproveravano di non essersi schierato al loro candidato più ligio ai dettami di Santa Romana Chiesa, dall’altro i baiocchi, sostenitori del Grassi Voces gli rimproveravano l’opposto. A pochi giorni dalle elezioni, l’esonero dal non expedit per il Santa Margherita avallò e ne confermò la schiacciante vittoria.
Sarà presto pubblicato un libro postumo di Pietro Pappalardo,  cameriere personale di Mons. Arista, con la biografia del secondo Vescovo di Acireale.

Non sono stato all’altezza dei due eccelsi oratori di ieri sera: personalmente ho finalmente capito fino in fondo questo capitolo di storia Acese che mi aveva sempre incuriosito ed avevo conosciuto in modo frammentario ed incompleto.

Restiamo in attesa della pubblicazione del volume: “Cenni Biografici di Mons. G.B. Arista d.O II Vescovo di Acireale”

(santodimauro)

arista-2arista-7arista-8arista-9

0 293
EPSON scanner image

Dopo il trionfo del Congresso Eucaristico del giugno 1913, mons. Arista suo malgrado fu trascinato in una feroce polemica politica, causata dal sospensione dell “expedit” a favore del barone Giuseppe Pennisi nelle elezioni politiche dell’autunno 1913. Il presule, dopo un periodo di silenzio, scriveva una lettera pastorale al popolo acese.

Lettera pastorale di S.E. Rev.ma Mons. D. Giovanni Battista Arista Vescovo di Acireale per la Quaresima del 1914. Acireale, Tip. Orario delle ferrovie, 1914.

Ed ora, discendiamo dalle serene altezze ove i ricordi del Congresso ci hanno trasportato; e, pur restando ai piedi del Tabernacolo, rivolgiamo la nostra attenzione sull’altro avvenimento che commosse tanto la nostra città e diocesi, le elezioni politiche.

Mai come questa volta, a mia memoria, si era assistito nella nostra città ad una lotta così accanita tra due partiti avversi. Le avvisaglie cominciate da tempo andaron crescendo sempre più all’avvicinarsi delle elezioni; ed Acireale, tanto distinta per la sua moderazione, si vide trasformata in un vero campo di battaglia.

Io rifuggo da ogni apprezzamento, di partiti e più da ogni apprezzamento di persone; son ben’ altre le considerazioni che voglio proporvi.

Però, è necessario che io faccia alcuni rilievi, per quanto il farlo mi rinnovi amarezza nell’anima.

Voi sapete, come per le elezioni politiche in Italia vige una legge precisa data ai cattolici dalla S.Sede, per la quale il partecipare alle urne “non expedit”; formula che , secondo una dichiarazione autentica , contiene un vero divieto.

Questa legge, o questo divieto lega le coscienze; ed è vana cosa il cercar sotterfugi o ripieghi per credere altrimenti. La S.Sede, e la S.Sede soltanto, per ragioni altissime, che non e’ dato a noi scrutare e tanto meno discutere o censurare, può sospendere o modificare tale legge.

Orbene, è un fatto doloroso che l’ardore della lotta politica turbò talmente l’animo di tanti, che pur si riconoscono buoni cattolici, da far loro dimenticare questa legge; e furon molti e molti quelli che impigliati nella lotta, la disprezzarono.

Questo fatto sarebbe stato grave da per sè; ma si rese ancora più grave allora quando dall’Unione Elettorale Cattolica Nazionale, che è organo autentico della S.Sede, venne la designazione del candidato che si proponeva ai cattolici, con che, implicitamente, veniva loro a sospendersi il divieto di poter lavorare in favore di quel candidato, e quando poi venne la sospensione effettiva del non expedit, con che i cattolici si licenziarono alle urne, esclusivamente in favore del candidato proposto.

