Il Punto

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Faye Dame era un fratello Senegalese che lavorava come lavapiatti all’Hotel Rigopiano.

Nessuno si era ricordato di lui e in un primo tempo non era neanche nella lista dei dispersi. Una coppia di turisti che era stata ospite dell’Hotel il giorno prima si ricorda di questo ragazzo e lo segnala.
Da quel momento partono le ricerche. Si erano dimenticati di lui, eppure era regolarmente assunto, aveva un permesso di soggiorno ed era un gran lavoratore che non si risparmiava mai.

La cosa che fa inorridire è che la sua morte è passata in sordina. Eri nero tra tanta neve bianca caro fratello Faye e poco importava la tua vita tanto è vero che si sono dimenticati di te. Quasi alla fine delle ricerche ti hanno riportato su, ultimo anche davanti alla morte.

(Graziella Tomarchio)

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La felicità di un genitore è certamente vedere i propri figli con un futuro migliore del loro. Una proiezione in avanti che spera sempre, per i propri figli, un’esistenza futura che possa essere sana, felice, solidale, amorevole. In una parola sperare in un’esistenza felice per i figli. Una dimensione interiore che appartiene alla genitorialità, che è il motore per lo sviluppo umano, che contiene un grande significato non solo “antropologico” ma di umanità; ovvero quella dimensione astratta che appartiene solo al pensiero umano, appartiene sia  alla ragione che al sentimento in un abbraccio inestricabile.

La rinuncia o l’inquinamento del pensiero di felicità e di serenità rispetto al futuribile dei propri figli è un dolore che prende l’anima, che strazia il cuore, che toglie il fiato e che riporta in una condizione realissima e crudele. La domanda gira e rigira martoriando l’esistenza: cosa farà mio figlio disabile da grande? Chi si occuperà di lui? Come e quanto sarà amato? A cosa dovrà rinunciare? Quanto stupore avrà percependo e vivendo la scomparsa dei genitori?

In una società amorevole e solidale questi interrogativi non dovrebbero esistere, ogni disabilità (anche la più grave e invalidante) dovrebbe trovare serena collocazione in una società accogliente e gestita con saggezza ed empatia, invece da noi tutto ciò rimane sospeso, ogni pensiero positivo per il futuro prossimo è un incubo, diventa certezza di un percorso di rinunce e di afflizione.  Il welfare è vecchio e corrotto, si acquistano armi per miliardi di euro e non si trovano le risorse per potenziare gli insegnanti di sostegno, l’apparato sanitario pubblico si occupa solo marginalmente (le cure) dei disabili ma non è in grado di organizzare e promuovere una rete di sostegno ed integrazione che sia reale, concreta, efficace.

Quest’anno centinaia di bambini e ragazzi con disabilità andranno a scuola senza il giusto sostegno. Nell’organico dei docenti di sostegno le carenze sono impressionanti, posti che saltano, bimbi che devono accontentarsi di poche ore la settimana e docenti che devono dividere le loro ore tra più soggetti tutti bisognosi i attenzioni, di didattica e di cure. Una vergogna inaccettabile per una società che pensa ottusamente al pil e dimentica i deboli, li abbandona, butta nello sconforto decine di migliaia di famiglie, di bravi genitori, di fratelli e sorelle. Lascia sgomenti e presenta il baratro una società che non riesce ad accogliere, amare e apprezzare la differenza, la disabilità, il dolore.

C’è un grande esorcismo collettivo che distorce il concetto di solidarietà e promuove (inesorabilmente) la visione che la disabilità è un problema di chi la vive e delle loro famiglie. Ed il silenzio dei genitori, lo so, è dolore sordo, inespresso, inconsolabile.

I disabili, i deboli, gli esclusi e gli emarginati sono sempre sopra la torre, sempre in attesa della spinta nel vuoto, perché nessuno vuole confrontarsi ed abbracciare il dolore, la follia, la differenza. In questa società animale è la linea dello sviluppo della forza che governa e che riduce il pensiero d’amore e di accoglienza ad un atto personale sottraendolo all’azione collettiva e di sviluppo.

