Dai lettori

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Il pranzo è servito – Cantiere Scalia Fichera

Il carro denuncia la situazione politica italiana, che versa ormai in una situazione di totale confusione. Al centro Matteo Renzi ed Angelino Alfano intenti a consumare i risparmi degli italiani, mettendoli apparentemente in un grande salvadanaio a forma di Montecitorio. Nella parte anteriore del carro un corpo di ballo rappresenterà il popolo italiano in una festa danzante, illuso di una svolta economica che non arriverà mai e soprattutto ignaro del raggiro di cui è vittima.

La speranza è l’ultima a morire – Cantiere Ardizzone

In un periodo storico in cui sembrano esserci solo contraddizioni, crisi e minacce, questo carro vuole lasciare viva la speranza di un futuro migliore, lanciando un messaggio di ottimismo e non rassegnazione. Nel mito di Esiodo, l’apertura del vaso da parte di Pandora riversa sul mondo mali inimmaginabili, ma anche quando tutto si crede perduto sopravvive la speranza, raffigurata da una fenice. È proprio la speranza a dare la forza all’essere umano per andare avanti e progettare un futuro migliore.

Acque bollenti – Cantiere Gapass

È la tematica ambientale, ed in particolare quella della salute del nostro mare, a prevalere in questo carro che raffigura un acquario tropicale contenente varie specie. Al centro spicca un gigantesco pesce leone con le sue striature, i suoi colori e l’incredibile sviluppo delle sue pinne che ne fanno un animale affascinante. Dietro questo esemplare si nasconde però un’insidia, infatti il pesce leone è divenuto in questi anni il simbolo del surriscaldamento dei mari, grazie alla sua capacità di adattarsi a nuovi mari, nuovi fondali e soprattutto alla sua massiccia diffusione che mette a repentaglio gli ecosistemi marini in cui avviene la migrazione. La responsabilità però non è che dell’uomo, reo di inquinare il suo stesso pianeta. Allora il pesce leone si trasforma in simbolo di pace e di unione che accomuna tutti i popoli del mondo, chiamati a salvare l’umanità dai pericoli che essa stessa genera.

Buon appetito – Cantiere Mario Scan

L’opera si fa carico del problema sempre più drammatico dell’inquinamento del sottosuolo, fonte di denaro per le organizzazioni criminali e di problemi di salute per gli esseri viventi. Ci spinge a riflettere su ciò che stiamo perdendo e sugli effetti che l’inquinamento produce nel cibo che ogni giorno consumiamo. Gli ortaggi presenti sul carro, carichi di sostanze tossiche, esprimono il loro dissenso nei confronti dell’agire umano incurante dei problemi del sottosuolo, denunciando le ricadute sulla qualità di ciò che mangiamo. Dunque, buon appetito.

OGM: il frutto del denaro – Cantiere Principato Mario

Diverse sono le figure interessanti di questo carro, che tratta un tema ambientale molto attuale: le conseguenze degli OGM e dell’utilizzo di diserbanti altamente inquinanti nei nostri terreni. La spaesata figura di uno spaventapasseri, capace di proteggere il campo dall’attacco degli uccelli, ma non dall’avarizia e dall’incoscienza dell’uomo, è un impotente spettatore dell’invasione del glifosato, un diserbante tossico prodotto dalla multinazionale Monsanto Company, rappresentata alle sue spalle da un mietitore che inquina i campi con i suoi prodotti, mentre davanti, in primo piano, nulla può fare il povero contadino siciliano minacciato dai due loschi figuri al suo fianco. Un augurio di speranza si innalza però dal retro del carro in cui una cassetta di ortaggi e frutta locali e genuini rappresenta la grande ricchezza della nostra terra, che bisogna proteggere dagli speculatori.

