Storia Acese

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Paternità Giuseppe nato in Acireale il 13/12/1924 effettivo al gruppo di brigate partigiane G.L. Matteotti -Brigata A. Lanfranconi operante nella zona entroterra di Genova e Sestri levante – deceduto  a Nairone (GE) il 13 marzo 1945 per mano tedesca.

Decorato con Medaglia d’Argento al Valor militare

motivazione:

Partigiano di sicura fede già provato in duri scontri si offriva di accompagnare il proprio capo squadra per recuperare munizioni e materiali rimasti in territorio presidiato dall’avversario.

Attaccato da una forte pattuglia nemica e benchè ferito una prima volta si portava presso il suo superiore per meglio coadiuvarlo nell’impari lotta e la sosteneva, al suo fianco, fino all’esaurimento delle munizioni, nel disperato tentativo di portare a termine l’incarico ricevuto.

Colpito una seconda volta, veniva raggiunto dal nemico che infieriva su di lui a colpi d’arma bianca, fino a provocarne la morte.

Esempio di martirio affrontato con consapevolezza nell’impegno di lotta per la libertà della Patria.  – Nairone (Genova), 13 marzo 1945

Medaglia concessa nel 1976

Foto del paese di Nairone

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Gli Acesi apprendevano , con un’edizione straordinaria del giornale “La Sicilia” , della fucilazione di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi della Repubblica di Salò, tra cui l’acese ministro Ruggero Romano. Il 30 aprile si annunciava la fine della guerra in italia e la capitolazione delle forze tedesche. Finisce pure la guerra in Europa, la notizia verrà data per radio , le campane delle chiese suonarono a festa , molti acesi scesero in strada, il vescovo celebrerà il solenne “Te Deum” in Cattedrale. La Città era amministrata dalla giunta del Cav. Pietro Carpinato coadiuvato: dall’ing Carmelo Fichera (PCI), Francesco Grasso (sindacalista), Mario Leotta (separatista), Carlo Carpinati (DC), Giovanni Cirelli (DC), Raffaele Nicolosi (DC), Giuseppe Pagano (DC) e Gregorio romeo (DC) si dovrà misurare con le urgenti problematiche che andranno dalla riparazione dei danni causati dalle incursioni aeree e navali al il rientro dei reduci allo scoppio di un epidemia di tifo causata dall’acqua inquinata. Acireale, alla sciagurata avventura del conflitto, pagherà un pesante tributo in termini di vite umane, 297 caduti e dispersi, da aggiungere i civili morti in occasione delle incursioni aeree o dalle mine disseminate alla periferia nord della città.

Notizie tratte da il ” Risveglio ” cronache cittadine dal 1945 al 1960 dell’avv. Felice Saporita

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Nella festa della Madonna del Carmelo,  Patrona di Aciplatani, si vede pure sfilare una candelora, il Prof. Gaetano Vasta ci  fa sapere nel suo libro dedicato ad Aciplatani che:  “Nel 1910 (la candelora reca la data del 03 aprile 1910), sull’esempio di quanto altrove era stato fatto, due maestranze locali, quelle dei carrettieri e dei bordonari, fecero costruire un cero , la cosidetta “Cannalora” (con un spesa prevista in capitolato di £ 16.500), tanto carina, la quale, anche se di proporzioni modeste, si fa ammirare e contribuisce ad arricchire di folclore i festeggiamenti in onore della nostra Santa Patrona. Benchè non mastodontica, ogni volta è necessaria l’opera di quattro robusti portatori (in realtà la “chiurma” è di sei portatori , 4 alle aste e due currie), esperti del mestiere, per condurla in giro e dare spettacolo.

Anche quest’anno la Candelora sta sfilando e precede il fercolo col simulacro della Madonna come potete vedere nella foto.

Fonte: Aciplatani tra leggenda e storia del Prof. Gaetano Vasta – Galatea editrice.

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Detta Pure “A Madonna di L’acqua” è una delle più antiche feste del territorio dell’ antica Aci, dalle ricerche condotte negli archivi della Parrocchia della Madonna del Carmelo di Aciplatani e dalle ricerche d’archivio di Don Giuseppe Guliti sappiamo che la statua fu scolpita nel 1627 dal mastro catanese Francesco Firrito e dipinta da Antonio Platania, padre di Giacinto.

