JUST CAVALLI E LA SETTA “DELL’ARCANGELO”

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Era il 1973, padre Cavalli fondava la comunità di Lavina ad Aci Bonaccorsi, Claudio Baglioni era al top delle classifiche con “piccolo grande amore” e la Democrazia Cristiana acese inizia la guerra tra bande, dividendosi tra correnti che marcarono la vita politica della città per oltre un ventennio.

Nella vicina Aci Bonaccorsi nasceva la comunità laica denominata ACCA (Associazione Cattolica Ambiente e Cultura) ad opera di padre Stefano Cavalli parroco dal 1947 deceduto nel 2015 e guida spirituale della comunità per vari decenni, affiancato nella sua opera spirituale da Pietro Capuana considerato il discepolo di Don Cavalli e suo successore alla guida della comunità, che dal 1974 vedeva crescere notevolmente il numero degli adepti che tra riti carismatici, esercizi di una spiritualità che spesso abusava della credulità popolari assumeva sempre di più il carattere di una setta, al punto da suscitare anche le attenzioni della curia acese che in più occasioni richiedeva l’intervento della Santa Sede per “informare” sulle attività della comunità guidata da Capuana.

Informative che per la Curia di Acireale guidata dal Vescovo Bacile assumono sempre più l’aspetto di uno scontro tra poteri che spesso escono dal perimetro puramente ecclesiastico per interessare anche quello di una denuncia sociale inascoltata, le missive tra il Vescovo e la Santa Sede sembrano più una richiesta di aiuto dell’alto prelato che allarmato dalle voci che si susseguivano attorno alla comunità guidata dal Santone Pietro Capuana e relative ai comportamenti che lo stesso teneva durante gli incontri nel “cenacolo” in cui per “voce” dell’Arcangelo Gabriele intratteneva gli adepti in incontri in grado di soggiogare psicologicamente i presenti inducendoli a comportamenti che rasentavano l’illecito in un misto di esorcismi e cure spirituali dal dubbio significato.

L’aspetto inquietante della comunità, a quanto traspare dalle numerose testimonianze, è l’asservimento che i frequentatori cominciavano a manifestare nei confronti degli “arcangeli” ed in particolare della guida spirituale Pietro Capuana, asservimento che presto declina in un consenso incondizionato di cui alcuni politici non esitano a trarre vantaggio, all’interno della comunità frequentata da alti magistrati e stimati professionisti emerge presto la figura di Domenico Rotella che inizia una carriera politica di successo che lo porterà in breve tempo alla Regione Sicilia di cui sarà Assessore al turismo con i governi retti da Capodicasa e Leanza per poi virare nelle file di Toto’ Cuffaro ed infine a ricoprire ruoli apicali al Comune di Catania.

Conobbi Rotella nel 1998, dell’elicottero privato con cui l’assessore al turismo accompagnava il miliardario di Castelvetrano Carmelo Patti proprietario della Valtur sull’isola di Favignana, dove avrebbe acquistato il villaggio di punta Fanfalo. Carmelo Patti anni dopo fu ritenuto un prestanome di Matteo Messina Denaro ed il suo patrimonio immenso fu sequestrato dalla DIA, ma questa è un’altra storia.

I dubbi manifestati dall’allora Vescovo Bacile che la comunità stesse virando verso la creazione di una micidiale macchina del consenso elettorale, probabilmente erano ben fondati, ma non furono sufficienti a garantire l’intervento del Vaticano che invece di arginare lo strapotere della comunità di Don Cavalli, sostituì il Vescovo con una nuova guida molto più tollerante nei confronti della “setta”.

In quegli anni Acireale viveva il suo momento di maggiore sviluppo urbanistico il piano regolatore si “piegava” agli interessi della politica locale e nonostante i tentativi anche parlamentari, di deputati dell’epoca tra cui Marco Pannella di chiedere conto di alcune scelte dubbie ed imbarazzanti, qualunque contestazione civile e giudiziaria, si arenava in un Tribunale guidato dall’allora Pretore Fontana anch’egli membro della comunità di Lavina.

Erano gli anni in cui in base ai verbali di Antonino Calderone boss di spicco della mafia catanese, alcuni indagati eccellenti venivano a conoscenza dei procedimenti giudiziari tramite le intercessioni di una chiromante ben informata ed in cui la speculazione edilizia galoppava fagocitando intere zone delle nostre frazioni, devastando il territorio ed ipotecando lo sviluppo economico della città che oggi conosciamo.

Spesso i titolari delle concessioni erano direttamente collegati con i magistrati titolari delle inchieste che dovevano arginarle in un conflitto d’interessi che farebbe impallidire qualunque funzionario degno di questo nome.

Nel 2017 a seguito delle confessioni di alcune ragazze che denunciarono abusi sessuali indicibili, la Procura etnea, con l’inchiesta denominata “12 apostoli” arresta Pietro Capuana insieme ad altri sette indagati accusati a vario titolo di reati che vanno dal favoreggiamento alla violenza sessuale sui minori considerando che le ragazze all’epoca dei fatti avevano tra gli 11 ed i 17 anni.

Non entriamo nel merito dell’inchiesta che ha visto rinviati a giudizio l’ex politico Domenico Rotella insieme al “santone” della comunità ed altri indagati, i processi si fanno in Tribunale e ciascuno sarà in grado di manifestare la propria innocenza nelle forme consentite dalla legge, quello che traspare leggendo le carte, è il totale asservimento di tutti i soggetti che avrebbero potuto evitare presunti crimini inenarrabili e azioni illecite reiterate e che invece hanno preferito guardare altrove, perché nella città dei cento campanili disturbare i potenti e sempre un vero peccato.

(Fabio D’Agata)