Imperfetta meraviglia (secondo i carristi), Cantiere Scalia Fichera

Il magico incontro tra Sole e Luna che si uniscono in un abbraccio rappresenta in questo carro il coronamento di un amore ritenuto quasi impossibile e osteggiato da varie parti. Su questo si basa la metafora con la questione delle coppie di fatto, che si vedono negare i propri diritti da una mentalità che non è pronta ad accettarle e dalle istituzioni che rimangono inerti di fronte alle loro richieste. Eppure, questi amori resistono e coraggiosamente fanno sentire la propria voce: l’associazione rappresenta la loro storia augurandosi che la questione possa al più presto trovare una conclusione.

Terra mia  – Cantiere Cavallaro

La Sicilia, meta di turisti e viaggiatori, amata in tutto il mondo per le meraviglie che la rendono famosa: la sua natura, i suoi profumi, i suoi sapori e la sua mitologia. Eppure, i Siciliani conoscono bene i problemi che devono affrontare quotidianamente, tuttavia, animati dalla forza che li contraddistingue, continuano a non arrendersi e a reagire davanti a tutte le difficoltà. A sostenerli in questa impresa la loro passionalità, simboleggiata dalla storia d’amore tra Aci e Galatea, tormentati dal Ciclope Polifemo, ma anche la prosperità e la fertilità della loro Terra, rappresentata dalla Trinacria e, soprattutto, la potenza del vulcano Etna e del dio Poseidone, immagine di un popolo che rimane coraggioso e forte anche nei momenti più difficili.

Furores – Cantiere Messina

Le minacce terroristiche, l’immigrazione clandestina, gli episodi di violenza, simboleggiati dai tre grandi leoni in primo piano, sono solo alcune delle paure che colpiscono il popolo italiano, che, dall’altro lato, non trova sostegno nemmeno nell’Unione Europea di cui fa parte, troppo intenta a dettare regole e leggi e lontana dai problemi dei sui cittadini, di cui invece si fa beffa. L’unica speranza per la nostra nazione diventa quella di ritornare alle origini della propria storia, simboleggiata dalla figura di un generale romano, che, voltandosi, svelerà il viso del Presidente Sergio Mattarella, unico in grado di dare forza ai suoi concittadini. Questi, infatti, stufi delle continue prese in giro, si rivolgono alla figura mitologica della Bocca della Verità, che secondo la leggenda mangiava la mano di chi testimoniava il falso, per riaffermare il valore dell’onestà.

(red)

