“Quelli del 7°”: al via la XIII stagione teatrale della Compagnia acese

“Quelli del 7°”: al via la XIII stagione teatrale della Compagnia acese

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Acireale – Tutto pronto per la XIII stagione teatrale della compagnia “Quelli del 7°”  con “Non tutta la Cavalleria è sempre Rusticana”, una divertentissima parodia dell’arcinota tragedia Verghiana.
“Ciliegina sulla torta”: la comicità pura di Gino Astorina, Plinio Milazzo e Francesca Agate in “Lei, lui e l’altro”, un condensato di umorismo di buona fattura, costellato da battute e situazioni esilaranti.
Seguirà “Siamo tutti precari”, cioè l’umorismo travolgente e ironico della collaudata Compagnia di Caltanissetta “IlTriangoloNoTrio”, applicato all’odierna realtà lavorativa giovanile.
Poi sarà la volta di “Grasso è bello”, a cura de “I Distrattori”; una commedia musicale che arricchisce il cartellone, tratta dal famoso musical “Hairspray” interpretato sul grande schermo da John Travolta
E, dulcis in fundo, sempre la Compagnia chiuderà la Stagione con “Filumena Marturano”,  classico per eccellenza di Eduardo De Filippo.
Un Programma, insomma, in perfetta linea con gli obiettivi della compagnia:  presentare un repertorio di testi e di Compagnie teatrali interessanti, capaci di esprimere qualcosa di nuovo, ed evitare spettacoli scontati, omologati, uniformi.

Il nostro gruppo è nato oltre trent’anni fa – dice Domenico Platania della compagnia “Quelli del 7°” – quando una buona parte degli attori che oggi lo compone non era ancora nata o camminava a gattoni. Del nucleo originario siamo rimasti in tre (e, richiamando la nota canzone, non si capisce bene se i tre rimasti siano i briganti o i somari). Dall’ora,  salvo la sosta di qualche anno, non abbiamo mai smesso di fare teatro. Dapprima nel mitico Auditorium, poi nei vari saloni parrocchiali e nei teatri della provincia. Da tredici anni siamo presenti con un nostro cartellone, al teatro “T. Ferro” di Acireale.
Una curiosità. Il numero che è compreso nel nome della nostra Compagnia, “Quelli del 7°”, non si riferisce affatto al “7° Cavalleggeri” del Generale Custer, o alla nostra convinzione di potere toccare il settimo cielo con un dito o ha a che fare con i sette peccati capitali. No! E’ semplicemente il numero del piano, il settimo, dove la Compagnia è nata e dove, spessissimo, ci riuniamo per fare le prove. Per essere più precisi: il salone di casa mia.
Il gruppo è composto da una ventina di elementi, con mansioni ed età diverse. Per iniziare a recitare non si richiedono particolari doti artistiche. Verranno fuori …spontaneamente!
Ogni attore, per contratto, ha diritto ad una gratificante paga che viene elargita sotto forma di complimenti, ripetuti applausi e una pizza (una) comunitaria. La pizza non è sempre certa, dipende dalla disponibilità di cassa a fine stagione!

Se è vero, come dice qualcuno, che all’interno di ogni persona grassa c’è un individuo magro incatenato che chiede di essere liberato dall’adipe, egualmente, sono convinto che nella profondità di ciascuno, senza eccezione alcuna, si trovi un omino imbavagliato (il cugino del… fanciullino di pascoliana memoria) che desidera potersi esprimere e che rappresenta il piccolo o il grande attore che vive in noi.
C’è da aggiungere – continua Platania – che noialtri siciliani siamo i più fortunati: quest’omino occupa gran parte della nostra persona ed è merito suo se abbiamo il vezzo di esprimere i nostri pensieri ad alta voce e gesticolando esageratamente. Appunto, come gli attori, sentiamo la necessità, direi ancestrale, di farci sentire, farci notare o dare l’appropriato tono alle parole che pronunciamo, mentre siamo impegnati a recitare la parte assegnataci dal buon Dio nel grande palcoscenico della vita.
Personalmente, ho lasciato definitivamente il bavaglio grazie al teatro parrocchiale, da piccolo, e, nei tempi, non ho smesso di coltivarne la passione rivestendo diversi ruoli: attore, regista, direttore artistico e, dal 2003, autore di testi.

Ad Acireale esiste un certo fervore nel campo teatrale, oltre ad una Compagnia di professionisti, ne esistono molte altre amatoriali, capillarmente distribuite, che si appoggiano (noi, no!) alle Parrocchie. In generale, diciamo che è un’arte ben radicata nel territorio ed il rapporto tra teatro e città si può definire soddisfacente.

Anche dal punto di vista culturale, da un po’ di tempo, da parte di molte Compagnie si nota lo sforzo di proporre con più frequenza un teatro “altro”, non banale, che stimoli lo spettatore, che lo faccia pensare, che lo educhi a venire a teatro non per il semplice “divertimento”, ma per acquisire capacità di giudizio. Si è alla ricerca di nuove idee, di nuove “provocazioni” e nuovi linguaggi, pur sempre traendo linfa dalle più consolidate tradizioni culturali e teatrali. Per essere più chiari, si nota un maggiore impegno a non identificare l’arte con quella che gli antichi chiamavano istronìa. Saper recitare, sapere fare le capriole, fisiche e metafisiche, non può supplire al pensiero mancante.
E, per ultimo, specialmente per i gruppi (come il mio, quello di Alosha e non soltanto) che non hanno la possibilità di usufruire di un palcoscenico “proprio”, si sente la mancanza di un luogo pubblico, deputato per vocazione ad amplificare quanto di nuovo emerge nel bosco infinito dell’arte. E tanto per essere concreti – conclude Domenico Platania – tale spazio non coincide con l’immenso “Teatro Maugeri” e neppure con la sempre “impegnata” Sala “Pinella Musmeci”. AMEN!