Storia d’Italia – I moti di Modena, 03 febbraio 1831

Nel gennaio del  1831 Ciro Menotti organizzò nei minimi dettagli la sollevazione, cercando il sostegno popolare e l’approvazione dei neonati circoli liberali che stavano proliferando in tutta la Penisola. Il 3 febbraio 1831, dopo aver raccolto le armi, Menotti radunò cinquantasette congiurati nella propria abitazione, poco distante dal Palazzo Ducale, per organizzare la rivolta. Francesco IV, tuttavia, con un brusco voltafaccia certamente impostogli dal governo austriaco, decise di ritirare il suo appoggio alla causa menottiana ed anzi chiese l’intervento restauratore della Santa Alleanza. Gli storici si sono sempre chiesti il motivo di questo doppio gioco del duca: certi pensano che il rampollo della famiglia  Asburgo – Este avesse capito che il progetto di un Regno dell’Alta Italia fosse solo un’utopia; alcuni invece sostengono che Francesco fosse geloso del carisma di Menotti, altri ancora credono che il duca abbia avuto paura di perdere, dopo la rivoluzione, molti dei suoi poteri.

                           Ciro Menotti

 

Il duca fece circondare dalle sue guardie la casa; seguirono alcuni spari e i congiurati cercarono di fuggire, alcuni ci riuscirono, altri no e fra questi Ciro Menotti, che, saltato da una finestra nel giardino retrostante la casa, rimase ferito e fu catturato. Intanto però i disordini erano cominciati soprattutto nella vicina  Bologna. Il duca scrisse subito un ordine al Governatore di Reggio: “Questa notte è scoppiata contro di me una terribile congiura. Mandatemi il boia”, ma poi pensò bene di riparare a Mantova, allora parte dei domini austriaci in Italia, portando però con sé Menotti. Il 6 febbraio molti dei congiurati, fra i quali Buffagni, Giberti di Sassuolo, Golfieri, Ruini ed altri furono liberati dalle Carceri dov’erano stati rinchiusi. Alcuni dicono anche che  Francesco IV abbia dato a Menotti più volte l’assicurazione che gli avrebbe salvata la vita, ma questo non è provato. Fallita la rivolta, il duca, rassicurato, il 9 marzo rientrò a Modena, sempre portandosi dietro il Menotti prigioniero.

Due mesi dopo fece celebrare il processo che si concluse con la condanna a morte mediante impiccagione. Altri cospiratori ( Luigi Adami, Giuseppe Brevini  e Antonio Giacomozzi) furono dapprima condannati a morte, pena successivamente commutata in dodici anni di carcere da Francesco IV.
Il 28 febbraio  1831 un tentativo di far evadere Menotti fallì. Nonostante le numerose suppliche che gli pervennero da più parti perché concedesse una commutazione della pena, il duca fu irremovibile e la sentenza venne eseguita nella Cittadella, assieme a quella del notaio Vincenzo Borelli, reo di aver redatto l’atto di decadenza di Francesco IV dopo la sua fuga dal ducato e per questo condannato a morte. Menotti passò la notte prima dell’esecuzione con un sacerdote al quale consegnò una nobilissima lettera per la moglie, lettera che le guardie confiscarono e che fu consegnata alla vedova dai liberatori, solo nel 1848, due anni dopo la morte del Duca e alla cacciata degli Asburgo – Este. La sentenza di morte venne pubblicata solo dopo l’esecuzione, allo scopo di evitare possibili disordini e rivolte.

Fonte: Wikipedia

Foto: La stampa raffigura l’assalto alla casa di Ciro Menotti