(mAd)

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Dal quel 5 novembre 2014 negli Acesi è cambiato il modo di relazionarsi con gli eventi metereologici.
Una piovosa giornata autunnale si trasformò in una catastrofe per la Città.
Una tromba d’aria venuta dal mare s’inerpico per la Timpa di Santa Caterina e risalendo per i Morti verso il centro seminò distruzione dove passava.
Una giornata che rimarrà negli annali per la Città di Acireale con tutte le polemiche che ne seguono ancora riguardo la ricostruzione.

Da allora noi Acesi siamo cambiati, siamo diventati diversi nel rapportarci con le condizioni atmosferiche.
Una volta le app degli smartphone riguardanti le previsioni metereologiche erano poco consultati, ora siamo tutti più informati sulle condizioni del tempo per almeno i prossimi sette giorni.
I bollettini sul rischio idrogeologico della Protezione Civile Regionale erano sconosciuti ai più, ora sono di giornaliera consultazione.

Abbiamo cambiato il nostro approccio con la pioggia.
Una comunità, in origine contadina come la nostra, nello scandire delle stagioni segnava i ritmi della vita e del rinnovarsi stesso della natura.
La pioggia era vista in modo benefico in quanto fondamentale per la vita stessa delle piante e dell’uomo.
Anche i modi di chiamare la pioggia dava quel senso di familiarità: quando pioveva sottile simuliava , se cadevano gocce sbrizziava, ed era ad assuppa viddano ad indicare che era pioggia leggera e pertanto  il contadino continuava a lavorare la terra per non perdere una giornata di lavoro.
Se poi chiuveva di malicristiani,  era meglio starsene rintanato a casa.

Il tempo passa, tutto cambia, se cent’anni fa si regolavano con le divinazioni degli almanacchi di Barbanera o di Frate Indovino, poi con le previsioni del Colonello Bernacca ora possiamo collegarci col satellite che ci piace di più e ai siti meteo che pullulano nel web.

Acireale è diventata metereopatica,  stiamo vigili e controlliamo tutti continuamente: monitoriamo la situazione che neanche l’aeronautica militare (non me ne voglia Petra Sappa).
Abbiamo legato i ritmi della vita ai mm di pioggia previsti, la programmazione a breve si fa col bollettino meteo.
Quelli che sono i più aficionados ai bollettini meteo e della Protezione Civile sono gli studenti, che dalle allerta meteo traggono un giorno di vacanza.
Il Sindaco ne sa qualcosa…

(santodimauro)

 

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logo-nataleQuelli che mi conoscono sanno che non amo fare gli auguri per Natale o altre feste e meno ancora per gli onomastici (vabè lo so a volte sono “orso”) ma amo tantissimo porgere i miei auguri per il nuovo anno che arriva. Per gli auguri dell’anno che viene ho “passato” il microfono a tantissimi uomini pubblici (ma anche no). Una lunga carrellata per far si che chi svolge un ruolo per la città potesse dire due parole di augurio ai concittadini, a noi acesi.
Ma, adesso, voglio fare un augurio e non alla città (una città non è nulla senza i cittadini) ma a chi la città la vive, ci vive, l’ama. Ad ognuno di noi voglio augurare la forza e la passione. Forza nel continuare ad essere attivi e dinamici per spendersi a difesa del proprio territorio e la passione perchè è il sentimento che muove da dentro e che non ha doppi fini e secondi scopi. Auguro, quindi, una partecipazione attiva, dinamica, forte e ricca di passione perchè la nostra città ha bisogno dell’aiuto di tutti. La nostra città ha bisogno di aiuto perchè per troppi anni (direi secoli) è stata dominata dalla sottocultura che alligna nella gestione del potere, perchè per troppo tempo Acireale è stata svestita, vilipesa, stuprata e derisa e adesso vogliamo tutto indietro e con gli interessi. Vogliamo una città vivibile. Con una perfetta gestione della viabilità e con ampie zone senza traffico, vogliamo spazi per far giocare i nostri figli, per correre, per andare in bici, per scorazzare tra gli alberi. Vogliamo spazi sociali, ricreativi, vogliamo generosità e attenzione per i piccoli, per gli anziani per i poveri. Vogliamo qualità della vita, differenziata con indici oltre il 40%, vogliamo la depurazione, vogliamo andare a Pozzillo senza la mascherina sul volto, vogliamo un’amministrazione attenta, capace, inflessibile, rigorosa, puntuale e che non perda più neanche un minuto in faccende che non riguardano solamente la vivibilità.
Acireale con i suioi commercianti, con i professionisti, con i disoccupati, con i diseredati, con gli uomini e le donne che hanno passione e coraggio, deve andare avanti, crescere, continuare a lottare contro l’indifferenza, contro la demagogia, contro la retorica dei pallonari di ogni razza. Acireale e gli acesi non devono smettere di lottare, mai smettere di partecipare.
Un augurio ai lavoratori dell’Ipab Oasi Cristo Re – Un augurio ai disoccupati che vanno di notte all’ufficio del lavoro -Un augurio alle donne sole e maltrattate e, infine, un augurio ai malati, a tutti quegli uomini e donne che ogni giorno ci fermano per strada perchè vogliono una moneta per le sigarette, per l’alcool, per affogare nella loro malinconia.
Un augurio agli ultimi che soffrono e che questa notte, come ogni notte, saranno soli.
Buon 2017.
(mAd)

