LA FINE ANNUNCIATA DELL’IPAB OASI CRISTO RE

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Ci vorrebbe la giusta indignazione per i lavoratori dell’Ipab Oasi Cristo Re, forse tutti noi acesi dovremmo protestare insieme a loro, farci sentire, star loro vicino in questo momento così tragico, visto che la politica quella che conta, i cosiddetti pezzi da novanta, a parte qualcuno che è sempre stato vicino ai lavoratori, tutti gli altri non sono riusciti neanche a dar loro conforto, tanto meno spiegazioni.

Siamo arrivati alla fine di questa lunga e complicata storia, dove i protagonisti sono trattati come se fossero il nulla.

Oggi, dopo tantissimi anni di onesto lavoro si ritrovano fuori da tutto, la struttura chiude perchè così è stato deciso senza dar loro il tempo di piangere le loro ultime lacrime di disperazione. Il loro futuro è nero come lo sono stati gli ultimi 44 mesi in cui non hanno percepito lo stipendio. Ogni giorno una lotta per sopravvivere, per riuscire a portare qualcosa in tavola, dovendo pure rinunciare loro malgrado a cose importanti quali visite mediche o ancora, dover rinunciare a pagare bollette, affitti, mutuii, il non poter mantenere i figli all’università o il non poter fare loro neanche un piccolo regalo.

Nonostante ciò, hanno continuato a lavorare ogni giorno, senza mai perdere la dignità e la concentrazione, sempre presenti per non far mancare agli ospiti della struttura le loro cure, il loro affetto, dando loro quel senso di famiglia che faceva stare bene tutti i vecchietti che erano li ospiti da tantissimi anni.
Gli ospiti, soggetti fragili, bisognosi più che di cure, di affetto, di carezze, di abbracci. Io e tanti altri siamo testimoni sinceri di ciò che affermiamo con convinzione, perchè tante volte che ci siamo ritrovati in quella che si può definire una famiglia e abbiamo potuto constatare con i nostri occhi con quanto amore reciproco lavoratori e utenti si davano coraggio e conforto.

Oggi gli gli ospiti uno ad uno vengono trasferiti chi nei comuni di appartenenza, chi in case di riposo private e chi ritorna in famiglia ma per loro che per tanti, tantissimi anni hanno conosciuto come casa e come focolare solo la struttura dell’Oasi, oggi vanno via disperati, piangono, sono sconfortati perchè contro la loro volontà devono lasciare lì, i loro ricordi, le loro abitudini, le emozione vissute, i sentimenti e quelle braccia sempre pronte a proteggerli.
Tutto ciò non pesa sulla coscienza di nessuno, quando invece dovrebbe pesare e pure tanto, perchè quando un essere fragile, debole e indifeso viene strappato da quel luogo in cui ha vissuto una vita intera, gli viene tolta la dignità quella stessa che un giorno si sarebbero agurati di continuare a conservare anche quando chiudendo gli occhi per sempre, sarebbero stati sicuri di non andarsene da soli ma circondati dalle amorevoli carezze di quelle persone che da sempre si erano prese cura di loro e che per loro significavano famiglia, quella stessa che alcuni non avevano mai avuto.

La nostra Acireale una città abituata a subire, a nascondere sempre la testa, abituata ai silenzi, all’arroganza di politicanti che si sanno solo allargare la bocca.

Una Acireale rizzittara che non si è mai ribellata a tutte le angherie subite, ebbene, ciò significa che tutto questo ce lo meritiamo perchè non facciamo nulla per risolvere le cose, non protestiamo abbastanza affinchè queste cambino; e rimangono li, la desolazione, il silenzio e la sofferenza al fine di coltivare le coscienze sempre più sporche e consegnarle all’oblio

Queste sono una di quelle situazioni in cui mi vergogno di essere acese.

(Graziella Tomarchio)