“Ospiti e operatori” un’Oasi di vite cancellate

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In questi giorni assistiamo addolorati e impotenti alla chiusura dell’Ipab Oasi Cristo Re.Un’oasi vera e propria, di nome e di fatto.Un’oasi per tutte quelle persone sole al mondo o di cui i familiari non possono prendersi cura quotidianamente.Un’oasi di ristoro per l’anima e il cuore.Anche per chi non vive lì. Anche per chi come me spesso vi si è trovato, ed ha respirato un’aria di intima felicità, di serenità, di pace.Accoglienza calorosa degli operatori, sorrisi e subito un caffè in mano.
Non ricordo i nomi degli ospiti, ma ricordo bene i loro volti e i loro occhi.Volti che raccontano storie, occhi che raccontano malinconia.Ma poi arriva Enza, o chi, come lei, col loro fare impetuoso e divertente, li richiama alla gioia e tanti sorrisi compaiono su quei volti.
Storie, storie che ci vengono raccontate, spesso dagli stessi ospiti, storie di chi vive lì anche da 50 anni.50 anni. Questo numero mi rimbomba in testa, ogni volta che esco da lì. Una vita intera praticamente, o gran parte di essa. Una vita i cui ricordi sono maturati lì dentro, gioie e dolori tra quelle mura. Una vita comunque rassicurante, tra le braccia, le cure, l’affetto degli operatori, che non hanno mai fatto mancare loro nemmeno una torta di compleanno.
Una vita stravolta in questi giorni, che li vede trasferiti nelle famiglie di origine o in altre strutture fuori comune.Appena trasferiti, dovranno ricominciare dall’inizio, dovranno rivivere e riaffrontare nuove incertezze, nuove paure. Alcuni di loro, crederanno addirittura di essere stati abbandonati.
L’altra faccia della medaglia di questo dramma, riguarda i dipendenti della struttura. Che da mesi, instancabili, assicurano i servizi e le cure dei loro ospiti, anziani e meno anziani, persone con disabilità, che curano costantemente come fossero loro intimi familiari, con amore, dedizione e sacrificio. Sacrificio perché i mesi in questione sono 44, per i quali non percepiscono stipendio.E così, anche la loro vita è diventata piena di paure e incertezze.Paura di non riuscire più a gestire e sostenere il quotidiano e incertezza del futuro, un futuro molto prossimo.Vite stravolte anch’esse.Hanno esaurito i loro risparmi, qualcuno ha venduto casa, qualcun altro ha dovuto umilmente chiedere aiuti economici per sopravvivere.Tutti loro hanno lottato, per riappropriarsi di un loro fondamentale diritto, il salario, e della loro dignità.Hanno sperato, urlato, camminato sui tetti, ascoltato innumerevoli proposte di soluzione.
Tutto invano.La struttura chiude.Nel silenzio delle istituzioni e della città.Nel silenzio dei cuori di chi l’ha abitata, di chi vi ha lavorato e prestato servizio volontario.L’indifferenza e la solitudine vincono ancora.La struttura chiude, chiude alla vita e all’amore.
(Laura Magliocco)