Piccola storia di Jaci – La presenza del vescovo Arista tra le macerie di Linera, 1914

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Dal manoscritto del cameriere del Vescovo Arista, sig. Pietro Pappalardo, pubblicato di recente dai PP.Filippini e curato nelle note dal Preside Alfonso Sciacca, possiamo leggere alcune pagine sull’operato del Vescovo durante il sisma del 1914 che colpì le zone di Linera, Fiandaca, Santa Venerina, Maria Vergine e Santa Maria Ammalati.

….Nell’esercizio della carità il Signore lo volle sempre in opera.L’8 maggio 1914 verso il tramonto del sole s’avvertì un forte terremoto: mi trovavo fuori casa ed essendo sulla strada lo notai meno di quanto s’avverte dentro; un po’ di bisbiglio tra la gente dimostrava che tutti l’avevano inteso. Quando rientrai all’Episcopio appresi che il Vescovo si era recato immediatamente a Linera avendo ricevuto notizia che la borgata era distrutta. L’attendemmo fino a tarda ora e mentre non sapevamo cosa pensare di quel lungo ritardo. Egli si prodigava coraggiosamente nell’oscurità della notte a dare animo a tanta povera gente affranta dal dolore, come si rileva dal decreto del Ministero dell’Interno, il quale per quell’atto di valore gli conferi la medaglia d’oro. Ritornò verso la mezzanotte evidentemente un po’ stanco e col pensiero verso la triste sorte toccata a quell’industriosa borgata. L’indomani mattina dopo la S. Messa, in compagnia d’un Sac., ora non ricordo chi, si parti nuovamente per Linera colla carrozza ed il cavallo di Mons. il Can.co D. Pasquale Pennisi; ivi andò in giro per la borgata distrutta intrattenendosi con la gente che andava incontrando sul passaggio, con quel modo che sa trovare la Carità d’un Vescovo, si incontro col cappellano Sac. D. Mariano Musmeci, il quale per fortuna non essendo gravemente ferito potè rimanere a contatto coi suoi parrocchiani. In sul tardi non essendovi dove potersi riposare un poco, sostammo all’ombra degli alberi d’un vigneto delle vicinanze e  lì passammo le ore più calde. Nel pomeriggio mentre eravamo sul sagrato giunse da Catania l’onorevole De Felice con un piccolo seguito a vedere i danni del terremoto. Un gruppo di uomini gli si fece intorno mostrandogli vivo desiderio di avere al più presto una barracca di legno ad uso cappella per gli uffici religiosi. Per la verità delle cose debbo dire che l’onorevole venendo meno alle regole di buona  educazione, per quelle immancabili rampogne politiche, allora più disastrose dello stesso terremoto (che facevano vedere tanto male il clero), si permise di lanciare all’indirizzo del Vescovo qualche frase di sarcasmo col dire: “Fa niente ci raccomanderemo alla pietà del Vescovo, ecc.” (il vescovo metterà pure le mani nelle sue tasche con la donazione di 1000£). Dunque egli aveva dimenticato d’essere al parlamento il rappresentante d’un popolo e di essere ancora un consigliere provinciale e come tale d’avere l’obbligo di fare buona promessa e basta, senza mischiare il Vescovo in quell’affare; la quale cosa dispiacque ai presenti. L’onorevole si permise l’indiscrezione di offendere un uomo che egli aveva semplicemente visto, ma non conosciuto, un Vescovo tanto virtuoso, che rispose con un dignitoso silenzio limitandosi a dire modestamente: “quando l’onorevole manderà i mezzi”.

Fin qui la testimonianza del Sig. Pappalardo. Il Vescovo aveva ancora un angustia nel cuore! il SS. Sacramento rimasto dentro le macerie della chiesa, sfidando il pericolo con alcuni volontari penetrava dentro l’edificio e riusciva a portare fuori la pisside e  portarla al ritorno  nel palazzo vescovile e riporre le Sacre Particole integre nel tabernacolo della cappella.