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Questo articolo, con cui mi cimento per la prima o tra le prime volte a ricordare a tutti, a tutti, quali sono i doveri di un sindaco, è privo dei pur necessari riferimenti di legge per dargli autorevolezza. Ma bisogna pur cominciare: se ne parla solo in periodo d’elezioni, per pronunciare nelle televisioni e radio locali, in internet e sulla carta stampata, una vuota serie di frasi fatte, stucchevoli, tra cui spicca (ricordo uno che fu sindaco più di vent’anni fa) l’evangelico “ ho accettato per spirito di servizio”.
Mi auguro che i mille e passa lettori che normalmente mi seguono su Fancity facciano l’identikit del sindaco che vorrebbero, nella speranza che ai luoghi comuni si sostituiscano idee, idee che affondino nella storia, individuale e collettiva, nel pensiero politico per chi ce l’ha, nel ricordo circostanziato, vivificate dalla propria competenza , dalla propria titanica solitudine. Non è necessario essere colti: importante è essere soli.
Notavo diversi anni fa, in occasione della presentazione di un candidato sindaco che, non troppo convintamente, decisi di appoggiare (ma il mio appello non venne pubblicato dai giornali locali) che la nostra città non ha mai avuto un sindaco realmente laico, uno cioè che non fosse cattolico (leggasi sostenuto dalle potenti parrocchie del centro e delle frazioni) ma neanche municipalista alla Biagio Scuderi (“la grande Aci”) o più recenti epigoni di cui non rimane arte e neanche parte. L’unico tentativo, andato a vuoto, di spostarsi verso un timido cattolicesimo martinazzoliano fu fatto con Agostino Pennisi (cui indirizzai una lettera durante la campagna elettorale con la quale lo mettevo in guardia dal manipolo che lo aveva letteralmente blindato, senza che questo significasse per lui avere minimamente conforto e sostegno nei momenti più duri, basta vedere il ruolo neutralmente inattivo e inoperante di Sebi Leonardi che non mosse un dito nel 1999). Agostino, inesperto ma per questo non indegno di sostegno, non mi ascoltò, anche se per merito suo potei celebrare con gran partecipazione di cittadini i duecento anni dalla nascita di Lionardo Vigo, che grandi insegnamenti ha lasciato sulle sventure degli acesi. Vigo considerava Aci, comunque, norma per gli altri comuni siciliani, almeno quelli di una certa dimensione.
Dicevo, un sindaco laico, almeno uno ogni cinquant’anni.Ne ha avuti più Giarre che Aci. Per non ricordare il De Felice Giuffrida di Catania, ma erano tempi di assalto ai forni del pane.
Ho sempre pensato a una bella figura, dal viso buono e intelligente, di ottima cultura socialista e schivo dalle parole di troppo, capace di fare un gran lavoro di base, legato da un rapporto di amore sereno per il popolo: è Turi Aretusa, il sindaco e il senatore che non abbiamo mai avuto. Gli mando un abbraccio forte e commosso. Insisto sulla questione del sindaco laico perché non si può votare sempre sindaci che si proclamano cattolici, salvo poi a essere sempre contestati dall’opinione pubblica. Possibile che Aci non esprima altro?
Quali doveri, dunque? Intanto, il sindaco deve meritarsi quei cinquemila ( o più) euro mensili di indennità ricordando che ci sono cittadini che vivono anche in silenzio povertà più o meno disperate,dimostrando davvero che la sua è una missione, una missione universale nel senso che egli deve sentirsi in ogni fibra al servizio dei cittadini, senza mai concedersi tregua, senza indulgere mai con sé stesso, affinando costantemente l’arte del governo col conseguimento , anche nei momenti bui, di successi nella risoluzione di problemi strutturali, ricercando l’unità coi comuni circonvicini, sollecitando costantemente la Città metropolitana a interagire con noi.
Il sindaco deve per primo condannare in modo netto e senza omissioni il comportamento scorretto dei membri del suo governo, come anche dei consiglieri comunali e, naturalmente, del personale amministrativo. Una cosa che i sindaci di Acireale non hanno mai fatto è la ricognizione del patrimonio comunale e gli sforzi per tornare in possesso di beni che appartengono al popolo, che sono sacri.
Il sindaco deve, appunto, avere, e far sapere che ha, un sacro rispetto del bene pubblico, da anteporre a chiunque, incrementando le casse comunali con l’invito ai cittadini a contribuire con tutti i sistemi legali possibile, interessandosi particolarmente dell’economia e della produzione. Il sindaco deve salvaguardare la proprietà comunale e comunque quella presente nel territorio del comune dalla derelizione e dalla distruzione. Il sindaco deve andare alla radice dei problemi e scoprire perché alcuni cittadini propongono sistemi per risolverli diversi dai suoi.
Il sindaco deve agire in totale autonomia di giudizio e avere perfetta coerenza tra i mali che ha denunciato quando non ricopriva l’incarico, e gli stessi mali che perdurano durante il suo mandato. Il sindaco deve appartenere solo a sé stesso.
Il sindaco deve cercare di estirpare le associazioni mafiose che agiscono nel Comune, contrastandole con strumenti quanto più mirati. Il sindaco deve accettare dalla Chiesa cattolica collaborazione leale, franca, subito percepibile dal popolo, senza interessi .Questa, ripeto, è solo una rassegna velocissima dei doveri del sindaco.
Ivan Castrogiovanni

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Fancity: Dopo due anni e mezzo, che crescita ha avuto la giovane Consigliera Sabrina Renna?