(immaginetta d’epoca)

Le prime richieste documentate di celebrazione della festa presso la curia di Catania (presentate annualmente) risalgono ai primi decenni del 600 e la ricorrenza era sempre per l’ottava di Pasqua , la domenica in Albis. Nella supplica del aprile 1632 i mastri d’opera “esponino et supplicano” che la festa della Patrona, sia autorizzata come “essi esponenti sempre hanno voluto e volino farla nella dominica in Albis di ogni anno”. il vicario mons. Don Francesco amico , accoglie l’istanza dei fedeli di Aciplatani e scrive la lettera di autorizzazione inviandone copia ai canonici della  Matrice di San Filippo ( che si opponevano alla concessione del privilegio) “…per execuzione della quale nostra preinserta vi dicimo et ordinamo che per quest’anno tanto permetterete alli esponenti che possino circomdùcere la sub detta immagine di detta nostra Signora del Carmine per la sub detta parrocchia processionalmente nell’ab detto giorno della sub detta dominica in albis…et anco che possino far sparari tutta la quantità di mascoli et altri giochi di foco nel detto giorno et sua ottava et che possino far corrire il palio < punto> tutto pero a spesi di essi supplicanti senza interesse di essa ecclesia circa di far sparari li mascoli et altri giochi di foco…cossì come noi quella ci damo  et concedimo per questo anno…. non obstante quasivoglia prohibitione et cossì exeguirete” La concessione definitiva dei tradizionali festeggiamenti della Madonna per l’ottava di Pasqua o domenica in Albis avviene solo nel 1634.

Dalla Giuliana della Parrocchia pubblicate dal prof. Gaetano Vasta nella sua “Aciplatani tra leggenda e storia” editrice Galatea.

si ringrazia Don Giuseppe Guliti per la consueta gentilezze e per le sue preziose e puntuali informazioni.

Foto della processione con simulacro portato a spalla nel 900 (foto dalle Pagine fb dedicata alla Madonna)

Piccola Candelora del 1910 offerta dal ceto dei Carrettieri e Bordonari, che sfila per le via di Aciplatani in occasione della festa (foto dal programma dei festeggiamenti)

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Proclamato nel 1967 all’indomani della legge sullo sviluppo turistico siciliano varata alla’Assemblea Regionale Siciliana. il dott. Vito Finocchiaro in una conferenza tenuta al Lions Di Acireale nell’aprile di quell’anno concludeva il suo intervento sulle prospettive turistiche della nostra città.

“…..Acireale, con la sensibilità della sua cultura e della sua civiltà, ha fatto presto a trarre i suoi consuntivi ed a tracciare le linee del bilancio preventivo. Ha compiuto una scelta chiara, precisa, responsabile, inequivocabile, ipotecando il suo avvenire. Ha detto turismo, ed è stata una scelta che , se appare felice e completamente positiva a chi come me è convinto che i nostri amministratori nella circostanza abbiano operato come meglio non potevano, a coloro che non l’approvano totalmente o in parte si presenta come una scelta in ogni caso coraggiosa, tanto più che Acireale turistica parte con poco, contando solo sulle bellezze panoramiche, su pochi monumenti, sull’ambito riconoscimento datole fin dal 1927 della qualifica di Stazione di Cura, sul richiamo termale, sulle limitate attrezzature turistiche di cui dobbiamo essere riconoscenti ad una eroica iniziativa privata che comincia ad avere lodevoli seguaci. Acireale, però, scegliendo il nuovo indirizzo, ha avuto il grande merito d’aver anticipato con lo stile del campione di razza caro al giornalismo sportivo, ogni altro centro della Sicilia predisponendo i mezzi necessari per la sua conversione economica con un margine di tempo che la pone in netto vantaggio anche su centri di grossa entità. 

