Indignazione. Se non ora quando? Ipab, Villa Belvedere, Terme, Arredo urbano.

Indignazione. Se non ora quando? Ipab, Villa Belvedere, Terme, Arredo urbano.

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Dalla campagna elettorale regionale del  2012 con la nostra intervista a Crocetta che affermò alla domanda di Salvo Raciti (a cui passai il microfono e ressi la telecamera) “interverremo per una legge di riordino delle Ipab siciliane” ad oggi nulla è cambiato, se non in peggio, per i lavoratori delle Ipab siciliane e per quelli dell’Oasi Cristo Re. Lavoro senza salario per tre anni!

Per la villa Belvedere che dalla campagna elettorale del giugno 2014 con il sindaco Barbagallo che roboava “toglieremo subito il pietrisco dalla villa” ad oggi nulla è cambiato se non in peggio. La villa Belvedere è in abbandono e, dopo tre anni, commissioni di controllo, parole e contraddizioni siamo ancora al punto di partenza, anzi peggio. Quattro transenne e il pietrisco che gongola sarcastico alla faccia degli acesi.

Le Terme. Con le dichiarazioni trionfalistiche dell’on. D’Agostino “Adesso c’è la legge per ripianare i debiti e affidare il patrimonio immobiliare al Comune che potrà produrre e formalizzare il bando” ad oggi nulla è cambiato, anzi si sono triplicati i liquidatori. Prima uno, oggi tre. Il parco che per qualche settimana era stato ripulito e reso fruibile e di nuovo in abbandono e i cancelli drammaticamente chiusi. Soldi per ripianare i debiti ad oggi nulla. Zero.

Arredo urbano. Promesse precise riferite e sostenute dal sindaco Barbagallo l’estate 2016 ad un foltissimo gruppo di acesi pro ztl e qualche settimana prima stesse promesse agli esercenti che si erano incontrati con il sindaco. Oggi veniamo a sapere che nulla potrà essere speso perché non si incassano oneri di urbanizzazione.

Insomma quanto ancora dobbiamo aspettare prima che la società civile (quella che sa stare fuori dalla meccanica cinica della rizzetta) dovrà ancora aspettare prima che qualcosa si muova, prima che le parole della classe dirigente regionale e acese traduca le parole in fatti?

Quanto ancora bisogna aspettare prima di poter dare una risposta civile e di massa ad questo esercito di parolai, questo nugolo composito di “marinai” impenitenti?

Tanto ancora ci sarebbe da dire e da fare mentre in consiglio comunale si battono le mani a vicenda e mentre le commissioni permanenti consiliari continuano ad autoproporsi ogni settimana sempre gli stessi ordini del giorno senza mai fare un passo avanti.

Quanto ancora bisogna aspettare prima di dire a voce alta e coerente: non ci fidiamo più, non vogliamo più aspettare, manifesteremo la nostra indignazione, non daremo il nostro consenso nella scheda elettorale?

Oggi è il tempo dell’indignazione e i “rizzettari” e i soldatini che ascoltano solo gli ordini dei loro piccoli e miopi generali diciamo restate a casa, la società civile non ha bisogno di voi anzi vi detesta e vi considera la vera palla al piede dello sviluppo e del riscatto civico.

(mAd)