Piccola storia di Jaci – Bentornato Carnevale – anno 1947/48

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Dopo la parentesi della guerra, nel 1948, si svolgeva di nuovo il carnevale in città. il prof Antonino Leotta nel suo libro “Lire 12,50 – frammenti di storia” racconta come i giovani del Circolo Universitario si prodigarono alla rinascita del carnevale.

Parlando del CARNEVALE ’48, mi piace ricordare solo un frammento che lo riguarda: “…Riportandoci al negozio di corso Umberto 13, nell’autunno del 1947 un gruppetto di giovani del Circolo Universitario venne a chiedere consiglio e collaborazione al Signor Consoli. Bisognava riprendere l’organizzazione del Carnevale e si sapeva che il signor Consoli era stato un grande organizzatore dei carnevali negli anni antecedenti la guerra. Si trattava di mettere su delle idee e studiare come realizzarle. Prima che si concretizzasse un programma nella riorganizzata e gloriosa “Stazione di Cura”, quel “primo” carnevale del dopoguerra, nel febbraio del 1948, venne concepito in corso Umberto, 13. Là si pensò ad una “sfilata degli asini” con il susseguente palio al campo sportivo. Ricordo benissimo i giovani Nino Franco, Vito Finocchiaro, Uccio Grasso, Franco Piazza, il longilineo Enrico Pennisi che abitava in Porta Cusmana, Pippo Arcidiacono detto “Tudda” fratello del mio padrino di Cresima e, ancora, Cafarelli, Menti, Papotto… Intanto, una compagnia si apprestava a dare, al Teatro Bellini, l’operetta “Cincillà”. In una rapida consultazione presso il negozio, decisero che alla “prima” qualcuno doveva offrire un omaggio floreale alla bellissima protagonista. A quel punto, per far distinguere la signorilità degli acesi, non c’era persona più adatta che un ragazzino. E scelsero proprio me. Mi condussero al teatro in prima fila e, prima che si alzasse il sipario, sulla ribalta, consegnai tremante, a nome del “Comitato”, un abbondante mazzo di fiori. Il mazzo era stato meticolosamente e riccamente preparato dal fiorista signor Maugeri che teneva il negozio accanto al Mutuo Soccorso. Mi meritai un bacio dalla “prima donna” con tanti applausi, certamente più per lei che per me. Ma, per la prima volta, assistetti alla rappresentazione di un’operetta. Mi sentivo “parte” della organizzazione del Carnevale acese anche perché diventai un esperto nel consegnare scrupolosamente, a domicilio e a mano, diversi inviti per il ballo al Palazzo di Città.
Certamente, in quelle serate del primo Carnevale del dopoguerra, nell’entourage del negozio, eravamo più competitivi del Circolo Universitario nel piazzare, sulle spalle dei passanti, diecine e diecine di “assi di mazze” ben colorati e sagomati su graziosi cartoncini ricavati dalle scatole di calze e camicie. La signora Sardella, poi, si piazzava su una finestra della SCAT sopra il negozio e sosteneva un filo alla cui estremità stava una pinza per appendere i panni. Non si poteva contare il numero di cappelli e coppole che venivano issati velocemente. Dinanzi ad una gentile signora che li aveva sequestrati, tutti erano costretti a rispondere con un sorriso conciliatore”. …

La foto è tratta dal volume “Il Risveglio – Acireale 1944 /1960 avv. F.Saporita. La didascalia: Forse è il carro deel primo carnevale del dopoguerra (1948), “Carnevale e la sirena”. Sfila per piazza Duomo: la fattura è veramente modesta per come i tempi permettono.