Il Punto

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Non è tanto ma quanto basta per prendere un carrello al supermercato e riempirlo per metà. Non è troppo ma può bastare per pagare la bolletta arretrata, per prendere un paio di scarpe scontatissimi; tanto non è troppo, non ancora sufficiente e mai lo sarà.
Lo stato di necessità, l’alterazione della coscienza, l’uso spietato della filigrana, il potere d’acquisto domina la coscienza e stagna nella palude di comunità disgregate, insipide e multiformi.
Donne è arrivato l’arrotino con il suo carico di buon’umore, è arrivato il guaritore con le sue pozioni magiche, è arrivato Mangiafuoco con lo spettacolo delle marionette. Saltellano i “pupi” ma non raccontano le gesta di Orlando ma solo l’agonia quotidiana di chi “non è tanto, ma basta per un carrello di spesa”.
Ed eccoci nella terra del bisogno, la necessità domina, la cultura muore, la partecipazione balza e si pone oltre il 50% da noi che “amiamo la partecipazione” e la condivisione se c’è da prendere qualcosina.
“Mamma chi era al telefono?” chiesi trentacinque anni fa. Lei rispose come sempre: “cercavano il voto ma, come sai, li ho mandati affanculo”. Papà quando si ritrovò licenziato perché li dove si facevano i mattoni “i forati” dovevano sorgere le ville per i facoltosi, non pensò neanche per un momento a cercare una scorciatoia, un “arrotino” a cui raccontare la tragedia della disoccupazione a cinquant’anni, al contrario cercò e trovò un lavoro; un lavoro umile ma un lavoro vero, di quelli che si fanno con il sudore della fronte e svegliandosi presto la mattina. Un lavoro per poter dire “affanculo”.
In quei silenzi di famiglia ho compreso che la dignità non ha un prezzo e non si piega mai neanche davanti ad un pesante stato di necessità e, così, per la prima volta scrivo, oltre il pensiero, di quei due genitori umili e orgogliosi, quella donna e quell’uomo che ogni giorno, al lavoro, per poter dire con serenità “no, grazie non mi interessa”.
Ma oggi è oggi e tutti corrono con uno smartphone in mano mentre nel frigo langue mezzo limone spremuto e le bollette sono una montagna di pensieri da rimuovere. Otto euro al mese per lo smartphone, venti la settimana per la benzina ed anche ottanta per il tatuaggio; i pensieri della necessità sono dilatati e perdono i confini mentre ancora c’è gente che crede nell’aldilà c’è chi continua a sgomitare per vivere l’inferno in vita ed il denaro e lo stato di necessità sono il pane di Mammona e sono dentro il dominio dei pensieri di tanti.
In questa tristezza quotidiana sfoglio qualche pagina di Malatesta; così come una medicina.
(mAd)

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Niente programmi, niente comizi, poche interviste. La parola d’ordine in questa silente campagna elettorale regionale è contattare “i fedeli”. I politici di “razza” (una razza di cui aspettiamo con trepidazione l’estinzione) sono al lavoro, un lavoro meticoloso di richiamo alle armi dei fedelissimi “portatori di voti”, gli sherpa delle elezioni, i raccatta voti, quelli che hanno “un pacchetto di consensi”, che controllano qualche fetta di elettorato.

Il silenzio della politica quella vera, quella che prova a raccontare e divulgare i contenuti è, in Sicilia, un fatto ormai consolidat, è estinta. Si parlano tra di loro, si muovono le pedine come su uno scacchiere di volgarità e promesse, si intercettano quei quadri intermedi che sono in qualche modo radicati nel territorio e tramite loro si cerca il risultato.

Una politica squallida, inutile che sguazza nel bisogno dei ceti meno abbienti, che si nutre di necessità (quelle degli altri), che offre possibilità, che garantisce continuità ad uno status quo che ha portato la nostra Regione ad essere in testa per povertà e vigorosamente prima per spesa pubblica.

In una regione dove la Sanità pubblica è un colabrodo mangiasoldi, dove la monnezza riempie le discariche fino a farle scoppiare,dove non si depura, non si mette in sicurezza il territorio, dove ogni indici di vivibilità, ogni fattore produttivo, ogni ganglio della società è controllato ed occupato da politicanti senza pudore, in questa terra il risultato è garantito perché sono sempre i bisognosi a scegliere di “aiutare l’amico”, sostenere il candidato che avrà maggiore possibilità di riuscita. Tutto nella speranza di raccogliere qualche briciola del grande banchetto dei politicanti di mestiere.

