Ivan Castrogiovanni ricorda Leonardo Benevolo

Ivan Castrogiovanni ricorda Leonardo Benevolo

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Leonardo Benevolo è spirato ieri a 94 anni. Gli dedico l’articolo scritto subito dopo la sua conferenza tenuta nel 1985 nella nostra Acireale, eravamo in centinaia ad ascoltarlo.

Leonardo Benevolo ad Acireale in occasione della conferenza-dibattito organizzata dall’Associazione ingegneri architetti sul tema “Strumenti urbanistici generali e attuativi”: un grande avvenimento. Un prezioso incontro tra una bella città che non sa ma deve decidere sul suo assetto urbanistico e il maggiore esponente dell’architettura italiana, una delle più vivide intelligenze del pensiero architettonico europeo. “Non presumiamo, Lombardi e io, di entrare nel merito delle questioni che riguardano Acireale. Abbiamo del materiale, abbiamo visitato la città, ma spetta a quelli che vivono sul posto, di farlo”, ha esordito Benevolo.
Quindi ha tracciato un profilo delle tendenze urbanistiche in Italia dal ’45 a oggi, sottolineando i caratteri assai formali della disciplina dei poteri dell’Amministrazione delineati con la legge urbanistica del ’42 mentre, di converso, in Inghilterra fin dagli anni ’30 l’Amministrazione è intervenuta negli interessi fondiari.
Negli anni ’40-‘50 si è avuto uno sviluppo insospettato della città italiana e i PRG hanno solo sancito dei fatti compiuti. Negli anni ’60 si è cercato di anticipare lo sviluppo prevedendo un accrescimento illimitato. Negli anni ’70 un ripensamento, che ha inizio a Bologna, ha ristretto le previsioni di fabbricabilità. È venuto così fuori il problema dei centri storici su cui intervenire non solo per la tutela ma anche con fini analoghi all’intervento nella periferia, urbanizzata con l’edilizia economica e popolare. Questo “anticipo” italiano – limitato però a zone dell’Emilia e della Lombardia- è stato riconosciuto valido per l’Europa e per città ispano-americane e musulmane.
Negli anni ’80 quando il quadro demografico è stabile, lo sviluppo edilizio si prevede che si arresti, in uno con l’arresto della crescita industriale. Anche l’industria ha così ceduto grandi aree caoticamente distribuite sul territorio,mentre il terziario che cresce presuppone un’organizzazione del territorio stesso. Entrando nel merito dei valori fondiari, Benevolo ha detto che non si può pretendere di applicare espropri irrisori ai valori agricoli: infatti, laddove l’amministrazione pubblica è più avanzata (Olanda) l’acquisto ha canoni tradizionali. Comprare le aree e costruirci i servizi e poi cederle ai privati caricate di queste spese è un’attività in pareggio. Benevolo ha portato gli esempi di Brescia e Modena (amministrate rispettivamente dalla Dc e dal Pci) dove ciò, grazie alla stabilità politica, si è potuto realizzare.
Ciò che resta da risolvere nei problemi di conversione e riurbanizzazione che oggi si pongono in Italia è l’organizzazione degli Enti locali. Catania e Roma hanno in questo senso problemi simili poichè la loro gestione accentrata impedisce il decentramento, la “molteplicità” degli interventi. Si potrebbe a tal punto
– e la Sicilia lo permette col vantaggio dell’”autonomia speciale”- fare esperimenti per accentuare la combinazione tra “unitario” e decentrato.
Ciò, a livello superiore.Per quanto concerne le amministrazioni locali, tenendo conto che per ribaltare lo stato di fatto occorrono circa 15 anni, è necessario l’accordo tra le forze politiche che porti all’unità preliminare già nel seno delle commissioni urbanistiche, ricordando sempre che il PRG è una “piccola Costituzione” che deve essere rispettata.
L’Amministrazione deve anche essere attrezzata tecnicamente. Benevolo ha ricordato che in una città tedesca più piccola di Acireale, da lui recentemente visitata, l’ufficio tecnico era composto di cento persone. Occorre costituire gruppi misti di funzionari e professionisti locali avendo ben chiaro che l’urbanistica fa parte della vita amministrativa e deve avere carattere di permanenza, non risolvibile con interventi episodici di progettisti esterni.
Bisogna fare –ha infine ricordato Benevolo – distinzione tra i piani generali e gli strumenti attuativi. Il PRG è di natura disciplinare, fissa le “regole del gioco”, mentregli strumenti particolareggiati (la cui durata dovrebbe essere ridotta dagli attuali 10 a 5 anni) devono essere fatti a queste condizioni: 1) quando l’mministrazione ha i soldi; 2)quando gli operatori privati hanno un programma specifico di lavoro.

IVAN CASTROGIOVANNI
(pubblicato su La Sicilia del 29 marzo 1985)

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