PD/Sicilia Futura. “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”

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L’on. Nicola D’Agostino: “Siamo nel PD o intrusi?” On. Raciti: “Non possono dividere e poi invocare l’unità”.

Quanto sono costati quei due voti di Sicilia Futura per eleggere Miccichè presidente dell’ARS? Sembra proprio tanto, così tanto che l’ormai nota frase ”siamo nel solco del pd” con cui l’on. D’Agostino diede vita al suo partito, con la presenza sul palco di Lorenzo Guerini, sembra essere un dato del passato. Eppure alle elezioni regionali PD e Sicilia Futura avevano composto la coalizione a sostegno di Micari e qualche tempo prima alcuni esponenti del comitato cambiamo Acireale si erano tesserati al circolo acese del piddì. Elezioni regionali finite, Micari sconfitto, PD sempre litigioso, Sicilia Futura che permette l’elezione di Miccichè e i conti non tornano più.

Lo dice abbastanza chiaramente il segretario regionale del piddì l’on. Fausto Raciti che in un’intervista al quotidiano catanese afferma: “Sicilia Futura e i suoi dirigenti non possono lavorare a dividere e poi invocare l’unità”.  E’ un passaggio chiarissimo che crea non poche tensioni e resetta le manovre di approccio dell’on. D’Agostino al partito di Renzi. Ma il 4 marzo è vicino, si devono comporre le liste e si devono decidere i candidati da mettere nei collegi (sicuri?) per un posto al Parlamento nazionale. Sembra una questione politica ma è anche una storia di corsa al Parlamento, una corsa che prevede tre seggi siciliani ai piddini, troppo pochi per concedere un “pass” all’onorevole di Sicilia Futura.

Afferma Raciti: “Le elezioni politiche non si affrontano costruendo un’accozzaglia di ceto politico, ma con una linea precisa. Prima si dice da che parte si sta e poi si negozia su programmi e ruoli. Sono favorevole alla ricostruzione di un’alleanza, ma tenendo da parte gli approcci negoziali”. Ed ancora “Voglio capire su quale linea costruiamo i nostri rapporti con gli altri… se fare soccorso ai vincitori o un’opposizione seria per costruire il centrosinistra”.   In questo passaggio l’on. Raciti sembra aver dimenticato che la sinistra del piddì è già andata via e che l’on. D’Agostino non è certo uomo che possiamo definire di sinistra. Del resto nella nostra intervista all’on. D’Agostino subito dopo l’elezione di Miccichè lo stesso aveva risposto minimizzando l’accaduto: “Abbiamo solo eletto il presidente, fatto che non incide sulle scelte nazionali”. Sembra proprio che non sia andata così, al contrario D’Agostino votando Miccichè non ha fatto altro che prestare il fianco a chi non lo ha mai voluto nel piddì. Un autogol? Forse, se consideriamo che l’avvicinamento di D’Agostino e i suoi al PD è una storia iniziata tre anni fa. Prima con il tentativo di creare un secondo circolo, poi con la fondazione di Sicilia Futura, poi con il tesseramento dei ventinove, il sostegno al candidato sindaco per le elezioni ad Aci Catena ed infine con la coalizione a sostegno di Micari.

Dopo anni di tentativi e di manovre politiche di avvicinamento l’on. D’Agostino sembra aver finito la pazienza, ed è chiaro quando afferma:  “abbiamo portato il 6.5% di consensi al centrosinistra…. Un dato importante se consideriamo che il nostro elettorato è stato mortificato da un candidato perdente”.

Insomma una storia infinita che non sembra arrivare ad un “lieto fine” ed è strano notare come il segretario regionale del PD continui ad affrontare questa vicenda con “riferimenti ideologici” dimenticando che il partito in Sicilia è più diviso e conflittuale che le fazioni siriane in lotta.

Adesso il fatto sembra essere davvero chiaro. Due acesi nello stesso partito che corrono per la stessa poltrona al Parlamento nazionale sono troppi e sono anni che i due segretari regionali, Raciti e D’Agostino, duellano senza esclusione di colpi.

Cosa accadrà? Il PD non candiderà D’Agostino e l’on. di Sicilia Futura resterà all’ARS come battitore libero e senza schieramento. Una condizione di orfano che, forse, gli permetterà di muoversi come meglio ritiene, come ha sempre fatto.

(mAd