Non ho bisogno di ricordare quel che avvenne in quei giorni. La passione dell’animo dei dirigenti in lotta si trasfuse in quello delle masse popolari; e Acireale fu come invasa dallo spirito di parte, che , rompendo ogni misura, fece perdere anche a gente giudicata seria, ogni equilibrio nel pensare, nel dire, nel declamare, nello scrivere. E in quei giorni, sì che mi tornarono in mente quelle parole che tante volte mi ripeteva nei giorni del Congresso l’amabilissimo Mons. Arcivescovo Bignami: “attento Monsignore, che il demonio vorrà vendicarsi del trionfo che Acireale ha saputo preparare a Gesù Cristo Eucaristia; se l’aspetti qualche grosso guaio; ma quando sarà venuto, ne riconosca l’autore”.

E il guaio grosso che preparava il demonio contro Acireale e il suo Vescovo, come sfogo di sua vendetta pel Congresso Eucaristico, io l’ho riconosciuto in questo inferno suscitatosi in mezzo a noi in occasione delle ultime elezioni.

Chi avrebbe più riconosciuto il popolo devoto acclamante a Gesù in quelle moltitudini tulmultuanti col grido di viva o di abbasso, diretto a questo e a quel candidato contendente?

O il buon popolo mio! Io l’amo tanto, e conosco quanto grande sia la bontà del suo animo, quanto profonda la sua religiosità, quanto vero il suo rispetto pei sacerdoti, pel Vescovo, per la S.Sede, pel Papa.

Eppure, debbo io ricordarlo?…NO. no, che tutto ho già dimenticato; e a me, anche ora, anzi, ora precisamente, piace proclamare ad alta voce che il mio popolo bisogna giudicarlo non dalle giornate di elezione, ma sì dalle giornate eucaristiche del Congresso.

E’ così, lasciate che dica tutto il mio pensiero, che sento risponde a verità. E il mio pensiero è questo: le agitazioni del popolo, gli eccessi dei capi che guidarono il popolo, e l’opera di coloro, che , o mascheratamente, o apertamente, seminarono con parole o stampe idee storte e sovversive nel popolo ( e sono costoro i veri responsabili!) dimostrano come sia penetrato anche fra noi quello spirito di insubordinazione e d’indipendenza che tenta scuotere la soggezione dovuta alle legittime autorità, nel che sta  risposta la nota dominante di quel modernismo condannato solennemente dal Papa

Sì, è penetrato fra noi!

Che direste voi di parole come queste, dette a me nei giorni turbinosi delle elezioni: ” che vuole, Monsignore; i tempi camminano, e camminano tutti… è legge cui sarebbe vano contrastare; anche il clero cammina coi tempi”.

Quali parole, mio Dio! Quasi che il progredire dei tempi abbia possa di cambiare la natura delle cose, o di mutare l’essenza delle virtù, o di scuotere le basi della gerarchia, o di rovesciare i diritti dell’autorità, e di quale autorità!… della Chiesa di Gesù Cristo.

E questo si chiama camminare coi tempi! Dunque non sarebbero ribelli coloro che volessero camminar così da trascinar dietro di sè e Vescovi e Papa, mal soffrendo che Papa e Vescovi pretendano ancora, mentre i tempi camminano, obbedienza e rispetto?

L’autorità della Chiesa!

Lasciate, lasciate che dai piedi del Tabernacolo ve la dica una parola, chiara e forte, come ha dovere il dirla un Vescovo, custode della verità. Chi è cattolico, apostolico, romano, non verbo neque lingua ma opere et veritate, riconoscere nell’autorità della Chiesa, Gesù Cristo medesimo, e come a Gesù Cristo obbedisce.

La Chiesa! Ma sarà forse un nome vano o di cosa astratta, cui non corrisponde persona viva che abbia voce da far sentire i suoi ordini? Ma è la Chiesa che parla quando parla il Papa, che della Chiesa è il capo venerato.

