Il Punto

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Giorno 15 gennaio 2017 per la giornata del migrante e del rifugiato, Francesco ha usato temi e parole che nessun altro leader mondiale ha avuto l’ardire di esprimere. Non certo i leaders della destra xenofoba, razzista e nazionalista ma anche quegli altri, quelli che si autodefiniscono progressisti, socialisti, laburisti e democratici.  Francesco, invece, serenamente ha espresso concetti importanti e giusti.

Un passaggio del messaggio di Francesco è centrale e chiarissimo. “Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale. Non si tratta solo di persone in cerca di un lavoro dignitoso o di migliori condizioni di vita, ma anche di uomini e donne, anziani e bambini che sono costretti ad abbandonare le loro case con la speranza di salvarsi e di trovare altrove pace e sicurezza. Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia”.

Giorno 4 febbraio 2017 durante un incontro a Sala Nervi, davanti a oltre mille imprenditori, Francesco afferma tuonante e sereno allo stesso tempo: “Il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo e rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto. La “dea fortuna” è sempre più la nuova divinità di una certa finanza e di tutto quel sistema dell’azzardo che sta distruggendo milioni di famiglie del mondo”.  

Giorno 27 giugno 2016 a proposito dell’omosessualità e l’atavica sessofobia vaticana, Francesco sconvolge i cattolici integralisti e afferma senza giri di parole: “Io credo che la Chiesa non solo deve chiedere scusa ai gay che ha offeso, ma anche ai poveri, alle donne e ai bambini sfruttati. “I gay  non vanno discriminati e devono essere accompagnati pastoralmente. Si può condannare, ma non per motivi ideologici ma di comportamento politico, una certa manifestazione offensiva per gli altri. Ma sono cose che non c’entrano col problema: il problema è che una persona in quella condizione che cerca Dio chi siamo noi per giudicarla?”.

Giorno 8 aprile 2016 a proposito delle coppie divorziate e risposate, Francesco accelera ancora e afferma: “Ai divorziati che vivono una nuova unione è importante far sentire che sono parte della Chiesa, che non sono scomunicati.  Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!”.

Giorno 18 febbraio 2016 gli USA sono in campagna elettorale per le presidenziali, Trump continuava a strombazzare razzismo a piene mani ed aveva annunciato la costruzione del muro lungo il confine con il Mexico.  Francesco, fatto eclatante, entra nella dialettica Trump/Clinton e afferma durissimo: “Una persona che pensa solo a costruire muri  e non a costruire ponti, non è cristiano Nello stesso giorno Francesco apre alla contraccezione con queste parole durante l’emergenza dell’epidemia Zika. “Per quanto riguarda il male minore, quello di evitare la gravidanza, si tratta di un conflitto fra il quinto e il sesto comandamento. Il grande Paolo VI, in un situazione in Africa aveva permesso alle suore di usare gli anticoncezionali in una situazione difficile. Ma non bisogna confondere l’evitare la gravidanza con l’aborto….”.

Giorno 13 febbraio 2017, Francesco affronta il grande tema della pedofilia. Una piaga che ha coperto di scandalo la chiesa Vaticana. Il grande muro di gomma che la gerarchia vaticana aveva eretto intorno alla questione, non punendo i colpevoli ma nascondendoli o semplicemente trasferendoli, d’un tratto crolla. Francesco: “E’ nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la gerarchia, vescovi e cardinali, che li proteggesse, come è già successo in passato. Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male?”.

Nessun altro leader mondiale si è spinto fin dentro quella zona messa in ombra da tre decenni; la zona del neoliberismo, del primato della finanza e della strategia della paura. Francesco e le sue parole durissimo sul capitalismo, sulla finanza, sulla guerra e i costruttori di armi. Francesco chiarissimo sul fenomeno globale della migrazione, per i temi globali e trasversali. Eppoi, ancora il Francesco duro contro i preti pedofili, sereno davanti alla tematica sull’omosessualità, aperto con i separati e i divorziati e i risposati.

Francesco, un papa della Santa Romana Chiesa, è, di fatto, il leader indiscusso di un’area di pensiero che ormai da tempo è orfana. Lui, credente in Dio, per definizione e per missione, coinvolge e attrae inesorabilmente l’interesse e l’ascolto di noi atei forse ancor più che tra i cattolici ferventi, indissolubili, ipocriti, moralisti, omofobici e razzisti.

Adelante Francesco.

