Piccola storia di Jaci – L’antica chiesa di San Francesco d’Assisi , sec. XVI

1283

LA CHIESETTA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI DETTA DI “JUSO”

La poche notizie, oltretutto frammentarie, che si conoscevano non consentivano di tracciare neppure un quadro sommario della storia di questa chiesetta, nota perché venne acquistata dai frati Carmelitani, nel 1585, per edificarvi accanto un loro convento dopo quello realizzato, nella nostra Città, dai frati Cappuccini, nel 1574. Una lettura capillare delle fonti archivistiche pervenute fino a noi, e custodite presso i vari Archivi provinciali e non, ci consentono oggi di delineare più compiutamente la breve storia di questa chiesetta sorta fuori dell’abitato cittadino del tempo, ovvero extra moenia. Tutto ebbe inizio nella metà del XVI secolo allorquando il reverendo sacerdote don Antonino Parisio, messinese, si stabilisce nella nostra Aci che, da qualche anno, liberatasi della baronia riorganizza tutti i suoi Uffici amministrativi assegnandoli prevalentemente a non Acesi. Il reverendo Parisio oltre che sacerdote era anche un aromatario, ma per poter svolgere tanto il suo compito di sacerdote quanto quello di rilasciare prescrizioni mediche di qualsivoglia natura questi doveva essere autorizzato tanto dalla Curia locale quanto dal Protomedico di Catania, e dalla documentazione pervenutaci sembra invece, almeno per la professione di aromatario, che il Parisio esercitasse senza permesso sebbene nessuno negasse i suoi titoli.
Il dotto sacerdote è presente in Aci già nel 1552 dove lo ritroviamo insieme ad altre persone, la schiava Filippa con i suoi due figli: Pietro di un anno e due mesi, e Pasqua di quattro anni; vi era poi il suo garzone, nonché diacono, Marinello Strano, e la nobildonna Antonina d’Alagna. Questi trovavano dimora nella nostra Città in una proprietà che lo stesso sacerdote aveva rilevato per tutti loro, in gran parte data in affitto a Stefano Foresta. Qui nei due anni che seguirono oltre alla sistemazione delle abitazioni, una delle quali turrita, e due piani, si edifica la chiesetta dedicata al poverello d’Assisi, San Francesco.
Com’era costume del tempo, ultimata la costruzione della chiesa, il Parisio nel redigere un atto dotale a favore della stessa, non mancò tra le ultime volontà rilasciate, di ricordarsi di quanti erano con lui nella misura che riteneva più appropriata, così come dei suoi parenti non residenti nella nostra Aci. Nella fattispecie nomina erede universale di tutti i suoi beni, tanto mobili quanto stabili proprio la chiesetta di S. Francesco, in legati fidecommessi, gabellazioni, censi, ed altro. Specifica altresì che donna Antonina d’Alagna residente nella torre, debba entro due anni dalla sua morte murare l’ingresso che da nella chiesa, lasciando la stessa abitazione turrita a Marinello Strano, mentre usufruendo di un pezzetto di terreno dato in affitto al Foresta possa edificarvi un alloggio più consono dove continuare a vivere con la schiava Filippa ed i suoi figli. A Marinello Strano, oltre alla torre, il Parisio lascia la rimanente parte del terreno i cui ricavati devono essere spesi anche per la cura della chiesetta. Tutti i beni erano dati in comodato d’uso temporaneo ai coinquilini ma erano e rimanevano legati alla chiesa stessa di San Francesco d’Assisi.
Quanto invece poteva essere alienato, dei beni mobili, andava a beneficio della chiesa stessa o utilizzato per l’estinzione dei suoi debiti. Negli anni che seguirono molti acesi si ricordarono della chiesetta nei loro testamenti lasciando ad essa piccoli oboli in legati di messe per la redenzione della propria anima, tra essi ve né è uno in particolare, quello di Geronimo d’Amico, il quale nelle sue ultime volontà, dettate nel 1572, dispone che con il suo lascito si faccia un altare dentro la Chiesa Maggiore della Città o in alternativa, se ciò non fosse possibile, che si renda più bello quello esistente dentro la cappella di San Francesco, nella contrada delli Furesti, celebrandovi per la sua anima una messa la settimana. Nessun altare della chiesa dell’Annunziata