Sabrina Renna: La mia crescita prima che politica è stata personale ed umana, ho avuto in Nicola D’Agostino un ottimo maestro, dal quale ho ancora tanto da imparare. Ricordo i primi convegni a cui ho partecipato, in quei momenti mi sono spesso chiesta che ruolo avrei dovuto ritagliarmi in questo mondo della politica.
Da li’ ho iniziato un percorso alla ricerca delle mie inclinazioni, dei campi in cui potevo infondere e portare il mio contributo da Consigliere e da Cittadina.
Le “fasce deboli” della popolazione, gli svantaggiati, gli emarginati i tossicodipendenti, i detenuti e tutti coloro che sono ai margini della società hanno catalizzato la mia attenzione e per loro mi sto impegnando.

Fancity: Come si colloca politicamente Sabrina Renna in Consiglio Comunale?

Sabrina Renna: Non ho mai fatto mistero della mia collocazione politica a sinistra e mi sento ispirata dai vecchi socialisti tipo Sandro Pertini e Pietro Nenni.
Sono sempre stata affascinata da Marco Pannella e dalle sue battaglie per i diritti umani.
In questa maggioranza, composta da una coalizione di varie “anime” politiche, mi riconosco assolutamente in Nicola D’Agostino: appartenere ad una coalizione non significa perdere la propria identità politica, ma condividere un percorso facendo tesoro anche delle diverse visioni.

Fancity: Con Adele D’Anna è iniziata una felice collaborazione da quando è stata nominata Consigliere con la delega all’Inclusione Sociale…

La sinergia tra donne genera una grande forza, con Adele D’Anna è nata una collaborazione in maniera non strutturata ma spontanea, con lei non ho mai avuto difficoltà, mi ha sempre fatto agire in grande autonomia dimostrando grande fiducia nei miei confronti.

Fancity: Dopo i convegni sulla dipendenza che hanno avuto un ottimo riscontro in Città, dopo aver incontrato Sollecito, cosa ci riserva Sabrina Renna per il futuro?

Ho in cantiere una iniziativa estremamente interessante, specie per chi vive la politica ogni giorno: parlare di corruzione ed anticorruzione.
Ho intenzione di invitare una personalità che dia autorevolezza al convegno ed ai contenuti.
Appuntamento a metà Marzo.

(santodimauro)

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Fino al 10 marzo sono aperte le iscrizioni alla II edizione del Festival di teatro scolastico “Chi è di scena”, un’iniziativa culturale organizzata dalla Città di Acireale – Assessorato alla Pubblica Istruzione-, che si svolge durante il mese di maggio nel teatro di epoca Liberty, dell’Arena Eden.

E’ un concorso teatrale che ha lo scopo di valorizzare le eccellenze artistiche e che coinvolge le scuole secondarie di primo e secondo grado siciliane, che investono nei giovani e nel teatro, un’attività formativa fondamentale che tende ad educare gli alunni alla comunicazione, alla socializzazione e all’apprendimento delle nozioni riguardanti l’ambito artistico.

Il Festival è anche occasione efficace per promuovere la cultura e il linguaggio del teatro nella scuola, una sollecitazione a saperne di più ad apprezzarne le suggestioni, a cimentarsi con se stessi oltre che con gli altri. Ma soprattutto il Festival “Chi è di scena” vuole promuovere la cultura come elemento propulsivo di crescita e sviluppo.

Alla scorsa edizione del Festival hanno partecipato quattro Istituti Comprensivi e sette Istituti Superiori. Nel programma sono stati inseriti laboratori teatrali fuori concorso, tenuti gratuitamente dal Viagrande Studios, un centro di ricerca, formazione e produzione per le arti performative, e dal giovane regista Davide Pulvirenti, direttore artistico del Festival. L’idea, che ha guidato l’assessore alla Pubblica Istruzione, Adele D’Anna, nell’organizzazione e realizzazione del Festival, è stata quella di dar voce e forma alla passione, alla vocazione o al bisogno di comunicare dei ragazzi attraverso l’espressione scenica, incentivando il più possibile spontaneità degli studenti.