(mAd)

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Aci Catena – L’isola ecologica mobile collocataall’interno della villetta Rua, nell’omonima arteria stradale del popoloso quartiere “Loco” di Acicatena, ha scatenato le proteste dei residenti che hanno sottoscritto una petizione indirizzata al commissario straordinario, Vincenzo D’Agata.

I promotori chiedono l’immediato trasferimento del servizio altrove a salvaguardia  dell’unico spazio a verde a sud del rione, a disposizione dei bambini della comunità che da quindici giorni non possono più fruire del verde e dei giochi rimossi e ricollocati alle spalle del grande box attrezzato con delle speciali bilance per la pesatura e lo smaltimento di vetro, plastica e cartone. L’area è stata inoltre adattata alle nuove esigenze del servizio di conferimento con uno scarrabile in grado di contenere migliaia di bottiglie di vetro e i tradizionali cassonetti per la separazione degli altri rifiuti secchi che ogni giorno – domenica compresa – i residenti di questa parte del paese conferiscono in cambio di futuri sconti sulla bolletta Tari.

acicatena-isola-ecologica-1E’ la terza isola ecologica entrata in servizio in città. Le altre due sono state sistemate nell’area Com della frazione di  Aci San Filippo e a San Nicolò, in entrambi i casi si tratta di siti di stoccaggio distanti dai centri abitati. La villetta Rua, invece, è adiacente ad un grande complesso residenziale occupato da 42 famiglie, senza contare le altre palazzine che insistono in zona e alloggiano complessivamente un migliaio di catenoti.

(Salvo Cutuli)

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Si stanno per concludere le iscrizioni riservate ai Maestri Granitieri e Gelatieri provenienti da tutto il mondo. Si premierà la migliore granita  dell’anno. Confermato il “Festival dei bambini”

La sesta edizione del Festival Internazionale della Granita Sicilia, “Nivarata”, è già all’opera per decretare la migliore granita siciliana del  2017.

Molto più che una prelibatezza tipica siciliana, è un rito, un must che non subisce mode, un’esclusiva riconosciuta in tutto il mondo; anche quest’anno, dal 2 al 4 giugno, ad Acireale, la granita sarà la regina del Festival che lo scorso anno ha registrato ben 100.000 visitatori.

La manifestazione, organizzata da Progetti Collaterali con il Comune di Acireale, è stata presentata alla recente edizione del SIGEP presso lo Stand Conpait Gelato, una delle maggiori associazioni di categoria attivamente coinvolte nell’ambito della manifestazione. Per l’amata kermesse siciliana altre partnership prestigiose confermate, quelle con le aziende Iceteam, Sean1949 (sponsor tecnici) e Remax (main sponsor) di Nivarata.

A tre mesi dall’evento sono già quasi concluse le iscrizioni ai Concorsi. Adesioni da ogni parte del mondo per:

1)     La “Granita dell’anno” premia le granite speciali e innovative realizzate in esclusiva per “Nivarata”

2)     “Don Angelino”, il premio riservato alle granite classiche

3)     “Caviezel”, il premio dedicato al gelato

La granita siciliana è un bene da rispettare e preservare e lo si deve continuare  a fare solo mantenendo alta la qualità. Per questo motivo gli organizzatori impongono ai partecipanti l’utilizzo di materie prime di eccellenza, fresche e genuine. Eresia pura anche solo nominare parole come semi-preparati, sciroppi artificiali, conservanti e additivi. Non ammessi!

Ben 60 sono stati i nuovi gusti creati e lanciati dalla prima edizione del 2012 all’edizione del 2016 per la gioia dei migliaia di visitatori, felici e curiosi di assaporare un piccolo-grande capolavoro.

Giornalisti, gelatieri, chef, pasticceri, foodblogger  compongono la giuria, severa e imparziale formata da:  Elisa Volanti, Gianfrancesco Cutelli, Roberto Lobrano, Antonio Mezzalira, Santo Musumeci, Nicola Netti, Mara Pettignano, Placido Prestipino. In aggiunta lo staff tecnico costituito dai maestri: Ida di Biaggio, Fulvio Massimino, Giovanna Musumeci, Arnaldo Conforto e Ruben Pili, sta selezionando i “granitieri” e i “gelatieri” che accederanno ufficialmente ai tre concorsi.

Conferenze, live food show, corsi, workshop a tema granita e gelato. Oltre che un momento di confronto e riflessione per i professionisti del settore e cultura e approfondimento per il pubblico,  il Festival sarà, inoltre, anche un’opportunità che coinvolge gli operatori turistici, pronti a valorizzare le bellezze barocche e naturalistiche di Acireale, che gode dello splendore della Timpa e della magnificenza dell’Etna. Da questo punto di vista “Nivarata” si arricchirà d’arte, mezzi d’epoca, itinerari naturalistici.