antica, come di quella che si realizzerà nel XVII secolo risulta ul altare edificato dal d’Amico, bensì da altri filantropi acesi, ciò ci porta a concludere che con la sua donazione si abbellì l’altare di San Francesco in quella che si iniziava ad identificare come contrada delli Furesti dal nome di Stefano Foresta e dei suoi figli che detenevano ancora quei luoghi. In quegli anni intanto erano giunti in Aci i frati Cappuccini per fondarvi un convento e l’eco con il quale essi furono accolti dalla popolazione e dall’Università si diffuse ovunque. Nella nostra Città non esistevano conventi appartenenti ad ordini maschili, solo il monastero femminile di Sant’Agata, e due luoghi di eremitaggio, mentre vi erano molti religiosi nati nella nostra Città che dimoravano presso altri conventi. Uno di questi il Carmelitano acese Vincenzo Tullo di famiglia nel convento dell’Annunziata di Catania. Le indagini condotte sui nostri registri parrocchiali escludono categoricamente l’esistenza di una famiglia con questo cognome, eppure i natali del frate sono certamente acesi, quindi, l’unica risposta possibile che possiamo dare e che vi sia stato un errore di trascrizione dei documenti e che il cognome Tullo possa invece essere quello invece quello della ben nota famiglia Gullo.
Poiché non possiamo verificare il documento originale, in quanto conservato in Roma, preferiamo continuare a chiamare il nostro fraticello con il suo cognome ormai noto di Vincenzo Tullo.
Il Tullo manifesto nella sua Città natia il desiderio che in essa si potesse fondare un nuovo convento del suo ordine e le sue orazioni non furono inascoltate, infatti, già nel 1582, Suor Eleonora Grasso, figlia del defunto Bartolomeo, dava disposizione che dei suoi beni personali destinassero per la “frabrica da farsi di la Nunciata a la qontrata di Santo Francesco di Juso di Laglia, tarì 12”. Questo documento è importantissimo non solo per la storia della chiesetta di San Francesco d’Assisi, altrimenti detta di Juso (ovvero di sotto), alla quale erano legate molte famiglie facoltose della Città, ma anche per la storia dei frati che ivi giungeranno poiché ci attesta che vi era già la volontà di erigere, nel 1582, in quel luogo il nuovo convento ad opera dei frati Carmelitani del Convento dell’Annunziata di Catania. Gli sforzi di padre Vincenzo Tullo non furono quindi vani e, nel 1585, lo stesso acquista, per conto del suo Ordine, la chiesetta dedicata a San Francesco d’Assisi con le due stanzette attigue, oltre al luogo detto delli Furesti. Quella che era stata la proprietà del sacerdote Antonino Parisio, e da questi dotata alla chiesa di San Francesco d’Assisi era ora di proprietà dei padri Carmelitani. Viene eletto quale primo Priore il reverendo Michele da Catania, che insieme al Tullo, a fra Tommaso Martino, ed altri costituirono il primo nucleo di quella comunità. Sin dal 1585 hanno inizio i lavori per la realizzazione di un primo convento accanto alla chiesa che detiene ancora il titolo di San Francesco, cosa che rileveremo ancora nei primi anni del seicento. Nel nuovo convento del Carmine seu di San Francesco, nel 1608 si celebrano per la prima volta, in forma solenne, i festeggiamenti in onore della Vergine del Carmelo mentre da li a poco non si parlerà più del Santo d’Assisi. Non ci è dato sapere quando e perché avviene questo passaggio, cosa che non si verificò affatto, per esempio, con i Frati Minori nella chiesa di San Biagio, sappiamo invece da un documento redatto, il 16 aprile del 1626, dal Vicario di Acireale, Antonio Consoli, che nel luogo dove un tempo vi era la chiesa di San Francesco d’Assisi, ed il Vescovo di Catania, Vincenzo Cutelli (1577-83) entro pontificalmente con i sacerdoti, chierici, e Confraternite della Città di Aci, vi era ora il Convento del Carmine. Qui hanno fine le notizie su questa chiesa per lasciare spazio a quelle sui nostri frati dell’Ordine Carmelitano dell’Antica Osservanza e di quelli Riformati del Primo Istituto o Monte Santo che fecero del nostro convento la prima sede della nuova riforma nel 1618.
©Aurelio Grasso

foto di Aurelio Grasso