Coltivare la memoria è un vaccino contro l’indifferenza

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Liliana Segre, Senatrice a vita sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, parla in una intervista, della tanta violenza che rivede nelle persone, una violenza che da tanto tempo non rilevava accanto a se, violenza che si porta dietro odio e morte.

“Intorno a me vedo e sento cose che nella mia mente, suonano come già sentite, come un’eco lontano di qualcosa di brutto che si sta avvicinando.
Io sono stata una clandestina, sono stata con i documenti falsi, sono stata una richiedente asilo, che mi è stato rifiutato con le conseguenze che conosciamo tutti “Auschwitz” quindi conosco benissimo le sofferenze che ancora ho tutte sulla mia anima. Conosco come si sta, come si é, come si cerca di farsi accettare là dove si cerca e si spera di trovare la salvezza.
Conosco il dolore, la sofferenza, gli stenti, le mortificazioni, i soprusi, la fame e la dignità rubata.
Avendo vissuto tutto ciò sulla mia pelle e portandomi dentro ancora oggi, tutte le cicatrici, come faccio a rimanere indifferente quando un barcone si rivolta e 200 persone muoiono nel Mediterraneo? Persone di cui non si saprà mai il nome, bambini che rimarranno per sempre bambini, donne e uomini che perdono nel fondo del mare pure l’ultima speranza”

Chi ha già vissuto e pagato sulla propria pelle, certe esperienze cosi dolorose, ha forse la speranza di essere creduto? O è più facile sempre credere che ignorare e far finta di dimenticare la storia o meglio ancora cancellare la memoria sia più normale? Alimentare odio serve solo a far scomparire l’umanità.
La storia ci insegna che il delirio di onnipotenza di certi individui che ci tengono in pugno, li condurrà direttamente alla dannazione e da carnefici diventeranno vittime di se stessi.

Ricollegandomi al discorso della Senatrice, penso, che questi esseri umani disperati, scappano perché accompagnati da una speranza e credono, come chiunque, che questa sia l’ultima a dover morire e invece muore insieme a loro.

( Graziella Tomarchio)