Noi donne non vogliamo mimose. Esigiamo solo rispetto!!

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Anche quest’anno il rituale dell’8 marzo sarà lo stesso. Ci sarà il collega che rispolvera per l’occasione la frase di circostanza “oggi è la loro festa, trattiamole bene.” Ci sarà pure chi invece, si presenterá col classico “rametto di mimosa e il sorriso delle delle grandi occasioni.”
E stride, come sempre, la cosidetta “festa” con quella che invece è una ricorrenza, “la Giornata Internazionale Della Donna.”

Quel che è certo è che a partire dal 1909 la Giornata è stata istituzionalizzata a poco a poco in tutto il mondo occidentale per ricordare le rivendicazioni di libertà delle donne, le discriminazioni che hanno subito per millenni, i diritti ottenuti e quelli ancora da conquistare. Al pari di quelle per i Diritti dell’infanzia, i Diritti umani, la Memoria, la Giornata Internazionale della Donna ha una matrice ben precisa che nulla ha a che vedere con mimose, pizzerie e locali notturni. Ridurla a una festa di falsa libertà ne svilisce il significato e ci offende tutte, mascherando la realtà dei fatti.
C’è qualcosa da festeggiare per le donne italiane? La risposta la troviamo nelle statistiche ufficiali e ne nera. Nel lavoro sottopagate (il 23% in meno degli uomini) e quando non disoccupate più degli uomini. Donne sempre più spesso, oggetto di violenza del maschio ignorante e cattivo, quello che le vede come gliele presenta la tv, la pubblicità e le donne diventano così per questo “prototipo di uomo primitivo” terra di conquista e oggetto sessuale di proprietà. In questi anni ne sono state uccise e massacrate a migliaia, da mariti, da ex fidanzati, da compagni o familiari , tutti divenuti autori delle stragi. Ma anche “corteggiatori” ai quali la sventurata di turno ha osato dire no.

Il femminicidio è un fenomeno atroce e devastante che è pericolosamente radicato nella nostra società. Ogni giorno sia in Italia sia nel resto del mondo tantissime donne subiscono violenze o vengono uccise proprio dalle persone che dovrebbero proteggerle, aiutarle e amarle. Storie agghiaccianti e orribili di una piaga sociale che rappresenta a tutti gli effetti un male assoluto.
Questo abominevole fenomeno è la forma estrema di violenza di genere contro le donne e riguarda tutti quei casi di omicidio preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un cosidetto “uomo” violandone i diritti umani. Nella maggior parte dei casi questi omicidi avvengono all’interno delle mura domestiche, ovvero in ambito familiare, o all’interno di relazioni sentimentali poco stabili per motivi di odio, disprezzo, piacere sadico, per gelosia o senso di possessione delle donne. Ripeto, abominevole fenomeno che coinvolge tutte le forme di discriminazione e violenza che annullano la donna nella sua identità e nella sua dignità e libertà mediante maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, familiare, provocando l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa.

Le cause di questo fenomeno allarmante possono essere molteplici: sociali, culturali ed economiche. Resta il fatto che la matrice di questo crimine contro l’umanità può essere rintracciata nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne relativa a una visione arcaica del rapporto di genere diffusa sia tra le donne che tra gli uomini. D’altronde anche la stessa dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu parla della violenza di genere come di “uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”. Il movente passionale o del possesso è il più frequente e si verifica spesso e volentieri quando la donna decide di interrompere o chiudere un legame, più o meno formalizzato, o comunque di non volerlo ricostruire.

Ieri, la cronaca ci presenta il conto di tre donne ammazzate tra le mura domestiche. Una mamma che lascia tre bambini, massacrata dal marito geloso, una ragazza di 31 anni massacrata perchè voleva lasciare il compagno e rimane il mistero invece sull’uccisione di una donna anziana trovata morta ammazzata a Brescia.
E in più giunge da Palermo la notizia di una ragazza di 23 anni che finalmente trova la forza di denunciare i propri genitori da cui subiva violenze da quando aveva 15 anni, perchè un giorno scoprono che la figlia era lesbica. . Il padre per anni l’ha violentata e la madre la picchiava a sangue, era meglio una figlia morta che lesbica, era più normale che il padre la violentasse piuttosto che far sapere in giro di avere una figlia lesbica in casa.La ragazza dopo anni di feroci violenze trova il coraggio di denunciare questi due mostri che certamente non si possono chiamare genitori. Ha tentato tre volte il suicidio senza riuscirci, poi è arrivata ad un bivio, ha preso coscienza di questa sua situazione ma soprattutto ha trovato il coraggio che le mancava e ha preferito continuare a vivere e di denunciare. Oggi vive in una comunità protetta e racconta la sua storia affinchè altre giovani donne come lei trovino la forza e il coraggio per sfuggire a queste violenze che sono di un orrore inaudito e che nessun essere umano dovrebbe mai subire.

Occorre contrastare e fermare questo crimine contro l’umanità con tutti i mezzi e gli strumenti a disposizione: dall’educazione alla non violenza e al rispetto delle relazioni alla sensibilizzazione sociale, dall’informazione sociale alla denuncia tempestiva di atti di violenza fino all’inasprimento della pena nei confronti di stalker, aggressori e assassini. Al di là di ogni credo religioso o filosofico, la vita è un diritto inalienabile e prezioso che va quotidianamente valorizzato e salvaguardato. Qualsiasi atto di violenza fisica, psicologica, sessuale o familiare deve essere prontamente condannato e denunciato senza paura, anche se é difficile, anche se la paura o la vergogna delle conseguenze ci assale, non siamo noi donne a doverci vergognare di subire violenze e vessazioni, bisogna invece trovare la forza di reagire e denunciare subito, immediatamente perché ne vale della nostra stessa vita.

NOI DONNE NON VOGLIAMO MIMOSE.
ESIGIAMO RISPETTO OGGI E SEMPRE!!

Graziella Tomarchio