In questo sugo rancido la fanno da padroni i leccaculo. Una razza pericolosa, pronta a tessere una rete intorno al bisogno, garanti della rizzetta. Sono quelli che cambiano partito, non hanno valori e ideologie, si muovono da una parte all’altra nella speranza di trovarsi sempre sopra il carro dei vincenti. I leccaculo, quegli uomini senza dignità che aprono gli occhi la mattina nella speranza di servire il padrone e ricevere una pacca sulla spalla. I leccaculo quelli che giorno e notte si concedono al miglior offerente senza chiedere nulla ma con la classica posizione di chi aspetta che gli venga lanciato un osso da addentare.

Sentiamo nell’aria sordo ma possente e chiarissimo un solo grido, un solo coro: leccaculo di tutto il mondo unitevi, stiamo preparando la grande “rizzetta”! Se fai il bravo ti daremo una briciola e ti rimanderemo in trincea a spalare merda e sangue. Perché la politica siciliana è, essenzialmente, merda.

P.S. Per comunicare le nefandezze usate il metodo “Provenzano”. Niente tecnologia solo “pizzini” che la Magistratura, prima o poi, vi sgama e vi punisce.

(mAd)

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Il 28 ottobre 2012, con un anno di anticipo causa le dimissioni del presidente Raffaele Lombardo, si tennero elezioni regionali che elessero Rosario Crocetta.  Si recò ai seggi elettorali il 47,42% degli elettori aventi diritto. Per la prima volta nella storia delle elezioni siciliane l’affluenza fu inferiore del 50%. Un dato che viene di solito preso poco in considerazione perché ci si affanna a capire quanti hanno votato chi, le percentuali dei voti di lista e chi si leccherà le ferite per i prossimi cinque anni. Ma è un dato importante e per certi aspetti drammatico e fortemente significativo. Chi non vota e perché? Quale ceto sociale, culturale, economico non va alle urne e con quali motivazioni? Sono dati sociologici che meriterebbero uno studio approfondito e scientifico se non fosse che a nessuno interessa commissionare tale studio per alcune motivazioni che, a mio avviso, sono il termometro della direzione che ha intrapreso la politica nazionale.
Vota meno del 50% eppure questi cittadini che non danno fiducia alla nomenclatura partitocratica, che non hanno speranza di rappresentanza, che non riescono a trovare una collocazione politica e partitica a cui dare fiducia, è in forte crescita e viene allegramente ignorata. Possiamo anche dire che, probabilmente, alla stessa partitocrazia interessa che le affluenze non siano ampie e con percentuali di un tempo, interessa che si recano alle urne chi è nei binari del voto a qualcuno, per qualche motivo.
Ora se togliamo alla percentuale del 47/48% dei votanti un 10% di voto ideologico comprendiamo che chi si reca alle urne ha un buon motivo per farlo. Ma, ci chiediamo, quali sono questi buoni motivi dopo Cuffaro, Lombardo e Crocetta? Quali sono i buoni motivi per votare una coalizione che implora Alfano e quali sono i motivi per votare una coalizione che imbarca al suo interno cuffariani, alfaniani, lombardiani e altri “ani” vari e pittoreschi?
Sono ragioni che possiamo ricondurre nell’interesse. Interessi che non sono per forza di tipo corruttivo ma che possibilmente fanno parte di quella grande sacca di clientelismo che, evidentemente, trova una motivazione personale, individuale e vantaggiosa per esprimere un voto, il consenso, la fedeltà attraverso una croce sulla scheda.
In questo ultimo anno trascorso ho sentito tanta gente che ha dichiarato la sua scontentezza e la delusione rispetto al suo “patron” politico, ho sentito tanti lamentarsi e dire “non lo voto più”, ma oggi, folgorati sulla strada di Palermo, sono ancora fedeli soldatini in prima linea pronti a puntare la baionetta agli avversari. Usano slogan e dichiarano amore mentre tra i miei pensieri galleggia insoluta una domanda: ma che prezzo ha la dignità e la coerenza?