“La manifestazione ha portato alla ribalta non solo le capacità interpretative dei partecipanti, ma anche l’abilità di coordinare gli altri, di rispettare i tempi dello spettacolo, di cimentarsi come autori di testi o come compositori di brani, come coreografi o ballerini, – spiega Adele D’Anna-. In questo è consistito il privilegio di cui ha goduto chi ha assistito agli spettacoli portati in scena dagli studenti. Quello che ci ha commosso, stupito, motivato e anche affascinato sono stati la determinazione, l’entusiasmo e la passione di quei ragazzi; abbiamo apprezzato anche la professionalità dei docenti che hanno assecondato gli studenti senza sostituirsi a loro, esercitando la propria autorità senza mortificare la creatività e l’espressività. Siamo stati ripagati abbondantemente dell’enorme fatica che abbiamo profuso nella realizzazione del Festival che ci ha reso più forti e determinati”.

La rassegna è articolata in sezioni che suddividono gli istituti in secondari di primo e secondo grado. Una giuria di merito assegna premi in denaro ai primi tre classificati di ogni sezione, oltre che menzioni speciali per le abilità artistiche emerse.

Tutte le informazioni utili e le schede di adesioni alla II edizione del Festival di Teatro Scolastico Chi è di scena sono disponibili sulla pagina facebook “Chi è di scena” o cliccando sull’apposito banner sul sito www.comune.acireale.ct.it o al numero 895500.

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Non è stato per nulla facile riunire…al cimitero puntuali alle otto del mattino, sotto una tenue pioggerellina, Sovrintendente, Sindaco, il suo vice,  presidente e due  membri di tutto rispetto degli  Zelanti, presidente del ‘project financing’ da nove milioni per la gestione trentennale del camposanto, dirigente degli uffici lavori pubblici e urbanistica, e tanti altri interessati al summit, per avere una risposta circa chi, e con quali strumenti legali, abbia potuto costruire in un lampo un enorme colombario da tre piani che ha cancellato il  verde paesaggio a ovest del rettangolo storico e annichilito l’architettura delle splendide  cappelle gentilizie di fine Ottocento, sovrastandole. Ma anziché riuscire a ottenere almeno un ridimensionamento di un po’ di metri in altezza di quell’obbrobrio, firmato purtroppo anche da un architetto, mi sono guadagnato  l’ulteriore annuncio, dato dall’ing,Giovanni Barbagallo, dirigente tecnico del Comune, della prossima  eliminazione delle alture verdeggianti a ovest  per far posto a una strada, e ‘ l’assicurazione ‘ che l’edificio resterà com’è  perché l’operazione “costerebbe troppo”. Dal canto suo l’architetto Fulvia Caffo, Sovrintendente, anche se visibilmente scossa dallo stato dei luoghi e con la promessa di vedere le carte, non mi è sembrata per niente speranzosa. In più ho perso anche il ‘tu’ che ci davamo col sindaco che  ha platealmente detto che ha cose più importanti che parlare con me, lo stesso dicasi col vicesindaco ( che in un epico consiglio comunale del 15 luglio 2013, quando stava all’opposizione, stigmatizzò la gravità della privatizzazione del cimitero tramite il ‘project financing’). Si è anche scoperto, senza tanti giri di parole, che  si può costruire all’interno di quest’area fino a diciassette metri di altezza e  non c’è alcun vincolo monumentale e paesaggistico. Vale a dire che il cimitero finora aveva conservato il suo aspetto sol perché non sono stati conclusi contratti globali  tra amministrazione e privati. Un vero miracolo, fino a ieri. Oggi non è più così e presto sorgeranno altri colombari per migliaia di loculi. Mi sono provato anche  a chiedere perché non sia stata avviata la costruzione di un crematorio, ma il sindaco ha subito troncato questo interrogativo : non lo fanno altre città, perché dovremmo farlo noi…
Mi pare di essere rimasto davvero solo: avverto però  gli Zelanti, l’associazione degli ingegneri e architetti acesi, l’ordine degli architetti di Catania, tutti i custodes civitatis, che c’è un limite fisico oltre il quale non posso andare. E la cosa più triste è che non vedo giovani a percorrere quella strada che ho percorso per  oltre quarant’anni.