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C’è un mezzo sotto accusa, la rete. Tanti sapienti intellettuali del Belpaese da qualche mese si stanno affannando a spiegarci che siamo nell’era del postverità. Un neologismo che vuole significare come la verità, l’analisi accurata, l’attenzione ai fatti non è più una virtù anzi, al contrario, viene considerata una noia da stroncare a suon di tweet e post nei social. C’è tanto di vero ma non tutto e, certamente, il padre di questa ondata di “postverità” non è la rete ma i media unilaterali tradizionali. Quei media che spesso sono stati organi di partito, voce dei padroni e dei lobbisti; intere redazioni a sottostare al volere dell’editore (mai editore puro in Italia) che insieme alle tante attività (industrie, palazzine e televendite) si dedicava e si dedica all’informazione (per avere maggiore potere) e, ciliegina sulla torta, a fare da presidente a qualche prestigiosa società di calcio. Insomma un’informazione dettata e spesso imbavagliata malgrado i tanti bravi e coraggiosi giornalisti.
Peggio ancora per la tivù con i suoi miseri programmi di intrattenimento volgari e demenziali; quelli con i pacchi sorprese, gli amici, i quiz per perfetti ignoranti, le sfide tra grasse e magre, l’irriverenza di pseudo processi fasulli con storie inventate. Insomma una minestra squallida che da oltre 20 anni viene servita, ad ogni ora del giorno, agli italiani. Una miscela di coglionaggine mista alla cretineria nazional popolare.
A questo drammatico panorama si è sommata la crisi; una crisi infinita. Una crisi di sistema, quindi economica, culturale, etica. Una crisi talmente potente che nessuno è credibile se non quelli che urlano un “vaffanculo”, che inneggiano alla Patria, che attaccano i migranti anche se donne incinte, anche se bambini in fasce. La crisi è una belva che morde la coscienza, aggredisce i valori, affonda la speranza, toglie umanità.
In tutto questo scenario la verità è una pratica d’elite, la massa vuole il sangue, il patibolo, il rogo e la ghigliottina e la vuole subito senza aspettare, senza garanzie. Tutti con la testa che rotola nel paniere perché se non si mangia e se si lavora con un salario infame, allora la verità non serve, quello che ci vuole e rovesciare il tavolo e mandare tutti a quel paese.
Ecco cosa è diventato oggi il panorama politico. Una gabbia di matti dove chi la spara più grossa vince, chi urla di più è bravo, chi manda affanculo è un saggio, chi grida ruspa, chi ladri, chi merde, chi vi faremo tutti fuori.
E’ la conoscenza? L’analisi? L’attenzione per le regole del garantismo? Nulla, solo rabbia, disillusione, urla e pancia fino allo sfinimento.
Il concetto elitario di studio, di indipendenza, di scoperta della stupenda dimensione umana, insieme all’allenamento empatico sono “robe” fuori norma, sono complici, sono pratiche per signori in divano. E’ il dramma della cultura è l’acme della brutalità, la violenza diffusa, l’hate speech, la dimensione della rabbia che morde i neuroni e rimane solo la colite.
Tivù spazzatura, giornali con editori interessati, giochi di potere, manipolazione delle conoscenze e crisi di sistema sono gli ingredienti della ricetta che ha prodotto l’era della postverità. In questo girone dell’inferno in cui ci troviamo c’è una sola flebile possibilità: studiare e rimanere umani.
P.S. Post verità, è la parola dell’anno per l’Oxford Dictionary. Il termine si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica. (cit)

(mAd)

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Il progetto “ALL” in Italia nel 2003/2004 le indagini svolte su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni ha presentato un quadro assai preoccupante. L’indagine svolta su tre livelli di competenza alfabetica funzionale (inferiore, basilare e superiore), ha mostrato che il 46,1% degli Italiani è al primo livello, il 35,1% è al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di più alta competenza.