Artigianalità, qualità, condivisione, cultura, queste, dunque, le parole chiave di “Nivarata” che però fa rima anche con “famiglia”. Per questo motivo non mancheranno le attività che coinvolgono i più piccoli grazie all’ormai richiestissimo “Festival dei bambini”, che da diversi anni  permette di intrattenerli con giochi e workshop, e la mostra storica della granita siciliana, con un percorso espositivo poli-sensoriale per grandi e bambini.

UFFICIO STAMPA
Alessandra Barbato
347/9520995 – 095/7463355
www.nivarata.it

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Faye Dame era un fratello Senegalese che lavorava come lavapiatti all’Hotel Rigopiano.

Nessuno si era ricordato di lui e in un primo tempo non era neanche nella lista dei dispersi. Una coppia di turisti che era stata ospite dell’Hotel il giorno prima si ricorda di questo ragazzo e lo segnala.
Da quel momento partono le ricerche. Si erano dimenticati di lui, eppure era regolarmente assunto, aveva un permesso di soggiorno ed era un gran lavoratore che non si risparmiava mai.

La cosa che fa inorridire è che la sua morte è passata in sordina. Eri nero tra tanta neve bianca caro fratello Faye e poco importava la tua vita tanto è vero che si sono dimenticati di te. Quasi alla fine delle ricerche ti hanno riportato su, ultimo anche davanti alla morte.

(Graziella Tomarchio)

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La felicità di un genitore è certamente vedere i propri figli con un futuro migliore del loro. Una proiezione in avanti che spera sempre, per i propri figli, un’esistenza futura che possa essere sana, felice, solidale, amorevole. In una parola sperare in un’esistenza felice per i figli. Una dimensione interiore che appartiene alla genitorialità, che è il motore per lo sviluppo umano, che contiene un grande significato non solo “antropologico” ma di umanità; ovvero quella dimensione astratta che appartiene solo al pensiero umano, appartiene sia  alla ragione che al sentimento in un abbraccio inestricabile.

La rinuncia o l’inquinamento del pensiero di felicità e di serenità rispetto al futuribile dei propri figli è un dolore che prende l’anima, che strazia il cuore, che toglie il fiato e che riporta in una condizione realissima e crudele. La domanda gira e rigira martoriando l’esistenza: cosa farà mio figlio disabile da grande? Chi si occuperà di lui? Come e quanto sarà amato? A cosa dovrà rinunciare? Quanto stupore avrà percependo e vivendo la scomparsa dei genitori?

In una società amorevole e solidale questi interrogativi non dovrebbero esistere, ogni disabilità (anche la più grave e invalidante) dovrebbe trovare serena collocazione in una società accogliente e gestita con saggezza ed empatia, invece da noi tutto ciò rimane sospeso, ogni pensiero positivo per il futuro prossimo è un incubo, diventa certezza di un percorso di rinunce e di afflizione.  Il welfare è vecchio e corrotto, si acquistano armi per miliardi di euro e non si trovano le risorse per potenziare gli insegnanti di sostegno, l’apparato sanitario pubblico si occupa solo marginalmente (le cure) dei disabili ma non è in grado di organizzare e promuovere una rete di sostegno ed integrazione che sia reale, concreta, efficace.

Quest’anno centinaia di bambini e ragazzi con disabilità andranno a scuola senza il giusto sostegno. Nell’organico dei docenti di sostegno le carenze sono impressionanti, posti che saltano, bimbi che devono accontentarsi di poche ore la settimana e docenti che devono dividere le loro ore tra più soggetti tutti bisognosi i attenzioni, di didattica e di cure. Una vergogna inaccettabile per una società che pensa ottusamente al pil e dimentica i deboli, li abbandona, butta nello sconforto decine di migliaia di famiglie, di bravi genitori, di fratelli e sorelle. Lascia sgomenti e presenta il baratro una società che non riesce ad accogliere, amare e apprezzare la differenza, la disabilità, il dolore.

C’è un grande esorcismo collettivo che distorce il concetto di solidarietà e promuove (inesorabilmente) la visione che la disabilità è un problema di chi la vive e delle loro famiglie. Ed il silenzio dei genitori, lo so, è dolore sordo, inespresso, inconsolabile.

