Oggi giornata di lutto cittadino, si aprono le porte al dolore mentre nel basolato lavico i coriandoli si mischiano alle lacrime.

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ACIREALE – Ancora un’altra giornata di doloroso lutto cittadino. Il corpo di Enrico è ritornato “tra le braccia” dei suoi cari, il mare lo ha preso una domenica di festa e la festa è diventata altro, si è trasformata in lutto e dolore.

Insieme a Margherita e Lorenzo, Enrico, troverà la giusta e degna sepoltura perchè il culto dei morti, il ricordo e un luogo dove mettere un fiore, sono necessità umane sin dalla notte dei tempi. E’ successa la disgrazia ed ha investito l’intera città, è successa la tragedia mentre si festeggiava l’evento del divertimento per eccellenza; il carnevale. Quel momento in cui i travestimenti, i giochi, gli scherzi e le allegorie sono il piatto forte, una “festa comandata” dove divertirsi è obbligatorio, forse necessario, sicuramente il motore della manifestazione carnevalesca.

Così siamo stati tutti costretti a parlare a lungo della coincidenza dei sentimenti. Una città in festa o una città in lutto? Queste sono state le sensazioni, i sentimenti che hanno incrociato i pensieri di ogni acese. Festa e lutto tutto insieme in un grande miscuglio di sensazioni. La “real politik”, lo “show che deve continuare”, insieme ad alcune candele in piazza Duomo mentre ancora si cercava l’ultima vittima del mare.

Sentimenti, sensazioni, distrazioni, discussioni, analisi, riflessioni, pensieri discordanti, voglia di urlare la propria disperazione. Poi la festa, intorno al lutto. Poi il lutto nel chiasso, tra la folla e il mare nero sempre più profondo e nemico.

Tra le tante sensazioni di questi giorni una in particolare è rimasta scolpita tra le mie riflessioni. In conferenza stampa il sindaco Alì ha affermato che per lui il carnevale era finito la domenica della tragedia, ma come sindaco si è sentito in dovere di prendere una decisione per la collettività. La decisione è stata che lo “show” doveva continuare; così è stato. Difficile decidere quando i sentimenti di uomo sono in contrasto con quelli del politico, difficile ascoltare le emozioni di un uomo e padre che deve anche decidere per la collettività. Alla fine una decisione è stata presa ed è stata una decisione che tanti hanno compreso e gradito ma che io non posso che considerare sbagliata. Giovedì grasso il carnevale andava fermato, il dolore andava ascoltato e il sindaco avrebbe dovuto ascoltare il suo “se” padre, il suo “se” di semplice cittadino. Ma questa è una mia opinione assolutamente personale, non è neanche una critica è solo una sensazione. Quella sensazione che mi fa capire ancora una volta che è molto meglio stare lontano dal potere, stare lontano da tutte quelle situazioni in cui siamo costretti di andare in deroga ai nostri sentimenti più intimi.

Oggi giornata di lutto cittadino, si aprono le porte al dolore mentre nel basolato lavico i coriandoli si mischiano alle lacrime.

(mAd)