La maionese impazzita (cap. II° . Il ritorno)

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La capacità di mettere insieme uomini e donne di area politica diversa è, da sempre, considerata una dote, un merito. Uomini e donne che, con qualità acrobatiche e forse anche circensi, assumono le forme del contenitore, si mimetizzano, cambiano pelle e colore. Sappiamo, tristemente, che questa caratteristica è un bene esclusivamente ai fini della raccolta del consenso. La capacità nel produrre trasversalità è, quindi, assolutamente redditizia e lo abbiamo visto nelle quattro liste che hanno sostenuto (elezioni 2014) l’allora candidato sindaco Barbagallo.

Tutto ciò è quasi sempre utile, diventa, però, pericoloso e dannoso quando si deve amministrare una città. Per governare bene, infatti, una veduta comune delle cose da realizzare è sempre auspicabile, ma tutto ciò, fa a pugni con la “trasversalità” proposta dalle coalizioni: ovvero quella che sembra essere la migliore caratteristica diventa un problema serio nel momento in cui il minestrone variopinto che si mette su dovrebbe produrre unità d’intenti e speditezza nelle decisioni.

La trasversalità e l’eterogeneità con cui sono state allestite numerose liste porterà un certo numero di consensi da effetto trascinamento ma anche ad un caos totale nell’eventuale azione amministrativa. E’ un film già visto con l’amministrazione Barbagallo.

In alcuni schieramenti troviamo infatti di tutto e di più. Da chi ha come idolo il duce e il suo ventennio a chi, invece, si muove con posizioni paradossalmente riconducibili al pd. Minestrone confuso tra le liste, tra i futuri consiglieri comunali, tutti dicono tutto e tanti il contrario di tutto. Il risultato è l’immobilismo che vediamo e a cui assistiamo impotenti da troppo tempo a questa parte.

Un futuro governo della città prodotto da tale complesso “melting pot” non sarà mai nelle condizioni di dettare i tempi delle iniziative di governo perché prima di fare un’azione concreta bisognerà cercare di mettere insieme tutte le teste che vi sono all’interno delle coalizioni e dentro le stesse liste. Un caos incredibile dove anche per produrre il più semplice atto si trovano dietro l’angolo e fiancheggiatori e franchi tiratori.

Una storia già vista che ci fa capire che non è possibile amministrare una città complessa e ferita come Acireale con una varietà di posizioni che fa invidia anche ai “bomboloni” quelli che “ogni colore cambia sapore”. Non è possibile perché per camminare spediti è necessaria una condivisione d’intenti e una progettualità comune ma soprattutto di “organi direttivi”. Proposte, progetti, idee che vengono condivise dalla platea interna con le modalità degli organi direttivi dei partiti.

Invece le coalizioni sono senza alcuna organizzazione e ci chiediamo che senso ha tutto questo se non quello di far apparire l’amministrazione di una città come retta “dal capo” in solitudine e nell’assoluta assenza di organizzazione politica?

Comprendiamo il fatto che per tentare di vincere le elezioni si deve avere tutti accanto (con tutte le loro differenze) ma, allo stesso tempo, si complica la possibile amministrazione della città.

Comprendiamo che si tratta di una scelta politica difficile da risolvere, voglio solo ricordare che la confusione e il “melting pot” produce poco ed è la città, infine, a pagarne le conseguenze.

(mAd)