Ha un progetto di piano regolatore orientato in funzione prettamente turistica, ha addirittura un dettagliato piano turistico integrativo di cui s’è occupata l’Azienda di Cura, ha in via di realizzazione un organico piano turistico-termale che farà delle nostre Terme un complesso grandioso che non avrà concorrenti in tutto il bacino del Mediterraneo, ha una precisa collocazione negli indirizzi governativi regionale che disciplinano a localizzano le zone comprensoriali turistiche della Sicilia laddove Acireale ed il suo centro termale sono considerati i vertici della Riviera Jonica della zona del catanese destinati al turismo di soggiorno balneare e termale internazionale ed extraregionale, ha il riconoscimento d’un posto nel comprensorio della fascia costiera siciliana – nordorientale, delle Isole Eolie e dell’Etna, che è uno dei comprensori includenti prevalentemente zone di ulteriore sviluppo turistico, nel piano di coordinamento degli interventi pubblici nel Mezzogiorno. Certo la nostra città è ancora all’alba del suo lungo giorno, ma è gia in una posizione di privilegio che non deve essere perduta e che abbisogna d’una mobilitazione della pubblica opinione, deposte polemiche ormai inutili e posizioni meramente demagogiche tra i fautori ed avversari del nuovo corso che Acireale democraticamente ha scelto….”

“Reale prospettive del turismo siciliano” – Dott. Vito Finocchiaro dalla raccolta di articoli pubblicati nel Sabba dei Minchioni”

Nella foto il complesso alberghiero “La Perla Jonica”

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La traslazione del simulacro del Cristo morto, fino alla riforma liturgica operata dal Concilio, avveniva nel pomeriggio del Giovedì santo. Il Cav Raffaele De Maria nel suo libro “Fine ottocento ad Acireale” dedicava un paragrafo a questo rito e allegava una foto dell’odierno Viale Principe Amedeo con la processione del venerato simulacro. La foto è sicuramente posteriore al 1908 perchè l’attuale catafalco (che si vede nella foto) e’ stato scolpito da Sebastiano Gambino e indorato da Camillo Musmeci , dati scolpiti all’interno del catafalco, a spese della nobile Arciconfraternita del SS. Crocifisso in San Pietro custode del simulacro del Cristo e del catafalco.

Il Giovedì santo, nelle prima ore del pomeriggio, e prima dell’inizio della visita ai S.Sepolcri, come stabilito dal rito di allora, veniva trasportato il Cristo, disteso dalla Chiesa di San Pietro a quella del SS. Salvatore. Subito dopo, ai piedi del rialzo della nota piazzetta del Calvario, aveva luogo la predica fatta abitualmente dall’allora giovane e vigoroso sac. Giuseppe Messina (diventato in seguito parroco di Odigitria). Padre don Peppino ce la metteva tutta in quella predica: con voce tonante, parole roventi e grande gesticolazione (si dimenava tanto che qualche volta la corona di spine che portava sulla testa, gli si  metteva di traverso) dimostrava che a ridurre il Cristo in quello stato eravamo noi, proprio noi, con i nostri peccati, e con la protervia nel persistervi. Puntava il dito accusatore, come Fouquer Tinville davanti al Tribunale rivoluzionario sulla piccola folla presente, costituita in massima parte da comari e da ragazzi (gli uomini erano tutti al lavoro, chè allora non c’erano tutte le giornate festive di oggi), ed io, nel mio intimo, esploravo intimorito la mia coscienza, per considerare la mia parte di responsabilità col disobbedire, col dire bugie, e sopratutto col non studiare.

Con la conclusione della predica la chiesa si chiudeva e la solenne esposizione del simulacro del Cristo morto era rimandata all’indomani, Il Venerdì santo.

“Fine ottocento ad Acireale” di Raffaele Di Maria -Accademia degli Zelanti.

Nato in Aciplatani nel 1913, iniziava la sua attività di pittore autodidatta all’età di sessantanni . I suoi soggetti preferiti erano Acireale e il mondo contadino, come scriveva il compianto dott. Vito Finocchiaro: Lombardo non dipinge “il mondo che è” ma “il mondo che era”  .Incoraggiato dall’Azienda di cura nel 1979 effettua la prima mostra personale.

