Piccola Storia delle Aci – Santo Stefano patrono, 1595

 

 

Uno dei culti più antichi della “Terra di Jaci”, quello verso Santo Stefano di Aci. Ricerche dello storico bonaccorsese dott. Stefano Di Stefano sulle origini del culto.

 

Supplica di Lattanzia Di Paula trasmessa il 30 dicembre 1595 alla Curia Vescovile di Catania….Lattanzia Di Paula della quontrada di li Bonaccursi dice a V.S. Ill.ma et molto Reverenda che havendo una sua Cappella fundata per la defunta Giovanna di Paula sua nanna sotto il titolo di Santo Stefano, come patrona di detta Cappella travagliò per tutti quelli casali cogliendo insiemi con altri genti di detto casali et fice relevare la immagine di Santo Stefano sollevata et quella tenero in detta cappella come per privilegio di V.S. I.ll.re e  molto Rev. li é stato concesso.

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 Hora li genti di detto casali volino levare la detta immagine da detta Cappella sotto detto titulo e quella volino transportare alla ecclesia maggiore di detto casale. Supplica perciò affinchè si degni di ordinare che si stia come per passato si è stato; et che quando si sollenizzerà la festa de detto glorioso SantoStefano, quello possino conducere et portare in detta ecclesia maggiore et là cantari missi et vesperi et di poi retornarilo in detta cappella, e così ut altissimus.

Il contenuto di questa supplica veniva trasmesso, in data 30 dicembre 1595, dal mastro notaro della Curia vescovile, Girolamo Caruso, con le disposizioni di mons Biagio Morabito, Vicario Generale della Diocesi di Catania in sede Vacante al Vicario di Valverde.

“Fu provveduto che si conservi come fino adesso […] in conformità della quali provisione vi dicimo et ordiniamo che debbiate observare et fari observari siccome per privilegio si conteni et si havi observato, et quando si sollennizerà le festività del detto glorioso Santo Stefano, quello debbiate farconducere per li lochi soliti di detto casale portando quello nelli ecclesij a voi ben visti et in là cantari missi et vesperi purchè la sera del istesso giorno detta immagine si reduca in detta Cappella dove è il suo titolo et cossì exeguireti sotto pena di onze 50 a beneficio della Curia.

Il Vicario generale delega don Abramo Grassi (di Aci Aqulilia) ad indagare sulla lite tra le famiglie De Paula e Bonaccorso, relativa al possesso della statua di Santo Stefano di detta Contrada “delli Bonnacursi”.

La festa, col passaggio della terra di Bonaccorsi sotto il principato dei  Riggio, fu tenuta sempre in considerazione dai giurati di detta terra:

dal rivelo del 1714 si annota il pagamento di onze 5 “per elemosina in aggiunto della solennità del glorioso Sant0 Stefano padrone e protettore della terra” (Libro dei privilegi della Citta di Aci Sant’Antonio e Filippo).

 

 

bibliografia:

“Bonaccorsi” del prof. Stefano Di Stefano.

“Per la storia di Valverde” ricerche di P. Messina curate dal Prof. Matteo Donato.

“Libro dei privilegi della Citta di Aci Sant’Antonio e Filippo”.