LIBERI E NON UGUALI

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Premetto che non essendo né giornalista né avvocato troverete nel testo sottostante numerose imprecisioni, che invito chiunque ne abbia facoltà a correggere ed emendare.
Negli ultimi anni la nostra sonnolenta cittadina è stata interessata da numerosi fatti di cronaca giudiziaria, che hanno destato l’interesse dei social e dei quotidiani online. Lo stesso vale anche per i cosiddetti gruppi facebook nei quali le notizie relative a fatti di rilevanza penale sono state linkate, spesso impropriamente, e gettate in pasto a orde di commentatori perlopiù inesperti e digitalmente aggressivi .
Gli amministratori di Fancity Acireale si trovano spesso a ricevere decine di messaggi in privato, chiedendo i nomi e le foto di eventuali indagati ed arrestati, per esercitare quella che tecnicamente si chiama “gogna mediatica” e che costituisce una pena accessoria dell’eventuale misura cautelare applicata dalle Procure.
La pubblicazione delle foto di indagati o destinatari di misure cautelari è disciplinata dal garante della privacy con numerose circolari che riguardano le foto segnaletiche per le quali si raccomanda che “anche se esposte nel corso di conferenze stampa tenute dalle forze dell’ordine o comunque acquisite lecitamente, tali fotografie non possono essere diffuse se non in vista del perseguimento delle specifiche finalità per le quali sono state originariamente raccolte (accertamento, prevenzione e repressione dei reati)”. Inoltre, anche nell´ipotesi di evidente e indiscutibile “necessità di giustizia o di polizia” alla diffusione di queste immagini, “il diritto alla riservatezza ed alla tutela della dignità personale va sempre tenuto nella massima considerazione”.
La diffusione delle foto pertanto e la sua successiva pubblicazione a mezzo stampa nasce, normalmente, da un comunicato stampa della Polizia Giudiziaria e ottempera all’interesse pubblico d’informazione delle persone, ad esempio per fornire notizie utili alle indagini , e non certo per esporre i soggetti destinatari di specifiche misure preventive al pubblico ludibrio.
L’eventuale diffusione presuppone pertanto una serie di considerazioni preventive che vengono specificatamente descritte dal codice deontologico dei giornalisti, certamente quella della pubblicazione dell’immagine è l’ipotesi a più alto rischio di lesività.
Norma centrale per la soluzione del problema è l’art. 8 del codice di deontologia dei giornalisti intitolata alla “Tutela della dignità della persona”, la norma, divisa in tre commi, riporta i casi in cui è vietato pubblicare immagini di persone, seguendo un ordine crescente di lesività. Chi fosse interessato potrebbe consultare il codice direttamente online, certamente le priorità per la pubblicazione di una foto sono
1) che la notizia sia vera e riscontrata
2) che sussista un interesse pubblico alla sua diffusione
3) che non si tratti di vittime o comunque di soggetti coperti da riservatezza

Il rispetto o meno di queste semplici considerazioni espone chi scrive, e chi accetta commenti, alla possibilità d’incorrere nei reati di diffamazione a mezzo stampa (il web è omologato alla carta) art. 595 e succ. C.P. e d’ingiuria art. 594 C.p oggi depenalizzato nonché altre violazioni penalmente rilevanti, violazione della privacy, ecc.
Allora perché se arrestano un “nero” pubblicano le foto ed il grande evasore è anonimo?

Il diritto di cronaca, estensione del più ampio diritto di opinione costituzionalmente garantito e del diritto di critica da parte di chi commenta un testo, è mediato dalla responsabilità e dalla deontologia di chi scrive.
Personalmente credo sia profondamente sbagliato dal punto di vista etico differenziare il trattamento in base all’estrazione sociale del soggetto, e pertanto non sarà di certo questo il criterio di selezione, quanto ad esempio, la fase processuale in cui l’indagato si trova.
Se si tratta di custodia cautelare e c’è un’indagine in corso, è giusto limitare la diffusione dei dati sensibili perché alla fine dell’istruttoria potrebbe essere archiviato e scagionato e non sarebbe l’eventuale trafiletto di replica una garanzia risarcitoria della gogna alla quale magari è stato precedentemente sottoposto.
Diverso è se l’indagato è stato rinviato a giudizio, in questo caso c’è un ulteriore passo a conferma dell’eventuale responsabilità, che sempre alla luce dell’interesse pubblico prevalente può portare chi scrive a pubblicare le immagini.
Un altro fattore importante è la diffusione delle stesse in conferenza stampa da parte delle Procure, per cui l’onere della pubblicità è stato risolto a monte, oppure nel caso di persone pregiudicate per le quali sono state già diffuse immagini in precedenza.
Poi c’è un altro aspetto che ritengo personalmente importante, ovvero la caratteristica pubblica del soggetto coinvolto: chi svolge un ruolo pubblico come un politico o un imprenditore importante o comunque un volto noto alla società, in un certo senso dovrebbe tenere in considerazione che così come la propria immagine viene diffusa per esigenze di funzione, lo sarà a maggior ragione per eventuali vicende che lo interessino direttamente, una sorta di “pena accessoria” di ruolo che, a mio parere, deve essere contemplata.
Pertanto lungi dal voler nascondere o dissimulare notizie, purchè utili, esistono dei criteri che ognuno di noi sceglie nel gestire una pagina d’informazione pubblica, nella piena consapevolezza che nessuna pressione viene esercitata da chicchessia e che nella libera informazione vengono comunque rispettati i principi di tutela e rispetto della dignità altrui.

(Fabio D’Agata)