I “CAF” sono centri di assistenza fiscale

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Come per qualsiasi argomento quando si generalizza si commette sempre un errore. E’ il caso dei CAF. Va riconosciuto il fatto che questi centri svolgono un servizio certamente utile per quanto riguarda l’assistenza fiscale specialmente per quei soggetti sociali che non riescono ad orientarsi nel difficile mondo della burocrazia e del fisco.

I CAF non sono centri lasciati a gironzolare liberamente tra i bisogni degli utenti, al contrario gli stessi sono regolamentati da normative precise e che, tra le altre cose, vietano assolutamente la propaganda elettorale ed è possibile ed anche auspicabile che durante le competizioni elettorali vengono effettuati severi controlli ispettivi da parte di chi di competenza.

Riporto un passaggio dell’UNSIC  “… si impegna a difendere e sostenere le istituzioni repubblicane e i valori della libertà e del pluralismo; si pone come associazione di base rivolta alla collaborazione tra le parti sociali”. Ed ancora: “… la libertà è il valore guida  e viene sentita come la capacità di definire, nei confronti della vita sociale, economica e politica italiana, un proprio giudizio scevro da ogni preconcetto di carattere ideologico o di schieramento politico…..”

Che i CAF siano luoghi di mediazione tra i bisogni e le incombenze fiscali di tanti ceti sociali con il fisco e la burocrazia è un dato accertato e sicuramente socialmente utile, in questi centri ci sono tante persone che lavorano instancabilmente ogni giorno fornendo indicazioni e supporto che sono funzionali a regolare il meccanismo del rapporto con le Istituzioni. E’ un dato di fatto e chi si ostina a dire che andrebbero chiusi sbaglia di grosso. I CAF non vanno chiusi perché svolgono nel territorio, ogni giorno dell’anno, una funzione centrale e primaria a sostegno di tanti.

Ed allora perché ad ogni competizione elettorale riemerge la questione “caf” e voto orientato? La risposta è semplice seppur, per certi aspetti, complessa. Come in ogni settore anche in questo ci sono le cattive interpretazione del ruolo. Ci sono “caf” che aprono i battenti pochi mesi prima di una competizione elettorale, ci sono quelli che non rispettano il patto etico nei confronti degli assistiti e ci sono quelli che insieme all’assistenza fiscale propongono indicazioni di voto e  propaganda elettorale. Ecco che diventa necessario ed eticamente indispensabile andare a definire il ruolo dei caf e analizzare con onestà intellettuale e con equilibrio chi sbaglia e chi no.

I CAF sono utili? Certamente si. Svolgono tutti un lavoro eticamente indiscutibile? No, perché come in ogni settore ci sono i centri virtuosi e le mele marce. Sta all’utente tirarsi fuori dal gioco dello “scambio” e sta agli organi di controllo sanzionare chi interpreta in maniera sbagliata il ruolo che è chiamato a svolgere.

(mAd)