Legge 40: cade anche il divieto di selezione degli embrioni in caso di malattie gravi

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Corte Costituzionale: la selezione degli embrioni non è più reato nel nostro Paese, nel caso si tratti di interrompere la trasmissione di malattie genetiche e di altre patologie gravi previsti dalla legge 194 sull’aborto. 

La legge 40/2004 (sulla fecondazione assistita) perde dunque un altro dei suoi divieti antiscientifici, che negli ultimi dieci anni ha fatto sì migliaia di coppie fossero costrette ad andare all’estero per poter avere un figlio.

I giudici della Consulta hanno dichiarato illegittimo l’articolo 13 della legge che stabiliva il «divieto di sperimentazione sugli embrioni umani», in cui si contempla «come ipotesi di reato» la condotta di «selezione degli embrioni anche nei casi in cui questa sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili rispondenti ai criteri di gravità stabiliti con la legge sull’aborto e accertate da apposite strutture pubbliche».

Queste tecniche mediche erano normalmente praticate in Italia prima di questa legge, che nacque da un accordo trasversale in Parlamento fra cattolici di destra e di sinistra, e conteneva ad esempio l’equiparazione fra embrione e persona. Sono stati poi in questi anni i cittadini e le associazioni (come l’Ass. Luca Coscioni) a cancellare in tribunale, pezzo dopo pezzo, la norma.