E parla il Papa, quando parlano gli organi ufficiali da Lui costituiti e preposti alla direzione di questo o di quel ramo di azione nella Chiesa Cattolica.

Chi ha dato a noi il diritto di misurare fin dove giunga l’autorità del Papa per limitare l’obbedienza che da noi gli è dovuta? Chi ha dato a noi il diritto di limitare al Papa la facoltà di costituire direzioni e presidenze, dicasteri e congregazioni nel regime così complesso e vario della chiesa cattolica? E che,? Forse possiamo noi dire al Papa: “Santo Padre, parlateci Voi quando volete da noi obbedienza; ma non ci parli alcuno in vostro nome, quand’anche l’aveste Voi rivestito di autorità”?  Ma non sapete che si mostra più devoto al Principe chi rispetta l’ultimo dei suoi vassalli e chi segue gli ordini da costui emanati in nome del Principe, anzichè quell’altro che non si piega  nè obbedisce, se non è il Principe in persona che direttamente gli dà i suoi ordini? Ma questa è cosa ovvia. anche nel regime di famiglia è così, I padri e le madri pretendono che i figli obbediscano anche ai servi quando ai servi lasciano ordini che riguardano i figli. Guai se dovesse essere altrimenti. La ribellione, il disordine, la disorganizzazione sarebbero inevitabili, E credete che possa concepirsi vera obbedienza al Papa, quando si dovesse ammettere la discussione sugli ordini che le autorità costituite dal Papa danno in nome del Papa?

Sentite: in una udienza particolare accordatami, il S.Padre mi domandò se il clero e il popolo della mia diocesi portassero rispetto e prestassero obbedienza al proprio Vescovo; e subito soggiunse: ” a me preme sapere questo perchè questo è l’indice più sicuro per conoscere se portano rispetto e prestano obbedienza al Papa. Il Papa sta tanto lontano…ed è facile dire: noi rispettiamo il Papa”.

Così è, fratelli e figliuoli amatissimi; chi ama il Papa e al Papa presta obbedienza, riconosce il Papa, vuol dire l’autorità. Chi ama il Papa e al Papa presta obbedienza, non discute, nè tanto meno sottilizza, né tanto meno snatura gli ordini che dal Papa promanano. E l’obbedire a tali ordini antepone ad ogni interesse, ad ogni umano riguardo; poichè sopra gli interessi ed i riguardi umani c’è la coscienza che grida: chi è col Papa è con Dio.

Si lascino per carità, le recriminazioni e le accusa…quel volere ascrivere a raggiri indegni gli ordini della suprema autorità… quel voler mettere in evidenza la inopportunità degli ordini da essa emanati…e, lasciatemelo dire, quello screditare le altre autorità, forse pure quella del Vescovo, declamando che noi si vuol prestare rispetto all’autorità della S.Sede e del papa; ma che ne discutiamo e ne disprezziamo gli ordini, solo perchè li giudichiamo provocati da falsi informazioni.

No, no fratelli amatissimi, non è questo il rispetto che si  deve alle autorità. Ricordatevi; il S. Padre misura il rispetto e l’obbedienza che si porta al Papa dal rispetto e l’obbedienza che si porta al Vescovo, e così ad ogni altra autorità legittimamente costituita.

Non credo che pensiate che io voglia con ciò difendere la mia persona. So quel che valgo! Sono assai povero ed assai indegno del carattere episcopale che mi riveste e dall’altissimo ministero che mi è stato confidato. Ma son Vescovo! E se disprezzare in me il Vescovo sarebbe , senza meno, empietà.

Padre nostro è il Papa, e padre tenerissimo che vive di preoccupazioni e di pianto per guidarci a salvezza e per custodirci dai nemici – quanti nemici! –  che l’errore e col vizio tentano di trascinarci dall’ovile di Gesù Cristo.

