Storia d’Italia – Referendum del 02 giugno 1946

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Ricostruzione della giornata del 02 giugno 1946,  a cura dello storico Arrigo Petacco nella sua “Storia d’Italia”:

Il 02 giugno è una splendita giornata su quasi tutta l’Italia. Fin dalle prime ore gli elettori affollano i seggi. Particolarmente emozionate sono le donne , che votano per la prima volta, ma anche per gli uomini il rito è fuori dalla normalità, giacché sono ormai vent’anni che nel paese non si tengono più libere elezioni. Gli elettori ricevono due schede, una coi simboli della monarchia e della repubblica ed una, analoga a quelle  che poi diventeranno consuete, coi simboli dei vari partiti, per l’elezione dei deputati all’assemblea costituente. Al ministro degli interni, Romita, pare che ovunque ci sia “la stessa impazienza, ovunque lo stesso entusiasmo, ma ovunque anche la stessa calma”. Tutto è stato predisposto per far fronte alle più improvvise emergenze e non c’e bisogno di nulla. Compresa l’importanza dell’ora, la gente si comporta con grande senso di responsabilità; i prefetti segnalano che perfino davanti alle sezioni in cui si sono formate, in certe ore del giorno, delle lunghe code, la gente ha evitato di parlare di politica. Insomma il governo considera quella una delle giornate più fortunate: l’Italia, verso la quale si volge l’attenzione internazionale, dà prova di straordinaria maturità democratica. I votanti sono circa 24 milioni, pari all’89% della popolazione. Fotografi e cronisti si appostano alle sezioni in cui si devono presentare le personalità più in vista.  Atteso sopratutto il re, ma Umberto resta indeciso fino all’ultimo se votare o no. La domenica vota la regina Maria Josè, che rifiuta la scheda del referendum ma si apparta in cabina per votare quella della Costituente. Il re arriva all’improvviso in via Lovanio l’indomani mattina. Col suo inconfondibile passo dinnocolato, vestito di grisaglia grigia , col borsalino in mano, si avvicina al seggio mentre alcuni astanti gli fanno largo applaudendo. Il presidente richiama tutti all’ordine, consegna al re le schede senza chiedere il documento di identità. Umberto si limita a piegarle tutte e due senza votare e poiché una non è perfettamente chiusa deve rientrare in cabina per completare l’operazione. De Gasperi fa il suo dovere in via delle Fornaci, nel seggio installato in una scuola sotto la sua abitazione, poi si reca al Viminale. Qui si incontra con Romita, che si è fatto sistemare una branda in ufficio per non abbandonare il posto. Sappiamo dalla figlia Maria Romana che De Gasperi voto repubblica. Nenni glielo domanda, forse per una scaramanzia o forse per avere un’indicazione sull’attegiamento dei cattolici. De Gasperi gli risponde ” Il voto è segreto, ma sono pronto a scommettere che il mio Trentino darà più voti alla repubblica della tua Romagna rossa”. Lo stesso Nenni si meraviglirà quando scoprirà che De Gasperi aveva indovinato. Il paese aspetta lo spoglio delle schede in religioso silenzio. Le cose non andavano allora come vanno oggi: non c’erano ne campioni nè proiezioni, il computo dei voti si faceva semplicemente contando il numero delle schede, una per una, e incolonnando i numeri.

Il 05 di giugno il presidente De Gasperi comunica al  re l’esito della votazione. L’Italia ha scelto la Repubblica, per il monarca si apre la via dell’esilio.

foto Farabola