Piccola storia di Jaci – il Tempietto romano di Capomulini ,1980

Piccola storia di Jaci – il Tempietto romano di Capomulini ,1980

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Si tratta di un vecchio rudere, poco noto, trascurato e abbandonato esistente in prossimità dal non lontano porticciolo di Capo Mulini. Le antiche vestigia del monumento ricadono in un’area di rilevante interesse archeologico sia per la presenza di alcune sepolture arcaiche ma specialmente per il ritrovamento della Testa marmorea attribuita a Cesare ed a suo tempo oggetto di studio dello studioso tedesco Boehringer e per l'”Acroterio” ricordato dal Vigo e recante il nome del dittatore.

Trattasi in effetti di un basamento di un tempio costruito in due fasi successive. l’asse mediano della costruzione si sviluppa in una direttrice  nord-sud e le fasi diverse e successive della costruzione sono evidenziate da due distinte strutture murarie. La parte settentrionale del tempietto, che è la più arcaica, risalendo essa secondo lo studioso Libertini (1951) al II sec. A.C., è caratterizzata da un corpo centrale a pianta rettangolare realizzato in opus caementicium stratificato e ingabbiato su tutti r quattro i lati da una struttura perimetrale in opus quadratum realizzato con grossi blocchi basaltici ben squadrati. Gli unici blocchi lavici dell’opus quadratum rimasti in situ sono quelli disposti apparentemente come gradoni di una scalinata che scandisce la zona più arcaica da quella più recente. Tutti gli altri blocchi sono stati asportati in epoche diverse per successive riutilizzazioni tranne alcuni, già notati dal Libertini e ancora giacenti in prossimità della base del tempietto.

Il corpo meridionale del tempietto, costruito in epoca successiva e probabilmente, secondo il Libertini, negli ultimi anni della Repubblica risulta chiaramente appoggiato e aderente al preesistente.

Con l’intento di rintracciare i blocchi basaltici mancanti dalla struttura del basamento e le colonne, si è ritenuto opportuno anche scandagliare i terreni adiacenti al monumento e le strutture murarie di alcune antiche costruzioni esistenti nei pressi del tempietto.

L’indagine ha dato dei risultati che riteniamo di una certa rilevanza. Per quanto concerne i blocchi basaltici che si possono ben individuare per le loro dimensioni e per alcuni caratteristici intagli praticati in essi e che servivano per l’inserimento di olivelle di sollevamento, oltre a quelli esistenti in loco e individuati a suo tempo dal Libertini in prossimità del tempietto sul lato ovest, altri due sono stati individuati sul fondo marino del golfo di  Capomulini, e molti altri sono stati rintracciati incastonati nell’antico bastione di cinta, in prossimità del molo. Tale struttura dovrebbe far parte di quelle opere difensive che secondo il Can. Raciti Romeo, vennero iniziate dal colonnello spagnolo  ing. Carlo Grunebergh nel 1675 e completate nel 1677 a cura e spese del Municipio di Aci – Reale con la partecipazione della cittadinanza per difesa da eventuale attacchi della flotta francese. Tutto il complesso difensivo doveva recingere il borgo marinaro fortificato che costituiva il baluardo meridionale della città.

La ricerca delle colonne è stata più difficoltosa, ma anche essa ha dato alcuni frutti che potrebbero essere considerati abbastanza importanti. A 100 m circa a ovest del tempietto esiste un piccolo belvedere sopraelevato dal terreno e terminante con un rustico ma gradevolissimo portichetto tetrastilo reggente un pergolato, si è notato che mentre la colonnina è costituita da elementi di colonna di pietra lavica di piccolo diametro, le altre sono costituite  da elementi sovrapposti di settori circolari in lava.

(Alcuni stralci tratti dal saggio del dott. Giuseppe Tomarchio sul Tempietto Romano di  Capo Mulini – e foto  pubblicati Accademia degli Zelanti anno 1980).

 

Guido Libertini (Palermo, 27 giugno 1888 – Roma, 7 ottobre 1953) .

Docente di Archeologia nell’Università di Catania a partire dal 1923. Successivamente preside della facoltà di Lettere dello stesso ateneo (1937-39 e 1944-1947), dal 1º febbraio 1939 al 30 giugno 1941 fu anche direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene(SAIA), subentrando ad Alessandro della Seta, rimosso a causa delle leggi razziali. In tale carica promosse scavi nel sito di Pallantion, in Epiro. Nel 1947 fu eletto Rettore dell’ateneo catanese rimanendo in carica fino al 1950. Fu anche professore di Archeologia romana all’Università di Budapest dal novembre 1941 al 1943. Negli anni ’30, risolvendo una controversia tra la famiglia catanese Biscari, proprietaria di un importante museo settecentesco, e il Comune di Catania, allestì il Museo Civico di Catania, del quale fu direttore, all’interno del Castello Ursino. Libertini è considerato anche uno dei fautori dell’odierno Museo di Archeologia dell’Università di Catania grazie ai suoi contributi e donazioni.

(fonte Wikipedia)