Nel 2008 il linguista Tullio de Mauro documenta in un suo studio che solo il 20% della popolazione adulta italiana “possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.

Se andiamo a vedere la classifica del tasso di alfabetizzazione nel mondo ci accorgiamo con tristezza che l’Italia si trova solo al 54° posto. I primi in questa particolare classifica sono Cuba e Georgia.

Ultimo dato (incredibile) gli analfabeti in Italia sono più di sei milioni secondo uno studio condotto da Saverio Avveduto e pubblicato dall’Università di Castel Sant’Angelo dell’Unla. Ed infine, dobbiamo sapere che Catania con l’8,4% è la grande città più analfabeta d’Italia seguita da Palermo (7,4), Bari (6,7) e Napoli (6,2).

La situazione italiana è, quindi, catastrofica sul piano culturale e le problematiche derivanti da questa penosa situazione si riversano sulla vita sociale e politica. Non è un caso se invece dei grandi riferimenti ideologici crescono (meglio dire ritornano) modalità di trasmissione di concetti semplici e, per questo, vincenti. Non sentiamo quasi mai analisi sul benessere, sulla bellezza, sulla qualità della vita, sul significato reale del lavoro. Non sentiamo mai uno speech intorno al concetto del respiro cosmico e della sua inscindibilità con l’umanità che ne compone uno spicchio, non possiamo più capire da che parte stare per ascoltare e rinvigorirci di cultura politica, di attenzione e chiarimenti sui massimi sistemi, sulla visione del mondo, sul clima, sulla complessità demografica, sulle risorse energetiche e su tante altre questioni che sono solo appannaggio di piccoli club per intellettuali. Al popolo interessa riempire lo stomaco ed ascoltare urla e linguaggi violenti. Al popolo interessa solamente assicurarsi un pasto caldo e un tetto sulla testa anche se questo fa, sempre di più, a pugni con una precaria redistribuzione della ricchezza, con un impoverimento delle risorse, con una tragedia dietro l’altra.

La povertà avanza e con essa l’ignoranza e con l’ignoranza ingrassa il potere. Ed allora la classe operaia, il popolo dei disperati che compone il grande gregge degli ignoranti, vuole sentirsi dire che saranno difesi nei loro squallidi e anacronistici confini territoriali, vogliono sentirsi dire che avranno ancora la possibilità di spendere quaranta anni della loro vita con un lavoro precario e che l’ultimo telefono scatta foto anche con una precaria illuminazione.

E’ un mondo di consumatori poveri, che arrancano tra i debiti, che acquistano la coca cola e odiano chi muore in mezzo al mare. E’ un mondo di ignoranti che ama il grido “ruspa” e non si accorge che quella ruspa ha già distrutto la sua esistenza e quella dei suoi figli. E’ un mondo di schiavi che amano il potere dei ricchi, è un mondo che si aggrega nell’identificazione con il peggiore, perché così lenisce il senso di colpa, attenua l’autolesionismo, ottunde i veri bisogni generando mostri.

Ed allora il popolo ignorante che ama la ruspa, i muri, la razza, le religioni, le divisioni, le guerre, il sapore del sangue, la difesa dei confini e il canto dell’inno nazionale, quel popolo di patria, dio, famiglia e ordine, disciplina e ubbidienza è di fatto il freno allo sviluppo umano.

Tra qualche tempo (dieci anni o cento) quando nel mondo ci sarà una lingua, una razza, una grande splendida motivazione planetaria, quando non saremo divisi dal colore della pelle, dal credo religioso, dal colore di una bandiera, solo allora capiremo che l’ignoranza ha dominato il mondo e il percorso di umanizzazione è stato rallentato dalla miseria degli uomini bruti, dalla violenza del potere e dall’incapacità a percepire il benessere, vedere il cielo, ascoltare il fiume, amare l’Universo di cui siamo parte dell’organismo.

