Piccola storia di Jaci – Elezioni Ammistrative del 1913 e gli “elettori” acesi

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Il Cav. Raffaele Di Maria nel suo libro “Fine Ottocento ad Acireale” dedica molte pagine alle elezioni amministrative del 1913 e ai suoi protagonisti. Il Cav. Di Maria fu testimone diretto in quanto il padre era un attivista “scioano”, fazione vicina al barone Giuseppe Pennisi di Santa Margherita.  Per la prima volta in queste elezioni veniva applicato il suffragio universale maschile, la scelta del candidato solo in pochi casi fu libera o ponderata.

“Grassi Voces aveva molto seguito nei ceti popolari “per grazia ricevuta”; il barone aveva dalla sua parte la nobiltà quasi al completo e coloro che per necessità di vita e di lavoro gravitavano attorno ad essa. Parte dei voti negli ultimi giorni vennero comprati a £ 5 e in certi casi a £ 10 a testa, ed era un buttar via denaro inutilmente, specie da parte del  barone del quale si delineava nettamente la vittoria. I candidati, avendo a loro completo carico tutte le rilevanti spese elettorali per manifesti, giornali, bande musicali nei paesi ecc.ecc., finirono per compromettere – da elezione ad elezione – la loro posizione economica e, peggio, anche quella dei loro congiunti.

Di Maria continua il suo racconto con la famosa vicenda del “non expedit” a favore del barone, che alla fin fine la maggior parte dell’elettorato sconosceva , perchè affisso solo in alcune chiese e non avrebbe condizionato più di tanto gli elettori e se mantenuto avrebbe condizinato solo la famiglia Pennisi di Floristella, che tra le altre cose non vedeva di buon occhio la partecipazione alla politica del loro parente e le notevoli somme di denaro che utilizzava. Alla fine la vicenda fu utilizzata dagli anticlericali per attaccare in maniera feroce il vescovo Arista.

La campagna elettorale si svolse nella maniera classica con manifesti, comizi e bande musicali, molti contadini scelsero il barone solo perché nella scheda aveva messo una sua bella foto. Diversi cittadini vendevano il voto al miglior offerente “tanto o chistu o chiddu non cancia nenti”. Il Cav. Di Maria chiudeva il capitolo dedicato alle elezioni con questo pensiero: Naturalmente, gli elettori non erano tutti così, ma la massa dei nuovi elettori chiamati per la prima volta alle urne, era quel che poteva essere nel 1913 e che, sia pure in mutate circostanze, continua a essere nel 1971.

(foto: manifestazione di simpatizanti “scioani”  in Corso Savoia

“Fine Ottocento ad Acireale” del Cav. Raffaele Di Maria edito a cura dell’Accademia degli Zelanti e Dafnici.