UN TACCO IN MEZZO A TRE E AMORE FU: FINALMENTE MAURI SANNA, IL “CRAQUE” GRANATA

Acireale-Troina, minuto 63. Dopo un’attesa lunga oltre 5 mesi, sul risultato di 2-2 mister Romano si gioca il jolly. Dalla panchina si alza lui, Mauricio Sanna, classe ’96 argentino in squadra da agosto ma mai disponibile per problemi burocratici. E’ finalmente il suo turno, tocca a lui e tra l’entusiasmo del pubblico che da mesi lo aspettava fa il suo ingresso in campo. Ed è bastato un semplice (per lui) stop a seguire sulla fascia al primo pallone toccato per scatenare l’entusiasmo generale in una gara “morta” in quel momento. Poi, qualche minuto dopo, la personalità di chiamare palla circondato da avversari e mandarne tre al bar con un colpo di tacco dalla classe sopraffina. Il pubblico urla “Olè!!”, in tribuna ci si guarda in faccia. E’ subito amore. Ed è bastato davvero poco al ragazzo di Tucumàn per conquistare la tifoseria acese e far rimpiangere il tempo passato senza di lui. Contro la Nocerina poi addirittura l’esordio da titolare, candidandosi a vera sorpresa di questa seconda parte di stagione in attesa del prmo gol.

Dopo tanti mesi che emozione è stata tornare a giocare e, soprattutto, come hai vissuto tutto questo tempo senza poter scendere in campo?

E’ stato bello tornare a giocare una gara ufficiale dopo tanti mesi. Ero davvero impaziente, da agosto mi allenavo normalmente con la squadra ed era frustrante non poter scendere in campo coi miei compagni. In questi mesi comunque mi sono sempre allenato al massimo per essere pronto quando sarebbe stato il momento.

Vieni dall’Argentina che non è proprio qui vicino, in estate come è nata la possibilità di venire qui in Italia e come si è concretizzata la possibilità di giocare proprio ad Acireale?

Ho origini italiane, quindi già questo era un buon motivo per venire qui. Poi in estate si è creata la possibilità e grazie a persone che lavorano nel mondo del calcio sono arrivato qui ad Acireale. Così ho preso le valigie e sono venuto qui da solo, la mia famiglia è rimasta invece in Argentina. La città non è grandissima, ma è molto bella e soprattutto tranquilla. Devo dire che mi trovo davvero bene.

Che idea ti sei fatto della squadra e del campionato?

E’ un gruppo fantastico e molto unito, poi tutti remiamo dalla stessa parte. Sul campionato…vedremo col passare delle partite dove arriveremo, il nostro obiettivo principale resta la salvezza e lotteremo per raggiungerla.

Venendo da un paese calcisticamente diverso dall’Italia, quali sono le differenze con il nostro calcio?

Sono qui da poco, ma posso dire che il calcio italiano è sicuramente più tattico. Poi in categorie come queste c’è molto da lottare, molto più attrito insomma. Il calcio argentino è invece diverso, con più spazi per giocare il pallone rispetto a qui.

Tornando all’Argentina, qual è il tuo primo ricordo calcistico da bambino?

Ogni volta che ripenso alla mia infanzia calcistica, ricordo quando mio padre mi portava nei vari campi da calcio. Poi ricordo la scuola calcio della mia città in Argentina, si chiamava “CEF 18 de Tucumàn”, dove ho giocato per 11 anni e in cui sono cresciuto tantissimo sia calcisticamente ma soprattutto umanamente.

Prima di venire qui in Italia qual è stata la tua carriera?

In Argentina ho giocato nelle giovanili del Quilmes, un club di Buenos Aires, poi sono passato all’Atletico de Tucumán dove ho giocato una stagione nelle giovanili e due anni nella squadra riserva (la primavera). Proprio con l’Atletico de Tucumán ho anche esordito in prima squadra e per questo rimarrò per sempre affezionato a questo club. Purtroppo, però, il giorno dopo il mio esordio ho avuto la sfortuna di infortunarmi al ginocchio giocando con la primavera…

Domanda scontata: il tuo idolo da bambino?

Beh, ovviamente Messi. Il più grande della storia (ride)!

E a proposito allora, com’è visto il classico “dualismo” Messi-Maradona in Argentina? Molti dicono Messi, tanti Maradona…

Si, è vero. C’è sempre stato questo dibattito su chi dei due sia più forte. Non ho vissuto l’epoca di Maradona ma ho vissuto quella di Messi e per quanto visto la mia idea è che sia il più forte della storia del calcio. Poi è ovvio che da argentino è un immenso orgoglio sapere che due tra i più forti di sempre siano nati nel mio paese.

Qualche mese fa abbiamo assistito al Superclasico della Copa Libertadores, da argentino quanto ti ha fatto male assistere a quanto accaduto? Parlo degli scontri ovviamente

Non sono tifoso nè del Boca, nè del River, però è stato davvero brutto aver dato al mondo un’immagine come questa del nostro calcio. In Argentina il tifo calcistico è molto forte, una vera e propria passione, ma queste cose non dovrebbero accadere in alcun modo e per nessun motivo. E’ pur sempre calcio.

A parte calcio e mate, che sono scontati, da buon argentino quali sono le tue abitudini?

In verità non impazzisco molto per il mate – scherza – poi oltre al calcio devo dire che non ho abitudini particolari. Sono un ragazzo semplice e da buon argentino mi piace molto stare con la mia famiglia o passare del tempo con i miei amici.

Ultima domanda: adesso che sei in Italia, qual è la tua aspirazione? Punti a rimanerci magari arrivando in categorie superiori rispetto alla serie D oppure pensi ad un ritorno in Argentina?

Sicuramente la mia aspirazione è quella di fare una grande carriera calcistica, quindi è normale che punti al massimo possibile e a categorie superiori in futuro, se in Italia o in Argentina lo dirà il tempo. Per ora mi godo il presente e punto a far bene qui.

Giorgio Cavallaro