E noi figli del Papa che ne ascoltiamo la voce e in ogni occasione gli protestiamo obbedienza e rispetto, ci lascerem trascinare dalla foga dei partiti per amareggiargli il cuore e spremergli dagli occhi nuove lacrime, dandovi nuovi dolori? Ma non sappiamo noi che per letiziare la Chiesa, nostra madre, bisogna obbedire al Papa, che è nostro padre: qui oboedit patrem, refrigerabit m<atrem. (Eccl, III. 7)?

Fratelli e figliuoli amatissimi, se vi ho parlato delle elezioni politiche, dopo di avervi parlato del Congresso Eucaristico, in questa mia lettera pastorale, non l’ho fatto senza riflessione. Egli è per dirvi: Gesù Cristo come è fondamento della nostra fede, così ha da esserlo la nostra vita. Chi vive di fede, e questa fede alimenta con l’Ostia di Gesù, non dimentica alcuno dei suoi doveri, anche nelle contingenze più difficili della vita privata e della pubblica.

E noi li abbiam forse dimenticato! Ebbene ritempriamola la nostra fede ai piedi di Gesù, e ricordiamoci che se il giusto vive di fede, ciò vuol dire che la vita del giusto deve essere e deve rivelarsi sempre ispirata e sostenuta dalla fede dalla fede medesima, deve essere e deve rivelarsi sempre ispirata e sostenuta dalla fede medesima.

Giovanni Battista Arista Vescovo +

Memorie e Rendiconti in mons. Arista, le “politiche” del 1913, i circoli, ad Acireale.

 

 

 

“Le giornate della Cultura”
Uno splendido marzo 2017 si presenta agli Acesi che ancora non hanno perso la speranza di vedere tornare la nostra Città la prestigiosa culla della cultura che è stata in passato.
Assegnare l’Assessorato alla Cultura ad Antonio Coniglio, come ebbi a a dire tempo fa, è stato come calare l’asso per questa Amministrazione.
Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, scrittori acesi contemporanei, storia, cinema, arte.
Un mese per capire se abbiamo davvero voglia di crescere.
La presenza di Adele D’Anna, che in qualità di Assessore alla Pubblica Istruzione, ha ribadito l’interessamento della politica affinchè anche gli studenti siano parte attiva di questo risveglio culturale in Città.

Con orgoglio e soddisfazione guardavo le brochures, due stemmi vicini, Città di Acireale e Jacien, Comune e Diocesi.
Quando appena nominato Antonio Coniglio, eravamo in procinto di riunirci per organizzare il Natale, disse: devo andare a parlare col Vescovo!
Da allora un rapporto si sta consolidando tra Curia e Amministrazione, un Assessore alla Cultura che ama ed è vissuto nella cultura ed un Vescovo di grande levatura intellettuale e culturale.
Prima non eravamo in clima di “non expedit” però ora l’aria è limpida e si possono programmare grandi cose.
La Città di Acireale deve tanto alla Chiesa e da essa non può prescindere se non snaturalizzando la sua identità.
Aquilia lottò con le altri Aci per legare le sue sorti ed il suo avvenire a Santa Venera e dai Padri dello Studio ai Padri scienziati della Societas Jesu del Collegio Pennisi, l’eco di Acireale città di cultura in passato era diffusa.

Godiamoci questo marzo e tutto quello che verrà.

(santodimauro)

 

La Cattedrale di Acireale stasera ha ospitato il secondo incontro con il dottor Sandro Barbagallo, dopo la Cappella Sistina illustarata in tutti i suoi particolari e la sua storia, stasera è toccato ai Musei Vaticani.

musei-vaticani

Presentatore d’eccezione il conduttore Salvo La Rosa, introduce la dotta illustrazione della storia e delle curiosità dei Musei Vaticani.
img_2449
Don Roberto Strano, arciprete parroco della Basilica Cattedrale dell’Annunziata, buon amico del dott. Sandro Barbagallo, è riuscito a creare questa linea diretta tra la Cattedrale e i Musei Vaticani, chi ha seguito le due serate, avrà da ora in poi un approccio diverso con quello che è lo scrigno dell’arte nello Stato della Chiesa.
Le iniziative che esaltano l’arte e la cultura sono le benvenute nella Città di Acireale dove gli stimoli culturali che la animavano un tempo sono assopiti.
La Cattedrale era piena, il pubblico ha seguito con interesse e appassionandosi.