I disabili, i deboli, gli esclusi e gli emarginati sono sempre sopra la torre, sempre in attesa della spinta nel vuoto, perché nessuno vuole confrontarsi ed abbracciare il dolore, la follia, la differenza. In questa società animale è la linea dello sviluppo della forza che governa e che riduce il pensiero d’amore e di accoglienza ad un atto personale sottraendolo all’azione collettiva e di sviluppo.

(mAd)

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Dal quel 5 novembre 2014 negli Acesi è cambiato il modo di relazionarsi con gli eventi metereologici.
Una piovosa giornata autunnale si trasformò in una catastrofe per la Città.
Una tromba d’aria venuta dal mare s’inerpico per la Timpa di Santa Caterina e risalendo per i Morti verso il centro seminò distruzione dove passava.
Una giornata che rimarrà negli annali per la Città di Acireale con tutte le polemiche che ne seguono ancora riguardo la ricostruzione.

Da allora noi Acesi siamo cambiati, siamo diventati diversi nel rapportarci con le condizioni atmosferiche.
Una volta le app degli smartphone riguardanti le previsioni metereologiche erano poco consultati, ora siamo tutti più informati sulle condizioni del tempo per almeno i prossimi sette giorni.
I bollettini sul rischio idrogeologico della Protezione Civile Regionale erano sconosciuti ai più, ora sono di giornaliera consultazione.

Abbiamo cambiato il nostro approccio con la pioggia.
Una comunità, in origine contadina come la nostra, nello scandire delle stagioni segnava i ritmi della vita e del rinnovarsi stesso della natura.
La pioggia era vista in modo benefico in quanto fondamentale per la vita stessa delle piante e dell’uomo.
Anche i modi di chiamare la pioggia dava quel senso di familiarità: quando pioveva sottile simuliava , se cadevano gocce sbrizziava, ed era ad assuppa viddano ad indicare che era pioggia leggera e pertanto  il contadino continuava a lavorare la terra per non perdere una giornata di lavoro.
Se poi chiuveva di malicristiani,  era meglio starsene rintanato a casa.

Il tempo passa, tutto cambia, se cent’anni fa si regolavano con le divinazioni degli almanacchi di Barbanera o di Frate Indovino, poi con le previsioni del Colonello Bernacca ora possiamo collegarci col satellite che ci piace di più e ai siti meteo che pullulano nel web.

Acireale è diventata metereopatica,  stiamo vigili e controlliamo tutti continuamente: monitoriamo la situazione che neanche l’aeronautica militare (non me ne voglia Petra Sappa).
Abbiamo legato i ritmi della vita ai mm di pioggia previsti, la programmazione a breve si fa col bollettino meteo.
Quelli che sono i più aficionados ai bollettini meteo e della Protezione Civile sono gli studenti, che dalle allerta meteo traggono un giorno di vacanza.
Il Sindaco ne sa qualcosa…

(santodimauro)

 

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logo-nataleQuelli che mi conoscono sanno che non amo fare gli auguri per Natale o altre feste e meno ancora per gli onomastici (vabè lo so a volte sono “orso”) ma amo tantissimo porgere i miei auguri per il nuovo anno che arriva. Per gli auguri dell’anno che viene ho “passato” il microfono a tantissimi uomini pubblici (ma anche no). Una lunga carrellata per far si che chi svolge un ruolo per la città potesse dire due parole di augurio ai concittadini, a noi acesi.
Ma, adesso, voglio fare un augurio e non alla città (una città non è nulla senza i cittadini) ma a chi la città la vive, ci vive, l’ama. Ad ognuno di noi voglio augurare la forza e la passione. Forza nel continuare ad essere attivi e dinamici per spendersi a difesa del proprio territorio e la passione perchè è il sentimento che muove da dentro e che non ha doppi fini e secondi scopi. Auguro, quindi, una partecipazione attiva, dinamica, forte e ricca di passione perchè la nostra città ha bisogno dell’aiuto di tutti. La nostra città ha bisogno di aiuto perchè per troppi anni (direi secoli) è stata dominata dalla sottocultura che alligna nella gestione del potere, perchè per troppo tempo Acireale è stata svestita, vilipesa, stuprata e derisa e adesso vogliamo tutto indietro e con gli interessi. Vogliamo una città vivibile. Con una perfetta gestione della viabilità e con ampie zone senza traffico, vogliamo spazi per far giocare i nostri figli, per correre, per andare in bici, per scorazzare tra gli alberi. Vogliamo spazi sociali, ricreativi, vogliamo generosità e attenzione per i piccoli, per gli anziani per i poveri. Vogliamo qualità della vita, differenziata con indici oltre il 40%, vogliamo la depurazione, vogliamo andare a Pozzillo senza la mascherina sul volto, vogliamo un’amministrazione attenta, capace, inflessibile, rigorosa, puntuale e che non perda più neanche un minuto in faccende che non riguardano solamente la vivibilità.
Acireale con i suioi commercianti, con i professionisti, con i disoccupati, con i diseredati, con gli uomini e le donne che hanno passione e coraggio, deve andare avanti, crescere, continuare a lottare contro l’indifferenza, contro la demagogia, contro la retorica dei pallonari di ogni razza. Acireale e gli acesi non devono smettere di lottare, mai smettere di partecipare.
Un augurio ai lavoratori dell’Ipab Oasi Cristo Re – Un augurio ai disoccupati che vanno di notte all’ufficio del lavoro -Un augurio alle donne sole e maltrattate e, infine, un augurio ai malati, a tutti quegli uomini e donne che ogni giorno ci fermano per strada perchè vogliono una moneta per le sigarette, per l’alcool, per affogare nella loro malinconia.
Un augurio agli ultimi che soffrono e che questa notte, come ogni notte, saranno soli.
Buon 2017.
(mAd)

