Storia d’Italia – I “Moti piemontesi”, Alessandria innalzava per la prima volta il tricolore, anno 1821

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Già da tempo in Piemonte , e in particolare a Torino, alcuni gruppi, di idee borghesi e liberali , avevano coltivato l’idea di una campagna militare, che avrebbe dovuto essere guidata dal re di Sardegna Vittorio Emanuele I, allo scopo di liberare i territori italiani dalla dominazione straniera. Inoltre, riteneva che il Re si dovesse impegnare a concedere ufficialmente una costituzione ai sudditi del regno, fatto che avrebbe testimoniato l’impegno dei Savoia ad allearsi con i patrioti e ad assumere la guida del movimento liberale italiano. Tuttavia, fin dall’inizio del suo mandato, Vittorio Emanuele I si impegnò a restaurare in Piemonte e negli altri territori sotto il suo controllo un soffocante regime assolutistico, che contribuì ad andare in direzione opposta alle idee liberali della Carboneria e della borghesia in generale. Si pensò quindi di cercare un altro alleato, che si palesò nella figura del giovane erede al trono sabaudo, Carlo Alberto di Savoia, principe di Carignano, per indurlo ad assumere la guida dei rivoluzionari. Carlo Alberto era stato infatti l’unico esponente della famiglia sabauda ad esprimere la propria solidarietà agli universitari torinesi che, nel gennaio 1821, avevano organizzato contro l’ Austria una manifestazione pacifica e liberale contro gli arresti avvenuti il giorno precedenti nei pressi di un teatro, manifestazione repressa subito nel sangue; per questo motivo, si pensò che Carlo Alberto avesse davvero a cuore la questione italiana. I primi contatti si rivelarono più che positivi e sembrava che il giovane esponente di Casa Savoia avesse davvero intenzione di aderire all’impresa.

Il 6 marzo 1821, durante la notte, Santorre e altri generali si riunirono nella biblioteca del principe, insieme allo stesso Carlo Alberto, per organizzare nei dettagli l’impresa che, secondo un accordo precedente, sarebbe dovuta iniziare nel mese di febbraio: nel corso dell’incontro, Carlo Alberto mostrò alcuni tentennamenti, soprattutto sulla loro intenzione di dichiarare guerra all’ Austria, che portarono Santorre ad avere qualche dubbio sul principe e sulle sue vere intenzioni. Tuttavia Carlo Alberto lasciò intendere il suo appoggio, e per questo motivo Santorre e i suoi associati fecero pervenire il messaggio di prossimo inizio della rivolta ai reparti militari di Alessandria, che, il 10 marzo, diedero inizio all’insurrezione issando la bandiera tricolore per la prima volta nella storia risorgimentale presso la Cittadella di Alessandria, insieme a quella carbonara, seguiti subito dopo dai presidi di Vercello e Torino. In quell’occasione fu emesso da parte dei generali insorti il famoso Pronunciamento, un proclama con il quale si decise l’adozione di una costituzione, improntata su quella spagnola di Cadice del 1812, che prevedeva maggiori diritti per il popolo piemontese e una riduzione del potere del sovrano. Ma il re, dopo aver tentato di convincere gli insorti all’obbedienza e ricevuto da Lubiana le delibere delle potenze che negavano ogni sorta di innovazione liberale all’Italia, piuttosto che concedere il documento, preferì abdicare in favore del fratello Carlo Felice di Savoia, che si trovava però a Modena. La reggenza venne così affidata al principe Carlo Alberto che, assunto l’incarico, dapprima fu assalito da dubbi poiché non volle prendere decisioni senza consultare Carlo Felice, ma premuto dai Federati concesse la Costituzione, nominò una giunta, concesse l’amnistia agli insorti e nominò Santorre di Santarosa ministro della guerra del governo provvisorio. Il Congresso di Lubiana aveva deliberato di raccogliere delle truppe per riordinare l’Italia e Carlo Felice intimò a Carlo Alberto di raggiungere Novara, dove andava formandosi l’esercito di Vittorio Sallier De La Tour, per offrire i propri uomini; egli ubbidì e successivamente volendo raggiungere Carlo Felice a Modena gli fu negata la possibilità. Sull’entusiasmo suscitato dai moti torinesi Alessandro Manzoni compose l’ode ” Marzo 1821″[ celebrando quello che sembrava stesse accadendo: l’attraversamento del Ticino da parte dell’armata sarda in appoggio ai patrioti lombardi contro gli austriaci.

foto dal sito Teleborsa.it

Di ritorno nella capitale, il nuovo sovrano revocò la costituzione e impose a Carlo Alberto di rimettersi al suo volere, abbandonando Torinoo e recandosi a Novata, rinunciando definitivamente alla sua carica e alla guida del movimento di rivolta. Nella notte del 22 marzo, mentre alcuni, tra cui lo stesso Santa Rosa, annunciavano una prossima guerra contro l’Austria, Carlo Alberto fuggì segretamente a Novara abbandonando gli insorti al loro destino. Poche ore dopo Santorre, alla guida di un piccolo reparto, si recò nella città piemontese per tentare di convincere il principe e le sue truppe a tornare dalla sua parte, ma la missione si rivelò del tutto infruttuosa.

Privi di un appoggio, i costituzionali decisero di sciogliersi. Fu proposto un nuovo tentativo di insurrezione a Genova, ma subito si decise di non intervenire. Inoltre giunsero a Torino, come supporto all’esercito regio, plotoni austriaci che inflissero una pesante sconfitta ai costituzionali: il neonato governo cadde dopo neppure due mesi e il sogno dei rivoluzionari si infranse.

(fonte Wikipedia)

immagine di copertina dal sito Newsgo.it