Senza dubbio un ottima iniziativa.
(santodimauro)

img_2454img_2458img_2459img_2468

 

0 3757

Quarant’anni fa, primo commerciale, si presenta in un impeccabile clergy-man, rasatura sempre fresca: il mio professore di lettere al biennio del Commerciale era il famoso Padre Arcifa.
Rispettoso al massimo degli alunni, rigoroso nella didattica, innamorato della letteratura italiana. Sentirgli spiegare i Promessi Sposi con quell’enfasi che gli proveniva dall’ammirazione di Manzoni era una vivere nella Lombardia del 600 condividendo i sentimenti e le emozioni dei protagonisti.
Ci ha fatto apprezzare la letteratura italiana, da Buttitta a Leopardi, ci ha fatto allenare nella scrittura con il diario (tanto disprezzato dagli studenti).
Tanto rigoroso nella letteratura, tanto umano nel dialogo.
Ricordo come se fosse adesso, sono passati 40 anni, quando si commosse parlandoci della madre.

Non sono stato un alunno diligente, ero insofferente, distratto e non ho saputo trarre grandi benefici dalla fortuna di avere avuto un insegnante di tale livello.
I periodi brevi, quelli che uso per scrivere su blog, quelli che sono una peculiarità del mio scrivere, li devo a lui.
Mi invitava a fare periodi brevi, frasi brevi ed efficaci e non perdermi in mille rivoli.

Lo ritrovai come confessore, come guida spirituale, a San Paolo.
Il sabato sera la confessione da Padre Arcifa era un momento di contatto con Dio.
L’austero professore, ora, era un uomo di Dio, la luce di Dio si vedeva nei suoi occhi quando era il ministrante della Sua Misericordia.
Mai confessore mi ha fatto gustare la grazia della Riconciliazione con Dio, la bontà del Padre: lui ci riusciva sempre.

Poi la vita prende i suoi percorsi e ci allontana e ci fa percorrere nuove strade.
Ha scritto libri che non ho letto.
Sono sicuro che siano libri bellissimi, perchè Padre Arcifa era impeccabile nelle stile e nei contenuti.

Ora è al cospetto di Dio.

Arrivederci Padre Arcifa.

(santodimauro)

Ringrazio Don Roberto Strano per la gentile concessione della foto in copertina.

0 1772

 

 

L’insigne reliquia del “velo” di Sant’Agata viene ospitata nella Matrice di San Filippo d’Agira in Aci San Filippo. Il prof. Donato, nel suo libro dedicato alla Storia della Matrice di tutte le Aci  – anno 1995, annota l’evento:

la fonte è Bollettino Diocesano anno 1993.

“Grande evento e’ del febbraio 1993, allorchè, ricorrendo il terzo centenario del terremoto che sconvolse la Sicilia orientale, nella nostra chiesa è stata solennemente ricordata la processione di ringraziamento a S.Agata da parte degli scampati catanesi e acesi. Il solenne pontificale, che ha visto sull’altare maggiore il velo di Sant’Agata ed i bracci con le reliquie di S. Antonio Abate e di S. Filippo d’Agira, è stato celebrato dai vescovi di Catania, mons Bommarito, e Acireale mons. Malandrino, e dal clero delle due diocesi alla presenza dei sindaci dell’antica terra di Aci: eccezionale momento di ritrovata concordia di animi uniti nelle vicende della storia e più ancora nella fede”.

nel libro è pubblicata una foto che ricorda l’evento:

da sinistra sull’altare maggiore il braccio reliquiario di San Filippo d’Agira, al centro il velo, il braccio reliquiario di Sant’Antonio abate.

dietro l’altare da sinistra Sua Ecc. mons. Guglielmo Giombanco vescovo di Patti (allora segretario vescovile), il prevosto della matrice D. Giuseppe Catalano, Sua.Ecc. mons. Giuseppe Malandrino vescovo emerito di Noto (allora vescovo di Acireale), D.Alessandro Di Stefano prevosto della Matrice (allora vicario parrocchiale).

