L’etica uccisa dall’ansia da prestazione

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L’ansia da prestazione, come quella che vivono alcuni nella speranza di raccogliere consensi elettorali, è una brutta compagna di viaggio. Abbiamo visto negli anni alcuni “personaggi politici” che causa quella che bonariamente vogliamo definire come ansia di prestazione, hanno rovinato la loro vita e quella dei loro cari.

In questi giorni dalle nostre pagine abbiamo parlato del pericolo del voto di scambio (basta anche la solo promessa per essere nella strada dell’illegalità) che è sempre in agguato e, lo ripetiamo, resta sempre uno dei fattori portanti della politica siciliana. Quella politica di infimo profilo che annebbia le idee e conduce, prima o dopo, in direzioni devastanti per la collettività e per tutti quelli che lottano per il diritto al voto libero.

Abbiamo poi ascoltato le dichiarazioni in conferenza stampa del candidato sindaco Stefano Alì e dell’on Angela Foti del movimento 5 stelle e ci hanno raccontato che hanno presentato esposti in riferimento alla questione “caf” e voto clientelare. Abbiamo letto e sentito in video la dichiarazione del candidato sindaco Michele Di Re e il suo “patto per la legalità” e abbiamo sperato che qualcosa nella direzione giusta stava per muoversi. Ma siamo certi che i “caf” non si trasformano in “comitati elettorali” nel giro di poche ore? Siamo certi che passare da “caf” a comitato elettorale sia una pratica (non entriamo nel merito della legge) etica?
No, siamo convinti che il piano etico per chi trasforma un “caf” in un comitato elettorale, viene stravolto e distrutto. Siamo convinti che l’ansia da prestazione produce cattivi risultati e che, la stessa, a lungo termine produce disastri personali e collettivi.

Ed allora chi ha ancora la possibilità di intervenire sul piano etico lo faccia. Che ogni elettore e cittadino attivo e onesto agisca e si metta in azione per rivendicare con forza la necessità, l’obbligo e il bisogno del voto libero, del voto consapevole, del voto che possa essere un elemento determinante per migliorare la vita della comunità tutta e non per esercitato per risolvere qualche piccolo (spesso un diritto) problema personale.

In conclusione, come è nostro stile, non ci addentreremo sulle eventuali questioni legali che potrebbero sorgere quando un “caf” diventa “comitato elettorale”, non possiamo, però, frenare la nostra indignazione e la nostra possibilità di affermare che il piano etico viene violentato tutte quelle volte che, in qualche modo, in qualsiasi modo, ci si approfitta della necessità e dei bisogni dei più deboli, quando il diritto viene barattato, quando il ceto meno preparato sul piano culturale viene condotto con mano ad esprimere un voto privo di alcuna convinzione politica.

(mAd)