(mAd)  

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Il meccanismo che disintegra il bene comune e che sconfigge il senso di comunità è il clientelismo; anche quello misero e spicciolo. Quando l’incontro  con le istituzioni si traduce in rapporto immediato di causa ed effetto, di racconto individuale, di scambio è allora che la comunità inizia il suo percorso di disintegrazione e di collisione con il bene comune. Una regola evidente. Il rapporto di scambio (qualunque sia lo scambio) riduce la funzione dell’amministratore in un dispensa di favori e cortesie (quella che ad Acireale abbiamo chiamato “la logica della rizzetta”), lo scambio – inoltre – classifica il cittadino elettore non come legittimo fruitore di diritti con l’obbligo del rispetto dei doveri ma come chi, nella giungla delle comunità, sgomita e lotta contro i suoi concittadini per ottenere qualcosa, qualsiasi cosa che possa essere in qualche modo tornare utile a soddisfare le esigenze personali o dei familiari o degli amici.

Questi sono processi atavici nella nostra terra, meccaniche che tendono a delegittimare le istituzioni a privilegio della dimensione individuale che spesso può essere efficientissima sul piano dei risultati immediati. Una modalità che fa si che tutti i diritti scompaiono, tutte le giuste richieste vengono sacrificate sull’altare del rapporto “faccia a faccia” che si traduce nel dimenticare ed ignorare fino a disprezzare il significato del bene collettivo, degli spazi pubblici e delle risorse del territorio per anteporre le miserie personali con la questua del “favore” corredato da leccaculismo potente e volgare. Chi fa fuori da questa logica si vede recapitate il conto dalla burocrazia.

Come ogni cosa le logiche perverse lasciano sempre vittime sul teatro di guerra. Il teatro è la città, le vittime quei cittadini che amano i luoghi, l’ambiente, che rispettano le regole della collettività e che vorrebbero vivere in comunità con i concittadini sapendo di poter contare su un dato certo: gli spazi comuni sono luoghi di tutti e non praterie selvagge dove poter fare di tutto. L’individualismo che sviluppa il mercato dei favori infetta i territori, sconfigge il senso di comunità, conduce ad una guerra di tutti contro tutti e il bene comune è solo un far west dove si raggiungono risultati solo con la prepotenza o aggregandosi alla banda più  forte.

Adesso sapete perché le cose vanno male e non saranno gli sforzi di quello o quell’altro a cambiare il volto di una città che ha costruito il suo profilo gestendo con sapienza il gioco di “patruni e sutta”, il gioco dei potenti che fanno favori e di una massa di plebaglia che chiede e ottiene qualcosa.

Ecco perché le strade sono piene di carogne umane che con tenacia uccidono l’ambiente e non si interessano dei gravi danni che possono procurare alla salute dei propri concittadini. Ecco perché il cemento ha preso gli spazi dell’agrumicoltura. Ecco perché si chiudono i battenti di ogni luogo del bene collettivo. Ecco perché non riusciamo a vivere i luoghi come aree di appartenenza collettiva. Ecco perché gli intellettuali sono stati e sono affiancati al sistema dominante. Ecco perché i cento campanili suonano mille silenzi. Ecco perché affondiamo nel degrado.

(mAd)

