Piccola storia di Jaci – Il rito del Giovedì santo nei primi...

Piccola storia di Jaci – Il rito del Giovedì santo nei primi anni del 900

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La traslazione del simulacro del Cristo morto, fino alla riforma liturgica operata dal Concilio, avveniva nel pomeriggio del Giovedì santo. Il Cav Raffaele De Maria nel suo libro “Fine ottocento ad Acireale” dedicava un paragrafo a questo rito e allegava una foto dell’odierno Viale Principe Amedeo con la processione del venerato simulacro. La foto è sicuramente posteriore al 1908 perchè l’attuale catafalco (che si vede nella foto) e’ stato scolpito da Sebastiano Gambino e indorato da Camillo Musmeci , dati scolpiti all’interno del catafalco, a spese della nobile Arciconfraternita del SS. Crocifisso in San Pietro custode del simulacro del Cristo e del catafalco.

Il Giovedì santo, nelle prima ore del pomeriggio, e prima dell’inizio della visita ai S.Sepolcri, come stabilito dal rito di allora, veniva trasportato il Cristo, disteso dalla Chiesa di San Pietro a quella del SS. Salvatore. Subito dopo, ai piedi del rialzo della nota piazzetta del Calvario, aveva luogo la predica fatta abitualmente dall’allora giovane e vigoroso sac. Giuseppe Messina (diventato in seguito parroco di Odigitria). Padre don Peppino ce la metteva tutta in quella predica: con voce tonante, parole roventi e grande gesticolazione (si dimenava tanto che qualche volta la corona di spine che portava sulla testa, gli si  metteva di traverso) dimostrava che a ridurre il Cristo in quello stato eravamo noi, proprio noi, con i nostri peccati, e con la protervia nel persistervi. Puntava il dito accusatore, come Fouquer Tinville davanti al Tribunale rivoluzionario sulla piccola folla presente, costituita in massima parte da comari e da ragazzi (gli uomini erano tutti al lavoro, chè allora non c’erano tutte le giornate festive di oggi), ed io, nel mio intimo, esploravo intimorito la mia coscienza, per considerare la mia parte di responsabilità col disobbedire, col dire bugie, e sopratutto col non studiare.

Con la conclusione della predica la chiesa si chiudeva e la solenne esposizione del simulacro del Cristo morto era rimandata all’indomani, Il Venerdì santo.

“Fine ottocento ad Acireale” di Raffaele Di Maria -Accademia degli Zelanti.