 

0 1000

Padre Mariano Spada nel suo celeste riposo ogni tanto può gioire per la Diocesi che tanto volle.
La nomina di S.E. Mons Guglielmo Giombanco a Vescovo di Patti è motivo d’orgoglio per il nostro Seminario, come ha sottolineato il buon Seby Pittera in altro post, è motivo d’orgoglio per una Diocesi che è diventata fucina di uomini consacrati che hanno portato un po di Acireale nelle Diocesi della Sicilia.

Ieri in Cattedrale all’annuncio del Vescovo Nino Raspanti si coglieva la commozione e la gioia dei presenti.
Don Guglielmo ad Acireale lascia un buon ricordo, se ne va un Vicario mite ed erudito per andare a guidare con saggezza e Spirito Cristiano una Diocesi che la Divina Provvidenza ha voluto premiare.
Auguri Eccellenza.

img_2380img_2379

0 747

 

 

Oggi, 01 febbraio A.D. 2017 alle  ore 12.00 il nostro Vescovo, mons. Antonino Raspanti comunicava al popolo cattolico della diocesi acese della nomina di mons. Guglielmo Giombanco a vescovo di Patti.

don-guglielmoMons Giombanco e’ l’ultimo, in ordine di tempo, vescovo nominato che proviene dal benemerito Seminario diocesano.  Dal 1881 ad oggi è lunga la lista di sacerdoti che  hanno raggiunto la dignità vescovile: il primo  nominato fu mons Arista seguiranno mons Bella di Acicatena, mons Patanè di di Giarre, mons Angelo Calabretta di Aciplatani,mons Pulvirenti di Aci San’Antonio, mons Alibrandi di Castiglione, mons Ignazio Cannavò di Fiumefreddo, mons Costanzo di Carrubba, mons Pio Vigo di Acireale, mons Urso di Acireale, mons Sciacca di Acicatena , mons Paolo Romeo di Acireale unico che ha raggiunto la dignità cardinalizia e mons Guglielmo Giombanco di Piedimonte etneo già Vicario generale. Artefice principale di questa lunga schiera fu il lungimirante mons Genuardi  promotore principale dell’istituzione del seminario.

sua-ecc-zza-mons-gerlando-maria-genuardi-vescovo-di-acirealebreve scheda sulla nascita del seminario

La sede del seminario in via San Martino. atto di acquisto.

Intanto il vescovo Genuardi, ad Acireale dal dicembre 1872 inaugurando la nuova diocesi, rivolgeva subito il suo pensiero al Seminario. ” Tutti sanno – si legge in un giornale del tempo – che le prime cure di un vescovo sono pel bene del clero e quindi delle giovani pianticelle del giardino della Chiesa; e su questo punto, a parte la modestia, senza tema che esageri, lo zelo del nostro Pastore non conosce limiti ed ostacoli” Mancava però la casa idonea. I giovani chierici erano così, costretti a risiedere in famiglia, ovvero a frequentare i Seminari di Catania e di Messina: con quale disagio! Solo per gli alunni del corso teologico, Genuardi potè provvedere, ospitandoli nell’episcopio (quando questo fu allestito) dal 1879 al 1881. Ma la Provvidenza non tardò ad intervenire. Nel 1881, infatti, con atto del 19 maggio di quell’anno, i sacerdoti Francesco Grassi Mangani, Giovanni Pennisi Platania, Pietro Spoto, Settimo Sciuto, Michelangelo Scaccianoce, Rosario Licciardello, mons. Sebastiano Nicotra vescovo, Giuseppe Torrisi, Placido Grassi Seminara, acquistarono – in società con denaro sociale, a titolo di compravendita e col patto di consolidamento della proprietà in persona dell’ultimo superstite tra loro (che sarà mons. Nicotra) – dalla Signora Agata Indelicato ved. Patanè, dal sac. Tommaso Patanè Indelicato e altri il “caseggiato San Martino” sede dell’ex Collegio omonimo fondato dal suddetto Tommaso Patanè In questa sede – che è poi quella attuale (anche se nel 1885 il fabbricato , ” che nel suo aspetto informe ti dava l’aria romantica di un diruto castello medioevale”, verrà profondamente modificato nel disegno architettonico, nel prospetto e negli interni) – il seminario fu inaugurato il 15 dicembre 1881.

