Piccola storia di Jaci – “Affideremo alle urne la speranza di tempi...

Piccola storia di Jaci – “Affideremo alle urne la speranza di tempi migliori”, 1951

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Articolo, uno degli ultimi, pubblicato dal dott. Fichera in vista delle elezioni regionali del 1951. Un voto carico di aspettative e di speranze, Un voto utilizzato dalla Democrazia Cristiana acese  per far passare, come scrive il dott. Fichera, in secondo piano i problemi finanziari del comune, il mancato restauro del Teatro Bellini, l’ aumento della famigerata “Tassa sulla famiglia”, l’estensione della tassa daziaria su molti prodotti prima esenti e il raddopio degli importi messi a ruolo esattoriale

 

La vigilia elettorale trova la città in piena animazione nell’ attesa che i cittadini compiano il loro dovere per aprire una pagina nuova nella sua vita plurisecolare.

Un fermento nuovo lo anima e lo esalta.

Si è voluto dare un’ impronta squisitamente politica alle elezioni regionali ed era fatale che così fosse, sebbene esse in fondo in fondo non siano altro che qualche cosa di molto simile alle elezioni per eleggere i consigli comunali.

Dal campo eminentemente amministrativo siamo passati nel campo politico, e ciò anche per volontà del partito che governa il nostro Comune ( in realtà non fa altro che farlo vivere alla giornata con espedienti che dovrebbero consentirgli di arrivare alla meno peggio alle elezioni comunali).

Le parole grosse, le concioni e i proclami, che ricordano idealità e principi che nulla hanno a che fare con le elezioni imminenti, hanno lo scopo preciso di far passare in seconda linea, se non dimenticare, addirittura, il disastro finanziario e la sperequazione che ha informato la compilazione dei famosi ruoli della famosa tassa .

Dovrebbero far dimenticare, le concioni più o meno roboanti, il mistero della mancata ricostruzione del “Bellini”,  ricostruzione per la quale è stato chiesto alla Regione un sussidio di cinque milioni, cifra irrisoria se non ridicola, quando ancora il comune non ha a disposizione un progetto qualsiasi.

Si sono messe in moto, in una città così profondamente cattolica come la nostra, le più delicate leve del caso di coscienza e dello scrupolo di coscienza, tacendo di candidati che non sconoscono i riti più o meno antichi di associazioni segrete, mentre sono state stampate caricature irriverenti contro la monarchia, quando lo stato maggiore del partito è profondamente monarchico o almeno fedeltà alla monarchia ostenta.

Ma la città sente chiaramente che le si è fatto fare un gran passo indietro, che vecchi sistemi amministrativi, i quali ormai erano considerati tramontati per sempre, sono tornati in vigore, la città sente tutto questo e manifesta il desiderio irresistibile di tempi nuovi e di nuovi uomini.

Difficile lotta, difficilissima, per quelle leve che agiscono sopra gran quantità di elettori, che per la veste che indossano e per i luoghi ove trovano ricetto sono sensibilissimi a quei richiami e costituiscono forza notevole contro la quale è inutile lottare, ma che è possibile vincere con altre forze libere.

Così la propaganda politica è stata sovrapposta con artificio intelligente alla situazione amministrativa e tanti appaiono travestiti da cavalieri di un ideale che non sentono. Ora, tacendo finalmente gli altoparlanti e chiusi in bellezza i comizi, ferve il lavorìo insonne per organizzare le ultime manovre e per disporre le ultime pattuglie per la competizione che avrà per campo di battaglia le cabine delle sezioni elettorali delle quali deve nascere la novella vita per la città nostra.

(da “La Sicilia” 3 giugno 1951)

Cartolina Piazza Duomo degli anni 50 con la bandiera dello scudo crociato issata nel balcone del municipio