Project – Valore della lampadina di Ivan Castrogiovanni

Project – Valore della lampadina di Ivan Castrogiovanni

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Questo è stato scritto nell’ottobre 2011. In esso mettevo in guardia sulla smodata esaltazione delle lampade ‘a basso consumo’. Visto che sta succedendo qualcosa di simile per i ‘led’, anzi , peggio, dal momento che saranno spese somme ingentissime per la pubblica illuminazione, conto di  trattarlo prossimamente.

Valore della lampadina

La lampadina a incandescenza sta per essere cancellata dalla nostra  vita : già dal 2009 se ne vieta progressivamente la prima immissione  nel mercato per direttiva europea, pur riconoscendo che ancor oggi è la sorgente luminosa maggiormente utilizzata in ambiente domestico per la  sua luce calda e piacevole.

Il motivo della messa al bando?  Le lampade sostitutive che si cerca di imporre con tutti i mezzi pubblicitari (e non solo), consumerebbero un quinto delle lampadine. Che folle società è la nostra!  Facciamo l’esempio dei sacchetti di plastica per la spesa: da un lato si mettono al bando; dall’altro, qualsiasi cosa tu compri (salumi, attrezzi, pezzi di ricambio, giocattoli et milia) viene racchiusa in involucri di plastica rigida che pesa decine di volte il sacchetto. Una beffa all’ambiente, con buona pace degli ambientalisti dop.

Chiunque faccia un’analisi serena  utilizzando le informazioni  presenti in internet si accorgerà che a fronte di un risparmio nominale usando le lampade fluorescenti “a basso consumo” si va incontro a riduzione della qualità della luce, tossicità dei gas, alto prezzo, smaltimento come rifiuto speciale.

Mettiamola un po’ sul ridanciano. Bruno Zevi nel ’59 scrive un articolo per l’inaugurazione del Guggenheim  Museum  di Frank Lloyd Wright dando corpo ai pregressi contrasti tra l’architetto(morto prima del fatidico giorno) e il direttore nominato, J. Sweeney in tema d’illuminazione degli interni del famoso museo a forma di tazza. Wright, dice Zevi, “aveva previsto un’illuminazione integrativa di quella naturale a lampade incandescenti. Sweeney l’ha cambiata immettendo  tubi fluorescenti che determinano una luce uniforme, cioè disfano il rapporto wrightiano tra opere esposte e spazio espositivo”.  È indicativo che quando si tratta d’illuminare, l’innovatore  Wright preferisce le lampadine! 1959…

Accenno solo a un dato, che è estremamente importante : se si esamina la distribuzione spettrale della luce naturale diurna, che come è noto,  per la vista umana si colloca tra i 400 e i 750 nm, ci si accorge che le lampadine includono armoniosamente lo spettro considerato, con tutta la gamma delle colorazioni intermedie fino al rosso: viceversa le lampade fluorescenti hanno passaggi repentini, a righe,tra i colori intermedi, che detto in altri termini significa che esse contribuiscono a ‘accecare’ progressivamente la morbida sensibilità della retina oculare.

Sotto questo aspetto (ma purtroppo qui non possiamo approfondire) anche le illuminazioni ad es. per le aule scolastiche e per le biblioteche consigliate nella direttiva UNI EN 12464-1, risultano favorevoli per l’installazione delle lampade “a basso consumo” ma non per la retina dei lettori. Sono disposto a qualsiasi contraddittorio.

 (arch. Ivan Castrogiovanni)