(mAd)

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Caro Babbo Natale,

lo so questa mia sembra giungere troppo in anticipo rispetto alle festività che ti riguardano ma, lo stesso, è tempo di esprimere qualche richiesta prima che verrai sommerso dalle letterine di tanti bimbi che chiedono in regalo la pleistescion.

Per il periodo natalizio chiedo che sia pronta la via Galatea con un bel marciapiede che dovrà permettere ai disabili motori, alle mamme e a tutti i cittadini di poter accedere in quella via che al momento è di dominio delle automobili e dei furbi della sosta vietata.

Chiedo che le strade siano pulite e, perché no, che sia pronta una delle tre isole ecologiche annunciate da tempo.

Chiedo che venga ripristinato la ZTL perché così i bambini e le persone civili possono girare per le strade del centro storico senza essere ammorbati dal veleno delle marmitte e chiedo che la stessa sia accompagnata da segnaletica per i parcheggi e da servizio navetta permanente.

Caro Babbo Natale, chiedo (chiediamo visto che in delegazione eravamo in tanti) che siano spesi i soldi previsti in bilancio per l’arredo urbano e che vi sia, per le strade del centro storico, la nuova illuminazione a sostituzione di una pessima luminaria che non fa altro che riempirci di tristezza con la sua orribile luce e con il lordume che l’avvolge da sempre.

Babbo Natale carissimo non voglio e non posso dimenticare che per Natale dovrà essere necessario, addirittura urgente, che i lavoratori dell’Ipab Oasi Cristo Re e gli operatori che lavorano con i minori migranti possono ricevere buone notizie, ovvero soldi: liquidi e sonanti.

Infine (non voglio scrivere una lunghissima lettera so che dovrai leggere molto in questo periodo) sarebbe necessario, anzi indispensabile, che per Natale sia data la possibilità agli acesi di avere un regolamento per il referendum cittadino. Un regolamento, cioè, che dia realmente ai cittadini la possibilità di interrogarsi su alcune questioni essenziali e che questo strumento di democrazia dal basso sia presto disponibile alla collettività.

Caro Babbo Natale, vorrei poter scrivere tutto quello che serve con urgenza per la nostra amata città ma so che la lettura, di norma, non va oltre le tre righe e così concludo invitando te e l’assessore Antonio Coniglio a promuovere Acireale attraverso l’uso consapevole della bellezza, senza passi indietro ma con la determinazione che meritano le scelte politiche.

(mAd)

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Intorno al NO, è vero, si sono messe insieme siglie assai diverse. Dalla destra (a difesa della rappresentatività), all’ANPI chiaramente a difesa della Costituzione, alla sinistra, alla sinistra del PD, fino ad arrivare a Forza Italia (gli stessi che hanno fatto tutti i tentativi possibili per arrivare al “premierato”.
Insomma tanti NO eterogenei è vero, ma se andiamo a vedere gli uomini che si stanno affollando intorno al renzissimo SI allora comprendiamo meglio perchè è indispensabile fermarli.
Dal renzismo nazional popolare chi resterà fuori sarà una possibile minoranza all’interno dello scenario che si sta prefigurando. In quello che è oggi il PD insieme ai tanti transitati dall’mpa e da altre aggregazioni di ex democristiani, si avvicinano anche personaggi politici che hanno sostenuto i governi Berlusconi e che sono sempre stati, nell’ordine, democristiani, forzisti, autonomisti, postdemocristiani. E’ pronto, nel binario del declino, il Partito della Nazione.
Un’aggregazione che porterà al suo interno un’accozzaglia variegata di esuli politici, di senzatetto (senza partito), di transfughi, di pezzi di dirigenza politica bollita e stracotta. Il Partito della Nazione da una parte e il centrodestra (sperando in un’aggregazione che parta da F.I per arrivare ai Fratelli D’Italia) dall’altra. Insomma un’Italia alla disperazione per rappresentanza politica dove aumenterà a dismisura l’astensionismo, il voto di protesta, le difficoltà dei meno abbienti, i tagli alla Sanità, alla Scuola e al welfare.
Il disegno di un bipolarismo italiota passa, quindi, per il referendum costituzionale e si concretizzerà con una legge elettorale senza preferenze e con superpremi di maggioranza. Un senato derubato da ogni potere con senatori mai eletti per il ruolo che andranno a ricoprire ma coperti da immunità parlamentare. Insomma meno democrazia più autonomina, meno welfare, meno Stato e più iniziativa privata a spese dei ceti più deboli.
Il NO al referendum costituzionale è, ovviamente, anche una decisa presa di coscienza che il tentativo in atto non è abolire il Senato dei senatori, ma trasformare la democrazia voluta dai padri costituenti in una democrazia anoressica. Una modalità che avvicinerebbe l’Italia a quell’Europa succube e schiava dalla finanza europea e mondiale.
Il NO sarà un luogo eterogeneo e, in parte, strumentalizzato ma il SI è l’inizio della fine della democrazia italiana, lo start che ci trascinerà dentro l’inferno di una partitocrazia autoreferenziale e volgare.
Votare NO è, di fatto, Impedire la nascita di uno Stato, che seppur assente, si autoproclama vincitore e detentore del potere. Il referendum costituzionale è la motivazione per iniziare a dire ad alta voce NO, difendo la Costituzione, difendo la democrazia italiana.