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Ho letto molti degli interventi sulla questione (ma è davvero una questione?) intonaco caduto, feriti, festa, fuochi d’artificio, jazz, sobrietà e altro e non sono intervenuto se non per qualche rigo veloce e “spontaneo”.
Cerchiamo di capire insieme.
Religione. Non sono religioso ne credente da quello che ho capito negli anni credo che la religione si sarebbe dovuta occupare di promuovere la fede in Dio e, quella cattolica, anche dei Santi. Lo fa con una serie di regole, comandamenti, dogmi e comunica la sua dimensione morale al popolo dei credenti cattolici.
Folklore. Con questo termine s’intende quel complesso di tradizioni e costumi tipici dei luoghi. Le modalità folkloristiche variano, infatti, a seconda delle latitudini in cui ci troviamo. Dalle nostre parti un aspetto del folklore sono le luci che addobbano le strade per le feste laiche e religiose, i fuochi d’artificio, le prove “eroiche” che accompagnano le feste dei Santi forse come prova teatrale di abnegazione e autoflagellazione.
Sobrietà. Il concetto di sobrietà consiste nella moderazione di alcune manifestazioni sia personali che collettive e che induce ad un atteggiamento di basso profilo e di silenziosa riverenza verso un fatto, qualcuno, qualcosa.
I tre aspetti possono essere accomunati in una sola dimensione? La religione, meglio, la religiosità può comprendere il folklore e la sobrietà? Sobrietà e folklore possono convivere? E’ questo il concetto da comprendere e tentare di analizzare senza sostenere una parte ma con una visione ampia e meno partigiana possibile.
Le religioni hanno bisogno di popolo, seguaci, fedeli, credenti ed è a loro che la dinamica della narrazione religiosa si rivolge. E’ un fatto assodato che le religioni sono maggiormente presenti e condivise li dove c’è maggiore bisogno (basta vedere il fondamentalismo islamico che cresce proprio nei luoghi dove la guerra e l’ingerenza occidentale ha prodotto confusione e dolore), così come nel continente africano dove mille modi “religiosi” compensano la difficile lotta per la sopravvivenza, oppure nella dinamica conflittuale israelopalestinese dove da troppo tempo sembra essere dio che ordina di combattere e uccidere. Ed allora la risposta alla prima domanda è affermativa. La religione comprende il folklore, cavalca la necessità popolare anzi la stimola e la appaga con modalità che sono a metà tra fede e psicodinamica antropologica.
Al contrario folklore e sobrietà difficilmente possono convivere. Raramente assistiamo a dinamiche folkloristiche che hanno come caratteristica la sobrietà. Il folklore è macroscopico, possente, vivace, colorato, caotico e dinamico. La sobrietà va esattamente nella direzione opposta.
Ed ecco spiegato perché la religiosità va d’accordo con il folklore e non comprende la sobrietà. Sono conscio che è un’affermazione impegnativa e capirei se qualche teologo si scandalizzasse davanti a tale affermazione ma è un fatto chiaro e visibile. Religione e folklore camminano insieme e, spesso, è impossibile separare le due dimensioni dell’animo umano.
Dopo i fatti dell’8 luglio con la caduta dell’intonaco e il ferimento di due persone la sobrietà si è intromessa nel matrimonio secolare tra religione e folklore e, come ogni separazione, non tutti sono felici malgrado, nei fatti, questa scelta è, per certi aspetti, più autenticamente religiosa.
In sintesi, dopo gli accadimenti si è deciso di abbandonare ogni modalità folkloristica e dirigersi solamente nella dinamica liturgica e religiosa. Ma la decisione non sembra soddisfare proprio i credenti cattolici che, invece, non vogliono vedere intromissioni tra religione e folklore; il divorzio non è accettato e la sobrietà diventa il terzo incomodo; lo straniero da riportare nell’esilio dell’animo umano.
Ci sarebbe tanto ancora da aggiungere come ad esempio l’abnorme strumentalizzazione di ogni fatto ma questa è un’altra discussione.
(mAd)

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“La regione a maggior rischio desertificazione d’Italia e con la più grave crisi idrica, non si è ancora mossa in tal senso, mentre nei soli territori di Parma e Piacenza sono stati già stanziati oltre 8 milioni di euro di indennizzo per affrontare l’emergenza siccità. In un periodo di siccità che si prolunga già dal periodo invernale e che sta continuando a colpire in maniera letale l’agricoltura e l’allevamento dell’Isola, il Governo regionale pensa solo a cambiare assessori”. A dichiararlo è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao che incalza il Governo Regionale ad espletare le procedure necessarie per richiedere lo stato di calamità naturale dovuto alla siccità per la Sicilia.

“Mentre – spiega Corrao – cala mediamente di due terzi il quantitativo d’acqua negli invasi siciliani con una flessione di oltre 80 milioni di metri cubi d’acqua e la rete perennemente colabrodo, non si capisce come mai, le regioni del nord Italia, tra le quali il Veneto o il Friuli Venezia Giulia abbiano agito per tempo, presentando al Ministero la richiesta dello stato di Crisi, la Regione Siciliana, che storicamente non brilla per capacità idrica, non abbia mosso una sola carta per porre rimedio a quella che sarà certamente una piaga per la stagione estiva 2017.

A rischio ci sono coltivazioni, allevamenti, ma anche attività ricettive ed industriali. In piena emergenza e con il perdurare del caldo di queste settimane, c’è poco da stare sereni. Gli unici sereni invece sono proprio quelli che il problema potrebbero risolverlo, ovvero gli inquilini di palazzo d’Orleans, alle prese, solo con le beghe di partito anziché con i problemi reali del territorio”.