arch. Ivan Castrogiovanni

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Bellezza e curiosità. Di questo parlava Peppino Impastato esortando alla lotta alla mafia. E bellezza e curiosità useremo. Venerdì, a un mese esatto dall’inaugurazione di piazza Peppino Impastato, in un luogo di cultura da strada per eccellenza – una libreria – ci si muoverà nell’ambito della bellezza, verrà presentato un romanzo che racconta della Sicilia degli anni Sessanta, e di indagini e di uomini, e si parlerà di cultura e di novità importanti nella lotta alla mafia. Bellezza e curiosità, quindi. Ci occuperemo di entrambe le cose. Annunceremo le presenze importanti del tre marzo e daremo alcune importanti anticipazioni. Insieme, poi, lanceremo un messaggio sempre attuale e urleremo da che parte sta la città. Al 3 febbraio, quindi.

(Seba Ambra)

portanova-libroAcireale, venerdì 3 febbraio, libreria Ubik ore 18.30 – Corso Umberto –

 

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Ecco cosa mi piace di questo paese: qui sì che c’è Dio in tutto. Nell’insegnamento, nella Costituzione, nella discriminazione razziale, nelle forze armate. Gli Stati Uniti sono un paese fondamentalmente religioso. (Mario Benedetti)

Sono nato al di qua del Muro di Berlino, un occidentale, ma confortato di essere sotto “l’ombrello atlantico”, sotto il manto protettivo degli USA, infastidito ma in fondo rasserenato dalla presenza della base di Sigonella.
Siamo cresciuti con i film di Hollywood, dai western a quelli romanticoni, dalla comicità di Jerry Lewis e di Gianni e Pinotto ai filmoni patriottici stile “God bless America”.

Dopo la caduta del Muro di Berlino, ci eravamo illusi che il mondo avrebbe marciato a grandi passi verso la felicità, verso il progresso globale, verso il benessere diffuso.

Il mondo in realtà è molto più povero di quello che pensavamo, la ricchezza (poi rivelatasi in gran parte illusoria) dell’Occidente è poca cosa in confronto alla grande massa di povertà e di disagio che attanaglia il mondo.

Dall’America è arrivata la crisi, che ha travolto le economie occidentali, noi stiamo pagando un gran prezzo, per impreparazione e per incapacità di reagire.

Lo spettro della guerra nucleare che incombeva ha lasciato posto a tanti altri spettri con cui ogni giorno ci confrontiamo.
Il deterrente atomico faceva in modo che anche i momenti di grande crisi fossero seguiti da risolutivi atti di buon senso, ci faceva stare in ansia realtivamente ad un pericolo attuale e distante nello stesso tempo.

La povertà ed il terrorismo sono i due spettri che aleggiano su tutti, singolarmente, il pericolo non è più generalizzato di una guerra nucleare ma presentabile nelle case di ognuno di noi.
La paura di perdere il benessere e la libertà di movimento ci scaturiscono direttamente dalla pancia, dalla paura di perdere quello che è stato per decenni, che intendevamo acquisito per noi e per i nostri eredi, e che ora è messo pesantemente  in dubbio.
Allora invece di studiare come agire e reagire ad una pesante situazione contingente che a cercarne le responsabilità le troveremo tutte tra le mura del Pentagono, a Wall Street. alla City di Londra e in tutti i palazzi del potere dell’opulente occidente, non ultima l’Unione Europea, incompleta e schiava della Grande Finanza, andiamo alla ricerca del colpevole, una ricerca che ci sollevi da responsabilità dirette.

