Ecco perché Alì’ deve governare e non lamentarsi.

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Quattro mesi e siamo già al “come ti sei potuto ricandidare”. Ecco perché Alì’ deve governare e non lamentarsi.
Il sindaco Stefano Alì eletto al ballottaggio con oltre 11 mila voti è stanco, ansioso, stressato. Comprensibile ed anche prevedibile se consideriamo che Acireale (come tante città italiane e non solo del sud) è una città che da troppo tempo non è stata sottoposta ad opera di manutenzione. Una città logora nella fondamenta, che arranca portando avanti ciecamente quattro tradizioni “mangiasoldi” e che annega nel silenzio dell’abitudine. Una città vecchia e logora che cade a pezzi e che non riesce ad intercettare risorse utili per renderla migliore e più sicura.
Il sindaco Alì è stanco delle continue richieste e porta la questione nel mondo dei “social”, nel mondo della rete, quelle stesse piattaforme che lo hanno fatto conoscere ad un numero importante di acesi con la sua attività online prima con l’osservatorio (di concezione piddina) e poi con la proficua e fertile collaborazione con FanCity Acireale.
Scrive il sindaco Stefano Alì: “…ci vuole un immenso self control per leggere i commenti che vengono pubblicati, dove spesso oltre alla critica, talvolta anche giusta, si passa all’insulto personale. Essere posto al centro dell’attenzione consuma le energie.” E’ vero, la popolarità è un macigno. La popolarità non da gioie ma solo difficoltà e stanchezza. Sulle nostre pagine social, come è arcinoto, ogni minimo sentore di “hate speech” viene prontamente rimosso e se reiterato mettiamo alla porta i membri che non sanno rimanere all’interno delle dinamiche civili ma è anche vero che Stefano Alì alla rete deve molto ma tra l’opposizione e il governo lo share è sempre molto evidente e la prova l’abbiamo, anche in campo nazionale, con la questione “tap” e non solo.

In ogni caso oggi è una domenica uggiosa ed allora ecco che è arrivato il momento per dare una mano al sindaco Alì e per descrivere, una volta per tutte, i consensi che il sindaco ha ricevuto per essere eletto.
Abbiamo appreso che il sindaco non intende ricandidarsi alla fine del suo mandato. Lo ha espresso più volte e lo ricorda oggi (28/10/2018) quando scrive: “Ogni volta che incontro altri sindaci al secondo mandato chiedo, io non lo sapevo, ma tu, conoscendo cosa ti aspettava, come ti sei potuto ricandidare?” Sappiamo anche che i consensi che lo hanno fatto sindaco (specialmente quelli del ballottaggio) arrivano da aree politiche che nulla hanno a che fare con il M5S e che vennero indirizzati ad Alì per sconfiggere l’ex onorevole Catanoso e sperare in una resa (dopo qualche anno) del sindaco pentastellato. Insieme a questi consensi anche l’area progressista (sia piddina che della sinistra acese) hanno scelto Alì e che i voti dei puri del M5S sono solo la parte residua. Un dato che ci fa capire come Alì è di fatto solo contro tanti e che solo una legge elettorale bislacca gli permette di governare con la maggioranza consiliare.
Questi aspetti che sembra possano costringere Alì ad un’attività “ansiogena” devono invece indurlo a continuare e a mettere in campo energia e voglia non solo di cambiamento ma di stravolgimento dello status quo che nei secoli ha condotto la città al degrado e alla decadenza.
Stefano Alì non deve cedere, non deve abbassare le braccia, non deve sentirsi solo perché la necessità di progredire è seria ed è centrale per la vità pubblica della comunità acese.
Egregio sindaco Alì, lei non deve più affliggere i suoi sostenitori con il lamento “ansiogeno”, la gente (il popolo, i cittadini, gli elettori) non gradiscono questa modalità del martirio e della persecuzione, agli acesi serve una guida decisa e severa, una guida instancabile e un percorso da perseguire senza stanchezza e senza togliere il piede dell’acceleratore.

Del resto lei è un cittadino più che un politico (la sua candidatura con il M5S è solo una felice mutualità con chi aveva un gruppo attivo ma che aveva il bisogno di un candidato serio e affidabile) quindi faccia gli interessi della città perseguendo le motivazioni che lo hanno condotto alla candidatura, lo faccia da cittadino perché quel distintivo di pentastellato sul suo petto non ha senso e non serve a niente.
Motivazioni, incoraggiamento, sostegno per le cose buone e critica per le cose sbagliate. In questa zona della rete, in questa piazza virtuale ci sarà sempre rigore, mai partigianeria ma adesso governi la città e basta con i lamenti.

(mAd)