Memorie e rendiconti anno 1981 , primo centenario del seminario.

0 1598

img_7601

Chi nasce ad Acireale sin da bambino gli viene data la consapevolezza di essere nato nel posto più bello del mondo,
Il mito ci ha consegnato la leggenda di Aci e Galatea, giovani e belli, di cui tutti andiamo fieri.
E gli Acesi si sono posti sotto la protezione dei Santi più belli.
Santa Venera (Santa Venera pè biddizzi…) e San Sebastiano (Taliatilu chè beddu, rizzareddu rizzareddu).
La bellezza ci avvolge e ci accompagna.

Sono nato in una famiglia Cattolica, di quelle che contavano tra di loro preti e suore, monache di casa e terziari.
Mia madre pur avendo nonni acesi era nata e vissuta a Belpasso, da bambino ho vissuto di più le feste dei paesi pedemontani che non quelle Acesi: Santa Lucia a Belpasso, San Giuseppe e Sant’Antonio a Nicolosi.
La festa estiva di Santa Venera inserita nel contesto del Luglio Acese nei miei ricordi è più legata allo splendore di Acireale di allora, la maturità mi ha portato ad apprezzarla e mi riprometto di scriverne presto.

Per la festa di San Sebastiano, c’è un episodio della mia vita successo circa 45 anni fa che sono riuscito a comprendere da una settimana parlando col poeta Giovanni Grasso, che su San Sebastiano ha scritto un bel libro.
Mio padre, commerciante di agrumi, durante questo periodo era impegnatissimo di lavoro, la campagna dei limoni e delle arance era in pieno svolgimento, per me bambino, la festa di San Sebastiano si concentrava con la spettacolare uscita da Via Roma in Corso Umberto e coi fuochi del Viale, rigorosamente al Bellavista, con i parenti.
Una mattina di un giorno di San Sebastiano, mio padre mi chiede di andare con lui,  mi porta all’uscita e mi consiglia il posto dove mettermi per vedere meglio (il posto che da giovane aveva usato lui), e le precauzioni da tenere al momento più “pericoloso”.
Quel giorno, insieme, il trionfo dell’entusiasmo e dell’adrenalina del momento dell’uscita .
Ho avuto una consegna importante: ed allora non me ne son reso conto.

Nelle famiglie dei “devoti” di quelli che la festa la vedono come animatori e figure fondamentali della devozione e della tradizione, la vigilia è vissuta con frenesia, con l’ansia dell’appuntamento importante: l’appuntamento con il fidanzato dell’anima che si rinnova di anno in anno.

Da 450 anni ci tramandiamo questo slancio dell’anima che si trasmette da padre in figlio, silenziosamente, con dolcezza, con amore.
La bellezza che abbiamo dentro, questo rapporto intimo con il “rizzareddu” ci accompagna per la vita, ha la sua massima espressione il 20 gennaio per poi iniziare il conto alla rovescia, aspettando il prossimo anno.