La ricerca delle colpe di tutto e nel diverso, di colui in cui non ci riconosciamo, di colui a cui attribuiamo la responsabilità di tutto perchè è diverso da noi.
Il grande regno di Spagna nel 1492 ( lo stesso della scoperta dell’America) cacciò gli ebrei.
Il grande regno del dollaro erige un muro contro i messicani e limita l’ingresso a chi proviene dai paesi più disgraziati.
La storia si ripete.

Donald Trump non è il mostro generato dal  sonno della ragione anche se è una scelta generata dalla paura.

Gli americani lo hanno votato, in contrapposizione alla Clinton che rappresentava quell’America che ci dava sogni patinati (alla “Il diavolo veste Prada” e tutta quella cinematografia celebrante una Wall Street Felix), l’uomo che rappresenta un altro periodo della produzione Hollywoodiana, quella di John Wayne.

Come John Wayne difendeva i confini del ranch dai comancheros oggi a Trump viene chiesto di difendere il pascolo (o quello che rimane) degli americani.

Lo ha promesso in campagna elettorale, il muro e la limitazione degli ingressi, ora sta facendo seguito a quanto detto, lo hanno votato proprio per questo: lo so che è difficile per noi concepire un politico che mantiene le promesse elettorali.
God bless America.

(santodimauro)

 

 

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Un anno fa, al cimitero

Come faccio ogni dodici gennaio, sono andato al cimitero alla tomba di mia madre. L’atmosfera non era delle più quiete perchè sta sorgendo, a ovest del rettangolo storico contrassegnato dalle magnifiche cappelle gentilizie e famedi  che fanno di quello acese uno dei cimiteri più belli d’Italia, un enorme edificio che sovrasta le tombe di Lionardo Vigo, dei Floristella, dei Leonardi Pulvirenti, cancellando per sempre la visione delle verdi  collinette circostanti. Come si sia  potuta concedere questa costruzione che umilia l’architettura prevalentemente neogotica del secondo Ottocento, è davvero inspiegabile. E la Sovrintendenza? Proprio qualche giorno fa mi sono visto a Giarre con Fulvia Caffo, che regge quell’ufficio, e convenivamo nei rispettivi interventi al convegno sui centri storici, che vanno avviati, pena il fulmineo decadimento, immediati interventi puntuali che servano d’esempio per la tutela e la rivitalizzazione. Di contro, al cimitero di Acireale, solo per citare questo esempio flagrante, dei centri storici, di cui anche questi luoghi fanno parte e sono esemplari per l’Ottocento e il Novecento, si sconvolge l’assetto paesaggistico e monumentale. E non è l’unico fatto che mi ha turbato. Da una tomba sul viale principale  ovest-est, si notava chiaramente che erano state asportate, svitate, diverse lastre presumibilmente in bronzo, presumibilmente rubate; infine, la bellissima cappella Leonardi Pulvirenti aveva la porta  in ferro battuto  desolatamente aperta : entrato, ho visto che sono state rimosse le  sei (mi pare)  sepolture a parete, mentre una piccola bara bianca era  stata abbandonata  entro un loculo svuotato.
A questo punto c’è da temere di tutto. Sono preoccupatissimo per lo splendido monumento Geremia,  che non esito a definire la scultura più bella dell’ottimo Michele La Spina, che miracolosamente non ha fratture e resiste  da centotrent’anni nonostante alcuni particolari estremamente delicati (il braccio sinistro della stupenda dama inginocchiata, il serto di fiori, il puttino…). Avrei precise idee circa la sua protezione. Mi auguro che si possa passare a un che di operativo.

                                                                                                                                            Ivan Castrogiovanni

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