(MB)

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Il vizio  dei siciliani è quello di dimenticare e spesso non conoscere per niente i veri mali che affliggono, da troppo tempo, l’isola. Bypassando il dato inerente le risorse che porta via la corruzione politica, la grande evasione fiscale e le mafie, si può cercare di capire in che condizioni stanno i siciliani andando a leggere alcuni dati che si riferiscono alle principali aree che intervengono e condizionano la qualità della vita.

Il dato (2015) che inquieta, tra i tanti, è quello relativo alle famiglie che non riescono a risparmiare o a far fronte a spese impreviste per anno (59,7%) – Ed ancora sempre pesante il tasso di persone in cerca di occupazione. Secondo il rapporto (Eurostat) in Sicilia il tasso di disoccupazione (2016) supera il 22%

Qualche altro dato meno recente.

Per il macro-indicatore ambiente la Regione Sicilia si trova al 14° posto nella graduatoria delle regioni italiane. Per il macro-indicatore Economia e Lavoro la Regione Sicilia si trova al 19° posto nella graduatoria delle regioni italiane. Per il macro-indicatore Diritti e Cittadinanza la Regione Sicilia si trova al 19° posto nella graduatoria delle regioni italiane Per il macro-indicatore Istruzione e Cultura la Regione Sicilia si trova al 18° posto nella graduatoria delle regioni italiane. Per il macro-indicatore Salute la Regione Sicilia si trova al 18° posto nella graduatoria delle regioni italiane. Per il macro-indicatore Pari Opportunità la Regione Sicilia si trova al 16° posto nella graduatoria delle regioni italiane. Per il macro-indicatore Partecipazione la Regione Sicilia si trova al 18° posto nella graduatoria delle regioni italiane.

Per l’indicatore generale QUARS Qualità Regionale dello Sviluppo la Regione Sicilia si trova al 18° posto nella graduatoria delle regioni italiane.

La Regione Sicilia ha un indice QUARS Qualità Regionale dello Sviluppo più favorevole (1 punto su 20) dell’indice PIL Prodotto Lordo Interno pro-capite. Si attesta, comunque, verso le ultime posizioni della classifica nazionale delle regioni: QUARS al 18° posto su 20, PIL pro-capite al 19° posto su 20.

Nella valutazione del QUARS Qualità Regionale dello Sviluppo la Sicilia è diciottesima su venti.

Spesa pubblica la Sicilia si trova, però, all’8° posto nella graduatoria delle regioni italiane.

La regione Sicilia soffre da troppo tempo anche se sembra proprio che i dati devastanti non sono ancora sufficienti per far comprendere ai siciliani che è tempo di cambiare lo stato delle cose attraverso una partecipazione consapevole alla vita pubblica e sganciandosi dalla rete del voto clientelare che neutralizza le intelligenze e desertifica il territorio facendo scappare dall’isola i giovani migliori.

(mAd)

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Aci Catena – Abbiamo posto ai candidati sindaco le stesse domande. Ecco le risposte del candidato Bartolo Tagliavia.

INTERVISTA

FanCity Acireale:  Quale secondo lei la mia prima cosa da fare per Aci Catena?

Bartolo Tagliavia (candidato sindaco M5s): “ Sono tanti e gravissimi i problemi e le criticità che necessitano una immediata soluzione: si va dalla Raccolta Differenziata, passando dall’impossibilità di partecipazione diretta dei cittadini nelle scelte dell’Amministrazione, piuttosto che la difesa del nostro territorio da mire urbanistiche, ai progetti di finanza in corso, primo tra tutti il contratto dell’acqua. Possiamo però mettere sicuramente come priorità principale, il Riequilibrio finanziario della nostra Amministrazione. Dal momento del nostro insediamento, con l’assessore Giuseppe Mannino (già Revisore Legale dal 2011) ed i dirigenti degli uffici competenti, procederemo ad una revisione analitica di tutte le spese correnti, sia in valore aggregato sia per singolo Ufficio”.

FanCity Acireale:  Nei primi cento giorni lei ritiene indispensabile adottare quali provvedimenti?