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C’è un mezzo sotto accusa, la rete. Tanti sapienti intellettuali del Belpaese da qualche mese si stanno affannando a spiegarci che siamo nell’era del postverità. Un neologismo che vuole significare come la verità, l’analisi accurata, l’attenzione ai fatti non è più una virtù anzi, al contrario, viene considerata una noia da stroncare a suon di tweet e post nei social. C’è tanto di vero ma non tutto e, certamente, il padre di questa ondata di “postverità” non è la rete ma i media unilaterali tradizionali. Quei media che spesso sono stati organi di partito, voce dei padroni e dei lobbisti; intere redazioni a sottostare al volere dell’editore (mai editore puro in Italia) che insieme alle tante attività (industrie, palazzine e televendite) si dedicava e si dedica all’informazione (per avere maggiore potere) e, ciliegina sulla torta, a fare da presidente a qualche prestigiosa società di calcio. Insomma un’informazione dettata e spesso imbavagliata malgrado i tanti bravi e coraggiosi giornalisti.
Peggio ancora per la tivù con i suoi miseri programmi di intrattenimento volgari e demenziali; quelli con i pacchi sorprese, gli amici, i quiz per perfetti ignoranti, le sfide tra grasse e magre, l’irriverenza di pseudo processi fasulli con storie inventate. Insomma una minestra squallida che da oltre 20 anni viene servita, ad ogni ora del giorno, agli italiani. Una miscela di coglionaggine mista alla cretineria nazional popolare.
A questo drammatico panorama si è sommata la crisi; una crisi infinita. Una crisi di sistema, quindi economica, culturale, etica. Una crisi talmente potente che nessuno è credibile se non quelli che urlano un “vaffanculo”, che inneggiano alla Patria, che attaccano i migranti anche se donne incinte, anche se bambini in fasce. La crisi è una belva che morde la coscienza, aggredisce i valori, affonda la speranza, toglie umanità.
In tutto questo scenario la verità è una pratica d’elite, la massa vuole il sangue, il patibolo, il rogo e la ghigliottina e la vuole subito senza aspettare, senza garanzie. Tutti con la testa che rotola nel paniere perché se non si mangia e se si lavora con un salario infame, allora la verità non serve, quello che ci vuole e rovesciare il tavolo e mandare tutti a quel paese.
Ecco cosa è diventato oggi il panorama politico. Una gabbia di matti dove chi la spara più grossa vince, chi urla di più è bravo, chi manda affanculo è un saggio, chi grida ruspa, chi ladri, chi merde, chi vi faremo tutti fuori.
E’ la conoscenza? L’analisi? L’attenzione per le regole del garantismo? Nulla, solo rabbia, disillusione, urla e pancia fino allo sfinimento.
Il concetto elitario di studio, di indipendenza, di scoperta della stupenda dimensione umana, insieme all’allenamento empatico sono “robe” fuori norma, sono complici, sono pratiche per signori in divano. E’ il dramma della cultura è l’acme della brutalità, la violenza diffusa, l’hate speech, la dimensione della rabbia che morde i neuroni e rimane solo la colite.
Tivù spazzatura, giornali con editori interessati, giochi di potere, manipolazione delle conoscenze e crisi di sistema sono gli ingredienti della ricetta che ha prodotto l’era della postverità. In questo girone dell’inferno in cui ci troviamo c’è una sola flebile possibilità: studiare e rimanere umani.
P.S. Post verità, è la parola dell’anno per l’Oxford Dictionary. Il termine si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica. (cit)

(mAd)

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Il progetto “ALL” in Italia nel 2003/2004 le indagini svolte su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni ha presentato un quadro assai preoccupante. L’indagine svolta su tre livelli di competenza alfabetica funzionale (inferiore, basilare e superiore), ha mostrato che il 46,1% degli Italiani è al primo livello, il 35,1% è al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di più alta competenza.

