Piccola storia di Jaci – I devoti di San Sebastiano, anno 1971

Il prof. Pagano nel suo volumetto “Acireale Viva – viaggio nella nostalgia” pubblicato nel lontano 1971 non poteva mancare di descrivere la festa del caro San Sebastiano. Leggendo con attenzione, il lettore noterà che ci sono dei momenti della festa che non esistono piu: ‘U focu da Porta, anche se da qualche anno il Comitato dei Giovani devoti Porta Gusmana ha rivitalizzato la devozione in questo luogo; il rinfresco apprestato dalla famiglia Leonardi “O Sarbaturi” dove l’intemperaza di qualcuno ha dato vita al luogo comune “di festa de m’briachi”, venivano ancora usati i fazzoletti variopinti per la testa.

“Il popolano, nel suo spontaneo grido di giubilo, lo chiama ‘U Rizzareddu”, invitando tutti ad ammirarne la bellezza: Vardatilu cch’e beddu ‘u Rizzareddu!!! Vanno fieri i devoti dei loro santi Patroni, Venera e Sebastiano. anche se non sono ricchi come Sant’Agata. Sant’Ajta ppi ricchizzi, Santa Vennira ppi billizzi. E’ motivo di grande onore tirare il fercolo del Santo. Ogni devoto, con il capo coperto da un fazzoletto  di seta dai colori sgargianti, e’ orgoglioso della incombenza che lo terrà impegnato l’intera giornata del fatidico 20 gennaio, che ha atteso con viva ansia. Oserei dire che nel devoto non manca un tantino di vanagloria. Qualcuno nell’impartire direttive ai compagni, assume l’atteggiamento del porta ordini nei confronti della truppa, cui tocca eseguire senza fiatare. Nessuno desidera, anche se stremato dalla stanchezza, che la girnata passi per poter tornate a casa. Sopratutto se il tempo è bello, tutti cercano il benchè minimo pretesto per protarre la sosta nei punti di fermata obbligatoria: alla stazione ferroviaria, ad esempio, in attesa del passaggio del treno, verso le tre del pomeriggio, al Santissimo Salvatore, a tarda sera, quando si sente il bisognodi ristorare le forze con un buon bicchiere di vino, in piazza Porta Cusmana, dove si sogliono sparare assordanti casse infernali. Fin troppo celebre ‘U focu da porta. La tradizione antichissima, viene sempre rispettata. Quando si tratta di far ritirare il Santo, pare che qualcosa venga meno: i fedeli portatori non riescono a staccarsene. La speranza di rivederlo fra una settimana, il 27 gennaio, ppi l’uttava, mitiga un po’ il loro dispiacere. Alla chisura delle argentee porte, che custodiscono il caro Simulacro, un ultimo grido, forte, sentito: Divoti, dicitulu ccu tuttu ‘u cori, Viva Sammastianu!!! Il grido soffocato della sera è diverso da quello gioioso del mattino, all’apparire della dolcissima figura del  Santo”.

foto pubblicata edicola Coco