Bartolo Tagliavia (candidato sindaco M5s): “Nessuno deve rimanere indietro”. Questo principio del M5S sarà la nostra linea guida. La nostra comunità, nell’ultimo periodo dell’ex amministrazione è stata travolta da vicende giudiziarie che hanno minato ancor di più la già flebile “fiducia” nella classe politica. E’ nostro compito cercare di riavvicinare i cittadini alle Istituzioni. Per far questo occorre dare per primi l’esempio di correttezza e “sacrificio”. Tra i primi provvedimenti che l’Amministrazione pentastellata adotterà ci sarà la Creazione di un Fondo Comunale per le Iniziative Sociali, alimentato dall’accantonamento del 10% delle indennità spettanti al Sindaco, agli Assessori ed al Presidente del Consiglio Comunale (strano vedere copiate le linee guida che hanno caratterizzato da sempre il M5S da altre coalizioni, per inseguirci su strade che non sono nelle loro corde, ma anzi l’esatto contrario). Verrà redatto un preciso e dettagliato Regolamento delle Commissioni Consiliari. I Consiglieri eletti del M5S a prescindere dal risultato elettorale, rinunceranno ad eventuali doppi gettoni, devolvendo le somme in eccesso in un fondo che loro creeranno, sempre destinato per le Iniziative Sociali”.

FanCity Acireale:  Conosce la situazione del bilancio comunale?

Bartolo Tagliavia (candidato sindaco M5s): “Il bilancio comunale di Aci Catena, per il 2017 non si presenta bene, anzi si prospetta una situazione di criticità per l’anno in corso, abbastanza grave. Ma facendo una analisi a ritroso, si evince che il bilancio consuntivo 2015 chiude con un avanzo di amministrazione di Euro 8.550.000,00 (dove circa Euro 6.600.000,00 rappresentano ACCANTONAMENTI in dei FONDI VINCOLATI), mentre ad oggi, nonostante la scadenza fosse il 30 aprile 2017 prorogata al 2 maggio 2017, ancora non risulta presentato il Bilancio Consuntivo o Rendiconto di Gestione 2016 e quindi non si può verificare con dati certi il risultato del suddetto bilancio, ma grazie al Bilancio di Previsione 2017-2019 approvato dal Commissario D’Agata, si riesce ad avere solo il “ Risultato di Amministrazione PRESUNTO al 31/12/2016”, che ammonta ad un avanzo di amministrazione di Euro 7.600.000,00, AZZERATO DA UN ACCANTONAMENTO DI PARI IMPORTO sempre al 31/12/2016, ad un fondo denominato “FONDO CONTENZIOSO”, accantonamento necessario per ripianare significative probabilità di soccombenza. Se dovessero concretizzarsi altri debiti di tipo FUORI BILANCIO ed una mancata capacità di incasso delle entrate, paventando una situazione, alla luce di tutto, di pre-dissesto finanziario.”

FanCity Acireale:  Gli elettori catenoti perché dovrebbero votarla?

Bartolo Tagliavia (candidato sindaco M5s): “L’essere stati presenti per 4 anni in tutto il territorio comunale, nelle piazze di Aci Catena centro, San Nicolò, San Filippo, Reitana, Vampolieri, Cubisia, ci ha fatto percepire la forte richiesta dei cittadini di un “Cambiamento”. Cambiamento non solo degli uomini che si propongono per amministrare, ma anche e soprattutto, un cambiamento nelle idee che si portano avanti, nel modo in cui si portano avanti. I cittadini di Aci Catena hanno imparato a conoscerci, e ci identificano in “quelli del gazebo”. Cittadini come loro sempre a contatto con il territorio, non solo nei periodi preelettorali. Il M5S rappresenta il marcare una profonda linea di discontinuità con il recente passato. Non cerco, ne cerchiamo poltrone dove “bivaccare”, il nostro impegno in politica sarà a termine, per poi ritornare alla quotidianità della vita ed in una Aci Catena migliore. Siamo la sola forza politica che ha messo a disposizione della cittadinanza un profilo di ciascuno dei candidati, affinché si sapesse chi siamo e perché abbiamo deciso di candidarci. Gli elettori di Aci Catena dovrebbero votarmi e votarci perché non abbiamo promesso nulla in cambio, se non il nostro totale e incondizionato impegno”.

FanCity Acireale:  Cosa pensa dei suoi competitor alla carica di sindaco?

