L’affaire Moro di Ivan Castrogiovanni

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Il 14 ottobre del 2008 m’incontrai, alla presenza di un comune amico acese, con Agnese,  figlia dello statista Aldo Moro,  nel teatro Bellini di Catania. Poiché sapevo che l’avrei incontrata, portai con me lo scritto che segue, che il quotidiano La Sicilia non aveva voluto pubblicare nel marzo di quell’anno. Glielo donai con forte simpatia.

Cossiga ha recentemente detto: ho ucciso Moro ed espio sentendomi dire dalla sua famiglia assassino. Questa sardonicità dell’ex ministro degli Interni (ed ex presidente della Repubblica), mi perdonino i tanti amici sardi che ho, è proprio sarda: non può essere confusa né con il senso del tragico dei siciliani, né del ridicolo dei napoletani. Contiene quella crudezza primordiale condita, appunto, con quell’erba sardonica che non può neanche trasformarsi in riso amaro.

Vuole dire che non c’entra con la morte dello statista? E allora si affretti a pubblicare le memorie che dice di avere in agenda, circostanziate e forse rivelatrici, indipendentemente dalla sua volontà.

Vuol ammiccare che era impotente perché costretto alla linea di condotta della DC? Ma sono passati trent’ anni, non si può ammiccare in eterno. Qualche mese fa tenne a ricordare in televisione a Arturo Parisi, ministro della Difesa, di essere stato suo professore all’Università. Rivendica dunque di aver formato parte del ceto politico attualmente al potere. Lo faccia almeno per questo suo ex allievo, che grazie a Dio è sardo ma non sardonico: si spieghi.

(Ivan Castrogiovanni)