La città affonda nel degrado. Chi parla di turismo è un ignorante.

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Ogni mattina ad Acireale, come sorge il sole, un acese si sveglia e sa che dovrà correre più veloce del degrado. Parafrasando il proverbio africano della gazzella ed il leone anche la città è una giungla.

Ogni mattina non mancano foto di marciapiedi con l’erba alta, vicoli e strade con microdiscariche, tombini divelti, pali di segnaletica ovunque e tanti senza senso e divelti ed il caos automobilistico che avvolge le strade che conducono negli istituti scolastici. Una giungla urbana che ci fa capire come ogni analisi su turismo, carnevale, terme e altro passa in secondo e terzo piano perchè, dalle nostre, parti l’emergenza è nella gestione dei fattori minimi di dignità e decoro.

Ogni momento la rete si riempie di immagini e commenti del degrado. Marciapiedi insozzati, merde di cane, volantini pubblicitari come pioggia, mastelli per la differenziata ovunque, le automobili una sull’altra. Il caos e la condotta di vita paragonabile a quelle megalopoli indiane degli anni ’80.

Così rimane in gola l’urlo strozzato della critica perchè non resta neanche il tempo per l’indignazione. Degrado e mali antichi sono inflazionati, non stupiscono, non indignano più. Nel silenzio e nell’abitudine ci accorgiamo che abbiamo perso ogni cosa. La villa Belvedere, il parco delle Terme, la piazzetta di S. Caterina, il lungomare di Capo Mulini, la sozzura nel molo di S. Maria la Scala, la via Provinciale abbandonata, viale Colombo come una savana, manifesti mortuari in ogni palo della luce. Ogni cosa è un girone dell’nferno e le possibilità di recuperare il tanto terreno perduto sono remote e irraggiungibili.

Cosa abbiamo fatto di male per nascere in una terra con tante bellezze naturali e così martoriata e resa come un barbone che dorme nei cartoni? Una città senza manutenzione dove da anni non si riesce a pulire neanche un muro dove campeggia un’orribile scritta inneggiante a “cosa nostra”. Cosa abbiamo fatto di male per essere condannati a vivere in una città dove i giovani capaci e preparati vanno a cercare fortuna altrove? Quanto tempo ancora prima di guardarsi intorno a comprendere che stiamo vivendo in una città logora e degradata, piena di vecchi rassegnati?

In un solo clic è troppo facile trovare tutti i segni dell’assenza di manutenzione e di attenzione al bene comune. Il palo consunto, l’erba alta nei marciapiedi, spazzatura, cartacce, cestini stracolmi, macchine parcheggiate ovunque, la vendita della frutta ad ogni angolo di strada, i parcheggiatori abusivi in ogni piazza e mille altre volgarità degne della peggiore periferia del quarto mondo.

(mAd)