Bartolo Tagliavia (candidato sindaco M5s): “La premessa fatta di essere dei neofiti della politica, vale ancor di più se devo dare un parere sui miei “competitor” alla carica di Sindaco. Avendo preso però questo impegno, per portarlo avanti nel migliore dei modi ho trovato doveroso informarmi sul “passato politico” degli altri candidati. . Non posso non nascondere, che ho trovato incomprensibile come un candidato (Nello Oliveri) si possa ripresentare per la Sesta volta, ininterrottamente, alla carica di Sindaco. Così come trovo una scelta politica suicida, “l’apparentamento politico” nella scorsa legislatura con l’avversario principale, che poi non ha portato al risultato “promesso/sperato”.  Poco, ma molto poco, conosco del candidato a Sindaco dell’altra coalizione (Dott. Petralia), certamente per mia mancanza. Nonostante fosse stato il candidato a Sindaco che è andato al ballottaggio nella scorsa tornata elettorale, è incontrovertibile il fatto che nei 4 anni e mezzo della passata amministrazione, mai e poi mai abbiamo letto o ascoltato direttamente dalla sua persona o dei suoi 6 consiglieri di “finta opposizione” , la benché minima critica all’operato della maggioranza. Riguardo  il candidato a Sindaco Basilio Orfila, così come per gli altri candidati, posso affermare che siamo anni luce distanti dal modo di interpretare la “Politica”, ci accomuna il presentarsi con una sola lista, contro coalizioni improvvisate e che non si sa quanto potranno resistere coese”.

(red)

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ACI CATENA – Abbiamo posto ai candidati sindaco le stesse domande. Ecco le risposte del candidato Basilio Orfila.

INTERVISTA

FanCity Acireale: Quale secondo la mia prima cosa da fare per Aci Catena?

Basilio Orfila (candidato sindaco):  “Ridare ai cittadini fiducia nella politica dimostrando che noi la viviamo con spirito a favore della comunità. Per dare il segnale di ciò, la prima delibera dovrà essere quella di RIDUZIONE DELLO STIPENDIO degli amministratori e del gettone di presenza dei consiglieri comunali, destinando i risparmi derivati dal taglio ad incrementare il capitolo dei servizi ed in particolare la mensa scolastica. Tutto ciò coerentemente con quanto da sempre praticato dalla sinistra ad Aci Catena,  la delibera che decise l’aumento del gettone di presenza fu votato da tutti i consiglieri comunali ad eccezione della consigliera Marisa Aprile della Sinistra Unita che si espresse sfavorevolmente. In sintesi: Promuovere un Protocollo di legalità, trasparenza per tutti gli atti, nomina di una commissione di saggi per il vaglio degli atti dell’amministrazione.

FanCity Acireale:  Nei primi cento giorni lei ritiene indispensabile adottare quali provvedimenti?

Basilio Orfila (candidato sindaco):  “Certamente bisognerà fare i conti con il bilancio e i debiti fuori bilancio, nell’urgenza affrontare e migliorare le procedure per la raccolta differenziata, valutare la revisione del contratto di gestione dell’acqua potabile, costituire un team che si occupi della presentazione di progetti per attingere a finanziamenti, regionali ed europei. Ottimizzare la lotta all’evasione fiscale di concerto con gli uffici. Riorganizzare la macchina burocratica con un ridimensionamento delle figure apicali senza tralasciare però l’intero organico amministrativo che dev’essere motivato ma anche incanalato a procedure mirate al rispetto del codice deontologico dei dipendenti. Non saranno ammessi o coperti modalità o usi che vanno a danno dell’Ente e dei cittadini”.

FanCity Acireale:  Conosce la situazione del bilancio comunale?

Basilio Orfila (candidato sindaco):  “Il bilancio comunale lo conosciamo per come può conoscerlo una forza extraconsiliare e grazie al nostro impegno di continuo monitoraggio delle dinamiche amministrative. Molto ci è stato nascosto ma ciò non ci ha impedito di avere una certa contezza della situazione che stava per determinarsi. Siamo stati noi a sollecitare il Commissario a rappresentare alla cittadinanza la gravità della situazione che a noi risultava dalla lettura degli atti amministrativi. Infatti qualche giorno dopo in una intervista televisiva il Commissario informava la cittadinanza la gravità dei conti comunali dichiarando che non si riuscivano a pagare i debiti dell’Ente. Nelle nostre file non vi è nessuno che  ha ricoperto incarichi o responsabilità  nella passate amministrazioni.  Ne  di Maesano ne di Nicotra. Abbiamo però, la netta percezione, ma l’avevamo da tempo, che il bilancio virtuoso di cui si vantava Maesano fosse una bufala e che alla luce delle dichiarazioni del Commissario e delle indiscrezioni trapelate dagli uffici oggi ci danno consapevolezza che i nostri timori fossero giusti”.

