Il documento. Dimissioni o no?

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ACIREALE – Analisi del documento presentato nella seduta del consiglio comunale dell’8 marzo 2018 a firma dei consiglieri comunali: Giuseppe Calì, Nino Sorace,  Giuseppe Ferlito, Rosario Scalia, Francesco D’Ambra e Luciano Scalia.

Il documento inizia con un’ovvia precisazione temporale. “Sono passati già molti giorni dalle dimissioni dell’ormai ex sindaco Roberto Barbagallo…” e continua con un’affermazione altrettanto ovvia: “… e molte sono state le riflessioni in merito al futuro che questo consiglio dovrà avere da adesso in poi”. Non sappiamo a quali “molte riflessioni” si riferiscono i firmatari visto che il consiglio dall’arresto di Roberto Barbagallo a ieri (8/3/2018) non si era riunito nemmeno un volta. Forse si riferiscono, i firmatari, a riflessioni extraconsiliari, insomma da corridoio?

Il documento continua così: “Come sappiamo un consigliere svolge un ruolo importante per la città, egli incarna in quest’aula ogni singolo voto di fiducia a da voce ai propri cittadini”. Questo è un passaggio che oltre ad essere autoreferenziale (ci sono tanti cittadini che non hanno votato nessuno dei consiglieri presenti in aula) è anche riduttivo del ruolo dei consiglieri specialmente quando afferma: “… egli incarna in quest’aula ogni singolo voto di fiducia a da voce ai propri cittadini”.  In questo caso quale sarebbe il significato di “propri cittadini?”.  Mi sembra che il termine “propri” sia un evidente concetto (espresso freudianamente?) che indica solo alcuni elettori ovvero chi li ha votati. Ma non è così. Sindaco, giunta e consiglieri devono dare voce a tutti anche a quelli che non li hanno votati e non hanno contribuito alla loro elezione.

Andiamo avanti.  “Fino a questo momento, di concerto, abbiamo deciso di rispettare l’elettorato concedendogli del tempo per le elezioni nazionali appena concluse, al fine di non speculare sugli accadimenti avvenuti”. Quindi a noi cittadini ci è stato concesso del tempo? Dobbiamo ringraziare? Non credo proprio, visto che i cittadini (una gran parte) hanno espresso il desiderio di vedere i consiglieri comunali dimettersi subito. Cari consiglieri comunali firmatari del documento in oggetto non ci avete concesso proprio nulla fosse stato per la “voce del popolo” dovevate dimettervi già da qualche settimana e non ci saremmo preoccupati per nulla della vostra eventuale speculazione “sugli accadimenti avvenuti”. Anche qui assoluta autoreferenzialità.

Il documento continua così: “Ma adesso siamo giunti finalmente al momento in cui tacere non è concesso, oggi, per citare Sartre: “ciò che non è possibile è non scegliere”. Bene, siamo d’accordo dovete scegliere. Ma cosa? Nel documento non vi è una sola parola che può farci capire chiaramente cosa scegliere, ovvero quali sono le opzioni della scelta?  Diciamo che  questo documento sembra ricalcare la dialettica del Renzi post voto. Mi dimetto, non mi dimetto, prima, dopo, quando?

Si legge nel capoverso successivo. “Quindi chiediamo al resto del consiglio comunale di fare adesso una riflessione matura in termini di opportunità politica, sul da farsi seguendo il migliore interesse per la città”. Insomma, va bene, riflessione matura. Ma quale? Sembra si guardino bene di utilizzare il termine “dimissioni”. Si deve leggere tra le righe ma così non dovrebbe essere.  Se si espone un documento che indica come scelta “la riflessione matura” bisogna anche indicare quale. Qualeeeee?

Andiamo avanti. “La legge non ci impone certo di effettuare nessuna scelta, ma una riflessione matura per il bene della nostra città”. Vabè, repetita iuvant ma due volte a distanza di un rigo sembra proprio che si è poveri di argomenti. Quindi, come sopra, quale riflessione matura? Lo dite o dobbiamo chiamare un professore di semantica?

Ed ancora. “Siamo pronti ad intraprendere con serenità e vigore ogni scelta che ci possa portare ad avere presto una nuova amministrazione alla guida dell’Ente, che privo di indirizzo politico sarebbe come una zattera in mezzo alle onde di un oceano aperto”.

A parte il fatto che non esistono oceani chiusi c’è da dire che non sarà la scelta di dimissioni o meno a dettare i tempi per nuove elezioni amministrative. La data sarà indicata dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e nulla possono fare i consiglieri comunali acesi per cambiare o modificare la decisione del governatore della Sicilia. Autoreferenzialità e confusione istituzionale sono il dato di questo capoverso.

Infine.”Siamo qui per senso di responsabilità e per lo stesso senso di responsabilità chiediamo al consiglio di riflettere e di comprendere come noi abbiamo già fatto quale sia la strada migliore da seguire per ridonare stabile serenità alla nostra bella Acireale”.

Non entro nel merito della ripetizione “senso di responsabilità” espressa due volte in un solo rigo, il punto è un altro. Ovvero anche giungendo a conclusione del documento mai si legge la parola “dimissioni”. Si chiede, però,  “al consiglio di riflettere e di comprendere come noi abbiamo già fatto..”. Come noi abbiamo già fatto  significa che presenteranno le dimissioni? Non possiamo che usare gli interrogativi davanti ad un documento che sembra essere il testamento della confusione.

Insomma quando si devono prendere delle posizioni, cari consiglieri comunali firmatari, lo dovreste fare senza tanti giri di parole e con affermazioni chiare e comprensibili. Il testo che avete prodotto non passerà certo alla storia e sarà, anch’esso, indicato come un altro balletto monotono di un consiglio comunale che, ancora oggi, brancola nel buio, anzi “…come una zattera in mezzo alle onde di un oceano aperto”.

(mAd)