(mAd)

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formazione

1) Se l’on. D’Agostino elenca una serie cospicua di finanziamenti dalla Regione al Comune di Acireale, come mai per ben due volte, con comunicati ufficiali, è stato molto severo nei confronti del governo Crocetta fino ad affermare di essere pronto a passare all’opposizione?

2) Un esponente del consiglio comunale giustifica i paletti piantati in via Marchese di Sangiuliano come utili per evitare la sosta delle auto sul marciapiede. Il consigliere si rende conto che la sosta selvaggia si multa e non si impedisce piantando paletti?

3)  La ZTL. Alcuni hanno affermato che la zona a traffico limitato riduce gli acquisti mordi e fuggi. Due conti. Se la stessa inizia dal pomeriggio quanti sono i clienti “walk in” contabilizzati? Trenta? Anche se fossero trenta (e sono tanti) acquirenti mordi e fuggi stiamo parlando (con un rapido conteggio) di alcune decine di euro di mancato incasso. E’ una buona motivazione per riempire il centro storico di macchine?

4) Garantismo e frame. Sono sempre stato garantista e nessuno è colpevole fino a giudizio definitivo; è un dato giusto su cui si poggia lo Stato di Diritto. Detto ciò l’uso indiscriminato della forca da parte di numerosi cittadini ed anche di qualche “giornalista” lo trovo pessimo e di cattivo gusto.

5) Sono lievitati i costi per rimettere in sesto la villa Belvedere. Non sarebbe stato meglio intervenire subito dopo aver ricevuto la relazione del gruppo di lavoro (voluto dal sindaco Barbagallo) che ha redatto una particolareggiata analisi e descrizione delle condizione dell’unico parco cittadino?

6) Raccolta differenziata. Sei mesi (è la stima fatta dall’assessore Fichera) per distribuire i kit sono tempi assolutamente esagerati. Basta aspettare! I cittadini sono pronti, prontissimi. Isola ecologia quando?

7) Renzi manda soldi (?) per sistemare la pista di atletica al Tupparello. Ne parla l’on. D’Agostino mentre il PD acese non ne fa menzione. Significa che si sta aprendo l’uscio per l’ingresso definitivo dell’on. di Sicilia Futura nel circolo acese?

8) Perché Ipab “inutili” sono ancora sul territorio e l’unica che lavora (Oasi Cristo Re) è senza risorse e con i lavoratori che aspettano da due anni lo stipendio?

9) Sbarra al parcheggio dei Cappuccini. Insomma se per mettere una sbarra passano gli anni allora vuol dire che siamo messi davvero male in termine di concretezza e capacità di esecuzione.

10) Il referendum costituzionale vede nel fronte del NO anche quella parte di destra che della Costituzione scritta dai padri costituenti non ha mai visto un valore inalienabile per la democrazia. Se votano NO per mettere fuori gioco Renzi non è un buon esempio di pratica politica.

Ci sono altre questioni che non capisco bene, ma aspetto ancora prima di farmene una ragione.

(mAd) #fancity