Nel 2008 il linguista Tullio de Mauro documenta in un suo studio che solo il 20% della popolazione adulta italiana “possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.

Se andiamo a vedere la classifica del tasso di alfabetizzazione nel mondo ci accorgiamo con tristezza che l’Italia si trova solo al 54° posto. I primi in questa particolare classifica sono Cuba e Georgia.

Ultimo dato (incredibile) gli analfabeti in Italia sono più di sei milioni secondo uno studio condotto da Saverio Avveduto e pubblicato dall’Università di Castel Sant’Angelo dell’Unla. Ed infine, dobbiamo sapere che Catania con l’8,4% è la grande città più analfabeta d’Italia seguita da Palermo (7,4), Bari (6,7) e Napoli (6,2).

La situazione italiana è, quindi, catastrofica sul piano culturale e le problematiche derivanti da questa penosa situazione si riversano sulla vita sociale e politica. Non è un caso se invece dei grandi riferimenti ideologici crescono (meglio dire ritornano) modalità di trasmissione di concetti semplici e, per questo, vincenti. Non sentiamo quasi mai analisi sul benessere, sulla bellezza, sulla qualità della vita, sul significato reale del lavoro. Non sentiamo mai uno speech intorno al concetto del respiro cosmico e della sua inscindibilità con l’umanità che ne compone uno spicchio, non possiamo più capire da che parte stare per ascoltare e rinvigorirci di cultura politica, di attenzione e chiarimenti sui massimi sistemi, sulla visione del mondo, sul clima, sulla complessità demografica, sulle risorse energetiche e su tante altre questioni che sono solo appannaggio di piccoli club per intellettuali. Al popolo interessa riempire lo stomaco ed ascoltare urla e linguaggi violenti. Al popolo interessa solamente assicurarsi un pasto caldo e un tetto sulla testa anche se questo fa, sempre di più, a pugni con una precaria redistribuzione della ricchezza, con un impoverimento delle risorse, con una tragedia dietro l’altra.

La povertà avanza e con essa l’ignoranza e con l’ignoranza ingrassa il potere. Ed allora la classe operaia, il popolo dei disperati che compone il grande gregge degli ignoranti, vuole sentirsi dire che saranno difesi nei loro squallidi e anacronistici confini territoriali, vogliono sentirsi dire che avranno ancora la possibilità di spendere quaranta anni della loro vita con un lavoro precario e che l’ultimo telefono scatta foto anche con una precaria illuminazione.

E’ un mondo di consumatori poveri, che arrancano tra i debiti, che acquistano la coca cola e odiano chi muore in mezzo al mare. E’ un mondo di ignoranti che ama il grido “ruspa” e non si accorge che quella ruspa ha già distrutto la sua esistenza e quella dei suoi figli. E’ un mondo di schiavi che amano il potere dei ricchi, è un mondo che si aggrega nell’identificazione con il peggiore, perché così lenisce il senso di colpa, attenua l’autolesionismo, ottunde i veri bisogni generando mostri.

Ed allora il popolo ignorante che ama la ruspa, i muri, la razza, le religioni, le divisioni, le guerre, il sapore del sangue, la difesa dei confini e il canto dell’inno nazionale, quel popolo di patria, dio, famiglia e ordine, disciplina e ubbidienza è di fatto il freno allo sviluppo umano.

Tra qualche tempo (dieci anni o cento) quando nel mondo ci sarà una lingua, una razza, una grande splendida motivazione planetaria, quando non saremo divisi dal colore della pelle, dal credo religioso, dal colore di una bandiera, solo allora capiremo che l’ignoranza ha dominato il mondo e il percorso di umanizzazione è stato rallentato dalla miseria degli uomini bruti, dalla violenza del potere e dall’incapacità a percepire il benessere, vedere il cielo, ascoltare il fiume, amare l’Universo di cui siamo parte dell’organismo.

(mAd)