TERME DI ACIREALE psicodramma di una risorsa

Sulla gazzetta  ufficiale regionale  del 15/3/2019, è stato confermato l’impegno della Regione Sicilia, a riacquistare gli immobili attualmente di proprietà della società Terme di Acireale spa, creatura voluta dalla politica regionale a totale partecipazione pubblica, per la velleità di avere maggiore libertà di manovra nella gestione del patrimonio, di quanto le norme sulla gestione degli enti pubblici consentissero.

Erano gli anni in cui le Terme andavano bene ma non benissimo, in cui la spesa pubblica era consistente ed i debiti delle gestioni scellerate si ripianavano con le “ pieghe del bilancio”, la potente lobby democristiana acese dopo aver ampliato lo stabilimento termale con il sito di S. Caterina ed averne ampiamente riempito l’organico con intere generazioni di dipendenti riconoscenti e spesso in sovrannumero rispetto alle reali necessità, si apprestava a fare il salto di qualità con la trasformazione in SPA pubblica.

Nessun progetto industriale, nessuna competenza specifica, nessun management ed una Corte dei Conti tiepida e disponibile alla “tolleranza”, gettavano le basi del futuro dissesto finanziario degli ultimi vent’ anni , interi complessi immobiliari come il polifunzionale, creato per un ipotetico sviluppo turistico, si aggiungevano alle tante opere pubbliche mai aperte al pubblico.

I fasti degli anni 60 erano ormai lontani, il termalismo cominciava ad intercettare il nascente turismo del benessere che in Sicilia non è mai partito, dirottando i flussi verso le regioni del centro nord, in cui da tempo si era compreso che avere l’acqua calda, può non essere sufficiente senza un sistema turistico e dei servizi efficienti e funzionali.

I mutui contratti per realizzare alcuni immobili come l’hotel delle terme non venivano onorati, nonostante le somme per pagarli fossero poste a bilancio, determinando l’insorgere di azioni esecutive da parte degli istituti di credito che recentemente hanno ceduto tali crediti a fondi specializzati in speculazione sui crediti in sofferenza, la ristrutturazione della sanità pubblica, con continui piani di rientro imposti dallo Stato alle regioni che presentavano disequilibri nella spesa, determinavano una continua contrazione dei fondi destinati alle convenzioni sanitarie, che nel caso delle terme di Acireale, rappresentavano la quasi totalità del fatturato.

Si giunge quindi all’insostenibilità della gestione finanziaria, che impone la chiusura e la sospensione delle attività, con una breve parentesi post elettorale del governo Crocetta, a cui segue la definitiva chiusura ed il commissariamento.

I numerosi commissari alternatisi nella gestione, nonostante il mandato specifico di tutela del patrimonio nell’interesse della proprietà ed e dei creditori, non sono riusciti ad evitare la vandalizzazione quasi totale degli immobili e degli impianti, determinando una svalutazione patrimoniale milionaria tuttora in corso.

Il Governo Renzi per opera del suo “vicerè” economico sceglie la soluzione della riacquisizione della proprietà mediante un mutuo di circa 15.000.000€,

Alessandro Baccei. “Con questo provvedimento – ha detto – ripartiamo ma non mettiamo una pietra tombale sulle responsabilità delle gestioni passate”. 

deliberato ma mai acceso e la successiva possibilità di affidare ai privati la gestione mediante bando pubblico, il governo Musumeci in continuità con la precedente gestione, con il collegato al bilancio pubblicato in gazzetta, mantiene gli impegni ed autorizza nell’esercizio 2019 la contrazione di un mutuo per l’estinzione del debito, e la successiva procedura di evidenza pubblica per la ricerca di un investitore privato a cui “cedere” le Terme in cambio di una gestione delle attività.

“Nessun dietrofront del governo regionale. I fondi per la valorizzazione delle terme di Acireale sono appostati nel Collegato alla Legge di Stabilità”.

Così l’assessorato regionale all’Economia in merito alle notizie relative al taglio dei fondi previsti dal disegno di legge di Stabilità all’esame, in queste ore, della commissione Bilancio dell’Ars.
L’assessorato precisa che “si tratta dell’autorizzazione a contrarre un mutuo, affinché la Regione possa acquistare gli immobili ancora di proprietà della stessa società, per poi emanare un bando per la loro valorizzazione”.
“Il governo regionale – conclude una nota – rispetterà l’impegno che aveva assunto di procedere all’acquisto, tramite mutuo, degli immobili delle terme di Acireale e Sciacca e arrivare al bando nei prossimi mesi”.

Molte le critiche a tale scelta tra cui quella di Pino Apprendi, già parlamentare regionale del PD:

“Parlare di mutuo per ‘salvare’ le Terme di Sciacca e di Acireale è osceno. Già durante la legislatura con Presidente Cuffaro è stata fatta la ricapitalizzazione con svariati milioni di Euro. Ricordo pure che fui l’unico parlamentare che votò contro e fui insultato sulla stampa agrigentina. Si continuano a foraggiare attività che la mano pubblica porta in perdita. Peccato. In altri posti le Terme sono una grande ricchezza. I lavoratori possono essere salvati in maniera diversa. La Procura della Corte dei Conti accenda i riflettori su questo mutuo”.

Difficile fare valutazioni nel merito, di certo il declino delle Terme si associa a quello di una città, che da decenni ha visto sparire gran parte dei propri attrattori turistici e storici, di cui le terme rappresentavano la punta di diamante .

Fabio D’Agata