FanCity Acireale:  Gli elettori catenoti perché dovrebbero votarla?

Basilio Orfila (candidato sindaco):  “Il lavoro di denuncia e di controllo che il sottoscritto insieme alle persone dell’Associazione Aci Catena Bene Comune profuso in questi anni, con difficoltà e senso del sacrificio a vantaggio dell’intera collettività e nonostante fossimo privi di una rappresentanza in Consiglio che ci ha reso ancora più difficoltoso il lavoro, sono la prova che crediamo fortemente nei valori di legalità e trasparenza. Il nostro obiettivo di informare costantemente i cittadini mirava a tagliare le gambe al malcostume.  Abbiamo una netta identità e una storia personale che permette di sapere tutto di noi e di non incorrere in spiacevoli sorprese, non cavalchiamo onde del momento, rappresentiamo la sinistra che in questi anni si è battuta ad Aci Catena per riaffermare l’onestà e la tutela delle fasce più deboli, non siamo populisti dell’ultima ora e prova ne è il nostro impegno che dura da oltre 20 anni senza mai fare un passo indietro o tacere davanti a fatti di immoralità amministrativa. Il nostro appello va quindi alle tante persone che credono ancora a questi ideali di solidarietà e socialità ma anche a tutte le persone perbene che vogliono finalmente dare una svolta al nostro paese e  sconfiggere la corruzione”.

FanCity Acireale:  Cosa pensi dei suoi competitor alla carica di sindaco?

Basilio Orfila (candidato sindaco):  “Noi diciamo che sia Oliveri che Petralia hanno avuto entrambi l’occasione di dimostrare la loro amministrazione e hanno fallito clamorosamente.  Di Tagliavia non possiamo avere contezza perché è alla sua prima esperienza amministrativa, in tutti i sensi, ma non conosce il paese e non ha dato ancora prova delle sue capacità. Ancora oggi per muoversi in paese deve spostarsi col filo di Arianna ma la situazione è tale che servono persone che conoscono intimamente il paese. Tagliavia potrebbe rappresentare un salto nel buio ed oggi sarebbe ancora più letale. Ciò nonostante a tutti va riconosciuto il merito di confrontarsi con una situazione non facile dove la possibilità del fallimento è dietro le porte, il dissesto finanziario ormai è in atto e chi governerà sarà chiamato a fronteggiare la più grave crisi di Aci Catena dal dopoguerra ad oggi. E questo va riconosciuto. Per questo mi farò carico una volta eletto di invitarli tutti e tre a costituire un comitato ristretto denominato dei “SAGGI”,  nel quale messo da parte l’antagonismo politico si possa collaborare con idee e controllo alla risoluzione dei problemi. Verificare i percorsi possibili e valorizzare le buone idee per il paese e per il nostro futuro”.

(red)

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ACI CATENA – ELEZIONI AMMINISTRATIVE 11 giugno 2017 – 5 domande a Nello Oliveri

Abbiamo posto ai candidati sindaco le stesse domande. Ecco le risposte del candidato Nello Oliveri.

INTERVISTA

FanCity Acireale:  Quale secondo lei la mia prima cosa da fare per Aci Catena?

Nello Oliveri:  “Pulizia straordinaria del territorio comunale e disinfestazione dello stesso, nonchè sanificazione ambientale”.

FanCity Acireale:  Nei primi cento giorni lei ritiene indispensabile adottare quali provvedimenti?

Nello Oliveri: “Assestamento della “macchina amministrativa” , nonchè programmazione dello sviluppo economico occupazionale”.

FanCity Acireale:  Conoscete la situazione del bilancio comunale?

Nello Oliveri:  “Fonti autorevoli parlano di predissesto finanziario (anche se formalmente non dichiarato)”.

FanCity Acireale:  Gli elettori catenoti perché dovranno votarla?

Nello Oliveri: “Perchè Aci Catena ha bisogno di buona politica e oculata amministrazione”.

FanCity Acireale:  Cosa pensa dei suoi competitor alla carica di sindaco?

Nello Oliveri:  “Tutti siamo persone adatte a essere candidati alla carica di sindaco”.

(red)