Il vero Capodanno degli Acesi si festeggia venti giorni dopo quello del calendario. Si festeggia con un conto alla rovescia di Fede, amore e tradizione davanti alla “cammaredda” che sta per aprirsi.
E all’apertura è festa.
Festa e basta. Acireale e Sammastianu. Un rapporto così stretto ed intimo che non si può descrivere: si può solo vivere.

Quei momenti, che le migliaia di smartphone potranno immortalare ma non descrivere, valgono per tutta la festa.

L’assolvimento del voto del mezzo giro o del giro intero, le corse, i fuochi e tutto ciò che caratterizza la festa completa questo atto d’amore.
Acireale nella Venerazione di San Sebastiano da il meglio di se.

L’ Acese, che è avvezzo alla bellezza, lo sa.

Viva Sammastianu

(santodimauro)

dscn0963

Scurdari mai mi pozzi, patruzzu caru,
quannu mi purtasti a Sammastianu,
avevu 7 anni, era la prima vota,
pi vidiri di lu Santo la so sciuta:
è cumu si lu tempu si fussi firmatu,
lu ricordu du me cori, mai s’ha sciutu!

Nel leggere questi versi, penso che il cuore di tanti Acesi avrebbe un sussulto, come l’ho avuto io nell’affollato bar Russo di Santa Venerina, una domenica mattina, appena aperto il libro di Giovanni Grasso.
Anche mio padre, come penso abbiano fatto tanti altri, mi accompagnò a vedere per la prima volta la nisciuta di Sammastianuzzu. Un ricordo indelebile.
Da 450 anni ci passiamo da generazione il testimone di quello che è Fede, Amore, Passione, Tradizione: l’essenza primigenia del popolo Acese.
                               Iù ci provu! Ma zoccu provunu li sensi,
                               scriviri e diri non pò cu li paroli…

A Vinirazioni di Sammastianu, poema in Lingua Siciliana, usata da Giovanni Grasso da decenni per raccontare di Uomini e Santi, di Terra e Sentimento.

Tre anni di fatica sono ricompensati da un’opera che è tutta una poesia, che abbraccia la storia, i riti, le tradizioni di quei paesi della Sicilia che hanno in Sebastiano il proprio esempio di Fede.

 Capizzi 13 Sacri Riliqui pussedi,
                           tra li quali chidda di Sammastianu …

                           A divuzioni a lu Santu prutitturi,
                           si leggi nta l’occhi di tutti li pirsuni,
                           comu ognuna d’iddi lu porta ntò cori:
                           “Depulsur pestis”vinni pruclamatu,
                          giacchì contru la pesti sempri ‘nvucatu,
                          e lu Mistrittisi ppi chissu ci ristau divotu.

Acireale, Melilli, Santa Venerina, Palazzolo Acreide, Francofonte, Ferla, Avola, Mistretta, Cerami, Torotrici, Maniace, Barcellona Pozzo di Gotto, Ciminna, Capizzi, Limina, tutte unite nella devozione al Santo Bimartire, al potente pretoriano protettore dei Cristiani, al consolatore dei Cristiani avviati al Martirio, difensore dei soldati romani cristiani.
Le cronache della vita del martirio e della venerazione del Santo, in versi siciliani, ci rendono ancora più intimo l’amore per Sebastiano.
Dalla peste di Roma del 680 alla proclamazione di “Difensore della Fede, alla divulgazione della Venerazione oltre che a Roma in tutto il mondo Cristiano.
E di ogni paese della Sicilia che il 20 Gennaio festeggia il ci vengono svelati usi, costumi, storia della festa e delle immagini, delle invocazioni e delle tradizioni.
(santodimauro)

Ne sapremo di più perchè ad illustrarvi saranno persone ben più autorevoli di un umile blogger:
        Giorno 22 gennaio alle 20,00 nella Basilica di San Sebastiano
Siamo tutti invitati.

venerazione