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Minolta DSC

Nella Cattedrale di Acireale si eseguivano i lavori di pavimentazione, l’Accademia degli Zelanti, con una Lettera raccomandata, esprimeva al vescovo pro tempore, mons. Bacile, le perplessità per la scelta discutibile del granito rosso. Pavimentazione sicuramente non adatta all’estetica del maggiore tempio religioso della città.

18 febbraio 1975

Per Sua Ecc. Rev. il vescovo di Acireale

Di seguito alla lettera raccomandata, concernente la nuova pavimentazione della nostra Chiesa Cattedrale, indirizzata anche a V.E. Rev.ma dalla ditta Fratelli Pappalardo – lavorazione marmi- l’assemblea generale di Soci effettivi di questa Accademia, nella riunione del giorno 8 u.s., ha preso in considerazione il problema, dandomi incarico di comunicare a V.E. Rev.ma i punti principale della discussione e la relativa conclusione.

L’assemblea dei Soci, avendo appreso che i lavori sono già in corso e che è stato effettivamente scelto il nuovo pavimento da impiantare nella Chiesa (pavimento di granito rosso), si è assai sorpresa e rammaricata che un’opera di tanto impegno per le sue rilevanti implicazioni di ordine artistico, e riguardanti il  maggior Tempio cittadino, sia stata decisa ed iniziata da parte della Chiesa Cattedrale (dal Parroco o, com’è sembrato più probabile, dalla direzione del Capitolo) senza aver sentito prima – come pure si è appreso – la locale Commissione di arte sacra e gli organi nazionale preposti alla tutela del patrimonio artistico; e trascurando altresì che Enti come L’Amministrazione Comunale ed altri (fra i quali mi consenta di includere anche la nostra Accademia, di cui fanno parte pure sette sacerdoti e il Vescovo Ausiliare) potessero avere a cuore (come altra volta dimostrato), per il bene comune e delle opere da eseguire, anche le iniziative riguardanti la Chiesa Cattedrale – che è l’anima della diocesi – e l’armonia artistica della Chiesa stessa.

L’assemblea dei Soci si è poi rattristata particolarmente, considerando le scelte già fatte in merito al nuovo pavimento, quasi che non vi fosse differenza di soluzione di continuità fra la nostra Chiesa Cattedrale e locali cittadini di natura del tutto diversa e destinati a ben altra funzione della Cattedrale, ove il medesimo pavimento è già in opera.

Infine, dopo altre considerazioni, l’assemblea dei Soci ha deliberato a pieni voti di rivolgere un vivo appello a V.E. Rev.ma – nel quale interamente confida – perchè intervenga con la Sua autorità e nel modo che crederà più opportuno, al fine di contenere – almeno – il danno che per l’arte e l’armonia della nostra Cattedrale potrebbe derivare dalle nuove opere in via di esecuzione e da quelle altre, di cui si dice, che potrebbero essere connesse con quelle in corso

Gradisca i miei devoti ossequi.

il presidente dell’Accademia

Cristoforo Cosentini

Memorie e Rendiconti – Accademia degli Zelanti Acireale

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Durante la guerra contro i Turchi, nelle cronache si ritrovano notizie di  prigionieri costretti a conversioni religiose, sicuramente forzate, da ambo le parti, emblematico è la vicenda del Frate domenicano calabrese Luccialli diventato lo spietato Aluc Alì, vecchia conoscenza dei nostri antenati. Il Lo Bruno ci ha lasciato la cronaca di un battesimo di 2 Turchi adulti.

A 19 luglio 1657 si bettezzaro due schiavi turchi di un cavaliero messinese di casata Castelli. Li battezzaro il Rev. D. Simone Marano Provicario, nel convento del Carmine di Aci, dove si accomodao un palco grande et alto, e fu bene apparata la Chiesa. Li Patrini foro D. Mariano Mauceri , il Sig. Francesco Costarella e D. Carlo Fichera.

Questa giornata segnava pure l’inizio della Fiera Franca di Santa Venera e la processione della statua della Santa patrona.

Per la storia di Acireale cronache dal Sac. Dott. Tommaso Lo Bruno

Foto del Carmine primi del 900