Giorno del Ricordo. Le foibe.

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In Istria e in Dalmazia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, partigiani jugoslavi colpirono con violenza brutale i fascisti, gli italiani e tutti i non comunisti perché considerati “nemici del popolo”. Tra maggio e giugno del 1945, le foibe (fenditure carsiche) vennero usate come discariche per i poveri corpi martoriati. Migliaia (sul numero ancora la storia non ha decretato con precisione) i morti, tanti senza alcuna colpa. Altri subirono l’esilio forzato e vennero allontanati da Fiume, dall’Istria e dalla Dalmazia, altri ancora deportati nei campi sloveni e croati. Oggi la stima dei morti varia tra quattro e sei mila. Oggi possiamo affermare con certezza che furono vere persecuzioni e violenza estrema da parte dei comunisti “titini”.

Dal 10 febbraio 2005 ricorre in Italia la commemorazione delle foibe e del successivo esodo forzato della popolazione italiana.

Vogliamo sottolineare un passaggio della dichiarazione del capo dello Stato Mattarella. “Il nostro Paese corre gravissimi rischi a causa del nazionalismo estremo, l’odio etnico, la violenza ideologica eretta a sistema”.  Il capo dello Stato continua affermando: “Le stragi, le violenze, le sofferenze patite dagli esuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati non possono essere dimenticate, sminuite o rimosse. Esse fanno parte, a pieno titolo, della storia nazionale e ne rappresentano un capitolo incancellabile, che ci ammonisce sui gravissimi rischi del nazionalismo estremo, dell’odio etnico, della violenza ideologica eretta a sistema”.

(mAd)